La fragola è certamente la coltura che ha avuto ed ha tuttora la maggiore evoluzione di tecnica colturale degli ultimi decenni. Il rapido variare della “tecnologia” fa sì che la coltivazione della fragola subisca degli spostamenti da un’area dove si utilizzano certe tecniche ad un’altra che ne introduce di nuove.
A livello europeo Spagna, Italia e Francia sono nell’ordine i tre principali Paesi produttori di fragole. Negli ultimi anni in Belgio, Olanda ed in alcune zone alpine italiane si è avuta una espansione della fragola con la messa a punto di tecniche di coltivazione “fuori suolo” per produrre fragole “fuori stagione” che può significare una produzione anticipata quanto una ritardata.
Gli standard varietali stanno subendo importanti variazioni in entrambi gli areali di coltivazione: quello meridionale (Spagna ed Italia Meridionale, Nord Africa e altri Paesi mediterranei) che vede l’affermarsi di varietà “californiane” o da esse derivate; quello settentrionale (Val Padana, Francia ed Europa Centro-Settentrionale) dove dominano varietà “europee” di recente costituzione.
AquaSchool nasce con l’intento di erogare servizi didattici, attinenti lo studio e lo sfruttamento sostenibile degli organismi acquatici e degli ambienti naturali o artificiali che li ospitano, avvalendosi delle attuali tecnologie telematiche di formazione a distanza.
In questo modo chiunque è dotato di un accesso ad un personal computer collegato ad Internet, può seguire un corso in piena libertà, svincolato dalla necessità di recarsi in un’aula collocata in uno spazio determinato e ad un’ora stabilita.
Infatti seguire in qualità di studente un corso a distanza con il computer presenta i seguenti innegabili vantaggi:
HORTICITY è una società specializzata nella pianificazione, progettazione e realizzazione di sistemi per la coltivazione di frutta ed ortaggi in ambito urbano.
L'orto realizzato nel condominio popolare di Via Gandusio
Horticity aiuta a soddisfare il desiderio/la passione di coltivare l’orto in terrazzo (mini-orto) creando un piccolo angolo di natura dove far crescere non solo le tradizionali piante aromatiche (basilico, rosmarino e mentuccia) ma anche pomodori, zucchine e lattuga per la produzione casalinga.
Le tecniche adottate sono quelle tipiche delle coltivazioni fuori suolo intensive ma opportunamente modificate per adattarle alle esigenze di spazio, input e cure proprie della piccola produzione domestica.
Horticity è, altresì, impegnata nella promozione e diffusione del valore sociale della pratica orticola nel contesto urbano sia attraverso la partecipazione a progetti di realizzazione e gestione di orti comunitari che la prestazione di consulenza e formazione alle associazioni di orticoltori.
Il fungo porcino è uno dei funghi più popolari in cucina, amatissimo per la sua versatilità e per il suo sapore unico.
Col nome di Porcino si fa normalmente riferimento ad un fungo del genere Boletus, di aspetto tozzo e spesso di grandi dimensioni. E’ un fungo simbionte e gregario, comune nei boschi di castagni e querce, nelle abetaie e nelle faggete.
La raccolta dei funghi nei boschi è un’attività praticatissima e pertanto regolata in molte zone da regolari controlli per prevenire l’impoverimento o la deturpazione dell’ambiente.
Non tutti ovviamente hanno la possibilità di andare personalmente a raccogliere i propri porcini. E nemmeno le capacità: la ricerca richiede una certa abilità, esperienza e conoscenza del territorio.
La cernita poi va fatta con attenzione, visto che il rischio di intossicazione in caso di consumo di funghi non mangerecci è molto alto e può avere gravissime conseguenze.
E’ possibile per una famiglia di quattro persone rendersi autosufficienti sotto il profilo alimentare con un modestissimo investimento e un po’ di fai da te.
foto: www.gardenpool.org
Avendo un po’ di spazio, sì. Questa è la lezione che ci dà questa famiglia di Mesa, Arizona, che trasferitasi nel 2009 in una nuova casa ha trovato già installata una vecchia piscina vuota.
Invece di spendere migliaia di dollari per sistemarla o farla riempire di terra hanno deciso di rimboccarsi le maniche e costruire una serra urbana economica ed ecosostenibile, combinando tecniche e concetti base dell’ aquaponica, idroponica, coltivazione tradizionale, risparmio idrico, filtraggio biologico, allevamento del pollame ed energia solare.
L’indipendenza totale secondo il progetto avrebbe dovuto essere raggiunta nel 2012, ma già a metà del 2010 l’impianto procedeva in autonomia.
La produzione garantisce 8 uova fresche al giorno, più pesci Tilapia di quanti una famiglia di quattro persone ne possa consumare, e una buona fornitura di frutta, vegetali ed erbe, 365 giorni all’anno, e tutto completamente organico e biologico.
Realizzare una sorta di giardino idroponico alimentato dal calore del sole, che non richiede quasi nessuna manutenzione, con materiali di riciclo?
Possibile.
Bastano pochissimi soldi e non è neppure richiesta una particolare abilità.
Certo a livello estetico si è visto di meglio, ma lavorando di fantasia è sicuramente possibile apportare qualche miglioria anche solo per l’occhio.
Dunque, quello che vediamo è un sistema prototipo del genere Ebb & Flood.
Si basa sul principio fisico per cui la temperatura del gas intrappolato nel serbatoio porta ad un incremento del volume del gas stesso.
Premettiamo che Giardinaggio Indoor sostiene e incoraggia l’autosufficienza e l’iniziativa, e lo spirito che generalmente anima chi decide di costruire qualcosa con le sue mani.
Seguendo questa filosofia abbiamo spesso presentato progetti realizzati con creatività da persone che tentando e ritentando hanno ottenuto la soddisfazione di qualcosa di unico e funzionale.
Abbiamo però anche ricevuto commenti ed email di persone deluse, scoraggiate dalla frustrazione dovuta alle difficoltà nel replicare un simile successo.
Per questo una volta in più vorremmo sottolineare che nella maggior parte dei casi nulla è semplice come appare e che se tentar non nuoce il risultato non è comunque mai garantito.
Ecco un qualche considerazione da tenere presente quando si decide di rimboccarsi di le maniche e impugnare il cacciavite.
Per tecniche colturali si intendono tutte quelle operazioni eseguite con l’intento di favorire la crescita rigogliosa e produttiva delle piante; ce ne sono moltissime, ed in questo articolo daremo una breve descrizione delle principali.
Sarchiatura
E’ necessario possedere almeno un tipo di zappa per lavorare la terra intorno agli ortaggi e alle piante ornamentali e da frutto.
La sarchiatura ha sostanzialmente due funzioni:
riduce le infestanti e in tal modo aumenta la disponibilità di luce e di sostanze nutritive;
diminuisce la compattezza del suolo permettendo la penetrazione di aria vitale.
Si afferma anche che uno strato di terra fine sulla superficie agisca da pacciamatura impedendo un’eccessiva perdita d’acqua.
Sono disponibili sul mercato molti modelli di zappe e sarchiatoi tra i quali scegliere, il più diffuso è il sarchiatolo a tiro; questo tipo di sarchiatoio ha una lama piatta portata all’estremità di due braccia di metallo che permettono alla terra di passare in mezzo. L’attrezzo viene tirato e spinto, appena sotto la superficie del suolo, in modo da recidere gli steli delle infestanti subito sotto il colletto. Se usato troppo in profondità si rivela meno efficace nel controllo delle erbacce.
L’idroponica come ormai sappiamo è una tecnica redditizia ed efficiente, ma come renderla ancora più produttiva?
Creando sistemi rotanti naturalmente.
Ecco quindi i design avanzati di Omega Garden , brevettati per raggiungere la massima semplicità unitamente a raccolti sempre più abbondanti, sia nella coltivazione casalinga che in quella industriale.
Diamo un’occhiata nel dettaglio al catalogo proposto.
Per il grower amatoriale il prodotto ad hoc è il Volksgarden, che può ospitare fino ad ottanta piante e contestualmente donare un tocco decisamente eccentrico all’arredo.
Per capire le dinamiche di funzionamento delle lampade a LED nella crescita delle piante si possono cercare utili informazioni negli studi effettuati dalla NASA sui supporti vitali avanzati per gli astronauti.
Il progetto di lunghi viaggi spaziali, come quello di portare l’uomo su Marte, si scontra con la necessità di garantire all’equipaggio cibo ed aria fresca durante la permanenza nello spazio.
Le tradizionali lampade di crescita non sono un’opzione praticabile, visto l’elevato consumo di energia ed il calore emesso. Per questo motivo la ricerca di soluzioni alternative è orientata sempre di più verso sistemi che utilizzano pannelli a LED, che presentano notevoli vantaggi come efficienza energetica, spettro di emissione stabile, maggiore sicurezza, bassa emissione di calore, durata più lunga, piccole dimensioni.
Ho trovato del materiale molto interessante negli archivi della “American Society for Gravitational and Space Biology” ed in particolare in queste 2 pubblicazioni da cui ho tratto la maggior parte delle informazioni di questo articolo: