Ti è mai capitato di chiederti che aspetto avesse una pianta che magari senti nominare spesso?
O qual’è il nome scientifico del Dente di Leone, o ancora di avere bisogno del nome di una pianta in inglese, o in francese?
Ora grazie agli strumenti messi a disposizione dal Progetto Dryades è possibile ricercare nel regno vegetale utilizzando come chiave il nome latino, quello comune, la Famiglia di appartenenza o l’area linguistica, grazie all’area cerca-piante del sito www.dryades.eu
17/05/2010 16:46 20 maggio 1980 – 20 maggio 2010: Legambiente festeggia 30 anni all’insegna della tutela dell’ambiente
Al via la settimana di festeggiamenti per il Cigno verde
Era il 20 maggio 1980 quando un folto gruppo di giovani ambientalisti e scienziati, protagonisti del movimento antinucleare e promotori di battaglie contro l’inquinamento costituì in Italia una nuova associazione ambientalista. All’inizio la chiamarono Lega per l’ambiente, ma poco dopo il nome cambiò in “Legambiente”. Ed ora il Cigno Verde compie trent’anni, un anniversario che Legambiente intende festeggiare con una settimana di ricchi appuntamenti per ripercorrere le tappe più significative della propria storia all’insegna della salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini. Dallo stop all’energia nucleare nel 1987 all’abbattimento di molti ecomostri grazie alle battaglie di Goletta Verde, per non dimenticare il sostegno alla diffusione dell’agricoltura biologica e la tutela delle aree naturali protette, fino ad arrivare alla promozione delle energie rinnovabili: sono davvero numerose le conquiste ottenute da Legambiente negli anni che, oggi, con orgoglio intende festeggiare con il suo trentennale.
In collaborazione con il Corso di laurea in Scienze Erboristiche dell’Università di Pisa si terrà Venerdì 23 Ottobre 2009 l’incontro tecnico a frequentazione gratuita Piante officinali ed aromatiche, dalla raccolta al prodotto finito.
Sede: Aula Prof. Antonio Benvenuti, Centro Interdipartimentale di Ricerche Agro-Ambientali “Enrico Avanzi”, via Vecchia di Marina 6 – San Piero a Grado, Pisa.
Coordinate: (43° 40’ 49” N – 10° 20’ 46” E);
E’ disponibile nell’area download il pdf dell’articolo ‘Introduzione alle lampade CFL di taglio elevato e l’importanza del fattore di potenza nelle coltura indoor’, realizzato in collaborazione con Italgrow.
Si tratta di un interessante approfondimento realizzato in seguito alla visita alla fabbrica cinese che assembla le lampade compatte distribuite poi in Europa (da cui il video in questo stesso post).
Il confronto con gli esperti e le analisi effettuate sulle lampade portate come campione hanno condotto ad una serie di migliorie tecniche destinate a migliorare senz’altro il livello qualitativo delle produzioni dei prossimi anni.
I pregi dell’idroponica sono ormai noti ai più. Professionisti, amatori e anche semplici curiosi si accostano a questa tecnica ogni giorno anche grazie alla diffusione di idrosistemi semplici da usare e poco dispendiosi.
Il passaparola e la facile reperibilità di informazioni e manuali aiutano il neofita ad apprendere le basi della coltivazione fuori suolo, a fare acquisti oculati e ad ottenere il massimo dalla propria coltivazione.
Il cruccio degli amanti dell’idroponica è stato per anni quello di non potere coniugare la resa e la velocità della loro coltura con un approccio biologico.
I fertilizzanti specifici per idroponica infatti sono per definizione minerali, ovvero chimici. Il nutrimento organico tipico dell’agricoltura biologica tende infatti ad intasare tubi e spruzzatori, per via delle particelle piuttosto grosse in sospensione nella soluzione. Queste particelle possono ristagnare verso il fondo e marcire, creando cattivi odori e rischio di contaminazione da patogeni.
Il problema è stato studiato a fondo dall’azienda leader nel settore General Hydroponics, che recentemente ha immesso sul mercato il primo fertilizzante con tutti i requisiti per ottenere una certificazione biologica, adatto però alle colture idroponiche: BioSevia. Read more…
Se ne sente parlare da un bel po’ di tempo come di un interessante prodotto da alcuni e come panacea risanatrice degli scompensi climatici da altri. Ma cos’è?
Il Biochar, o Agrichar, o ancora carbone agricolo, è il prodotto naturale della pirolisi (scomposizione ottenuta col calore in assenza di ossigeno) di biomasse composte da rifiuti vegetali e altri scarti organici.
Il procedimento permette di ottenere un materiale simile a fine carbonella molto ricco di carbonio organico, combinato con carbone, condensato di bio-oli, cenere e catrame.
A cosa serve?
La sua particolare composizione lo rende idoneo all’assorbimento di CO2 e gas responsabili dell’effetto serra, che vengono letteralmente estratti dall’atmosfera e fissati al suolo in maniera stabile.
La CO2 catturata viene trattenuta, contribuendo a rendere il Biochar un substrato nutriente che riduce il fabbisogno di fertilizzanti, migliora la resa del suolo e rende più efficienti le colture tradizionali.
In sintesi, il Biochar incrementa i raccolti, migliora la qualità del terreno e riduce l’impatto ambientale dell’agricoltura.
Si è concluso in Aprile il Climate Change Challange promosso dal Financial Time, con interessanti risultati.
La sfida consisteva nel trovare idee realizzabili a livello commerciale per ridurre le emissioni dannose e combattere i cambiamenti climatici indotti dall’inquinamento.
Fra i progetti finalisti figurano anche alcune soluzioni per i risparmio energetico che lasciano parecchio perplessi: vediamo un po’ cosa è saltato fuori.
Con l’evocativo nome di Black Phantom viene presentata una macchina in grado di trasformare la biomassa in carbonella, una forma molto stabile di carbone.
Il macchinario è trasportabile e consiste in una sorta di enorme microonde in grado di convertire vari scarti di produzione agricola e di lavorazione del legno in materiale combustibile.
In realtà il procedimento era già noto, non si tratta di una vera invenzione ma piuttosto di una riscoperta in chiave rimodernata. Read more…
Un innovativo metodo di coltivazione che permette di migliorare il valore nutrizionale del prodotto edule. Una rassegna a cura del gruppo di ricerca dell’Azienda Sperimentale “La Noria”.
Il floating system (dal termine inglese to float, galleggiare) è una tecnica di coltivazione idroponica innovativa.
Si tratta di un sistema di produzione in mezzo liquido statico in cui le piante sono allevate in pannelli di polistirolo provvisti di fessure che vengono riempiti con modesti quantitativi di substrato inerte (vermiculite, perlite etc.) o in contenitori alveolati (numero e dimensione degli alveoli variano a seconda della specie coltivata), galleggianti in vasche impermeabilizzate di 30-40 cm di profondità, riempite con soluzione nutritiva.
L’impiego del floating system, inizialmente messo a punto per la produzione del tabacco, si è sviluppato rapidamente al livello mondiale su altre specie ortive da taglio (lattughino, spinacio, cicoria, valerianella), da cespo (lattughe, scarola, radicchio), da radice (ravanello) ed aromatiche (basilico, rucola, erba cipollina, prezzemolo, menta, salvia, aneto, borragine). Read more…
di Singlinde Winkler , direttore della ditta Hesi ed ingegnere chimico
Le foglie sono verdi e assorbono la luce solare grazie alla fotosintesi: questo lo sappiamo tutti. Ma come usano la luce e perchè sono proprio verdi? E cosa fanno quando è buio?
La linfa vitale delle piante è l’acqua, responsabile della stabilità dell’organismo vegetale (le piante assetate si afflosciano), provvede al trasporto dei nutrienti e diluisce i sali.
Attraverso l’evaporazione dalla superficie delle foglie l’acqua presente nel terreno viene risucchiata dalle radici, in un continuo benefico flusso.
Vero carburante della fotosintesi, l’acqua viene frammentata nei sui elementi base dalla luce: Idrogeno e Ossigeno. Read more…
Bill Mollison, l’ideatore della permacultura (o permacoltura) , è nato a Stanley, un piccolo villaggio di pescatori in Tasmania, nel 1928. Come tutti gli altri abitanti del suo paese, ha imparato a fare ogni sorta di lavoro necessario per la sopravvivenza: pescare, coltivare, cacciare, lavorare il metallo, fare il pane, realizzare abiti, scarpe, mobili, abitazioni…
All’età di circa 28 anni passava tutto il suo tempo in montagna o nel mare. Pescava e cacciava per vivere. Fu soltanto negli anni ’50 che iniziò a osservare che alcune parti del mondo in cui viveva stavano sparendo. I pesci e le alghe vicino alla costa a scarseggiare. Grandi aree del bosco iniziarono a morire. Fino ad allora non si era mai accorto di quanto fosse affezionato a tutto quello che lo circondava, innamorato del suo paese. Read more…