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	<title> &#187; risparmio idrico</title>
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		<title>Al via la privatizzazione dell&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 10:15:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Parte il decreto Ronchi, in Italia acqua privatizzata definitivamente a partire dal 31 dicembre 2010. La liberalizzazione, inoltre, riguarda tutti i servizi pubblici locali, escluso il gas, il trasporto ferroviario regionale e la gestione delle farmacie comunali.

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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ROMA</strong> &#8211; Via libera alla privatizzazione dell&#8217;acqua. Il governo, per la 28esima volta, pone la fiducia sul decreto salva-infrazioni che contiene <img class="alignright size-full wp-image-1295" style="margin: 4px;" title="acqua" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/water-conservation.jpg" alt="acqua" width="162" height="217" />anche la riforma dei servizi pubblici locali, compresa l&#8217;acqua. E scatena l&#8217;ennesima bagarre con l&#8217;opposizione. A cui le motivazioni del ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito (&#8220;scelta per velocizzare i tempi&#8221;) non bastano. Anche perché di tempo per l&#8217;esame della Camera ce n&#8217;era: il decreto, che l&#8217;esecutivo considera blindato, scade fra una settimana.</p>
<p>Tema del contendere è il cosidetto &#8216;decreto Ronchi&#8217; che stabilisce la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, prevedendo tra le altre cose che la quota di capitale in mano pubblica scenda sotto il 30%, lasciando spazio ai privati. Il provvedimento rende di fatto obbligatorie le gare per l&#8217;affidamento dei servizi da parte degli enti locali e vieta, quindi, salvo per casi eccezionali, l&#8217;assegnazione diretta a società prevalentemente pubbliche e controllate in maniera stringente dall&#8217;ente locale affidatario. A partire dal 31 dicembre 2010 quindi, le concessioni frutto di una assegnazione diretta cessano.<br />
<span id="more-1294"></span><br />
La liberalizzazione, inoltre, riguarda tutti i servizi pubblici locali, escluso il gas, il trasporto ferroviario regionale e la gestione delle farmacie comunali. Prevedendo tempi &#8216;piu&#8217; dilatati per quanto riguarda i rifiuti.</p>
<div id="adv180x150m"><!-- OAS AD 'Middle' - da inserire per 200x200 --> <!--script language="javascript" type="text/javascript">OAS_RICH(&#8216;Middle&#8217;);</script--> <script src="http://www.repubblica.it/javascript/adtags/jx_speciale.js"></script></div>
<p><!--/inserto-->Durissima la reazione dell&#8217;opposizione. Angelo Bonelli dei Verdi lancia l&#8217;idea di un &#8220;referendum&#8221; per dire no all&#8217;acqua in mano ai privati. &#8220;Pochi grandi gruppi faranno affari d&#8217;oro a discapito dei cittadini che subiranno l&#8217;aumento delle tariffe dell&#8217;acqua&#8221; spiega Marina Sereni del Pd. Per Massimo Donadi dell&#8217;Idv quella attuale è una maggioranza &#8220;appecoronata felice di non lavorare per un giorno&#8221;. Mentre Michele Vietti (Udc) ricorda come il testo sia stato per troppo all&#8217;esame del Senato. Una circostanza condivisa anche da Simone Baldelli del Pdl, secondo cui &#8220;servono regole certe sui tempi certi per l&#8217;esame dei provvedimenti&#8221;. Ma anche la lega non nasconde le perplessità. &#8220;Voteremo la fiducia &#8211; dice il vicepresidente dei deputati del Carroccio, Marco Reguzzoni &#8211; ma avremmo voluto migliorare il testo per farlo corrispondere con la sua posizione storica a favore dell&#8217;acqua pubblica&#8221;. Ora il Carroccio preannuncia la presentazione di un ordine del giorno al decreto, e non esclude la presentazione di modifiche già in finanziaria.</p>
<p>Il voto di fiducia ci sarà domani alle ore 15, mentre quello finale è previsto per le ore 13 di giovedì, dopo le dichiarazioni di voto in diretta tv.</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/politica/salva-infrazioni/salva-infrazioni/salva-infrazioni.html" target="_blank"><em>da Repubblica.it</em></a></p>
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		<title>Foraggio idroponico</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 17:09:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[E' possibile ottenere foraggio idroponico di ottima qualità e in tempi brevi utilizzando una camera di coltivazione automatizzata.
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1038" href="http://www.giardinaggioindoor.it/2009/07/27/foraggio-idroponico/foraggio-idroponico/"><img class="alignright size-full wp-image-1038" style="border: 1px solid black; margin: 4px;" title="foraggio-idroponico" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/07/foraggio-idroponico.jpg" alt="foraggio-idroponico" width="312" height="234" /></a>Sembra strano, ma anche in pieno deserto è virtualmente possibile nutrire adeguatamente pecore, cavalli o mucche con erbe fresce ricche di minerali.<br />
La soluzione è una camera di coltivazione semi automatizzata, ovvero una tecnologia di produzione di biomassa vegetale in ambiente controllato, ottenuta dalla germinazione e la rapida crescita delle piante, con il risultato di foraggio ad alta digeribilità, qualità nutrizionali elevate e molto adatto per l&#8217;alimentazione animale.<br />
L&#8217;apporto di erbe fresche giova alla salute del bestiame, rendendolo più forte, sano, fertile e produttivo.</p>
<p>Di cosa si tratta in pratica? Parliamo di una speciale camera di coltivazione idroponica, una sorta di super growroom, all&#8217;interno della quale vengono coltivati in vassoi avena, orzo, mais, frumento, sorgo, erba medica.</p>
<p>Anche durante la cattiva stagione, o in regioni dal clima poco adatto è infatti possibile oggi ottenere raccolti idroponici in grado si soddisfare il fabbisogno del bestiame.<br />
<span id="more-1036"></span><a rel="attachment wp-att-1039" href="http://www.giardinaggioindoor.it/2009/07/27/foraggio-idroponico/foraggio-idroponico2/"><img class="alignleft size-full wp-image-1039" style="margin: 4px;" title="foraggio-idroponico2" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/07/foraggio-idroponico2.jpg" alt="foraggio-idroponico2" width="270" height="158" /></a>Le sementi di cereali e legumi vengono distribuite sui vassoi, dove un sistema di irrigazione temporizzato vaporizza regolarmente l&#8217;acqua.<br />
La temperatura viene mantenuta costante per garantire uno sviluppo costante e veloce, e un apporto nutrizionale ottimale.<br />
Il compito dell&#8217;operatore consiste nella raccolta dell&#8217;erba, seguita dal risciacquo dei vassoi e ridistribuzione dei semi; questi germinano in 24 ore e in soli sei giorni il foraggio ha raggiunto l&#8217;altezza di 15-20 centimetri, formando un fitto tappeto pronto per essere somministrato al gregge. Non c&#8217;è scarto in quanto le radici sono commestibili, e il prodotto ottenuto è qualitativamente ottimo.</p>
<p>L&#8217;alimentazione è a 15 ampere e il consumo della camera di coltivazione idroponica automatizzata non supera i 2 euro al giorno di elettricità, <a rel="attachment wp-att-1040" href="http://www.giardinaggioindoor.it/2009/07/27/foraggio-idroponico/foraggio-idroponico3/"><img class="alignright size-full wp-image-1040" style="margin: 4px;" title="foraggio-idroponico3" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/07/foraggio-idroponico3.jpg" alt="foraggio-idroponico3" width="230" height="179" /></a>grazie all&#8217;isolamento dall&#8217;esterno e al design pensato per una gestione oculata. Benchè sia resistente alle intemperie si otterrano risultati assai migliori e con un miglior rapporto costi/benefici se la camera idroponica verrà posizionata al riparo e non direttamente esposta al solleone o al gelo. La modesta richiesta elettrica permette un&#8217;agevole interazione con fonti alternative, solari od eoliche.</p>
<p>Come sempre quando si parla di idroponica un punto forte è il risparmio idrico: con questo sistema infatti è possibile ottenere 1 kg di erna con 2-3 litri di acqua, contro gli 80 litri necessari nella coltura tradizionale.<br />
Qualunque fonte andrà bene allo scopo, ma in caso di necessità di filtraggio la camera di coltura idroponica è predisposta per l&#8217;utilizzo di depuratori.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-1041" href="http://www.giardinaggioindoor.it/2009/07/27/foraggio-idroponico/camera-idroponica-2/"><img class="alignleft size-full wp-image-1041" title="camera-idroponica" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/07/camera-idroponica1.jpg" alt="camera-idroponica" width="205" height="147" /></a>Per ottenere buoni risultati è necessario impiegare da 15 a 60 minuti al giorno nelle operazioni di raccolta, pulitura e semina. La quantità del raccolto varia in base alle dimensioni dell&#8217;impianto.</p>
<p>Ovviamente il sistema garantisce la germinazione anche di altre piante, e non solo del foraggio.<br />
I prezzi sono molto interessanti: con una spesa di circa 5000 euro si possono ottenere 40 kg di erbe fresche al giorno, con 16.000 euro 300kg.</p>
<p><em>Fonte: http://www.bestoftrade.fr/cnt/gt/default.asp?catid=38300&amp;agg=3213&amp;parid=-1</em></p>
<p><em>EDIT: Il link originale riportato sopra non è più attivo. Per chi fosse interessato ecco due link dove trovare informazioni</em></p>
<p><em>in spagnolo: <a href="http://www.elmejorguia.com/hidroponia/Forraje_Verde_Hidroponico_introduccion.htm" target="_blank">http://www.elmejorguia.com/hidroponia/Forraje_Verde_Hidroponico_introduccion.htm</a></em></p>
<p><em>in italiano: <a href="http://www.forumdiagraria.org/bovini-f15/convenienza-foraggio-idroponico-parola-agli-allevatori-t8629.html" target="_blank">http://www.forumdiagraria.org/bovini-f15/convenienza-foraggio-idroponico-parola-agli-allevatori-t8629.html</a></em></p>
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</ol></p><div style='display:none' id="post-refEl-1036"></div>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Ma l&#8217;acqua del rubinetto è sicura?</title>
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		<pubDate>Sun, 17 May 2009 12:42:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[acqua]]></category>
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		<description><![CDATA[Studio recente esamina la qualità delle acque di 50 città italiane in 17 regioni e la qualità delle acque minerali imbottigliate in PET relativamente a 24 differenti brand.
I risultati ottenuti indicano elementi di criticità per valenza igienico-sanitaria nelle AP , dovuti soprattutto alla presenza di contaminanti antropici, di natura chimica (composti organo alogenati e trialometani) e microbiologica.
Per quanto riguarda gli aspetti microbiologici, il 24,83% dei campioni mostra indicazioni di contaminazione fecale
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da anni si spinge il consumatore a boicottare l&#8217;acqua minerale, che spesso percorre centinaia di km su gomma prima di arrivare a noi ad un <a rel="attachment wp-att-919" href="http://www.giardinaggioindoor.it/2009/05/17/ma-lacqua-del-rubinetto-e-sicura/acqua_del_rubinetto/"><img class="alignright size-full wp-image-919" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="acqua_del_rubinetto" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/acqua_del_rubinetto.gif" alt="acqua_del_rubinetto" width="161" height="161" /></a>prezzo assurdamente elevato,  e a bere &#8220;l&#8217;acqua del Sindaco&#8221;, che per legge deve essere potabile.</p>
<p>Potabile, appunto, ma buona?</p>
<p>Beh buona spesso non molto, a causa del sapore di cloro e dei residui presenti nelle tubature (la cui manutenzione è a carico del privato o del condominio, e spesso viene semplicemente ignorata per decenni).</p>
<p>Ok, non sarà esattamente deliziosa, ma almeno è sicura. Giusto?</p>
<p>Beh, in realtà lo è entro certi limiti.</p>
<p><span id="more-918"></span></p>
<p>Il <a href="http://www.ceramitalia.it/" target="_blank"><strong>CERAM</strong>, Centro Europeo di Ricerca Acque Minerali </a>ha pubblicato uno studio secondo il quale non c&#8217;è da stare tanto tranquilli.</p>
<p>Alcuni passaggi suonano piuttosto sinistri:</p>
<p>&#8220;<em>Dall’analisi dei dati ottenuti è possibile evidenziare che in nessun caso è stata rilevata la presenza di indicatori di contaminazione fecale nelle acque imbottigliate per cui il rischio igienico-sanitario sotto quest’aspetto può essere considerato minimo, se tutte le normali procedure di minimizzazione del rischio nella filiera vengono rispettate.<br />
Altra situazione invece è apparsa <strong>dalle analisi effettuate sulle AP (Acque Potabili) dove il 24,83% dei campioni mostra indicazioni di contaminazione fecale.</strong></em></p>
<p><em>In particolare si riscontra <strong>nel 5,56% dei campioni la presenza di Escherichia coli, nel 18,52% la presenza di coliformi totali, nel 2,00% la presenza di Pseudomonas aeruginosa, nel 15,09% di Aeromonas hydrophila e nel 11,11% di Enterococcus faecalis</strong>; ciò probabilmente è relazionabile alla scarsa manutenzione delle emergenze domestiche o serbatoi di accumulo, dove è possibile la presenza di indicatori di contaminazione in concomitanza di una concentrazione limitata, se non nulla, di cloro residuo libero</em>.&#8221;</p>
<p><script type="text/javascript">// <![CDATA[
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</script></p>
<p>E sull&#8217;uso del Cloro come disinfettante:</p>
<p>&#8220;<em>E&#8217; opportuno sottolineare che recentemente l&#8217;attenzione della comunità scientifica si è rivolta al complesso sistema di pratiche di disinfezione delle acque condottate e delle loro possibili conseguenze sulla salute umana. La procedura maggiormente adottata è la clorazione sotto forma di ipoclorito sodico seguito dal biossido di cloro, ma anche l&#8217;impiego del cloro gassoso (Cl2) è abbastanza diffuso, mentre, l&#8217;ozono è utilizzato soprattutto negli impianti di potabilizzazione di acque superficiali con il ruolo di ossidante primario. </em></p>
<p><em>L&#8217;utilizzo del cloro, in tutte le sue forme, allo scopo di controllare la carica microbica, è accettato da tutte le autorità sanitarie, anzi imposto dalle norme passate (d.P.R. 236/88) e consigliato da quelle attualmente vigenti in Italia (d.lgs. 31/01). Inoltre è utilizzato con successo per assicurare la disinfezione delle acque a valle del processo. </em></p>
<p><em><strong>Tuttavia, nonostante la sua grande utilità, la clorazione da origine a una serie di sottoprodotti che si formano durante il trattamento di disinfezione come risultato della reazione tra le sostanze presenti nell’acqua</strong> (sostanza organica, carica batterica e/o organismi patogeni) e additivi. </em></p>
<p><em>Tali composti sono indicati generalmente con il termine di DBP (sottoprodotti della disinfezione delle acque) tra cui i trialometani sono quelli più diffusi. <strong>La pericolosità per la salute umana dei composti neoformati è oggetto di numerosi studi epidemiologici e ricerche scientifiche ma le risposte alle sollecitazioni sanitarie sono spesso contraddittorie</strong></em>.&#8221;</p>
<p>Le conclusioni:</p>
<p>&#8220;<em>Lo studio condotto esamina la qualità delle acque emergenti dai rubinetti delle abitazioni (AP) di 50 città italiane in 17 regioni e la qualità delle acque minerali imbottigliate (AM) in PET relativamente a 24 differenti brand.<br />
I risultati ottenuti indicano <strong>elementi di criticità per valenza igienico-sanitaria nelle AP , dovuti soprattutto alla presenza di contaminanti antropici, di natura chimica (composti organo alogenati e trialometani) e microbiologica</strong>.</em></p>
<p><em>Per quanto riguarda gli aspetti microbiologici, il 24,83% dei campioni mostra indicazioni di contaminazione fecale</em>&#8221;</p>
<p>Il rapporto è consultabile in pdf <a href="http://www.ceramitalia.it/images/Imperato-Guida-Trifuoggi.pdf" target="_blank">qui</a>.</p>
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		<title>L&#8217;acqua? Non è un diritto.</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 15:35:46 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Istanbul non era stata scelta a caso. Sorge sullo stretto del Bosforo che separa l&#8217;Europa e l&#8217;Asia, una posizione ideale per portare in tutto il <a rel="attachment wp-att-715" href="http://www.giardinaggioindoor.it/2009/04/21/706/thirsty/"><img class="alignright size-full wp-image-715" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="emergenza_acqua" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/04/thirsty.jpg" alt="emergenza_acqua" width="266" height="270" /></a>mondo la consapevolezza delle problematiche dell&#8217;acqua. Nonostante questo oltre 25.000 persone, capi di Stato e delegati provenienti da 155 Paesi riunitisi nella città in occasione del V Forum mondiale dell&#8217;acqua, non sono riusciti a riconoscere che <strong>l&#8217;acqua è un diritto fondamentale universale dell&#8217;umanità!</strong></p>
<p><em>&#8220;Una vera è propria sconfitta”</em> dichiara Guido Barbera presidente del <a class="normale" href="http://www.cipsi.it/nuovo/cipsi/master/index.asp" target="_blank">CIPSI</a>, Coordinamento di Iniziative Popolari che raggruppa 48 associazioni Ong. Da oltre un decennio Barbera combatte in prima fila affinchè l&#8217;acqua venga riconosciuta come diritto universale, come bene comune essenziale e indispensabile per la vita e non come merce.</p>
<p>I rappresentanti di governi, agenzie e organismi internazionali si sono trovati a discutere delle questioni relative alla disponibilità e alla sicurezza dell&#8217;acqua a livello mondiale: <strong>8 milioni di decessi</strong> l´anno sono attribuiti alla carenza idrica e a servizi igienico-sanitari inadeguati; <strong>1,1 miliardi di persone</strong> non hanno accesso alle risorse idriche; <strong>2,6 miliardi di persone</strong> hanno problemi igienico-sanitari; <strong>3.900 bambini</strong> sono vittime ogni giorno della mancanza d’acqua; <strong>l´inquinamento</strong> dei corsi d´acqua e delle falde diventa sempre più <strong>inarrestabile</strong>; l&#8217;agricoltura attualmente assorbe il <strong>70% delle risorse mondiali</strong> di acque dolci utilizzate dagli esseri umani.</p>
<p><span id="more-706"></span></p>
<p>Secondo alcune previsioni la popolazione mondiale ad oggi di <strong>6,6 miliardi di persone potrebbe crescere di 2,5 miliardi entro il 2050</strong>. L&#8217;incremento, inoltre, dovrebbe concentrasi per la maggior parte nei paesi in via di sviluppo che soffrono già di scarsità idrica.</p>
<p>Anche nei Paesi industrializzati non c&#8217;e&#8217; da stare allegri. Un allarme e&#8217; stato lanciato dalla Coldiretti nel corso del &#8216;G8 Farmers Meeting&#8217; organizzato proprio in occasione della Giornata dell&#8217;acqua: <strong>un quarto della produzione alimentare mondiale potrebbe andar perso entro il 2050</strong> proprio per l&#8217;impatto combinato del cambiamento climatico, del degrado dei suoli, della scarsita&#8217; di acqua e delle specie infestanti.</p>
<p>In Italia ogni anno l’acqua viene usata per scopi civili in una quantità  pari a circa <strong>7.940 milioni di m3</strong> e, pur se circondato da mare e ricco di fiumi e laghi (in condizioni di stress idrico), il Bel Paese ha problemi, in particolare al sud e nelle isole.</p>
<p>Nonostante quindi lo spaccato della situazione idrica a livello mondiale sia drammatica il testo conclusivo del forum ha lasciato molto a dsiderare. Nel testo, infatti, si legge <em>&#8220;migliorare l&#8217;accesso all&#8217;acqua e ai servizi igienico-sanitarie&#8221;</em>, si sottolinea il carattere di <strong>&#8220;urgenza&#8221;</strong> nel combattere il problema dell’acqua, si riconosce l&#8217;importanza dell&#8217;avere <strong>&#8220;accesso&#8221;</strong> e di <strong>&#8220;un miglioramento delle condizioni igienico-sanitario&#8221;</strong> per compiere un importante <strong>&#8220;passo verso la diminuzione in tutto il mondo dei decessi legati alla scarsità d&#8217;acqua&#8221;</strong>. Ma la nozione di diritto dell&#8217;accesso all&#8217;acqua, reclamata con forza da numerose Ong e parecchi Paesi, non figura. Nel testo ci si ferma al “bisogno” che come si sa cambia da situazione a situazione e nelle diverse aree del mondo.</p>
<p>Secondo il rapporto delle Nazioni Unite, considerata anche la crescita demografica, il rischio per il pianeta è che nel 2030 metà della popolazione mondiale resti senza livelli adeguati di risorsa idrica.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><script type="text/javascript">// <![CDATA[
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<p>Nonostante tutto <em>“buoni segnali arrivano dall’America Latina</em> &#8211; dichiara Gabbiotti coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente e relatore al Forum delle associazioni  &#8211; <em>dove Bolivia e Paraguay hanno già inserito nella loro Costituzione un articolo che vieta la privatizzazione dell’acqua. In Colombia, invece, la rete di associazioni ambientaliste <strong>Ecofondo</strong> ha raccolto 1.600.000 firme in favore di una proposta di referendum popolare, attualmente in discussione presso il Senato, per inserire lo stesso articolo nella Costituzione”.</em></p>
<p>Molte mobilitazioni, insomma, hanno portato i loro frutti. Questi movimenti vanno sostenuti ed è necessario dare voce in modo sempre più forte alle grandi vertenze sull’acqua nel mondo.</p>
<p>Se da un lato movimenti internazionali non hanno riconosciuto la legittimità del Consiglio Mondiale dell&#8217;Acqua, promotore dell&#8217;incontro, accusandolo di essere un think-tank privato strettamente legato alla <strong>Banca Mondiale, alle multinazionali dell&#8217;acqua e alle politiche dei governi più potenti del mondo</strong>, dall’altro lato si dichiara entusiasta per il successo dell’evento il segretario generale del Forum <strong>Oktay Tabasaran</strong> che parla del documento come di <em>&#8220;una piattaforma per affrontare i problemi del mondo legati all&#8217;acqua, che non possiamo ignorare&#8221;</em>. Anche il ministro turco dell&#8217;Ambiente Veysel Eroglu dichiara <em>&#8220;è un documento importante  che servirà da riferimento a livello governativo&#8221;</em>.</p>
<p>Staremo a vedere.</p>
<p>La differenza tra <strong>bisogno e diritto è sostanziale</strong>. Affermare che l&#8217;acqua è un diritto significa riconoscere che la collettività ha la responsabilità di creare le condizioni affinché questo diritto possa essere garantito. Se invece l&#8217;acqua viene inserita nella sfera dei bisogni la soddisfazione degli stessi è delegata alla capacità economica del singolo.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.terranauta.it/a903/pianeta_gaia/per_sei_miliardi_di_persone_l_acqua_e_un_bisogno_non_un_diritto.html" target="_blank">http://www.terranauta.it/</a></p>
<p>Leggi anche: <a href="http://www.effettoterra.org/documenti/economia_e_diritto/notizie" target="_blank">http://www.effettoterra.org/</a></p>
<p>Ricordiamo che in Italia il Parlamento ha votato il 5 agosto 2008 l&#8217;articolo 23 bis del Decreto Legge numero 112 del ministro Tremonti, con il quale è scattata la privatizzazione dell&#8217;acqua.<br />
Qui il testo completo : <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Norme%20e%20Tributi/2008/manovra-economica/provvedimento/023-bis.shtml?uuid=ef079e00-63d7-11dd-bb30-9828ccc7b838" target="_blank">http://www.ilsole24ore.com/</a><br />
Il fatto fu denunciato da Padre Alex Zanotelli in una lettera aperta a Beppe Grillo: <a href="http://grillimantovani.wordpress.com/2008/08/29/il-governo-berlusconi-sancisce-la-privatizzazione-dellacqua-nel-silenzio-piu-totale/" target="_blank">http://grillimantovani.wordpress.com </a></p>
<p>Il Decreto Legge 112, approvato il 25 Giugno 2008,   è al centro di polemiche poichè originariamente comprendeva l&#8217;articolo 23, dove si parla di contratti di apprendistato, e subito dopo compariva l&#8217;articolo 24. Non c&#8217;era traccia alcuna dell&#8217;articolo 23bis.<br />
Tale decreto viene trasformato in Legge (Legge 6 agosto 2008, n. 133 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”) il 5 agosto 2008 e fra l&#8217;articolo 23 e 24 spunta l&#8217;articolo 23 bis che titola &#8220;Servizi pubblici locali di rilevanza economica&#8221;<br />
L&#8217;articolo veniva votato con l&#8217;appoggio dell&#8217;opposizione, in particolare del Pd, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta.<br />
LEGGI TUTTO : <a href="http://www.promiseland.it/view.php?id=2603" target="_blank">http://www.promiseland.it/</a></p>
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		<title>Piante resistenti alla siccità</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jan 2008 21:01:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Chiara Tonelli, Eleonora Cominelli e Massimo Galbiati, Dipartimento di Scienze biomolecolari e biotecnologie. Come è stato riportato nelle conclusioni del “World Water Forum”, tenutosi recentemente in Messico, la popolazione mondiale sta crescendo in modo allarmante e si stima che raggiungerà la soglia dei sei miliardi entro la fine dell’anno 2050. Pertanto, anche la richiesta [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Chiara Tonelli, Eleonora Cominelli e Massimo Galbiati, Dipartimento di Scienze biomolecolari e biotecnologie.</em></p>
<p>Come è stato riportato nelle conclusioni del “World Water Forum”, tenutosi recentemente in Messico, la<img class="alignright size-medium wp-image-269" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="siccità" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2008/12/drought.jpg" alt="" width="200" height="200" /> popolazione mondiale sta crescendo in modo allarmante e si stima che raggiungerà la soglia dei sei miliardi entro la fine dell’anno 2050. Pertanto, anche la richiesta di cibo aumenta molto rapidamente. Poiché per produrre cibo serve una quantità di acqua pari a settanta volte quella richiesta per tutti gli altri usi quotidiani, risulta chiaro che ridurre i consumi di acqua in agricoltura è uno degli obiettivi principali della ricerca nel settore agronomico. Inoltre la siccità, assieme ad altri fattori come il freddo e l’alta salinità del terreno, è uno degli stress abiotici che limitano maggiormente la distribuzione geografica delle specie coltivate e che compromettono la crescita e la produttività delle piante.</p>
<p>Di conseguenza, risulta di fondamentale importanza riuscire a coltivare piante anche in terreni che presentano in genere caratteristiche svantaggiose.<span id="more-268"></span></p>
<p>Le piante, durante l’evoluzione, hanno sviluppato una serie di meccanismi di adattamento per sopravvivere alle condizioni ambientali più avverse.</p>
<p>In alcuni casi sono in grado di sfuggire agli stress ambientali, modificando per esempio il proprio ciclo vitale; in altri casi tollerano le avversità, attivando meccanismi di difesa o di adattamento; inoltre possono sfruttare barriere morfologiche o fisiologiche, come la chiusura degli stomi o la presenza di spesse cuticole, per non rischiare un’eccessiva traspirazione.</p>
<p>Gli stomi (dal greco “stoma”, cioè bocca) sono dei veri e propri pori presenti sulla superficie degli organi verdi delle piante, circondati da due cellule, chiamate cellule di guardia degli stomi. Attraverso tali pori avviene l’ingresso di anidride carbonica, utilizzata dalla pianta nel processo fotosintetico, e la fuoriuscita di acqua per traspirazione. Ogni anno circa il 40% del carbonio atmosferico (300&#215;1015 g di C) attraversa gli stomi e poco meno della metà viene assimilato nei prodotti della fotosintesi. Inoltre, tramite la traspirazione attraverso gli stomi, ogni anno vengono persi circa 30-40&#215;1018 g di vapor d’acqua. La perdita d’acqua deve essere compensata dall’assorbimento radicale, che dipende dalla disponibilità d’acqua del terreno. L’apertura degli stomi riflette quindi un compromesso tra il fabbisogno fotosintetico di CO2 e la disponibilità di acqua.</p>
<p>Una delle risposte più immediate delle piante a condizioni di carenza idrica per limitare la traspirazione, consiste nella chiusura dei pori stomatici, dovuta alla perdita di turgore delle cellule di guardia che li circondano.</p>
<p>Tale processo è regolato dall’ormone acido abscissico, i cui livelli aumentano in risposta alla siccità.</p>
<p>Recenti studi nella pianta modello Arabidopsis thaliana hanno mostrato come sia possibile ottenere piante più tolleranti alla siccità, modificando alcune componenti del sistema di trasduzione del segnale delle cellule di guardia. Per esempio, aumentando l’espressione di geni che regolano positivamente la risposta all’acido abscissico nelle cellule di guardia, è possibile migliorare la risposta delle piante allo stress idrico. Arabidopsis thaliana è diventata negli ultimi anni un organismo modello per lo studio della genetica e della biologia molecolare e cellulare delle piante, poiché possiede una serie di vantaggi: piccole dimensioni (che la rendono ideale negli spazi ristretti dei laboratori e delle serre negli istituti di ricerca), ciclo vitale breve (circa sei settimane), elevata produttività di semi (fino a 10000 semi per pianta), ridotte dimensioni del suo genoma (circa 125 milioni di paia di nucleotidi, in soli cinque cromosomi), primo ad essere stato sequenziato nel regno vegetale. Un ulteriore vantaggio di Arabidopsis è la semplicità con la quale si possono produrre piante transgeniche, tramite il processo di trasformazione genetica, sfruttando il batterio Agrobacterium tumefaciens per incorporare nuovo DNA nel genoma della pianta.</p>
<p>Dal 2000, anno in cui si è terminato il sequenziamento del genoma di Arabidopsis, il punto focale della ricerca su questa pianta è diventato scoprire quale sia la funzione di ognuno dei suoi circa 26 mila geni. L’obiettivo è quello di estendere le conoscenze di base acquisite su questo organismo modello a specie di interesse agronomico per migliorarne le caratteristiche.</p>
<p>Nel nostro laboratorio è in corso la caratterizzazione della famiglia di geni MYB di Arabidopsis, codificanti per fattori trascrizionali, cioè proteine in grado di legarsi al DNA e di attivare o reprimere l’espressione di altri geni.</p>
<p>La nostra attenzione è stata rivolta prevalentemente a geni della famiglia MYB, la cui espressione è modulata in risposta alla siccità, quindi con un possibile ruolo nella risposta a tale stress. Uno di essi è risultato essere il gene AtMYB60 espresso in normali condizioni di crescita, ma non in risposta alla siccità e alla somministrazione di acido abscissico ed espresso in modo estremamente specifico solo nelle cellule di guardia degli stomi. In piante portanti una mutazione in AtMYB60 che lo rende completamente inattivo, i pori stomatici, in normali condizioni di crescita, presentano un’apertura ridotta rispetto alle piante di controllo. Queste piante mutanti, in condizioni di siccità, presentano una drastica riduzione del tasso di traspirazione e, di conseguenza, una maggior resistenza al disseccamento. Infatti, come mostrato nella figura, piante mutanti (a sinistra) non bagnate per otto giorni presentano foglie ancora verdi e turgide, mentre le piante normali (a destra) mostrano chiaramente gli effetti del disseccamento.<br />
Un’analisi quantitativa del contenuto d’acqua di queste piante ha mostrato che gli individui mutanti dopo otto giorni di disseccamento mantengono il 55% di contenuto d’acqua relativo, a differenza delle piante non mutanti che mantengono solo il 17%. Dopo sedici giorni le differenze sono ancora più marcate: mentre il mutante mantiene il 30% di contenuto idrico, il controllo solo il 6%. È interessante notare come le piante mutanti nel gene AtMYB60 non presentino, in condizioni standard di crescita, nessuna anomalia morfologica e di sviluppo rispetto alle piante non geneticamente modificate, a differenza di quanto avviene in molti casi in cui una maggiore tolleranza alla siccità va a scapito della produttività della pianta.</p>
<p>Tramite un’analisi dei profili di trascrizione su scala genomica in piante normali e piante mutanti sono stati identificati alcuni geni apparentemente regolati dal fattore trascrizionale AtMYB60. Per alcuni di essi è stato dimostrato un ruolo nella risposta delle piante alla siccità, avvalorando ulteriormente l’ipotesi di un coinvolgimento diretto di AtMYB60 nella regolazione di questo processo.</p>
<p>Poiché l’apertura degli stomi nelle piante mutanti è ridotta e queste risultano più resistenti alla siccità, la nostra ipotesi è che la perdita della funzione del gene AtMYB60 sia percepita dalle cellule di guardia come un segnale che attiva la risposta allo stress, producendo effetti benefici a lungo termine durante la disidratazione.<br />
Lo studio, recentemente confluito in un brevetto curato da Unimitt, apre nuove possibilità per ridurre il consumo di acqua in condizioni normali e incrementare la sopravvivenza e la produttività delle specie coltivate in condizioni di carenza idrica.<br />
Le specie su cui abbiamo iniziato a trasferire le conoscenze acquisite in Arabidopsis sono pomodoro, una pianta dicotiledone, e riso, una monocotiledone.<br />
Le strategie che stiamo utilizzando riguardano: l’identificazione e la modificazione in tali specie di geni ortologhi di AtMYB60 (geni simili in termini di sequenza ad AtMYB60 e che svolgono la stessa funzione), per aumentare la tolleranza alla siccità e ridurre l’utilizzo di acqua; lo sfruttamento delle sequenze regolative di AtMYB60 o dei suoi ortologhi per far esprimere altre proteine in modo specifico nelle cellule di guardia. Sempre con l’obiettivo di migliorare la tolleranza agli stress.</p>
<p><a href="http://www.sisuni.unimi.it/" target="_blank">http://www.sisuni.unimi.it/</a></p>
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		<pubDate>Tue, 30 Oct 2007 20:16:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di M.Bruna Zolin Università di Venezia, Facoltà di Economia Le coltivazioni senza suolo L&#8217;imprenditore agricolo è definito, dall&#8217;articolo 2135 del Codice Civile (così come modificato dalla &#8220;legge di orientamento&#8221; D.Lgs: 18 maggio 2001, n, 228), come colui che esercita un&#8217;attività diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all&#8217;allevamento del bestiame e all&#8217;esercizio di attività connesse [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di M.Bruna Zolin<br />
Università di Venezia, Facoltà di Economia</em><br />
Le coltivazioni senza suolo</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-257" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="economia ed idroponica" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2008/12/growing-dollars.jpg" alt="" width="250" height="188" />L&#8217;imprenditore agricolo è definito, dall&#8217;articolo 2135 del Codice Civile (così come modificato dalla &#8220;legge di orientamento&#8221; D.Lgs: 18 maggio 2001, n, 228), come colui che esercita un&#8217;attività diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all&#8217;allevamento del bestiame e all&#8217;esercizio di attività connesse alle precedenti. Per coltivazione del fondo, per silvicoltura e per allevamento del bestiame si intendono le attività dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine. L&#8217;introduzione nella legislazione attuale del &#8220;&#8230; possono utilizzare il fondo&#8230;&#8221; fa sì che il legame un tempo indissolubile tra l&#8217;imprenditore agricolo e il fondo sia ora venuto meno.<span id="more-256"></span></p>
<p>Se le attività di allevamento (allevamenti intensivi), da oramai lunghi anni, hanno reciso il tradizionale legame tra fattori produttivi terra-capitale-lavoro è difficile pensare che alcune coltivazioni vegetali, indipendentemente dal quadro giuridico, possano avvenire senza il supporto del fattore terra. E&#8217; questa una delle innovazioni che le colture idroponiche (coltivazione delle piante in acqua) e aeroponiche (coltivazione delle piante in aria) introducono.</p>
<p>La possibilità di coltivare le piante in assenza del terreno non è recente: i giardini pensili di Babilonia o i giardini degli aztechi in Messico sono solo alcuni esempi.<br />
Le colture senza suolo, per certi versi assimilabili alle protette (serre), si basano sulla modificazione dell&#8217;ambiente alle esigenze specifiche della pianta. Il fuori suolo, inoltre, è una pratica colturale che permette coltivazioni intensive anche nel caso di suoli sono poco produttivi e/o con problemi legati alla fertilità o di scarsa disponibilità del fattore terra come nel caso di alcuni Paesi asiatici.<br />
Ad ostacolare la diffusione del fuori suolo, tuttavia concorrono:</p>
<p>-la forte incidenza dei costi di produzione che risultano elevati (nonostante il risparmio del fattore terra) sia per quanto riguarda l&#8217;acquisto dei fattori produttivi a logorio parziale (strumenti, impianti) sia per quelli a logorio totale (fertilizzanti), se comparati ai tradizionali metodi di coltivazione;</p>
<p>-le tecniche ancora adatte a un numero piuttosto limitato di colture;</p>
<p>-i problemi ambientali derivanti dal riciclaggio degli input impiegati nella coltivazione.<br />
Le coltivazioni Idroponiche</p>
<p>L&#8217;idroponia è l&#8217;arte di far crescere le piante nell&#8217;acqua. Può essere definita come la tecnica che consente lo sviluppo delle piante senza l&#8217;utilizzo del terreno, sostituito da un mezzo più o meno inerte (quale perlite, torba, pietra pomice, sabbia, ecc.), al quale viene aggiunta una soluzione nutritiva contenente gli elementi necessari alla pianta.<br />
Pur descritta da geroglifici egizi risalenti a prima di Cristo, l&#8217;idroponica è diventata una tecnica a partire dal 1930, quando uno studioso dell&#8217;Università della California (W.F. Geriche) applicò le proprie esperienze di laboratorio su vasta scala. La prima applicazione pratica di rilievo risale agli anni Quaranta durante la seconda guerra mondiale. I militari americani, operando in zone molto disagiate, risolsero con l&#8217;idroponia il problema dell&#8217;approvvigionamento degli ortaggi freschi. Nonostante questa parentesi, la tecnica non ebbe grande diffusione. La sperimentazione &#8220;necessaria&#8221; ha, tuttavia, il pregio di dare il via alla ricerca e allo sviluppo di una vasta gamma di tecniche di coltivazione, specialmente a partire dagli anni Settanta, molte delle quali hanno trovato un&#8217;estesa applicazione su scala commerciale in diversi paesi.<br />
I sistemi idroponici di maggiore successo sono quelli che si avvalgono di un substrato che prevede l&#8217;impiego di materiali alternativi al terreno destinati a sostenere le piante. Tra i più utilizzati si ricordano:</p>
<p>-La torba: deriva dalla decomposizione di alcune specie vegetali e si caratterizza per  problemi di smaltimento molto contenuti, considerata la sua facile degradabilità, e per bassi costi di impianto e di gestione;</p>
<p>-La perlite: è un particolare tipo di roccia vulcanica, capace di espandersi sino 20 volte rispetto al suo volume originario, ha un ottimo drenaggio ed ossigenazione;</p>
<p>-La lana di roccia (o grodan): è una roccia vulcanica (basalto), che, opportunamente trattata, arriva a raggiungere un volume circa 90 volte superiore a quello iniziale. Ha, tuttavia, lo svantaggio di creare notevoli problemi di smaltimento a fine ciclo di coltivazione;</p>
<p>-La fibra di cocco: tra i più pratici ed efficienti, è ecologica e riciclabile; a differenza della torba con il passare dei mesi rimane soffice favorendo così un più facile sviluppo.</p>
<p>L&#8217;idroponia permette, dunque, di recuperare aree di coltivazione svantaggiate nelle zone climatiche sfavorite, di superare le difficoltà legate alla diminuita fertilità dei terreni, di ampliare i calendari di raccolta con una continuità dell&#8217;offerta e di ottenere una migliore standardizzazione del prodotto.<br />
Per contro, gli ostacoli possono essere sintetizzati in problemi di natura economica e in problemi ambientali e logistici.</p>
<p>Sotto il profilo economico si deve ricordare che le attuali metodologie idroponiche comportano sprechi di terreno (le cosiddette tare improduttive), che possono arrivare fino al 40-50% della superficie protetta, elemento che, unito agli elevati costi di realizzazione e gestione degli impianti, si traduce in un non trascurabile aumento dei costi di produzione.<br />
Tra i fattori ambientali, il rilascio nel terreno degli elementi chimici inquinanti in seguito all&#8217;utilizzo di soluzioni nutritive a perdere e il difficile smaltimento dei materiali di sostegno utilizzati sono i principali ostacoli.</p>
<p>Rientrano tra i fattori logistici i sistemi in grado di far fronte al marciume radicale dovuto alla carenza di ossigeno alle radici e alla formazione di alghe. Altri problemi sorgono poi nella preparazione tecnica degli addetti per la conduzione della coltivazione.<br />
Nonostante gli ostacoli descritti, alcune potenzialità fanno presagire un consistente sviluppo. Tra queste si citano: i tassi crescenti di innovazione tecnologica, i progetti di sviluppo per i Paesi in Via di Sviluppo, la minor disponibilità di terra per gli aumentati fenomeni di desertificazione e di urbanizzazione.<br />
Per diffondere e risolvere i problemi che gli operatori agricoli incontrano nella gestione delle coltivazioni idroponiche si deve, tuttavia, poter disporre di un adeguato servizio di assistenza tecnica, capace di guidare gli agricoltori nell&#8217;applicazione di questi nuovi sistemi e di mettere a punto sistemi gestionali semplici ed economicamente efficienti (capaci di ridurre l&#8217;elevato costo degli investimenti e di formazione degli operatori).</p>
<p>A livello mondiale, in anni recenti, l&#8217;idroponica ha registrato grandi progressi come mezzo di produzione intensiva. Il paese leader è l&#8217;Olanda che, oltre a destinare una notevole superficie a tale tecnica colturale, vanta un&#8217;indiscussa tradizione in questo settore. In Gran Bretagna, Francia, Belgio e Giappone il senza suolo è una realtà conosciuta. In Spagna e Grecia è in fase di forte espansione. Da alcuni anni anche in Italia è cresciuto l&#8217;interesse verso questi sistemi di coltivazione. La superficie delle colture idroponiche di 40-50 ettari nel 1990, è andata rapidamente aumentando. Attualmente si stimano circa 400 ettari: le zone più importanti sono in Veneto e in Trentino per la fragola, in Sicilia ed in Sardegna per il pomodoro, in Toscana, Liguria, Lazio e Campania per la gerbera e la rosa.<br />
Coltivazioni Aeroponiche</p>
<p>L&#8217;aeroponia è una tecnica di coltivazione avanzatissima, con elevate rese produttive. Le piante sono poste su appositi pannelli forati destinati solamente a sorreggere la pianta. Lo sviluppo e la crescita avvengono in tubi di plastica attraverso i quali passano le soluzioni nutritive: le radici delle piante sono esposte all&#8217;aria e non hanno alcun tipo di contatto con substrati, naturali o artificiali.<br />
Il tempo di crescita della pianta, indipendente dalle stagioni (ciclo continuo), è lo stesso delle coltivazioni tradizionali in terra, però senza interruzioni (nessun periodo di riposo).<br />
Contrariamente a quanto avviene per l&#8217;idroponica, la coltivazione aeroponica permette di utilizzare l&#8217;intero volume della serra e di modificare i parametri della soluzione nutritiva in modo da ottenere i migliori risultati colturali.</p>
<p>Attualmente l&#8217;aeroponia è relativamente diffusa in Australia, in Canada e in alcune regioni/aree degli Stati Uniti mentre nei paesi europei trova scarsissima adesione. Presenta un elevato grado di innovazione e si presta alla soluzione di singoli problemi. E&#8217; di conseguenza assente un riferimento omogeneo capace di standardizzare i risultati ottenuti e di trasferirli in un sistema produttivo su larga scala e accessibile anche a persone di formazione media.</p>
<p>Le potenzialità sono, tuttavia, molto elevate. Le sue migliori applicazioni, anche in un&#8217;ottica di soluzione di problemi gravissimi quali quelli della malnutrizione, possono essere individuare nell&#8217;aumento della produzione agricola in territori rocciosi o semidesertici. A tal proposito la FAO (Food and Agricolture Organization) ha promosso alcune importanti iniziative al fine di esportare tale tecnica nei Paesi in Via di Sviluppo, soprattutto in quelli in cui l&#8217;acqua è una risorsa molto scarsa. L&#8217;Organizzazione privilegia, infatti, lo sviluppo rurale e l&#8217;agricoltura, individuando  strategie a lungo termine capaci di garantire la sicurezza alimentare, conservando le risorse naturali. Per il raggiungimento di tale obiettivo, tuttavia, numerosi ostacoli devono essere ancora rimossi e la tecnica rimane a titolo sperimentale. Tra i principali ostacoli si annoverano:</p>
<p>-L&#8217;elevato costo degli impianti e l&#8217;alto fabbisogno energetico, non compensati dalle alte rese;<br />
-I problemi di competizione luminosa tra le piante nei sistemi che cercano di ridurre al massimo lo spreco di superficie coltivabile;</p>
<p>-Lo scarso adattamento degli impianti e delle soluzioni nutritive in relazione alle esigenze delle diverse specie orticole e floricole coltivabili;<br />
-La gestione e il controllo computerizzato della produzione difficilmente utilizzabili dall&#8217;operatore agricolo di media professionalità.</p>
<p>Attualmente in Italia la coltivazione aeroponica viene pratica sulle seguenti varietà vegetali:<br />
pomodoro, peperone, melanzana, zucchina, cetriolo, lattuga, radicchio, cavolfiore, broccolo, basilico, salvia, melone, fragola per le orticole; garofano, rosa, crisantemo, iris, tulipano, narciso, gladiolo, fresia, gerbera per le floricole.</p>
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		<title>Portatori d&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Feb 2007 17:43:55 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora  oggi 1,5 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile e 2,6 miliardi non hanno servizi<a title="http://www.portatoridacqua.it/" rel="http://www.portatoridacqua.it/" href="http://www.portatoridacqua.it/" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-189" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="risparmio idrico" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2008/12/0549029300.jpg" alt="" width="180" height="210" /></a> igienico-sanitari di base.</p>
<p>Ogni anno 8 milioni di persone muoiono per le malattie connesse alla presenza o  utilizzo di acqua stagnante  .<br />
Ogni giorno 34.000 persone, in prevalenza donne e bambini, muoiono per l’assenza d’acqua potabile. Siamo di fronte a un “silenzioso genocidio” che si perpetua nell’indifferenza della comunità internazionale.   Una situazione intollerabile causata da una politica mondiale imposta dalle imprese Multinazionali  e da precise responsabilità e scarsa volontà politica  dei Governi.<br />
E’  tempo di ribellarsi a questi scandalosa indifferenza .<span id="more-188"></span><br />
L’accesso all’acqua sta diventando infatti una questione fondamentale per l’ambiente, per l’economia, per la pacifica salvaguardia delle popolazioni,  in Italia e nella maggior parte dei paesi  mondo.<br />
Ma l’accesso all’acqua costituisce soprattutto  un elemento costitutivo della vita, rappresenta la “sacralità della vita” di ogni essere vivente ed quindi necessario pervenire al più presto l’acqua al suo riconoscimento come un diritto umano, inalienabile.</p>
<p>Sono questi gli obiettivi ed il campo di azione del MANIFESTO PER UN CONTRATTO MONDIALE SULL&#8217;ACQUA che attraverso l&#8217;azione del Comitato internazionale e dei vari Comitati nazionali (Belgio, Canada, Italia, Francia, Svizzera, etc) ed il sostegno di diverse Associazioni e Movimenti nei tre continenti, propone di riuscire ad imporre alla comunità internazionale ed ai singoli Governi il  riconoscimento dell’acqua come un “diritto umano inalienabile”, come  un “bene comune”, contrastando nel contempo i processi di privatizzazione e di mercificazione della risorsa e della sua gestione.</p>
<p>Questo obiettivo è stato lanciato  dalla  Dichiarazione di Roma, sottoscritta dai sindaci di diverse città italiane in Campidoglio  nel dicembre del 2003, è stato successivamente condiviso ed  inserito  nelle Dichiarazioni conclusive dei vari Forum Mondiali sull’Acqua: di Porto Allegre (2001-2002), New Delhi(2004), Manaus (2005), Bamakò e Caracas (2006) e dalle proposte dei Forum Alternativi Mondiali di Firenze (marzo 2003), di Ginevra ( marzo 2005) e da ultimo nel Forum di Città del Messico (marzo 2006).</p>
<p>Questa richiesta, condivisa a livello mondiale da tutti i Movimenti impegnati a difesa dell’Acqua, accolta di recente anche da alcune risoluzioni del Parlamento Europeo, non è stata finora minimamente presa in considerazione dagli Stati e dalle Comunità internazionale.</p>
<p>L’ultimo scandaloso rifiuto è avvenuto nel IV° Forum Mondiale dell’acqua (Città del Messico 2006) dove ancora una volta la Comunità internazionale si è rifiutata di riconoscere l’accesso all’acqua come diritto umano, nonostante una specifica richiesta in tale senso fosse stata formulata dal Parlamento Europeo, cioè dai rappresentanti di 25 paesi e di 450 milioni di cittadini, che avevano trasmesso al Presidente del Forum  Mondiale questa richiesta con una precisa risoluzione.</p>
<p>In sintesi, la Campagna &#8221; Portatori  d&#8217;acqua&#8221; vuole essere una modalità per mettere in rete, rendere concrete e dare visibilità politica a tutte le iniziative locali e le azioni di partecipazione dei cittadini e delle comunità locali che sono disponibili a sostenere il riconoscimento dell’acqua come diritto umano e soprattutto di mobilitazione di risorse e di impegno  da parte dei Movimenti ed ONG.<br />
Un percorso di mobilitazione e di partecipazione che si concretizzerà nel marzo del 2007 a Bruxelles,  con la realizzazione della “1° Assemblea Mondiale dei cittadini per l’Acqua”.</p>
<p>Questo appuntamento costituirà il primo concreto momento di progettualità politica di tipo parlamentare  messo in atto dai cittadini e dalle comunità locali, nei confronti dei Governi e della Comunità internazionale per sollecitare, da parte dei Parlamenti, il riconoscimento dell’accesso all’acqua come un diritto universale per tutti .</p>
<p>La proposta</p>
<p>Gli obiettivi che  la Campagna  “ I portatori d’acqua”  si  propone di raggiungere è quello di attivare un processo di partecipazione e di mobilitazione da parte di cittadini, istituzioni ed enti locali che sono  disponibili ad impegnarsi a difesa dell’acqua attraverso una serie di comportamenti individuali e collettivi,  I soggetti a cui la Campagna si rivolge e che possono diventare “ I portatori d’acqua”  sono :<br />
-Individualmente o come cittadino organizzato, ognuno di noi, nella misura in cui si impegna a  mettere in atto comportamenti responsabili rispetto agli &#8220;usi/consumi dell’acqua&#8221; e sul piano di gesti di &#8220;solidarietà&#8221; per garantire l’accesso all’acqua a chi ne è privo.<br />
-Istituzionalmente Enti locali, Sindaci, Sindacati, Società di gestione pubblica che sottoscrivono o dimostrano di aver concretizzato alcune delle proposte per un Governo  pubblico e partecipato dell&#8217;acqua, e adottano le proposte della Carta dei Portatori (cents/della solidarietà,diritto ai 50 litri/g, etc)<br />
-Scuole, Università, insegnanti e studenti che hanno realizzato  percorsi di approfondimento e di ricerca sui temi dell’acqua (percorsi, tesi, mostre, saggi, etc.) ed attivato azioni di gemellaggio e di solidarietà con scuole e comunità di Paesi che non hanno accesso all’acqua potabile.</p>
<p>Come si aderisce</p>
<p>L’adesione alla Campagna avviene  tramite segnalazione per ciascuna categoria, utilizzando l’apposita scheda accessibile sul sito : <a href="http://www.portatoridacqua.it" target="_blank">www.portatoridacqua.it</a>.<br />
Ogni aderente &#8211; cittadino, istituzione, scuola &#8211; dovrà indicare al momento dell&#8217; adesione il tipo di impegno che sottoscrive, fra quelli previsti e descritti nella “Carta dei Portatori d’acqua” compilando l&#8217;apposita scheda descrittiva dell’ impegno e della tempistica.<br />
Tutti gli aderenti alla Campagna, che avranno rispettato e dimostrato l’impegno sottoscritto, riceveranno “l&#8217;attestato di Portatore d’acqua” e saranno invitati a partecipare alla 1° Assemblea dei cittadini per l’Acqua dal 18 al 22 marzo 2007 a Bruxelles. Nel corso dell’Assemblea sarà presentata la Dichiarazione mondiale dei “Portatori d’acqua” che mostrerà tutti gli impegni sottoscritti e realizzati nel mondo dalle varie categorie dei “ Portatori d’acqua”.</p>
<p>L’acqua è un bene comune, patrimonio di tutta l’umanità. Essa deve essere esclusa da qualsiasi forma di mercificazione e non può diventare proprietà di nessun potere politico a scapito delle popolazioni.<br />
Il Diritto all’acqua deve essere riconosciuto ad ogni livello: dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite, alla Costituzione Europea, agli Statuti Regionali, Provinciali, Comunali degli enti locali<br />
Poiché l’acqua è un elemento costitutivo della vita, non può essere inquinata ne sprecata L’accesso all’acqua  potabile ed servizi utili, nella misura di almeno 40 litri al giorno e a persona devono essere gratuiti, cioè con costi a carico della  fiscalità generale.<br />
La proprietà e la gestione dei servizi idrici integrati  legati all’acqua  devono restare nel settore pubblico e nell’interesse collettivo. E’ responsabilità dei cittadini e delle istituzioni pubbliche locali e nazionali farsi carico del governo dell’acqua.<br />
Per sostenere la messa in opera di un servizio pubblico mondiale e gli interventi per garantire  l’acceso all’acqua per tutti  entro il 2020, attraverso la creazione di nuove istituzioni finanziarie e fonti di finanziamento.<br />
Il prelievo dell’1% dal budget nazionale speso per gli armamenti, la destinazione  di un cents/ Euro della tariffa sui consumi d’acqua, costituiscono i primi strumenti di solidarietà a livello nazionale e locale  per alimentare la costituzione di nuovi strumenti.<br />
I cittadini devono partecipare,su basi democratiche, alla definizione e alla realizzazione della politica dell’acqua a livello locale e mondiale e concorre a livello individuali alla  riduzione dei consumi .<br />
La messa in atto di un’Assemblea Mondiale di cittadini dell’acqua dovrà permettere la creazione di un servizio pubblico mondiale che eserciterà un controllo sulle utilizzazioni delle risorse idriche per evitare qualsiasi conflitto legato all’acqua.</p>
<p>Gli impegni:</p>
<p>- preservare e salvaguardare le risorse idriche e promuovere l’accesso all’acqua  per tutti, come diritto, a partire dal mio territorio (città, regione, continente)<br />
- ridurre il consumo e gli sprechi di acqua potabile a livello di comportamenti ed usi quotidiani, privilegiando, per bere, il consumo di acqua del rubinetto in casa, e sollecitarne l’uso nei luoghi pubblici .<br />
-praticare la riduzione dei consumi domestici  e sollecitare l&#8217;adozione negli edifici pubblici, nelle abitazioni,di tecnologie di riduzione dei consumi (riduttori dei flussi)<br />
-mettere in atto e sollecitare agli enti locali iniziative per assicurare l’accesso all’acqua ai milioni di bambine e bambini costretti a fare i portatori d’acqua per le proprie famiglie<br />
-intraprendere e sostenere con tutti i mezzi legittimi, iniziative concrete (come cittadino, associazione, eletto a livello locale o nazionale) per il riconoscimento dell’acqua come diritto umano e bene comune da parte delle istituzioni associate ad una gestione e governo  pubblico delle risorse idriche  del territorio.<br />
-sostenere (come cittadino, scuola, ente locale) il finanziamento di  progetti che garantiscano l&#8217;accesso all&#8217;acqua potabile (almeno 40 litri) nei paesi più poveri, direttamente o attraverso la proposta  del cents/euro sulla tariffa dell’acqua lanciata dal Comitato Italiano a livello di ATO<br />
-promuovere il consumo di acqua di rubinetto attraverso campagne di informazione e sollecitare i gestori  affinché garantiscano  una buona  qualità dell&#8217;acqua</p>
<p>Assemblea Mondiale degli Eletti e dei cittadini per l&#8217;Acqua</p>
<p>PRESENTAZIONE ALL’AMECE</p>
<p>Le lotte contro la privatizzazione dei servizi idrici e la mercificazione dell’acqua hanno ottenuto risultati significativi negli ultimi quindici anni, in particolare in America Latina, Asia, Africa e diversi Paesi dell’Europa occidentale. Pur trattandosi di successi ancora insufficienti, sono tuttavia segni di un’inversione di tendenza, come avviene in Bolivia, Uruguay, Venezuela e anche in Italia (nelle ultime settimane).</p>
<p>Altre istituzioni politiche, come il Parlamento Europeo, hanno preso chiara posizione a favore del riconoscimento del diritto all’acqua come diritto umano e dell’acqua come bene comune.<br />
Sulla base di questi successi, il movimento globale per l’acqua ha la responsabilità di pianificare le future strategie di azione ponendosi come obiettivo l’applicazione di misure concrete per cambiare la situazione attuale, piuttosto che la reiterata descrizione delle problematiche e la semplice proposta di soluzioni alternative.</p>
<p>L’idea di un’Assemblea Mondiale dei Cittadini ed Eletti per l’Acqua nasce durante il primo Forum alternativo mondiale dell’acqua (FAME), a Firenze nel 2003, e viene presentata durante il FAME 2, a Ginevra nel 2005. Le risoluzioni adottate durante i Forum sociali mondiali di Bamako e Caracas e durante il quarto Forum mondiale dell’acqua in Messico, hanno fortemente sostenuto questo progetto.</p>
<p>L’AMECE deve essere uno spazio pubblico dedicato all’incontro tra persone e allo scambio di informazioni, dove la priorità viene data all’applicazione di misure concrete per il cambiamento, al fine di consolidare i risultati raggiunti durante i precedenti forum. L’obiettivo principale è riuscire ad eludere i conflitti ideologici che nascondono il reale significato del problema acqua: il diritto alla vita!</p>
<p>Obiettivi e risultati attesi<br />
Il risultato da perseguire è la concretizzazione dei principi contenuti nelle risoluzioni di Bamako e Caracas, ampiamente adottate dai parlamentari europei il 15 marzo 2006, in vista del quarto Forum mondiale dell’acqua tenutosi in Messico.<br />
L’obiettivo principale dell’AMECE consiste nell’assunzione da parte dei partecipanti di diversi impegni prima, durante e dopo l’AMECE stessa. Tutti i partecipanti interessati a queste tematiche, portatori di una cultura di cittadinanza responsabile e solidale, favorevoli al diritto all’acqua per tutti e a una gestione pubblica e partecipata dell’acqua in quanto bene comune e patrimonio dell’umanità dovrebbero prendere in seria considerazione questi impegni.<br />
I partecipanti dovranno, quindi, essere concordi nell’assumersi i seguenti impegni al fine di ottenere:<br />
-L’accesso all’acqua potabile e ai servizi sanitari per tutti in quanto diritto umano;<br />
-La promozione dell’acqua come bene comune, patrimonio dell’umanità;<br />
-Il finanziamento pubblico di attività e servizi relativi all’“acqua come vita” e all’ “acqua come condizione per un’esistenza collettiva sicura”;<br />
-L’implementazione di strutture democratiche e partecipative inerenti al governo pubblico delle risorse d’acqua..</p>
<p>Tenendo in considerazione gli obiettivi e i risultati dei Forum di Bamako, Caracas e Messico, l’AMECE invita:<br />
-Rappresentanti della società civile;<br />
-Rappresentanti eletti di tutti i gradi politici e istituzionali (dai livelli locali a quelli internazionali);<br />
-Rappresentanti delle istituzioni pubbliche locali (comuni, province, regioni, ecc.);<br />
-Sindacati nazionali e internazionali di diversi settori di attività;<br />
-Imprese e organismi pubblici di gestione dei servizi idrici (società di servizi pubblici locali, ecc.).</p>
<p>Ogni categoria di partecipanti dovrà aver preparato e sviluppato i propri impegni per la sessione dell’AMECE.<br />
Durante l’incontro internazionale, verrà sviluppata una sintesi di tutte le proposte, al fine di evidenziare le principali tendenze di azioni comuni da concretizzare.<br />
La  strategia consiste nell’applicare misure concrete sul campo, a partire dai più favorevoli contesti locali e nazionali. Per “misure concrete” si intendono soluzioni operative su un piano giuridico, istituzionale, sociale, culturale, economico, finanziario e tecnologico.<br />
Gli obiettivi da raggiungere attraverso la sessione dell’AMECE:<br />
-Incoraggiare l’emergere di nuovi modelli di cooperazione decentralizzata, forme di partnernariato pubblico-pubblico e movimenti di solidarietà per garantire il diritto all’acqua potabile per tutti.</p>
<p>-Riunire tutti gli attori sociali: ong, sindacati, imprese di gestione di servizi idrici, rappresentati eletti, ecc., al fine di concordare una proposta comune da avanzare alle istituzioni internazionali. L’obiettivo a lungo termine è quello di istituire consulte regolari sotto l’egida delle Nazioni Unite, in attesa della creazione di un organismo internazionale per il diritto all’acqua.</p>
<p>-Creare una migliore comunicazione con i cittadini a tutti i livelli, al fine di sviluppare una consapevolezza globale circa la gravità delle attuali problematiche idriche, quali, ad esempio, l’accesso all’acqua potabile. Ciò creerebbe una reale partecipazione di ciascun utente alla gestione di questa risorsa, elemento necessario per migliorare la qualità della gestione globale dell’acqua.</p>
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