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	<title> &#187; produzione</title>
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		<title>Coltivare fragole: tutto quello che devi sapere</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 18:49:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Coltivare fragole: serra, clima, terreno, scelta della varietà, trapianto, concimazione, irrigazione, cura e protezione delle piante di fragola
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/coltivare-fragole.jpg"><img class="alignleft  wp-image-1936" style="margin: 4px;" title="coltivare-fragole" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/coltivare-fragole.jpg" alt="coltivare fragole" width="270" height="270" /></a>da <em><a href="http://www.vivaizanzi.it" target="_blank">www.vivaizanzi.it</a></em></p>
<p>La fragola è certamente la coltura che ha avuto ed ha tuttora la maggiore evoluzione di tecnica colturale degli ultimi decenni. Il rapido variare della &#8220;tecnologia&#8221; fa sì che la coltivazione della fragola subisca degli spostamenti da un’area dove si utilizzano certe tecniche ad un’altra che ne introduce di nuove.</p>
<p>A livello europeo Spagna, Italia e Francia sono nell’ordine i tre principali Paesi produttori di fragole. Negli ultimi anni in Belgio, Olanda ed in alcune zone alpine italiane si è avuta una espansione della fragola con la messa a punto di tecniche di coltivazione &#8220;fuori suolo&#8221; per produrre fragole &#8220;fuori stagione&#8221; che può significare una produzione anticipata quanto una ritardata.</p>
<p>Gli standard varietali stanno subendo importanti variazioni in entrambi gli areali di coltivazione: quello meridionale (Spagna ed Italia Meridionale, Nord Africa e altri Paesi mediterranei) che vede l’affermarsi di varietà &#8220;californiane&#8221; o da esse derivate; quello settentrionale (Val Padana, Francia ed Europa Centro-Settentrionale) dove dominano varietà &#8220;europee&#8221; di recente costituzione.</p>
<p><span id="more-1935"></span></p>
<p><strong>Clima</strong></p>
<p>La fragola è influenzata maggiormente da due fattori climatici: la temperatura e la luce. I parametri climatici molto differenziati nelle svariate zone di coltivazione, determinano l’esaltazione delle diverse caratteristiche genetiche di ogni varietà e dei differenti sistemi di coltivazione: piante frigo, fresche, in vasetto, ecc..; varietà brevi-diurne, a giorno neutro, rifiorenti, ecc..</p>
<p>I valori ritenuti critici nelle fasi vegetative sono:</p>
<p>-12°C temperatura minima letale;</p>
<p>-2-0°C temperatura critica durante la fioritura;</p>
<p>25-30°C temperatura massima in coltura protetta durante la fioritura.</p>
<p>Sbalzi termici durante la fioritura provocano deformazione dei frutti specie in coltura protetta. Minime termiche elevate ed elevata intensità luminosa sono le condizioni ottimali per l’impiego di piantine fresche e piantagioni autunnali, tecnica usata nel sud della Spagna, ma che si verificano difficilmente nel meridione italiano.</p>
<p><strong>Coltura in serra</strong></p>
<p>Attualmente si assiste ad un progressivo aumento della superficie coltivata a fragola sotto tunnel-serra ed una parallela diminuzione di quella a pieno campo, anche quando non viene richiesta una produzione anticipata; questo perchè si vuole evitare il rischio di danni dovuti ad intemperie, visto l’alto investimento che la coltura comporta ed i periodi di raccolta sempre a rischio di pioggia, grandine, brinate, ecc..</p>
<p>La copertura viene fatta con film plastici termici di PVC ed EVA ad alta trasparenza, dello spessore di 0,15-0,20 mm; la copertura crea un microclima che agisce sul ciclo colturale anticipando la raccolta di diverse settimane se posta precocemente (dicembre al Sud, gennaio-febbraio al Nord); prolunga e protegge la raccolta nella coltura autunnale se posta all’inizio della fioritura; riduce il rischio di marciume e permette la raccolta anche durante la pioggia in ogni caso.</p>
<p>E’ importante evitare sbalzi termici per quanto possibile ed arieggiare molto; meglio qualche giorno di ritardo nella raccolta che tanti frutti deformi o colpiti da botrite. La temperatura all’interno del tunnel non deve superare di giorno i 28-30°C, nè si debbono formare forti condense che portano a scottature fogliari e a marciumi di fiori o frutti.</p>
<p><strong>Terreno</strong></p>
<p>La fragola si adatta a molti tipi di terreno per quanto i parametri ottimali per la coltivazione siano:</p>
<p>• profondità utile superiore a 50 cm;</p>
<p>• terreno sciolto o mediamente compatto;</p>
<p>• reazione sub-acida;</p>
<p>• calcare attivo inferiore al 6%;</p>
<p>• salinità inferiore a 2 mS/cm;</p>
<p>• assenza di ristagni idrici.</p>
<p>La preparazione del terreno deve garantire un regolare deflusso delle acque ed un buon drenaggio.</p>
<p>L’aratura nei terreni di medio impasto o sciolti va effettuata a 35-40 cm seguita immediatamente dall’affinamento superficiale; nei terreni compatti è opportuno far precedere una ripuntatura a 50-60 cm.</p>
<p>Le prode debbono essere il più possibile alte: 25 cm ed oltre favoriscono un regolare sgrondo delle acque in eccesso ed una migliore areazione delle piante.</p>
<p>La pacciamatura con polietilene nero da 0,05-0,07 mm di spessore è pratica oramai indispensabile per contenere lo sviluppo di erbe infestanti, garantire la pulizia dei frutti e ridurre gli attacchi di marciume.</p>
<p>Il ristoppio può determinare gravi problemi fitosanitari; evitare anche che la fragola sia preceduta da pomodoro, patata, peperone, melanzana in quanto le solanacee in genere vanno soggette a malattie dell’apparato radicale (Phythophtora, Verticillium) che potrebbero poi infettare le piante di fragola.</p>
<p>Nei terreni &#8220;stanchi&#8221; è preferibile una messa a riposo con eventuale sovescio di orzo o colza o, se impossibile, effettuare la sterilizzazione del terreno (con bromuro di metile o altri prodotti) per eliminare i nematodi ed i funghi eventualmente presenti.</p>
<p><strong>Scelta del tipo di pianta</strong></p>
<p>Ultimamente sono state messe a punto nuove tecniche di coltivazione per la produzione di frutta &#8220;fuori stagione&#8221;; queste coltivazioni necessitano di una diversa tipologia di &#8220;piante ingrossate&#8221;; queste possono essere frigoconservate o piante fresche:</p>
<p>• Waiting bed (WB): piante frigoconservate dopo un ingrossamento in letto d’attesa con 2 o più gemme a fiore.</p>
<p>• Trayplant (TP): piante frigoconservate con una parte di foglie, ottenute da stoloni fatti radicare e poi ingrossati in estate-autunno in appositi contenitori e in ambienti protetti.</p>
<p>• A+ : piante frigoconservate selezionate con calibro al colletto superiore a 14 mm.</p>
<p>• cime radicate: piante fresche originate da giovani stoloni provvisti di abbozzi radicali fatti radicare in vassoi di polistirolo con 50-80 alveoli e vendute pronte per il trapianto.</p>
<p>• piante in vasetto: piante fresche che possono avere origine o da piante frigo di diametro piccolo (AA) o da stoloni freschi più o meno radicati e messi in vasetti di materiale plastico a completare la radicazione.</p>
<p>Le &#8220;piante ingrossate&#8221; trovano applicazione nelle colture &#8220;fuori stagione&#8221; sia per produzioni autunnali sotto tunnel-serra che per produzioni estive di montagna, essendo in grado di emettere un numero di fiori sufficiente a garantire una buona produzione già dopo 50-70 giorni dalla piantagione. Sono anche le sole piante utilizzabili nella coltivazione &#8220;fuori suolo&#8221;, una tecnica messa a punto in Belgio e Olanda che sta trovando sempre più interesse e qualche applicazione anche in Italia; è una tecnica molto sofisticata e costosa che consiste nel coltivare le piante di fragola in sacchi di torba concimata adagiati su sostegni a 1,20-1,50 m da terra entro serre dotate di fertirrigazione.</p>
<p>Le &#8220;piante ingrossate&#8221; consentono due cicli di produzione, il primo a 60-70 giorni dopo il trapianto ed il secondo, normale, in primavera.</p>
<p>Le piante fresche radicate in vasetto consentono di anticipare la piantagione di circa un mese rispetto alle piante fresche spagnole, effettuato nel meridione italiano, con indubbi vantaggi per l’aumento di produzione e la precocità che ha la pianta fresca rispetto a quella tradizionale di frigo.</p>
<p><strong>Densità di piantagione</strong></p>
<p>L’impianto a file binate su prode coperte con film di polietilene nero, forato o da forare, è il sistema largamente più usato, sia nella coltivazione in tunnel-serra che in pieno campo, ed offre le migliori garanzie produttive con una densità media di 50.000 piante/ha. Nel sud Italia e nel veronese la densità media aumenta a 60-80.000 piante/ha; occorre però segnalare come in alcune aree siano diffusi anche impianti con tre o quattro file per prode o con distanze molto ravvicinate lungo la fila che permettono di superare le 100.000 piante/ha.</p>
<p><strong>Trapianto</strong></p>
<p>Con le nuove tecniche di coltivazione e la disponibilità di diversi tipi di piante, l’epoca del trapianto si è allungata anche per la produzione normale primaverile; per le produzioni &#8220;fuori stagione&#8221; si calcola 60-70 giorni prima dell’inizio della raccolta.</p>
<p>Le piantine vanno collocate alla giusta profondità con il germoglio fuori terra e le radici tutte interrate.</p>
<p><strong>Concimazione</strong></p>
<p>La distribuzione di ammendanti organici (letame o concimi organici pellettati) è molto importante per la fragola in quanto migliora la struttura dei terreni, le disponibilità degli elementi, aumenta l’attività della fauna utile e apporta, con la sua lenta degradazione, una certa quantità di azoto nel terreno. Va eseguita alcuni mesi prima del trapianto o somministrata alla precedente coltura. Nei terreni sottoposti a bromurazione non sono ammesse letamazioni prima della sterilizzazione, perchè le sostanze organiche potrebbero trattenere il bromuro con gravi effetti sull’attecchimento delle piante, mentre i concimi organici pellettati sterilizzati debbono essere distribuiti almeno 15-20 giorni dopo la bromurazione ed in quantità ridotta del 30-50%.</p>
<p>Gli apporti di sostanza organica sono determinati dalla dotazione del terreno riscontrati con opportune analisi: 300-400 q/ha di letame, oppure l’equivalente in concimi organici pellettati, sono la dose da distribuire nei suoli con condizioni di normale dotazione: 0,8-1,3% per i terreni sciolti; 1,5-2,0% per quelli di medio impasto o argillosi</p>
<p>Il fosforo deve essere distribuito soprattutto in preimpianto e, per mezzo della fertirrigazione, nelle prime fasi di vegetazione in quanto favorisce la radicazione. Le dosi da distribuire sono determinate dalla dotazione riscontrata attraverso le analisi e dalla produzione prevista; per una dotazione normale, 25-30 ppm in terreni sciolti o 30-35 ppm in quelli medi, e una produzione prevista di 300 q/ha, gli apporti consigliati sono 90-120 Kg/ha di P2O5.</p>
<p>Il potassio deve anch’esso essere distribuito per 1/3 o metà in preimpianto riservando la rimanente quantità per la fase di ingrossamento dei frutti. Le dosi consigliate, con una produzione prevista di 300 q/ha e una normale dotazione riscontrata dalle analisi di 100-140 ppm in terreni sciolti o 120-180 ppm per quelli di medio impasto, è di 250-300 Kg/ha di K2O.</p>
<p>L’azoto è l’elemento che va distribuito in modo molto frazionato; la dose consigliata da distribuire è di 100-200 Kg/ha ed è determinata tenendo conto della quantità asportata da una produzione di 300 q/ha (60-80 Kg/ha) e dalle perdite dovute al dilavamento (30-60 Kg/ha annuo). Deve essere dato per 3/4 in forma nitrica e per 1/4 in forma ammoniacale; quest’ultima contribuisce a mantenere basso il pH della soluzione nutritiva della pianta, cosa gradita alla fragola.</p>
<p>Per quanto riguarda la distribuzione dei macroelementi N-P-K occorre adottare alcuni accorgimenti:</p>
<p>• in terreni sottoposti a bromurazione non va distribuito azoto in preimpianto, ridurre del 30-40% gli apporti di potassio e del 40-80% quelli di fosforo secondo la dotazione del terreno;</p>
<p>• frazionare il più possibile gli interventi di fertirrigazione;</p>
<p>• non superare mai, nelle soluzioni che si distribuiscono con la fertirrigazione, la concentrazione di 1 g/l (ossia una conducibilità di 1700-1800 ms);</p>
<p>• durante la fioritura e fino all’allegagione, distribuire l’azoto con cautela mantenendo un rapporto ottimale fra vegetazione e parti fruttifere (fiori e frutti) dosando nel contempo anche l’acqua di irrigazione (in questa fase è anche possibile aumentare la concentrazione della soluzione, stante l’elevato fabbisogno di elementi nutritivi, fino a 1.2-1,3 g/l);</p>
<p>• analizzare l’acqua di irrigazione: un pH alcalino dovuto a dosi elevate di &#8220;bicarbonati&#8221; rende indisponibili gli elementi in essa contenuti; l’abbassamento del pH a valori sub-acidi, intorno a pH 5,5 mediante &#8220;acido nitrico&#8221;, aumenta l’assorbimento degli elementi, in particolare dei microelementi; in questo caso le dosi possono essere ridotte (fare attenzione che non vi siano parti metalliche nell’impianto d’irrigazione).</p>
<p>Il calcio ed il magnesio sono indispensabili mesoelementi assorbiti in modo particolare dopo la ripresa primaverile, dalla fioritura fino all’allegagione; vanno somministrati attraverso la fertirrigazione avendo cura di verificarne le quantità presenti nell’acqua usata per l’irrigazione.</p>
<p>Fra i microelementi il ferro è il più importante e va somministrato in forma chelata, preferendo il tipo EDDHA, 30-40 giorni dopo la piantagione ed una o più volte dalla ripresa vegetativa alla fecondazione. Il boro, oltre che per tutto il ciclo, deve essere somministrato in modo particolare durante la radicazione e prima della fecondazione intervenendo anche per via fogliare. Altri microelementi, manganese, zinco, rame, molibdeno, cobalto, vanno distribuiti a dosi fisse durante tutto il ciclo di coltivazione.</p>
<p>Estratti umici, fitostimolanti e catalizzatori nutrizionali, anche se introdotti da pochi anni nella pratica agronomica, stanno riscuotendo un forte interesse e una sempre maggior utilizzazione; questi prodotti, associati ai concimi, facilitano la migrazione radicale migliorando l’assorbimento dei macro e microelementi (acidi umici e fulvici); attivano le funzioni vitali delle piante stimolando i processi biochimici (aminoacidi); svolgono un’azione nutritiva diretta ed un’azione biologica indiretta nei confronti dei parassiti e delle avversità ambientali, stimolano la fioritura, favoriscono l’allegagione, migliorano le qualità dei frutti (catalizzatori nutrizionali a funzione pseudormonale).</p>
<p><strong>Irrigazione</strong></p>
<p>Analizzare sempre un campione dell’acqua di irrigazione disponibile o richiedere i dati al competente &#8220;consorzio&#8221; per conoscere il contenuto degli ioni, quello salino (cloro, sodio, nitrati, ecc.) e la conducibilità elettrica della quale si riportano i valori di riferimento: ECW (mS/cm) da 0,7 a 1,2 si hanno danni limitati, oltre l’1,2 danni gravi.</p>
<p>L’impianto irriguo adottato in tutte le coltivazioni prevede un sistema di microirrigazione localizzata sotto la pacciamatura con un’ala gocciolante munita di microerogatori o una più semplice manichetta forata, collegata ad un sistema di fertirrigazione. Più complessi i sistemi usati nelle serre per la coltura &#8220;fuori suolo&#8221;.</p>
<p><strong>Cure colturali</strong></p>
<p>Utilizzando piante frigoconservate per la sola produzione primaverile, queste emettono una o due infiorescenze subito dopo la piantagione che vanno asportate prima possibile per favorire una buona radicazione. Dopo 30-40 giorni dalla piantagione, le piante frigo emettono degli stoloni (in numero maggiore se il trapianto è tardivo) che occorre asportare con due-tre interventi.</p>
<p>Prima della ripresa vegetativa primaverile, in ogni tipo d’impianto è necessario asportare tutto il fogliame vecchio, lasciando solo quello verde in formazione, allo scopo di ridurre eventuali focolai di infezioni fungine e le forme svernanti di insetti, provvedendo alla distruzione di tutto il materiale, erba compresa, lontano dal campo o dal tunnel-serra.</p>
<p><strong>La difesa della fragola</strong></p>
<p>Il disciplinare nazionale di produzione della fragola è rivolto, nella maggior misura possibile, al rispetto dell’ambiente favorendo l’attività degli insetti , acari ed altri organismi utili presenti naturalmente sul campo. I fitofarmaci dovranno essere impiegati per gli insetti solo dopo il superamento della soglia economica di rischio, utilizzando principi attivi a minor rischio per gli organismi utili. Per le crittogame i riferimenti per determinare tale soglia sono i modelli previsionali o le condizioni fenologiche e climatiche favorevoli allo sviluppo del patogeno.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">La fragola è certamente la coltura che ha avuto ed ha tuttora la maggiore evoluzione di tecnica colturale degli ultimi decenni. Il rapido variare della &#8220;tecnologia&#8221; fa sì che la coltivazione della fragola subisca degli spostamenti da un’area dove si utilizzano certe tecniche ad un’altra che ne introduce di nuove.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">A livello europeo Spagna, Italia e Francia sono nell’ordine i tre principali Paesi produttori di fragole. Negli ultimi anni in Belgio, Olanda ed in alcune zone alpine italiane si è avuta una espansione della fragola con la messa a punto di tecniche di coltivazione &#8220;fuori suolo&#8221; per produrre fragole &#8220;fuori stagione&#8221; che può significare una produzione anticipata quanto una ritardata.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Gli standard varietali stanno subendo importanti variazioni in entrambi gli areali di coltivazione: quello meridionale (Spagna ed Italia Meridionale, Nord Africa e altri Paesi mediterranei) che vede l’affermarsi di varietà &#8220;californiane&#8221; o da esse derivate; quello settentrionale (Val Padana, Francia ed Europa Centro-Settentrionale) dove dominano varietà &#8220;europee&#8221; di recente costituzione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Clima</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">La fragola è influenzata maggiormente da due fattori climatici: la temperatura e la luce. I parametri climatici molto differenziati nelle svariate zone di coltivazione, determinano l’esaltazione delle diverse caratteristiche genetiche di ogni varietà e dei differenti sistemi di coltivazione: piante frigo, fresche, in vasetto, ecc..; varietà brevi-diurne, a giorno neutro, rifiorenti, ecc..</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">I valori ritenuti critici nelle fasi vegetative sono:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">-12°C temperatura minima letale;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">-2-0°C temperatura critica durante la fioritura;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">25-30°C temperatura massima in coltura protetta durante la fioritura.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Sbalzi termici durante la fioritura provocano deformazione dei frutti specie in coltura protetta. Minime termiche elevate ed elevata intensità luminosa sono le condizioni ottimali per l’impiego di piantine fresche e piantagioni autunnali, tecnica usata nel sud della Spagna, ma che si verificano difficilmente nel meridione italiano.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Coltura in serra</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Attualmente si assiste ad un progressivo aumento della superficie coltivata a fragola sotto tunnel-serra ed una parallela diminuzione di quella a pieno campo, anche quando non viene richiesta una produzione anticipata; questo perchè si vuole evitare il rischio di danni dovuti ad intemperie, visto l’alto investimento che la coltura comporta ed i periodi di raccolta sempre a rischio di pioggia, grandine, brinate, ecc..</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">La copertura viene fatta con film plastici termici di PVC ed EVA ad alta trasparenza, dello spessore di 0,15-0,20 mm; la copertura crea un microclima che agisce sul ciclo colturale anticipando la raccolta di diverse settimane se posta precocemente (dicembre al Sud, gennaio-febbraio al Nord); prolunga e protegge la raccolta nella coltura autunnale se posta all’inizio della fioritura; riduce il rischio di marciume e permette la raccolta anche durante la pioggia in ogni caso.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">E’ importante evitare sbalzi termici per quanto possibile ed arieggiare molto; meglio qualche giorno di ritardo nella raccolta che tanti frutti deformi o colpiti da botrite. La temperatura all’interno del tunnel non deve superare di giorno i 28-30°C, nè si debbono formare forti condense che portano a scottature fogliari e a marciumi di fiori o frutti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Terreno</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">La fragola si adatta a molti tipi di terreno per quanto i parametri ottimali per la coltivazione siano:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">• profondità utile superiore a 50 cm;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">• terreno sciolto o mediamente compatto;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">• reazione sub-acida;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">• calcare attivo inferiore al 6%;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">• salinità inferiore a 2 mS/cm;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">• assenza di ristagni idrici.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">La preparazione del terreno deve garantire un regolare deflusso delle acque ed un buon drenaggio.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">L’aratura nei terreni di medio impasto o sciolti va effettuata a 35-40 cm seguita immediatamente dall’affinamento superficiale; nei terreni compatti è opportuno far precedere una ripuntatura a 50-60 cm.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Le prode debbono essere il più possibile alte: 25 cm ed oltre favoriscono un regolare sgrondo delle acque in eccesso ed una migliore areazione delle piante.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">La pacciamatura con polietilene nero da 0,05-0,07 mm di spessore è pratica oramai indispensabile per contenere lo sviluppo di erbe infestanti, garantire la pulizia dei frutti e ridurre gli attacchi di marciume.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Il ristoppio può determinare gravi problemi fitosanitari; evitare anche che la fragola sia preceduta da pomodoro, patata, peperone, melanzana in quanto le solanacee in genere vanno soggette a malattie dell’apparato radicale (Phythophtora, Verticillium) che potrebbero poi infettare le piante di fragola.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Nei terreni &#8220;stanchi&#8221; è preferibile una messa a riposo con eventuale sovescio di orzo o colza o, se impossibile, effettuare la sterilizzazione del terreno (con bromuro di metile o altri prodotti) per eliminare i nematodi ed i funghi eventualmente presenti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Scelta del tipo di pianta</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Ultimamente sono state messe a punto nuove tecniche di coltivazione per la produzione di frutta &#8220;fuori stagione&#8221;; queste coltivazioni necessitano di una diversa tipologia di &#8220;piante ingrossate&#8221;; queste possono essere frigoconservate o piante fresche:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">• Waiting bed (WB): piante frigoconservate dopo un ingrossamento in letto d’attesa con 2 o più gemme a fiore.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">• Trayplant (TP): piante frigoconservate con una parte di foglie, ottenute da stoloni fatti radicare e poi ingrossati in estate-autunno in appositi contenitori e in ambienti protetti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">• A+ : piante frigoconservate selezionate con calibro al colletto superiore a 14 mm.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">• cime radicate: piante fresche originate da giovani stoloni provvisti di abbozzi radicali fatti radicare in vassoi di polistirolo con 50-80 alveoli e vendute pronte per il trapianto.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">• piante in vasetto: piante fresche che possono avere origine o da piante frigo di diametro piccolo (AA) o da stoloni freschi più o meno radicati e messi in vasetti di materiale plastico a completare la radicazione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Le &#8220;piante ingrossate&#8221; trovano applicazione nelle colture &#8220;fuori stagione&#8221; sia per produzioni autunnali sotto tunnel-serra che per produzioni estive di montagna, essendo in grado di emettere un numero di fiori sufficiente a garantire una buona produzione già dopo 50-70 giorni dalla piantagione. Sono anche le sole piante utilizzabili nella coltivazione &#8220;fuori suolo&#8221;, una tecnica messa a punto in Belgio e Olanda che sta trovando sempre più interesse e qualche applicazione anche in Italia; è una tecnica molto sofisticata e costosa che consiste nel coltivare le piante di fragola in sacchi di torba concimata adagiati su sostegni a 1,20-1,50 m da terra entro serre dotate di fertirrigazione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Le &#8220;piante ingrossate&#8221; consentono due cicli di produzione, il primo a 60-70 giorni dopo il trapianto ed il secondo, normale, in primavera.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Le piante fresche radicate in vasetto consentono di anticipare la piantagione di circa un mese rispetto alle piante fresche spagnole, effettuato nel meridione italiano, con indubbi vantaggi per l’aumento di produzione e la precocità che ha la pianta fresca rispetto a quella tradizionale di frigo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Densità di piantagione</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">L’impianto a file binate su prode coperte con film di polietilene nero, forato o da forare, è il sistema largamente più usato, sia nella coltivazione in tunnel-serra che in pieno campo, ed offre le migliori garanzie produttive con una densità media di 50.000 piante/ha. Nel sud Italia e nel veronese la densità media aumenta a 60-80.000 piante/ha; occorre però segnalare come in alcune aree siano diffusi anche impianti con tre o quattro file per prode o con distanze molto ravvicinate lungo la fila che permettono di superare le 100.000 piante/ha.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Trapianto</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Con le nuove tecniche di coltivazione e la disponibilità di diversi tipi di piante, l’epoca del trapianto si è allungata anche per la produzione normale primaverile; per le produzioni &#8220;fuori stagione&#8221; si calcola 60-70 giorni prima dell’inizio della raccolta.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Le piantine vanno collocate alla giusta profondità con il germoglio fuori terra e le radici tutte interrate.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Concimazione</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">La distribuzione di ammendanti organici (letame o concimi organici pellettati) è molto importante per la fragola in quanto migliora la struttura dei terreni, le disponibilità degli elementi, aumenta l’attività della fauna utile e apporta, con la sua lenta degradazione, una certa quantità di azoto nel terreno. Va eseguita alcuni mesi prima del trapianto o somministrata alla precedente coltura. Nei terreni sottoposti a bromurazione non sono ammesse letamazioni prima della sterilizzazione, perchè le sostanze organiche potrebbero trattenere il bromuro con gravi effetti sull’attecchimento delle piante, mentre i concimi organici pellettati sterilizzati debbono essere distribuiti almeno 15-20 giorni dopo la bromurazione ed in quantità ridotta del 30-50%.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Gli apporti di sostanza organica sono determinati dalla dotazione del terreno riscontrati con opportune analisi: 300-400 q/ha di letame, oppure l’equivalente in concimi organici pellettati, sono la dose da distribuire nei suoli con condizioni di normale dotazione: 0,8-1,3% per i terreni sciolti; 1,5-2,0% per quelli di medio impasto o argillosi</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Il fosforo deve essere distribuito soprattutto in preimpianto e, per mezzo della fertirrigazione, nelle prime fasi di vegetazione in quanto favorisce la radicazione. Le dosi da distribuire sono determinate dalla dotazione riscontrata attraverso le analisi e dalla produzione prevista; per una dotazione normale, 25-30 ppm in terreni sciolti o 30-35 ppm in quelli medi, e una produzione prevista di 300 q/ha, gli apporti consigliati sono 90-120 Kg/ha di P2O5.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Il potassio deve anch’esso essere distribuito per 1/3 o metà in preimpianto riservando la rimanente quantità per la fase di ingrossamento dei frutti. Le dosi consigliate, con una produzione prevista di 300 q/ha e una normale dotazione riscontrata dalle analisi di 100-140 ppm in terreni sciolti o 120-180 ppm per quelli di medio impasto, è di 250-300 Kg/ha di K2O.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">L’azoto è l’elemento che va distribuito in modo molto frazionato; la dose consigliata da distribuire è di 100-200 Kg/ha ed è determinata tenendo conto della quantità asportata da una produzione di 300 q/ha (60-80 Kg/ha) e dalle perdite dovute al dilavamento (30-60 Kg/ha annuo). Deve essere dato per 3/4 in forma nitrica e per 1/4 in forma ammoniacale; quest’ultima contribuisce a mantenere basso il pH della soluzione nutritiva della pianta, cosa gradita alla fragola.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Per quanto riguarda la distribuzione dei macroelementi N-P-K occorre adottare alcuni accorgimenti:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">• in terreni sottoposti a bromurazione non va distribuito azoto in preimpianto, ridurre del 30-40% gli apporti di potassio e del 40-80% quelli di fosforo secondo la dotazione del terreno;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">• frazionare il più possibile gli interventi di fertirrigazione;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">• non superare mai, nelle soluzioni che si distribuiscono con la fertirrigazione, la concentrazione di 1 g/l (ossia una conducibilità di 1700-1800 ms);</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">• durante la fioritura e fino all’allegagione, distribuire l’azoto con cautela mantenendo un rapporto ottimale fra vegetazione e parti fruttifere (fiori e frutti) dosando nel contempo anche l’acqua di irrigazione (in questa fase è anche possibile aumentare la concentrazione della soluzione, stante l’elevato fabbisogno di elementi nutritivi, fino a 1.2-1,3 g/l);</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">• analizzare l’acqua di irrigazione: un pH alcalino dovuto a dosi elevate di &#8220;bicarbonati&#8221; rende indisponibili gli elementi in essa contenuti; l’abbassamento del pH a valori sub-acidi, intorno a pH 5,5 mediante &#8220;acido nitrico&#8221;, aumenta l’assorbimento degli elementi, in particolare dei microelementi; in questo caso le dosi possono essere ridotte (fare attenzione che non vi siano parti metalliche nell’impianto d’irrigazione).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Il calcio ed il magnesio sono indispensabili mesoelementi assorbiti in modo particolare dopo la ripresa primaverile, dalla fioritura fino all’allegagione; vanno somministrati attraverso la fertirrigazione avendo cura di verificarne le quantità presenti nell’acqua usata per l’irrigazione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Fra i microelementi il ferro è il più importante e va somministrato in forma chelata, preferendo il tipo EDDHA, 30-40 giorni dopo la piantagione ed una o più volte dalla ripresa vegetativa alla fecondazione. Il boro, oltre che per tutto il ciclo, deve essere somministrato in modo particolare durante la radicazione e prima della fecondazione intervenendo anche per via fogliare. Altri microelementi, manganese, zinco, rame, molibdeno, cobalto, vanno distribuiti a dosi fisse durante tutto il ciclo di coltivazione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Estratti umici, fitostimolanti e catalizzatori nutrizionali, anche se introdotti da pochi anni nella pratica agronomica, stanno riscuotendo un forte interesse e una sempre maggior utilizzazione; questi prodotti, associati ai concimi, facilitano la migrazione radicale migliorando l’assorbimento dei macro e microelementi (acidi umici e fulvici); attivano le funzioni vitali delle piante stimolando i processi biochimici (aminoacidi); svolgono un’azione nutritiva diretta ed un’azione biologica indiretta nei confronti dei parassiti e delle avversità ambientali, stimolano la fioritura, favoriscono l’allegagione, migliorano le qualità dei frutti (catalizzatori nutrizionali a funzione pseudormonale).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Irrigazione</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Analizzare sempre un campione dell’acqua di irrigazione disponibile o richiedere i dati al competente &#8220;consorzio&#8221; per conoscere il contenuto degli ioni, quello salino (cloro, sodio, nitrati, ecc.) e la conducibilità elettrica della quale si riportano i valori di riferimento: ECW (mS/cm) da 0,7 a 1,2 si hanno danni limitati, oltre l’1,2 danni gravi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">L’impianto irriguo adottato in tutte le coltivazioni prevede un sistema di microirrigazione localizzata sotto la pacciamatura con un’ala gocciolante munita di microerogatori o una più semplice manichetta forata, collegata ad un sistema di fertirrigazione. Più complessi i sistemi usati nelle serre per la coltura &#8220;fuori suolo&#8221;.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Cure colturali</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Utilizzando piante frigoconservate per la sola produzione primaverile, queste emettono una o due infiorescenze subito dopo la piantagione che vanno asportate prima possibile per favorire una buona radicazione. Dopo 30-40 giorni dalla piantagione, le piante frigo emettono degli stoloni (in numero maggiore se il trapianto è tardivo) che occorre asportare con due-tre interventi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Prima della ripresa vegetativa primaverile, in ogni tipo d’impianto è necessario asportare tutto il fogliame vecchio, lasciando solo quello verde in formazione, allo scopo di ridurre eventuali focolai di infezioni fungine e le forme svernanti di insetti, provvedendo alla distruzione di tutto il materiale, erba compresa, lontano dal campo o dal tunnel-serra.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>La difesa della fragola</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Il disciplinare nazionale di produzione della fragola è rivolto, nella maggior misura possibile, al rispetto dell’ambiente favorendo l’attività degli insetti , acari ed altri organismi utili presenti naturalmente sul campo. I fitofarmaci dovranno essere impiegati per gli insetti solo dopo il superamento della soglia economica di rischio, utilizzando principi attivi a minor rischio per gli organismi utili. Per le crittogame i riferimenti per determinare tale soglia sono i modelli previsionali o le condizioni fenologiche e climatiche favorevoli allo sviluppo del patogeno.</p>
<table width="60%" border="1" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="50%"><span style="color: #0000ff; font-size: small;"><strong>Avversità </strong></span></td>
<td width="50%"><span style="color: #0000ff; font-size: small;"><em><strong>Principio attivo</strong></em></span></td>
</tr>
<tr>
<td width="50%"><span style="color: #ff0000; font-size: small;"><strong>Ficomiceti</strong></span></td>
<td width="50%"><span style="color: #008000; font-size: small;"><em><strong>Euparen<br />
Fosetil alluminio<br />
Metalaxil<br />
Propamocarb<br />
Cupravit Flow<br />
Pomarsol 50 WG</strong></em></span></td>
</tr>
<tr>
<td width="50%"><span style="color: #ff0000; font-size: small;"><strong>Oidio </strong></span></td>
<td width="50%"><span style="color: #008000; font-size: small;"><em><strong>Nuarimol<br />
Penconazolo<br />
Pirazofos (*)<br />
Triforine<br />
Zolfo bagnabile Bayer</strong></em></span></td>
</tr>
<tr>
<td><span style="color: #ff0000; font-size: small;"><strong>Marciumi (Botrite)</strong></span></td>
<td><span style="color: #008000; font-size: small;"><em><strong>Clozolinate<br />
Euparen<br />
Iprodione<br />
Procimidone<br />
Vinclozolin</strong></em></span></td>
</tr>
<tr>
<td><span style="color: #ff0000; font-size: small;"><strong>Antracnosi</strong></span></td>
<td><span style="color: #008000; font-size: small;"><em><strong>Clozolinate<br />
Euparen<br />
Cupravit Flow<br />
Pomarsol 50 WG</strong></em></span></td>
</tr>
<tr>
<td><span style="color: #ff0000; font-size: small;"><strong>Afidi </strong></span></td>
<td><span style="color: #008000; font-size: small;"><em><strong>Tamaron<br />
Acefate<br />
Endosulfan (*)<br />
Eptenofos<br />
Piretro (naturale)<br />
Pirimicarb</strong></em></span></td>
</tr>
<tr>
<td><span style="color: #ff0000; font-size: small;"><strong>Tripidi</strong></span></td>
<td><span style="color: #008000; font-size: small;"><em><strong>Acefate<br />
Folithion<br />
Tamaron<br />
Mesurol</strong></em></span></td>
</tr>
<tr>
<td><span style="color: #ff0000; font-size: small;"><strong>Acari </strong></span></td>
<td><span style="color: #008000; font-size: small;"><em><strong>Peropal<br />
Clofentezine<br />
Dicofol<br />
Endosulfan (*)<br />
Eptenofos</strong></em></span></td>
</tr>
<tr>
<td><span style="color: #ff0000; font-size: small;"><strong>Nottue </strong></span></td>
<td><span style="color: #008000; font-size: small;"><em><strong>Tamaron<br />
Acefate<br />
Mesurol<br />
Dipterex liquidi<br />
Triclorfon</strong></em></span></td>
</tr>
<tr>
<td><span style="color: #ff0000; font-size: small;"><strong>Nematodi</strong></span></td>
<td><span style="color: #008000; font-size: small;"><em><strong>Dazomet (*)<br />
Nemacur granulare</strong></em></span></td>
</tr>
<tr>
<td><span style="color: #ff0000; font-size: small;"><strong>Malerbe</strong></span></td>
<td><span style="color: #008000; font-size: small;"><em><strong>Glufosinate ammonio<br />
Setossidim<br />
Quizalofop etile<br />
Difenamide</strong></em></span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="font-size: small;"><em>(*) Prodotto da utilizzare solo in casi di stretta necessità, sotto il<br />
controllo del tecnico del Centro di Iotta.</em></span></p>
<p><em>Il nome Zanzi viene da sempre associato alle piante da frutto, alle centinaia di varietà divulgate in Italia e nei Paesi mediterranei dall’opera incessante, faticosa, ma soddisfacente, dei fondatori dei Vivai Zanzi. Oltre all’introduzione delle migliori varietà di fruttiferi, di portinnesti clonali e di varietà di fragola, occorre riconoscere anche il contributo dato da questa &#8220;famiglia di agricoltori&#8221; alla diffusione di innovazioni tecnologiche che hanno contribuito in modo significativo alla specializzazione della moderna frutticoltura.</em></p>
<p><em>Contatta Vivai Zanzi offre spedizioni tramite corriere con comodo pagamento contrassegno, per un minimo di 1 cassa per varietà (mediamente 700 piante).</em></p>
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		<title>Orto Urbano</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Aug 2011 12:56:13 +0000</pubDate>
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<p>Si tratta in genere di piccoli lotti di terreno (tra i 40 e i 65 mq.) di proprietà comunale da adibire ad orti e giardinaggio ricreativo ed assegnati in comodato ai cittadini richiedenti, che li coltivano per consumi familiari. Possono essere anche luoghi adatti allo svolgimento di attività didattiche per i più giovani.</p>
<p>La passione per la coltivazione casalinga dell’orto coinvolge allo stesso modo ambo i sessi e piace ai giovani, giacché è praticato da più di uno su quattro di quelli con età compresa tra i 25 e i 34 anni, anche se l&#8217;interesse aumenta con l&#8217;età e raggiunge quasi la metà degli over 65.</p>
<p>Tratto da: <a title="orti urbani" href="http://www.campagnamica.it/stili-sostenibili/progetto-nazionale-orti-urbani" target="_blank">http://www.campagnamica.it/stili-sostenibili/progetto-nazionale-orti-urbani</a></p>
<p>Clicca sul link per leggere il post originale e consultare i pdf con le le dieci esperienze di partenza nelle diverse città italiane.</p>
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		<title>Hortocity, orti in città</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2011 11:05:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[HORTICITY è una società specializzata nella pianificazione, progettazione e realizzazione di sistemi per la coltivazione di frutta ed ortaggi in ambito urbano. Horticity aiuta a soddisfare il desiderio/la passione di coltivare l’orto in terrazzo (mini-orto) creando un piccolo angolo di natura dove far crescere non solo le tradizionali piante aromatiche (basilico, rosmarino e mentuccia) ma [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>HORTICITY è una società specializzata nella pianificazione, progettazione e realizzazione di sistemi per la coltivazione di frutta ed ortaggi in ambito urbano.</p>
<div id="attachment_1886" class="wp-caption alignleft" style="width: 494px"><a href="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/DSC_0061.jpg"><img class="size-full wp-image-1886" title="Hortocity, orti in città" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/DSC_0061.jpg" alt="Hortocity, orti in città" width="484" height="324" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;orto realizzato nel condominio popolare di Via Gandusio</p></div>
<p>Horticity aiuta a soddisfare il desiderio/la passione di coltivare l’orto in terrazzo (mini-orto) creando un piccolo angolo di natura dove far crescere non solo le tradizionali piante aromatiche (basilico, rosmarino e mentuccia) ma anche pomodori, zucchine e lattuga per la produzione casalinga.</p>
<p>Le tecniche adottate sono quelle tipiche delle coltivazioni fuori suolo intensive ma opportunamente modificate per adattarle alle esigenze di spazio, input e cure proprie della piccola produzione domestica.</p>
<p>Horticity è, altresì, impegnata nella promozione e diffusione del valore sociale della pratica orticola nel contesto urbano sia attraverso la partecipazione a progetti di realizzazione e gestione di orti comunitari che la prestazione di consulenza e formazione alle associazioni di orticoltori.</p>
<p><a href="http://www.horticity.it/" target="_blank">http://www.horticity.it/</a><br />
<span id="more-1885"></span><br />
<a href="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/DSC_0033.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1887" style="margin: 4px;" title="Hortocity, idroponica urbana" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/DSC_0033.jpg" alt="Hortocity, idroponica urbana" width="718" height="481" /></a></p>
<p><a href="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/DSC_0100.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1888" title="Hortocity, fuorisuolo cittadino" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/DSC_0100.jpg" alt="Hortocity, fuorisuolo cittadino" width="718" height="481" /></a></p>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 14:27:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[WIP – WormInProgress è un progetto senza scopo di lucro che, primo in Italia, promuove la diffusione del vermicompostaggio domestico, fornendo informazioni, assistenza, consigli, proposte. Il vermicompostaggio domestico è una pratica semplice e virtuosa, pulita e igienica, per trasformare in compost i rifiuti di origine vegetale, grazie all’azione dei lombrichi. Richiede solo un piccolissimo spazio, [...]
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>WIP – WormInProgress è un progetto senza scopo di lucro che, primo in Italia, promuove la diffusione del vermicompostaggio domestico,</p>
<div id="attachment_1873" class="wp-caption alignright" style="width: 303px"><a href="http://www.giardinaggioindoor.it/2011/07/18/worm-in-progress/worms/" rel="attachment wp-att-1873"><img class="size-full wp-image-1873 " style="margin: 4px;" title="worms-in-progress" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/worms.jpg" alt="worms-in-progress" width="293" height="173" /></a><p class="wp-caption-text">immagine: www.worminprogress.it</p></div>
<p>fornendo informazioni, assistenza, consigli, proposte. Il vermicompostaggio domestico è una pratica semplice e virtuosa, pulita e igienica, per trasformare in compost i rifiuti di origine vegetale, grazie all’azione dei lombrichi. Richiede solo un piccolissimo spazio, in appartamento o sul balcone, non ha bisogno di particolare manutenzione. In più, oltre ad avere un alto valore ecologico in quanto riduce i problemi conseguenti al conferimento in discarica o inceneritore, può anche diventare fonte di guadagno (con la rivendita del compost) o di risparmio (con la riduzione della tassa sui rifiuti nelle regioni che applicano tariffe “a peso”).</p>
<p><span id="more-1872"></span>Infatti, con il vermicompostaggio domestico si danno risposte concrete a diverse esigenze: trattamento dei rifiuti in modo biologico; razionalizzazione nella gestione dei rifiuti urbani; produzione di fertilizzante a basso costo per piante d’appartamento, giardinaggio od orticultura; consapevolezza sulla produzione individuale di rifiuti; riduzione dell’impatto dei rifiuti sull’economia pubblica e privata.</p>
<p>Tutto ciò è confermato dal grande sviluppo che il vermicompostaggio domestico ha in nord Europa e nord America, assumendo forme di fenomeno di massa in alcune zone periferiche di Londra, New York, Berlino, o nei quartieri urbani a spiccata vocazione giovanile ed ecologica, come Keetwoven ad Amsterdam e Nolita a New York.</p>
<p>È sufficiente una breve perlustrazione nella rete per rendersi conto di tale larga diffusione. E per verificare come qui in Italia siamo ancora all’anno 0 di questa pratica virtuosa.</p>
<p>WIP è nato per accendere l’interesse nel dibattito pubblico e diffondere la pratica nell’ambito privato.</p>
<p><a href="http://www.worminprogress.it/" target="_blank">http://www.worminprogress.it/</a></p>
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		<title>Coltivazione del tabacco in Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 10:54:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA["Lavoriamo per il futuro della tabacchicoltura", incontro sul futuro della coltivazione di tabacco in Italia. La produzione di tabacco italiano: tavola rotonda.
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/pianta-di-tabacco.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1838" style="margin: 4px;" title="pianta di tabacco" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/pianta-di-tabacco.jpg" alt="pianta di tabacco" width="180" height="211" /></a>Il futuro delle coltivazioni di tabacco italiane, tra le migliori a livello mondiale, è legato allo sviluppo delle ricerca e alla sostenibilità di  un settore che in Italia impiega oltre 60.000 addetti che arrivano a  200.000 con l&#8217;indotto (comprese le rivendite di tabacchi) e che tuttavia  soffre anche per l&#8217;impatto delle normative europee.</p>
<p>Sono i temi  principali affrontati oggi in un convegno che si è svolto a Città di  Castello, in provincia di Perugia, nel cuore dell&#8217;Umbria, terza regione  per produzione di tabacco con le sue 17.000 tonnellate annue.</p>
<p><span id="more-1837"></span></p>
<p>L&#8217;incontro dal titolo &#8221;Lavoriamo per il futuro della  tabacchicoltura&#8221; ha fatto il punto sul progetto di ricerca, avviato nel  2010, che ha visto il coinvolgimento di Ismea, Università di Napoli Federico II, Università di Perugia, e Unitab.  Il dibattito, cui hanno partecipato studiosi, politici e imprenditori,  si è incentrato sulle proposte avanzate dalla Commissione europea, in  particolare dalla direzione generale Sanco, per la revisione della  Direttiva sui prodotti di tabacco, e ancora si è parlato di costi di  produzione e di malattie che minano qualità e quantità dei tabacchi.</p>
<div><!-- .leogoo { width: 200px; overflow: hidden; text-align: left; float: left; background-color: rgb(255, 255, 255); border: 1px solid rgb(177, 177, 177); margin: 0px 10px 0px 0px; }.leogoo_by { font-family: Arial,Verdana,Tahoma; font-size: 10px; font-weight: bold; color: rgb(69, 69, 69); border-bottom: 1px dotted; }.leogoo_by a { color: rgb(69, 69, 69); text-decoration: none; }.leogoo_by a:hover { background-color: rgb(255, 255, 255); color: rgb(69, 69, 69); text-decoration: none; }.leogoo_title { width: 200px; font-family: Georgia,Times New Roman,serif; font-size: 12px; font-weight: bold; color: rgb(0, 51, 153); }.leogoo_title a { color: rgb(0, 51, 153); text-decoration: none; }.leogoo_title a:hover { background-color: rgb(255, 255, 255); color: rgb(0, 51, 153); text-decoration: underline; }.leogoo_description { width: 200px; font-family: Arial,Verdana,Tahoma; font-size: 11px; color: rgb(0, 0, 0); line-height: 15px; }.leogoo_url { font-family: Arial,Verdana,Tahoma; font-size: 11px; font-style: italic; color: rgb(69, 69, 69); }.leogoo_url a { color: rgb(69, 69, 69); text-decoration: none; }.leogoo_url a:hover { background-color: rgb(255, 255, 255); color: rgb(69, 69, 69); text-decoration: none; } -->&#8220;Il primo obiettivo è ridurre i costi di produzione&#8221; ha detto Oriano  Gioglio, direttore di Unitab. in rappresentanza dei produttori di  tabacco. Infatti, ha spiegato Gioglio, &#8220;i tabacchicoltori si trovano in  grandi difficoltà dopo la fine degli aiuti comunitari che coprivano il  50% del valore della produzione. E&#8217; ovvio comunque che il mercato deve  fare di più&#8221;. Sul fronte normativo, a livello europeo, ha continuato  Gioglio &#8220;l&#8217;Italia sta cercando di fare fronte comune con i paesi  produttori di tabacco ma preoccupano alcune modifiche che se approvate  darebbero un colpo ai nostri tabacchicoltori soprattutto campani&#8221;.</p>
<p>In particolare desta allarme il divieto di utilizzo degli ingredienti per la produzione delle sigarette che  rischia di annullare la produzione di varietà Burley, coltivata  soprattutto in Campania e destinata alle sigarette &#8216;American Blend&#8217;,  composte da miscele di diverse qualità che necessitano di essere  combinate con ingredienti. Altro punto nodale delle modifiche della  Commissione Ue la introduzione del &#8216;pacchetto generico&#8217; che prevede  pacchetti di sigarette tutti uguali, in tinta unita, al quale la filiera  italiana del tabacco è ostile.</p>
<p>Il dibattito nella cittadina umbra si è imperniato anche sulla  ricerca scientifica sia per l&#8217;uso razionale dell&#8217;acqua, affrontato da  Enrico Fratteggiani, sia sulla lotta alle orobanche, parassiti del  tabacco nell&#8217;intervento di Astolfo Zoina, docente dell&#8217;Università  Federico II di Napoli. Inoltre, sono stati illustrati anche i risultati  dell&#8217;indagine sui costi di produzione del tabacco Bright e  l&#8217;individuzione di best practice dal prof Antonio Perri dell&#8217;Università  di Perugia.</p>
<p>Infine, hanno partecipato a un&#8217;interessante tavola rotonda, tra gli  altri l&#8217;assessore all&#8217;Agricoltura dell&#8217;Umbria Fernanda Cecchini, il  parlamentare Walter Verini (Pd), la professoressa Ventura  dell&#8217;Università di Perugia e il presidente di Un.I.Tab. Roberto Di Menno  Di Bucchianico.</p>
<p><em>fonte: <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Sostenibilita-e-sviluppo-della-ricerca-per-il-futuro-delle-coltivazioni-di-tabacco-italiane_311927521272.html" target="_blank">adnkronos</a></em></p>
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		<title>Ormone radicante fatto in casa</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 17:05:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Come fare in casa l'ormone radicante per talee e piantine, biologico e gratuito, dal Salice. Fare radicare i cloni senza prodotti chimici e senza spendere nulla.
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In moltissimi abbiamo ammirato qualche volta un bell&#8217;albero di Salice. <a href="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/ormone-radicante-fai-da-te.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1834" title="ormone-radicante-fai-da-te" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/ormone-radicante-fai-da-te.jpg" alt="ormone radicante fai da te" width="240" height="218" /></a></p>
<p>Il Salice è un albero dalla crescita molto veloce, con foglie decidue, tipico dell&#8217;emisfero nord e amante dei terreni umidi. Uno dei più noti appartenenti alla famiglia dei Salici è il <strong>Salice Piangente</strong>, bellissima pianta dai tipici rami cascanti, con foglie allungate che spesso presentano una faccia inferiore setosa o bianca.</p>
<p>La popolarità di questo albero è in buona parte dovuta alla sua versatilità: <strong>la corteccia è usata in medicina per il contenuto di salicina</strong> (da cui l&#8217;acido acetilsalicilico, ovvero il principio attivo dell&#8217;Aspirina) antinfiammatorio e analgesico. Il legno viene utilizzato per la costruzione di mobili, utensili ed impiallacciature, la fibra utilizzata per produrre cordami e carta; i rami vengono intrecciati per costruire cesti, nasse e vari oggetti (<strong>vimini</strong>).</p>
<p><span id="more-1833"></span></p>
<p><strong>Questo albero si produce facilmente da talea</strong> e sviluppandosi molto in fretta è ideale per la produzione di biomassa, scopo per cui è già largamente coltivato.</p>
<p>Ma quello che ci interessa principalmente è l&#8217;ormone presente nella corteccia, un <strong>naturale, biologico e validissimo aiuto per la radicazione di talee</strong>. Questo ormone è responsabile della incredibile capacità del Salice di mettere radici in quasi qualunque condizione. Anche pezzi di tronco in terreni umidi  o rami semplicemente lasciati in ammollo radicano con facilità.</p>
<p><strong>Come possiamo utilizzare il Salice per produrre un ormone radicante fai da te per le nostre talee?</strong></p>
<p>Sfruttando la presenza di <strong>acido indolbutirrico e acido salicilico</strong> e preparando un bel &#8216;the di Salice&#8217;. Per prima cosa ovviamente bisogna individuare un bell&#8217;albero sano, appartenente alla famiglia dei Salici e recidere poi qualche ramo scegliendolo fra quelli in fase di crescita. Si riconoscono oltre che per la misura e la consistenza per il colore verde o giallo, a differenza dei vecchi rami marroni o grigi.</p>
<p>Eliminate le foglie (che costituiscono tra l&#8217;altro ottimo materiale da compostaggio) e tagliate i rami in pezzetti di un paio di centimetri di lunghezza.</p>
<p>A questo punto potete scegliere la via veloce e ricoprire il legno con acqua bollente da far riposare 12/24 ore, oppure scegliere la via lenta e utilizzare acqua fredda lasciando poi riposare per circa una settimana.</p>
<p>A questo punto il liquido va filtrato, versato in un bel barattolo a chiusura ermetica e riposto in frigo dove potrà essere conservato fino a due mesi. A questo proposito è utile apporre un&#8217;<strong>etichetta con la data</strong> tanto per essere sicuri di non sbagliare.</p>
<p>Per aiutare la <strong>radicazione delle talee</strong> potete usare l&#8217;acqua di Salice in diversi modi: utilizzandola per <strong>annaffiare le talee direttamente nel loro medium</strong> (un paio di volte dovrebbero essere sufficienti) oppure mettendo <strong>le talee  in ammollo per qualche ora</strong> (meglio durante la notte) come fareste con dei fiori recisi in un vaso.</p>
<p>L&#8217;acido salicilico aiuterà ad evitare che i gambi marciscano (da qui l&#8217;uso di molti di mettere Aspirina nell&#8217;acqua dei fiori recisi per farli durare più a lungo).</p>
<p>Questa è una ricetta <strong>semplicissima e piuttosto valida, gratuita e biologica</strong>, che chiunque può utilizzare: non ha la stessa efficienza degli ormoni chimici ma vale la pena di tentare. Potete utilizzare l&#8217;acqua di Salice anche per irrigare le piantine giovani, come <strong>additivo per aiutare la radicazione</strong>.</p>
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		<title>Coltivare funghi Porcini</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 15:11:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Coltivare funghi porcini in casa. E' possibile? La coltivazione del fungo porcino è nei sogni di molti ma è sicuramente di difficile realizzazione.
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>fungo porcino</strong> è uno dei funghi più popolari in cucina, amatissimo per la sua versatilità e per il suo sapore unico.<a rel="attachment wp-att-1649" href="http://www.giardinaggioindoor.it/2010/09/20/coltivare-funghi-porcini/coltivare_porcini/"><img class="alignright size-full wp-image-1649" style="margin: 4px;" title="coltivare_porcini" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/09/coltivare_porcini.jpg" alt="coltivare funghi porcini" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Col nome di <strong>Porcino</strong> si fa normalmente riferimento ad un fungo del genere Boletus, di aspetto tozzo  e spesso di grandi dimensioni. E&#8217; un fungo simbionte e gregario, comune nei boschi di castagni e querce, nelle abetaie e nelle faggete.</p>
<p>La <strong>raccolta dei funghi nei boschi</strong> è un&#8217;attività praticatissima e pertanto regolata in molte zone da regolari controlli per prevenire l&#8217;impoverimento o la deturpazione dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Non tutti ovviamente hanno la possibilità di andare personalmente a raccogliere i propri porcini. E nemmeno le capacità: la ricerca richiede una certa abilità, esperienza e conoscenza del territorio.</p>
<p>La cernita poi va fatta con attenzione, visto che il rischio di intossicazione in caso di consumo di funghi non mangerecci è molto alto e può avere gravissime conseguenze.</p>
<p><span id="more-1648"></span></p>
<p>Insomma, i<strong> funghi porcini</strong> non sono così facili da portare in tavola, se non pagando prezzi spesso salatissimi al negozio di fiducia, sperando non si tratti di prodotti importati da remote regioni.</p>
<p>Ecco quindi che tornerebbe utilissimo produrseli in casa. Molte persone si chiedono <strong>come coltivare funghi porcini</strong> per hobby e magari per guadagno. Ebbene, la natura del <strong>fungo porcino</strong> non ce lo permette così facilmente.</p>
<p>Non esiste infatti un <strong>substrato coltivabile pronto all&#8217;uso</strong>, come accade per altri funghi come gli <a href="http://www.giardinaggioindoor.it/2009/08/30/coltivare-funghi-in-casa/" target="_blank">champignon o gli shiitake</a>. Ne&#8217; è semplice <a href="http://www.giardinaggioindoor.it/2007/04/13/la-coltivazione-dei-funghi/" target="_blank">allestire una fungaia</a> adatta.</p>
<p>Come abbiamo accennato i porcini sono simbionti, ovvero vivono in uno stretto rapporto di scambio con gli alberi. Il micelio del fungo si collega alle radici traendone sostanze nutritive già sintetizzate dalla pianta, come zuccheri ed amidi, rilasciate perchè prodotte in esubero.</p>
<p>L&#8217;apparato radicale si nutre attraverso al micelio come se quest&#8217;ultimo fosse un prolungamento delle radici, sfruttando così una zona molto più vasta e provvedendo maggiore nutrimento all&#8217;albero.</p>
<p>Le micorrize contribuiscono a rendere l&#8217;apparato radicale più forte, robusto, e resistente.</p>
<p><strong>E&#8217; dunque impossibile coltivare funghi porcini?</strong></p>
<p>No, ma è abbastanza complicato da ricordare da vicino la <a href="http://www.giardinaggioindoor.it/2009/01/28/tartufi-e-tartufaie/" target="_blank">coltivazione del tartufo</a>.</p>
<p>Si deve infatti localizzare un ambiente il più simile possibile a quello naturale quanto ad <strong>illuminazione, temperatura ed umidità</strong>. Qui si pianteranno alberi artificialmente micorrizati con <strong>spore di fungo porcino</strong> da ditte specializzate.</p>
<p>Anche il terreno deve avere le caratteristiche ideali e per ottenere buoni risultati è bene utilizzare terriccio che abbia già in passato dato vita a <strong>funghi porcini</strong>.</p>
<p>Per vedere i primi risultati bisogna attendere qualche anno.</p>
<p>L&#8217;intero procedimento è molto oneroso e il prezzo dei funghi non basta ad ammortizzarlo, come accade invece nel caso dei tartufi.</p>
<p>Ecco perchè <strong>la coltivazione del fungo porcino</strong> è una nicchia di mercato ristretta e a tutt&#8217;oggi l&#8217;unica alternativa alla raccolta resta l&#8217;acquisto.</p>
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		<title>Acquaponica, idroponica ed energia solare</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 09:00:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[acquaponica, idroponica, risparmio idrico ed energia solare per costruire una serra completamente autosufficiente ed eco compatibile che sostiene una famiglia di quattro persone. Pesci, ortaggi, frutta, verdura, uova biologiche ed organiche a costo ed impatto zero.
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; possibile per una famiglia di quattro persone rendersi autosufficienti sotto il profilo alimentare con un modestissimo investimento e un po&#8217; di fai da te.</p>
<div id="attachment_1610" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/acquaponica.jpg"><img class="size-full wp-image-1610" title="acquaponica" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/acquaponica.jpg" alt="acquaponica" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">foto: www.gardenpool.org</p></div>
<p>Avendo un po&#8217; di spazio, sì. Questa è la lezione che ci dà questa famiglia di Mesa, Arizona, che trasferitasi nel 2009 in una nuova casa ha trovato già installata una vecchia piscina vuota.</p>
<p>Invece di spendere migliaia di dollari per sistemarla o farla riempire di terra hanno deciso di rimboccarsi le maniche e costruire una<strong> serra urbana economica ed ecosostenibile</strong>, combinando tecniche e concetti base dell&#8217; <strong>aquaponica, idroponica, coltivazione tradizionale, risparmio idrico, filtraggio biologico, allevamento del pollame ed energia solare.</strong></p>
<p>L&#8217;indipendenza totale secondo il progetto avrebbe dovuto essere raggiunta nel 2012, ma già a metà del 2010 l&#8217;impianto procedeva  in <strong>autonomia</strong>.</p>
<p>La produzione garantisce 8 uova fresche al giorno, più <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tilapia" target="_blank"><strong>pesci Tilapia</strong></a> di quanti una famiglia di quattro persone ne possa consumare, e una buona fornitura di frutta, vegetali ed erbe, 365 giorni all&#8217;anno, e tutto <strong>completamente organico e biologico.</strong></p>
<p><span id="more-1609"></span></p>
<p>Le piscine in certe zone degli Stati Uniti sono davvero molto diffuse, ma soprattutto nelle zone aride come questa sono un&#8217;incredibile fonte di spreco. Almeno una volta all&#8217;anno devono essere completamente svuotate e riempite nuovamente, la vasca pulita con acido muriatico e l&#8217;acqua saturata di cloro.  Il filtro inoltre, indispensabile, è il secondo apparecchio elettrico di casa quanto a <strong>consumo elettrico</strong>, dopo il condizionatore.</p>
<p>Si calcola un incremento nell&#8217;uso di acqua potabile attorno al 10% per le famiglie con piscina.</p>
<p>Ovviamente non è indispensabile una piscina per creare una struttura di questo tipo, si tratta solo di sfruttare appieno le risorse a disposizione.</p>
<p>In questo caso si tratta di un vero e proprio <strong>ecosistema simbiotico</strong>, dove il pollaio è costruito sopra lo stagno in modo che i rifiuti prodotti dai polli nutrano i pesci. L&#8217;acqua dei pesci, a sua volta, nutre le piante. Nulla viene sprecato, l&#8217;impiego idrico è minimo.</p>
<p>Ecco il video:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/KMkmgolAj6o&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xd0d0d0&amp;hl=it_IT&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed wmode="transparent" type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="385" src="http://www.youtube.com/v/KMkmgolAj6o&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xd0d0d0&amp;hl=it_IT&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>e qui alcune immagini della serra in costruzione:</p>
<p><a href="http://gardenpool.org/" target="_blank">http://gardenpool.org/</a></p>
<p>Sullo stesso sito altri begli esempi di piscine riciclate come giardini ed orti.</p>
<p>Glossario:</p>
<p><strong>Idroponica</strong>: piante coltivate fuori suolo, con un substrato inerte che ha il solo scopo di sorreggere il peso della pianta, oppure con le radici direttamente immerse nell&#8217;acqua.</p>
<p><strong>Acquacoltura o acquacultura</strong>: sistema di piante e pesci nello stesso ambiente. Permette di coltivare i vegetali alimentandoli con i prodotti di scarto dell&#8217;allevamento dei pesci.</p>
<p><strong>Filtraggio biologico</strong>: impiego di agenti naturali per il filtraggio dell&#8217;acqua, basato sulla biochimica e che prevede l&#8217;utilizzo di piante come come la lenticchia acquatica (visibile nelle foto sullo stagno dei pesci nell&#8217;articolo) .</p>
<p><strong>Energia solare</strong>: in questo caso si tratta di energia solare vera e propria e non di mero riscaldamento solare della serra. I pannelli solari incamerano energia per alimentare le strutture elettriche (come il ventilatore).</p>
<p><strong>Organico</strong>: in questo caso parliamo di fertilizzazione organica, ovvero ottenuta completamente da origine biologica (animale, vegetale o mista). Anche gli animali vengono alimentati in maniera organica.</p>
<p><strong>Biologico</strong>: l&#8217;agricoltura e l&#8217;allevamento biologico implicano la conservazione delle risorse e il minore impatto ambientale possibile.<a title="Sostanza organica del terreno" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sostanza_organica_del_terreno"></a></p>
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		<title>Giardinaggio IKEA: vasi capovolti con 3 euro</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 14:17:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[bricolage]]></category>
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		<description><![CDATA[come riciclare oggetti ikea per realizzare un giardino o un orto capovolto. Piante, fiori e frutti anche in città con poca spesa e qualche borsa di plastica.
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<p>In questo caso anche l&#8217;estetica è soddisfatta.</p>
<p><strong>Descrizione:</strong> per questo progetto si prestano al meglio giovani piantine, sebbene si possa realizzare anche con piante già cresciute. In questo caso sono state utilizzate piante di pomodoro.</p>
<p><strong>Strumenti:</strong> forbici, terra, piante, cartone oppure cartoncino oppure feltro. Un punto in cui appendere il vostro vaso capovolto.</p>
<p><strong>Come procedere?</strong></p>
<p>-Innanzitutto guarda le piante e decidi se vuoi che la pianta cresca capovolta, cioè dal foro sul fondo, o se vuoi tenere il tuo giardino nel verso tradizionale e fare in modo che siano le radici a spuntare dal basso.</p>
<p><span id="more-1582"></span></p>
<p>-Ora prendi le forbici e taglia una ics sul fondo del sacchetto, che sia abbastanza grande da far passare i rami, o la matassa di radici, a seconda di cosa hai deciso al punto presedente. Non esagerare con l&#8217;incisione o la pianta cadrà. Ma non avere nemmeno paura di usare le forbici: ora infatti vediamo come rendere più stabile il fondo e ridurre eventuali buchi eccessivi.</p>
<p>-Ritaglia il cartoncino (una scatola di cereali si presta all&#8217;uso) o il materiale che hai scelto sagomandolo come il fondo della borsa. Lascia qualche centimetro di margine oltre alla ics che hai ritagliato. Questo sarà il &#8216;collare&#8217;.</p>
<p>-Ora pratica un taglio nel collare partendo dall&#8217;esterno e arrivando al centro. Quando arrivi al centro ritaglia un piccolo cerchio attraverso il quale dovrà passare lo stelo. Ora abbiamo un rinforzo per il fondo che sosterrà la pianta e la terra.</p>
<p>-Prendi il collare ed inserisci la pianta utilizzando il taglio fatto nel cartoncino, in modo che il circolo centrale accolga lo stelo. Sistemalo sul fondo e sarai sicuro che la terra non cadrà attraverso la ics che hai praticato nel sacchetto.</p>
<p>-Aggiungi la terra, annaffia e sei pronto  a partire.</p>
<p>Oltre a questi sacchetti IKEA offre parecchi oggetti riciclabili in giardino, come contenitori plastici ideali da trasformare in vasi. Il prezzo medio è inferiore a quello dei vasi acquistati come tali, quindi vale la pena di fare un giro a dare un&#8217;occhiata, e magari apportare qualche semplice modifica con mezzi propri.</p>
<p>Anche gli oggetti che avete già in casa possono essere riciclati: non buttate via prima di avere valutato la possibilità di una nuova vita per le vostre suppellettili!</p>
<p>TRATTO E LIBERAMENTE TRADOTTO DA: <a href="http://ikeahacker.blogspot.com/2010/07/vastlig-topsy-turvy-style-planter-for-2.html" target="_blank">ikeahackerblogspot.com</a></p>
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		<title>Propagazione: semi e talee</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 11:27:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[talee]]></category>

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		<description><![CDATA[Come operare per ottenere talee e gestire semina e propagazione in maniera ottimale
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<p>Uno dei metodi più semplici e popolari per ottenere le proprie piantine è par talea.<br />
Il concetto è quello di prelevare un rametto da una pianta “donatrice” o “madre” e rendere l&#8217;ambiente favorevole perché questo sviluppi radici proprie e dia vita ad una nuova pianta.<br />
Questa tecnica permette di ottenere piante con le stesse caratteristiche genetiche della madre e di potere quindi operare in partenza una scelta quanto a qualità, misura, redditività e tipologia di pianta che andremo a coltivare.<br />
Inoltre l&#8217;utilizzo di talee da piante in fase di crescita avanzata permette di accorciare i tempi e di ottenere più velocemente il raccolto.</p>
<p>La tipologia della talee può variare da pianta a pianta (a seconda del genere andremo a prelevare talee legnose, semi legnose, erbacee, di foglia, di radice o di succulenta) ma generalmente si tratta di un rametto apicale con foglie, stelo ed almeno un nodo.</p>
<p>Vediamo come procedere: sarà innanzitutto necessario sterilizzare tutto il materiale.<br />
Dopo di che inzuppiamo il substrato (ad esempio <a href="http://italgrow.com/substrati_idroponica_rockwool_cube_4x4x4_product-44-1110.aspx" target="_blank">cubi di rockwool </a>o compresse di torba) con acqua a pH ed EC calibrato e strizziamo leggermente.<br />
La temperatura sarà mantenuta costantemente attorno ai 20-25 gradi e l&#8217;umidità avrà un valore stabile attorno all&#8217;80%. Per ottenere questo ambiente di propagazione ideale ci si può aiutare con un tappetino riscaldante e una <a href="http://italgrow.com/default.asp?cmdString=miniserra&amp;cmdSearch=ricerca&amp;cmdOP=AND&amp;cmd=searchProd" target="_blank">serretta di plastica</a>.</p>
<p>Le talee dovranno provenire da piante in ottima salute e già cresciute, ma che non siano i fase di fioritura.<br />
Lo stelo dovrò essere in grado di supportare le foglie senza piegarsi.</p>
<p><span id="more-1375"></span>La talea, recisa con una lama molto affilata (un bisturi o una lametta) va scelta verso la cima e deve avere alcune foglie (almeno tre coppie, generalmente). Appena prelevata va immediatamente immersa la parte recisa in acqua tiepida.</p>
<p>Ora con la lametta andremo a rimuovere la coppia di foglie più vicina (o due coppie, se il substrato sarà abbastanza profondo) alla base e a tagliare poco al di sotto di esse lo stelo con un&#8217;incisione a 45 gradi. Se le foglie rimanenti dovessero essere troppo grandi e pesanti le taglieremo a metà.</p>
<p>Adesso la talea è pronta per essere alloggiata nel substrato, dove avremo praticato un forellino della misura più adatta ad ospitare lo stelo.</p>
<p>I nostri cloni andranno nebulizzati con acqua facendo attenzione a non esagerare. E&#8217; importante rimuovere foglie morte o altro materiale che costituirebbe un ideale terreno di coltura per funghi e batteri.<br />
Se dovessero spuntare dei boccioli, andranno eliminati.</p>
<p>In 7 – 10  giorni le piantine dovrebbero essere in grado di sopportare le prime esposizioni al loro ambiente di coltura definitivo, a patto che non vi siano sbalzi climatici eccessivi.<br />
Potrete iniziare a rimuovere il coperchio della serretta partendo da una mezz&#8217;ora al giorno, e a somministrare fertilizzanti specifici.</p>
<p>Ovviamente si possono ottenere le piantine anche partendo dai semi.<br />
Vediamo come.<br />
Intanto è fondamentale la scelta dei semi, che andranno raccolti da piante sane  e dovranno essere maturi.<br />
I semi conservati male muoiono: per mantenerli dormienti senza che germinino o muoiano devono essere mantenuti al buio, in un ambiente freddo (2-8 gradi), secco e con scarso ossigeno (ad esempio un barattolo).<br />
L&#8217;ambiente di coltura dovrà essere sterile o quasi, il medium ben aerato e drenante.</p>
<p>Anche qui usiamo <a href="http://italgrow.com/default.asp?cmdString=miniserra&amp;cmdSearch=ricerca&amp;cmdOP=AND&amp;cmd=searchProd" target="_blank">la serretta</a> e il tappetino riscaldante e prepariamo il substrato bagnandolo prima con acqua a pH controllato e lasciandolo scolare dopo.<br />
Alcuni preferiscono germinare i semi prima di metterli a dimora tenendoli alcuni giorni su uno strato di tessuto bagnato sotto un piatto capovolto.<br />
Questo accorgimento tuttavia non è necessario e si possono posizionare i semini in forellini poco profondi nel substrato. I semi devono stare al buio.</p>
<p>Fatto questo si procederà ad una leggera annaffiatura che andrà ripetuta circa ogni 2-3 giorni.</p>
<p>La temperatura ideale è di 20-25 gradi e l&#8217;umidità dell&#8217;80% circa. Quando le prime vere foglioline saranno spuntate si potrà rimuovere il coperchio della serra e posizionare le piantine sotto una luce al neon da tenere a circa dieci centimetri.<br />
Piano piano si potrà aumentare la luce e si cominceranno a somministrare fertilizzanti.</p>
<p>E&#8217; fondamentale in questa fase una certa pazienza per permettere alle piante di adattarsi al nuovo ambiente, in quanto uno shock potrebbe essere fatale.</p>
<p>Lo sviluppo da ora in poi procederà velocemente e saranno necessari diversi travasi in contenitori mano a mano più grandi.<br />
Le piante dovranno essere spostate facendo molta attenzione a non torcere o rovinare le radici; a tal fine è bene scegliere un medium già predisposto per consentire un agevole travaso “in blocco”, come ad esempio cubetti di lana di roccia o cestini di perlite o compresse di torba, che permettono di non toccare affatto l&#8217;apparato radicale.<br />
L&#8217;utilizzo di cubetti per germinazione è consigliabile anche per l&#8217;importanza che il substrato riveste nella delicata fase della radicazione: materiale concepito appositamente permetterà di evitare errori frequenti quando si utilizza semplice terriccio.<br />
La zona attorno alle radici dovrà infatti essere aerata, mai completamente asciutta né fradicia, leggera e drenante. Il rischio che si corre è quello della mancanza di ossigeno, dell&#8217;attacco di funghi e muffe, di marciume.</p>
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