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	<title> &#187; politica</title>
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		<title>Al via la privatizzazione dell&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 10:15:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Parte il decreto Ronchi, in Italia acqua privatizzata definitivamente a partire dal 31 dicembre 2010. La liberalizzazione, inoltre, riguarda tutti i servizi pubblici locali, escluso il gas, il trasporto ferroviario regionale e la gestione delle farmacie comunali.



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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ROMA</strong> &#8211; Via libera alla privatizzazione dell&#8217;acqua. Il governo, per la 28esima volta, pone la fiducia sul decreto salva-infrazioni che contiene <img class="alignright size-full wp-image-1295" style="margin: 4px;" title="acqua" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/water-conservation.jpg" alt="acqua" width="162" height="217" />anche la riforma dei servizi pubblici locali, compresa l&#8217;acqua. E scatena l&#8217;ennesima bagarre con l&#8217;opposizione. A cui le motivazioni del ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito (&#8220;scelta per velocizzare i tempi&#8221;) non bastano. Anche perché di tempo per l&#8217;esame della Camera ce n&#8217;era: il decreto, che l&#8217;esecutivo considera blindato, scade fra una settimana.</p>
<p>Tema del contendere è il cosidetto &#8216;decreto Ronchi&#8217; che stabilisce la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, prevedendo tra le altre cose che la quota di capitale in mano pubblica scenda sotto il 30%, lasciando spazio ai privati. Il provvedimento rende di fatto obbligatorie le gare per l&#8217;affidamento dei servizi da parte degli enti locali e vieta, quindi, salvo per casi eccezionali, l&#8217;assegnazione diretta a società prevalentemente pubbliche e controllate in maniera stringente dall&#8217;ente locale affidatario. A partire dal 31 dicembre 2010 quindi, le concessioni frutto di una assegnazione diretta cessano.<br />
<span id="more-1294"></span><br />
La liberalizzazione, inoltre, riguarda tutti i servizi pubblici locali, escluso il gas, il trasporto ferroviario regionale e la gestione delle farmacie comunali. Prevedendo tempi &#8216;piu&#8217; dilatati per quanto riguarda i rifiuti.</p>
<div id="adv180x150m"><!-- OAS AD 'Middle' - da inserire per 200x200 --> <!--script language="javascript" type="text/javascript">OAS_RICH(&#8216;Middle&#8217;);</script--> <script src="http://www.repubblica.it/javascript/adtags/jx_speciale.js"></script></div>
<p><!--/inserto-->Durissima la reazione dell&#8217;opposizione. Angelo Bonelli dei Verdi lancia l&#8217;idea di un &#8220;referendum&#8221; per dire no all&#8217;acqua in mano ai privati. &#8220;Pochi grandi gruppi faranno affari d&#8217;oro a discapito dei cittadini che subiranno l&#8217;aumento delle tariffe dell&#8217;acqua&#8221; spiega Marina Sereni del Pd. Per Massimo Donadi dell&#8217;Idv quella attuale è una maggioranza &#8220;appecoronata felice di non lavorare per un giorno&#8221;. Mentre Michele Vietti (Udc) ricorda come il testo sia stato per troppo all&#8217;esame del Senato. Una circostanza condivisa anche da Simone Baldelli del Pdl, secondo cui &#8220;servono regole certe sui tempi certi per l&#8217;esame dei provvedimenti&#8221;. Ma anche la lega non nasconde le perplessità. &#8220;Voteremo la fiducia &#8211; dice il vicepresidente dei deputati del Carroccio, Marco Reguzzoni &#8211; ma avremmo voluto migliorare il testo per farlo corrispondere con la sua posizione storica a favore dell&#8217;acqua pubblica&#8221;. Ora il Carroccio preannuncia la presentazione di un ordine del giorno al decreto, e non esclude la presentazione di modifiche già in finanziaria.</p>
<p>Il voto di fiducia ci sarà domani alle ore 15, mentre quello finale è previsto per le ore 13 di giovedì, dopo le dichiarazioni di voto in diretta tv.</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/politica/salva-infrazioni/salva-infrazioni/salva-infrazioni.html" target="_blank"><em>da Repubblica.it</em></a></p>


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		<title>Orto biologico a Buckingham Palace</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 12:46:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[coltivazione]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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		<description><![CDATA[LA Regina Elisabetta ospita a Buckingham Palace un orto biologico, seguendo l'esempio di Michelle Obama, e promuove la "cultura della terra" per il cittadino.


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-986" href="http://www.giardinaggioindoor.it/2009/06/15/orto-biologico-a-buckingham-palace/buckingham1/"><img class="alignleft size-full wp-image-986" style="margin: 4px;" title="buckingham_palace" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/06/buckingham1.jpg" alt="buckingham_palace" width="226" height="175" /></a>La regina Elisabetta II è nota per la sua frugalità, che ora viene confermata: la sovrana ha creato un piccolo orto negli immensi giardini di Buckingham Palace, un &#8216;orticello di guerra&#8217; che non si vedeva vicino alle reali mura proprio dalla Seconda guerra mondiale.</p>
<p>Una tendenza &#8211; quella del &#8216;coltiva i tuoi ortaggi&#8217; &#8211; che sta prendendo sempre più piede nella Gran Bretagna colpita dalla recessione. Ma anche un esempio dato da Michelle Obama, la nuova First Lady americana che con la regina ha stretto un ottimo rapporto, che nei giardini della Casa Bianca ha da mesi piantato un orto biologico. Così accanto al laghetto, all&#8217;eliporto e ai campi da tennis dove re Giorgio VI sfidava il campione Fred Perry, gli ospiti reali potranno ora ammirare un riquadro dove i giardinieri reali coltivano fagioli, fagiolini, porri e rape.</p>
<p><span id="more-984"></span>L&#8217;idea è stata della viceresponsabile del giardini del Palazzo, Claire Midgeley, che ha mostrato ieri alla sovrana il nuovissimo orto reale. &#8220;Noi cerchiamo di promuovere l&#8217;idea che si possa coltivare il proprio cibo &#8211; dice Midgeley &#8211; Coinvolgendo famiglie e bambini, così che si sporchino le mani nella terra. E&#8217; un movimento in crescita in tutto il paese, e noi vogliamo dare una mano&#8221;.</p>
<p>All&#8217;epoca della Seconda guerra mondiale, mentre Londra era sotto i bombardamenti tedeschi, il governo lanciò la campagna &#8220;Zappa per la vittoria&#8221;: i reali e gli altri cittadini coinvolti produssero 1,3 milioni di tonnellate di verdure e ortaggi. Così fu possibile addirittura dimezzare le importazioni alimentari che arrivavano sulle navi, costantemente attaccate dalla marina del Terzo Reich. Tuttavia, per i sudditi di Elisabetta non è così facile creare un proprio orto: essi dipendono infatti dalle autorità locali, che spesso tardano mesi, se non anni, a concedere l&#8217;uso di un pezzetto di terreno demaniale per coltivazioni. Al momento, in tutta Inghilterra, la lista d&#8217;attesa conta ben 100.000 persone.</p>
<p>Chissà, forse Elisabetta II ha ricevuto qualche buon consiglio agricolo dalla sua nuova amica, la signora Obama: nei giorni scorsi Michelle ha infatti avuto il raro privilegio di fare una visita guidata all&#8217;interno di Buckingham Palace insieme alle figlie Malia e Sasha. La visita nella residenza ufficiale della regina e nei suoi 16 ettari di giardini, si è svolta mercoledì, giorno del compleanno di Sasha (8 anni) e ultimo passato dalle donne della famiglia Obama nella capitale. Come ulteriore segno di amicizia, la regina ha ricevuto le Obama al termine della lunga visita nel palazzo reale. Tra Elisabetta e Michelle sarebbe scoppiato un grande feeling, dopo che le due donne hanno scoperto passioni comuni, dal giardinaggio all&#8217;abbigliamento. Sarebbero rimaste in contatto dopo il primo incontro avvenuto nel corso del G20 di aprile a Londra, quando la regina si è lasciata abbracciare dalla sua ospite, un fatto senza precedenti nella storia del cerimoniale di Buckingham Palace.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/inbreve/visualizza_new.html_989501579.html" target="_blank">ANSA</a></p>


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		<title>Eolico &#8211; Giornata mondiale del vento</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 12:36:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ROMA &#8211; Oltre 200.000 occupati nel mondo e un fatturato di 18 miliardi di euro (nel 2007). Questi i numeri dell&#8217;eolico che fa registrare un vero e proprio boom negli ultimi 10 anni con una crescita vicina al 30%. E si celebra oggi, 15 giugno 2009, la Giornata mondiale della materia prima, il vento, che [...]


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<p>L&#8217;iniziativa interesserà 29 Paesi con il coordinamento congiunto dell&#8217;European wind energy association (Ewea) e della Global wind energy council (Gwec). In Italia sono già partite una serie di manifestazioni organizzate dall&#8217;Associazione nazionale energia del vento (Anev), che si prolungheranno fin al 28 giugno. Quella più importante è organizzata a Roma al parco dei Daini all&#8217;interno di Villa Borghese nello spazio multifunzionale pala-energia dell&#8217;associazione. A Villa Borghese è stato allestito un aerogeneratore eolico per permettere ai visitatori di conoscere praticamente l&#8217;energia generata dal vento.</p>
<p><strong>PROTOCOLLO PER L&#8217;EOLICO</strong> &#8211; Un protocollo per sostenere l&#8217;eolico tra l&#8217;Associazione nazionale energia del vento (Anev) e Greenpeace e Legambiente. Un&#8217;intesa arrivata pochi giorni prima della Giornata mondiale del vento. Il presidente dell&#8217;Anev, Oreste Vigorito, si è soffermato sull&#8217;assenza di una regolamentazione nazionale dell&#8217;energia eolica: &#8220;Non ci sono delle regole chiare in tutto il territorio nazionale ma ogni regione adotta delle proprie linee guida.</p>
<p><span id="more-980"></span></p>
<p>Finora Puglia, Campania e Sicilia sono le regioni che si pongono ai primi posti per numeri d&#8217;impianti. Marche, Umbria e Sardegna, invece, sono quelle che hanno grandi potenzialità ma danno poche risposte&#8221;. Secondo Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace, &#8220;questo protocollo serve a spingere l&#8217;industria a produrre degli esempi sempre migliori, per un mondo, quello dell&#8217;eolico, in evoluzione. Già adesso &#8211; aggiunge &#8211; sappiamo dell&#8217;esistenza di impianti che con le stesse dimensioni possono produrre molta più energia&#8221;. L&#8217;eolico, osserva Edoardo Zanchini, responsabile energia di Legambiente, è &#8220;il futuro dell&#8217;Italia&#8221;. Ma c&#8217;é stato spazio anche per le polemiche. Carlo Ripa di Meana, ha riferito Vigorito, ha annunciato che presenteranno una moratoria al Parlamento europeo contro l&#8217;eolico, perché gli impianti eolici deturperebbero il paesaggio.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/inbreve/visualizza_new.html_989585967.html" target="_blank">ANSA</a></p>


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		<title>Biochar, il carbone amico dell&#8217;ambiente</title>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2009 13:15:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il biochar, detto anche agrichar o carbone agricolo, è un materiale simile alla carbonella ottenuto grazie alla pirolisi di biomasse che ha le potenzialità per rivoluzionare l'agricoltura e rallentare l'effetto serra.


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se ne sente parlare da un bel po&#8217; di tempo come di un interessante prodotto da alcuni e come panacea risanatrice degli scompensi climatici da <a rel="attachment wp-att-958" href="http://www.giardinaggioindoor.it/2009/05/30/biochar-il-carbone-agricolo-amico-dellambiente/biochar-2/"><img class="alignright size-full wp-image-958" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="biochar" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/biochar-2.jpg" alt="biochar" width="205" height="146" /></a>altri. Ma cos&#8217;è?</p>
<p>Il Biochar, o Agrichar, o ancora carbone agricolo, è il prodotto naturale della pirolisi (scomposizione ottenuta col calore in assenza di ossigeno) di biomasse composte da rifiuti vegetali e altri scarti organici.<br />
Il procedimento permette di ottenere un materiale simile a fine carbonella molto ricco di carbonio organico, combinato con carbone, condensato di bio-oli, cenere e catrame.</p>
<p>A cosa serve?</p>
<p>La sua particolare composizione lo rende idoneo all&#8217;assorbimento di CO2 e gas responsabili dell&#8217;effetto serra, che vengono letteralmente estratti dall&#8217;atmosfera e fissati al suolo in maniera stabile.<br />
La CO2 catturata viene trattenuta, contribuendo a rendere il Biochar un substrato nutriente che riduce il fabbisogno di fertilizzanti, migliora la resa del suolo e rende più efficienti le colture tradizionali.<br />
In sintesi, il Biochar incrementa i raccolti, migliora la qualità del terreno e riduce l&#8217;impatto ambientale dell&#8217;agricoltura.</p>
<p>Perchè ancora non ha salvato il mondo?</p>
<p><span id="more-957"></span></p>
<p>Perchè costa. Non molto, ma al momento la pirolisi per la produzione di bioenegia costa di più dell&#8217;utilizzo dei combustibili fossili.<br />
Certo mettendo sul piatto tutti i punti a favore del Biochar sembrerebbe impossibile che si voglia restare abbarbicati a qualcosa di così antiquato e soprattutto non-rinnovabile, ma questa è l&#8217;economia.<br />
Non dimentichiamo che guidiamo automobili a benzina e le guideremo fino a che il petrolio sarà un business così appetitoso.</p>
<p>Ma da dove esce questo prodotto miracoloso? Da un modernissimo laboratorio?</p>
<p>Ovviamente no. Quello del Biochar non è un&#8217;invenzione recente: già i nativi dell&#8217;Amazzonia pre-colombiana infatti fertilizzavano il suolo bruciando scarti vegetali e rifiuti in fossati, creando un ambiente molto fertile chiamato dagli europei Terra Preta (Terra Nera, in portoghese ).<br />
La tecnica però è stata abbandonata per essere riscoperta solo recentemente.<br />
Università e ricercatori stanno attivandosi per progetti interessanti in Africa e per l&#8217;applicazione su larga scala del Biochar, ma ad oggi non sono ancora attivi grandi centri che si occupino esclusivamente di esso.<br />
Gli usi potenziali sono moltissimi e tutti molto interessanti.<br />
Biochar può ripulire l&#8217;atmosfera dai gas serra e incamerarli per secoli, attenuando il riscaldamento globale.<br />
La sua produzione combinata con l&#8217;utilizzo di biocarburanti ha un bilancio positivo che garantisce 3-9 volte più energia ottenuta di quanta ne è stata spesa.<br />
La sua presenza nei terreni di coltura ne abbassa il pH, previene la lisciviazione dei nutrienti e li conserva disponibili più a lungo, oltre a trattenere l&#8217;acqua.<br />
Questo migliora la resa del substrato, e riduce l&#8217;impiego di fertilizzanti.<br />
Riduce inoltre l&#8217;emissione del suolo di protossido d&#8217;azoto e metano, dannosi per l&#8217;atmosfera. Terreni sfruttati o poco fertili possono essere letteralmente trasformati con l&#8217;aggiunta di Biochar.<br />
L&#8217;aggiunta di Biochar all&#8217;alimentazione degli animali contribuirebbe a ridurne le emissioni di metano (un po&#8217; come il carbone attivo sgonfia-pancia della pubblicità) e lo migliorerebbe il potere concimante del letame, oltre a renderlo un po&#8217; meno odoroso di &#8220;campagna&#8221;.</p>
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<p>E dove si deforesta? Questo Biochar non si incatenerà mica agli alberi per salvarli.</p>
<p>No, però permetterebbe di porre un freno all&#8217;attuale politica del taglia e brucia, che porta ad un rapido sfruttamento delle aree che vengono poi abbandonate per una nuova zona deforestata.<br />
Le aree disboscate infatti non sono granchè fertili, richiedono molti nutrienti chimici e si esauriscono in fretta. Se invece di bruciare gli alberi per produrre energia si &#8220;pirolizzassero&#8221; (ok, fingiamo che questa parola esista) Biochar si avrebbero campi fertili e un buon recupero di materiale. E ovviamente meno alberi abbattuti.<br />
La ciliegina sulla torta è che tutto questo non richiederebbe sostanziali cambiamenti strutturali o grandi investimenti.</p>
<p>Dov&#8217;è il trucco?</p>
<p>Non c&#8217;è trucco e non c&#8217;è inganno. Ma ci sono i derivati, che sono ottimi.<br />
Bio-olio combustibile da utilizzare per il riscaldamento (produce particolato però e va quindi utilizzato con le cautele del caso), e Syngas che può essere bruciato direttamente o convertito in diesel pulito o nella produzione di metanolo o idrogeno.<br />
Ok, a ben guardare il bio-olio qualche problemino lo dà, come combustibile: è corrosivo per l&#8217;acciaio e ha un elevato contenuto di vapore acqueo che potrebbe danneggiare l&#8217;accensione dei macchinari, inoltre contiene particelle che potrebbero bloccare gli iniettori.<br />
Più che utilizzato direttamente esprimerebbe al meglio il suo potenziale una volta raffinato e suddiviso in preziose ed utili sostanze chimiche, e solo dopo utilizzato come combustibile o trasformato in Syngas.</p>
<p>La pirolisi parrebbe essere il metodo col migliore rapporto costo-efficacia per la produzione di energia da biomasse. Piccole unità trasportabili per la pirolisi abbatterebbero i costi del trasporto della biomassa e si potrebbero alimentarecol Syngas prodotto.<br />
Esiste una pirolisi lenta, a bassa temperatura, che produce più Biochar (circa il 50%) e impegna diverse ore, e una veloce che in pochi secondi grazie alle alte temperature produce circa il 60% di bio-olio, il 20% di Syngas e il 20% di Biochar.<br />
<a href="http://www.giardinaggioindoor.it/2009/05/27/kyoto-box-forno-di-cartone-ad-energia-solare">Abbiamo visto di recente applicare con successo la tecnologia a microonde alla pirolisi nel Black Phantom</a>, e questo potrebbe rendere ancora più efficiente l&#8217;intero procedimento.</p>
<p>Impieghi pratici</p>
<p>Al momento si lavora sulla possibilità di aprire impianti locali centralizzati a livello regionale, sulla fornitura di sistemi a piccoli gruppi di agricoltori e su forni mobili a bordo di speciali camion.<br />
A seconda delle esigenze specifiche della zona può essere adottato uno di questi metodi, che restano comunque allo studio limitatamente a poche zone rurali.<br />
Bisognerà aspettare il finanziamento di qualche colosso del commercio per vedere veri importanti passi avanti.<br />
Incrociamo dunque le dita nella speranza che il Biochar si riveli fonte di guadagno della multinazionale di turno e non un bastone tra le ruote dei titani del petrolio e del carbone, o non ne sentiremo mai più parlare.</p>


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		<title>L&#8217;acqua? Non è un diritto.</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 15:35:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[capi di Stato e delegati provenienti da 155 Paesi riunitisi nella città in occasione del V Forum mondiale dell'acqua, non sono riusciti a riconoscere che l'acqua è un diritto fondamentale universale dell'umanità


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Istanbul non era stata scelta a caso. Sorge sullo stretto del Bosforo che separa l&#8217;Europa e l&#8217;Asia, una posizione ideale per portare in tutto il <a rel="attachment wp-att-715" href="http://www.giardinaggioindoor.it/2009/04/21/706/thirsty/"><img class="alignright size-full wp-image-715" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="emergenza_acqua" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/04/thirsty.jpg" alt="emergenza_acqua" width="266" height="270" /></a>mondo la consapevolezza delle problematiche dell&#8217;acqua. Nonostante questo oltre 25.000 persone, capi di Stato e delegati provenienti da 155 Paesi riunitisi nella città in occasione del V Forum mondiale dell&#8217;acqua, non sono riusciti a riconoscere che <strong>l&#8217;acqua è un diritto fondamentale universale dell&#8217;umanità!</strong></p>
<p><em>&#8220;Una vera è propria sconfitta”</em> dichiara Guido Barbera presidente del <a class="normale" href="http://www.cipsi.it/nuovo/cipsi/master/index.asp" target="_blank">CIPSI</a>, Coordinamento di Iniziative Popolari che raggruppa 48 associazioni Ong. Da oltre un decennio Barbera combatte in prima fila affinchè l&#8217;acqua venga riconosciuta come diritto universale, come bene comune essenziale e indispensabile per la vita e non come merce.</p>
<p>I rappresentanti di governi, agenzie e organismi internazionali si sono trovati a discutere delle questioni relative alla disponibilità e alla sicurezza dell&#8217;acqua a livello mondiale: <strong>8 milioni di decessi</strong> l´anno sono attribuiti alla carenza idrica e a servizi igienico-sanitari inadeguati; <strong>1,1 miliardi di persone</strong> non hanno accesso alle risorse idriche; <strong>2,6 miliardi di persone</strong> hanno problemi igienico-sanitari; <strong>3.900 bambini</strong> sono vittime ogni giorno della mancanza d’acqua; <strong>l´inquinamento</strong> dei corsi d´acqua e delle falde diventa sempre più <strong>inarrestabile</strong>; l&#8217;agricoltura attualmente assorbe il <strong>70% delle risorse mondiali</strong> di acque dolci utilizzate dagli esseri umani.</p>
<p><span id="more-706"></span></p>
<p>Secondo alcune previsioni la popolazione mondiale ad oggi di <strong>6,6 miliardi di persone potrebbe crescere di 2,5 miliardi entro il 2050</strong>. L&#8217;incremento, inoltre, dovrebbe concentrasi per la maggior parte nei paesi in via di sviluppo che soffrono già di scarsità idrica.</p>
<p>Anche nei Paesi industrializzati non c&#8217;e&#8217; da stare allegri. Un allarme e&#8217; stato lanciato dalla Coldiretti nel corso del &#8216;G8 Farmers Meeting&#8217; organizzato proprio in occasione della Giornata dell&#8217;acqua: <strong>un quarto della produzione alimentare mondiale potrebbe andar perso entro il 2050</strong> proprio per l&#8217;impatto combinato del cambiamento climatico, del degrado dei suoli, della scarsita&#8217; di acqua e delle specie infestanti.</p>
<p>In Italia ogni anno l’acqua viene usata per scopi civili in una quantità  pari a circa <strong>7.940 milioni di m3</strong> e, pur se circondato da mare e ricco di fiumi e laghi (in condizioni di stress idrico), il Bel Paese ha problemi, in particolare al sud e nelle isole.</p>
<p>Nonostante quindi lo spaccato della situazione idrica a livello mondiale sia drammatica il testo conclusivo del forum ha lasciato molto a dsiderare. Nel testo, infatti, si legge <em>&#8220;migliorare l&#8217;accesso all&#8217;acqua e ai servizi igienico-sanitarie&#8221;</em>, si sottolinea il carattere di <strong>&#8220;urgenza&#8221;</strong> nel combattere il problema dell’acqua, si riconosce l&#8217;importanza dell&#8217;avere <strong>&#8220;accesso&#8221;</strong> e di <strong>&#8220;un miglioramento delle condizioni igienico-sanitario&#8221;</strong> per compiere un importante <strong>&#8220;passo verso la diminuzione in tutto il mondo dei decessi legati alla scarsità d&#8217;acqua&#8221;</strong>. Ma la nozione di diritto dell&#8217;accesso all&#8217;acqua, reclamata con forza da numerose Ong e parecchi Paesi, non figura. Nel testo ci si ferma al “bisogno” che come si sa cambia da situazione a situazione e nelle diverse aree del mondo.</p>
<p>Secondo il rapporto delle Nazioni Unite, considerata anche la crescita demografica, il rischio per il pianeta è che nel 2030 metà della popolazione mondiale resti senza livelli adeguati di risorsa idrica.</p>
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<p>Nonostante tutto <em>“buoni segnali arrivano dall’America Latina</em> &#8211; dichiara Gabbiotti coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente e relatore al Forum delle associazioni  &#8211; <em>dove Bolivia e Paraguay hanno già inserito nella loro Costituzione un articolo che vieta la privatizzazione dell’acqua. In Colombia, invece, la rete di associazioni ambientaliste <strong>Ecofondo</strong> ha raccolto 1.600.000 firme in favore di una proposta di referendum popolare, attualmente in discussione presso il Senato, per inserire lo stesso articolo nella Costituzione”.</em></p>
<p>Molte mobilitazioni, insomma, hanno portato i loro frutti. Questi movimenti vanno sostenuti ed è necessario dare voce in modo sempre più forte alle grandi vertenze sull’acqua nel mondo.</p>
<p>Se da un lato movimenti internazionali non hanno riconosciuto la legittimità del Consiglio Mondiale dell&#8217;Acqua, promotore dell&#8217;incontro, accusandolo di essere un think-tank privato strettamente legato alla <strong>Banca Mondiale, alle multinazionali dell&#8217;acqua e alle politiche dei governi più potenti del mondo</strong>, dall’altro lato si dichiara entusiasta per il successo dell’evento il segretario generale del Forum <strong>Oktay Tabasaran</strong> che parla del documento come di <em>&#8220;una piattaforma per affrontare i problemi del mondo legati all&#8217;acqua, che non possiamo ignorare&#8221;</em>. Anche il ministro turco dell&#8217;Ambiente Veysel Eroglu dichiara <em>&#8220;è un documento importante  che servirà da riferimento a livello governativo&#8221;</em>.</p>
<p>Staremo a vedere.</p>
<p>La differenza tra <strong>bisogno e diritto è sostanziale</strong>. Affermare che l&#8217;acqua è un diritto significa riconoscere che la collettività ha la responsabilità di creare le condizioni affinché questo diritto possa essere garantito. Se invece l&#8217;acqua viene inserita nella sfera dei bisogni la soddisfazione degli stessi è delegata alla capacità economica del singolo.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.terranauta.it/a903/pianeta_gaia/per_sei_miliardi_di_persone_l_acqua_e_un_bisogno_non_un_diritto.html" target="_blank">http://www.terranauta.it/</a></p>
<p>Leggi anche: <a href="http://www.effettoterra.org/documenti/economia_e_diritto/notizie" target="_blank">http://www.effettoterra.org/</a></p>
<p>Ricordiamo che in Italia il Parlamento ha votato il 5 agosto 2008 l&#8217;articolo 23 bis del Decreto Legge numero 112 del ministro Tremonti, con il quale è scattata la privatizzazione dell&#8217;acqua.<br />
Qui il testo completo : <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Norme%20e%20Tributi/2008/manovra-economica/provvedimento/023-bis.shtml?uuid=ef079e00-63d7-11dd-bb30-9828ccc7b838" target="_blank">http://www.ilsole24ore.com/</a><br />
Il fatto fu denunciato da Padre Alex Zanotelli in una lettera aperta a Beppe Grillo: <a href="http://grillimantovani.wordpress.com/2008/08/29/il-governo-berlusconi-sancisce-la-privatizzazione-dellacqua-nel-silenzio-piu-totale/" target="_blank">http://grillimantovani.wordpress.com </a></p>
<p>Il Decreto Legge 112, approvato il 25 Giugno 2008,   è al centro di polemiche poichè originariamente comprendeva l&#8217;articolo 23, dove si parla di contratti di apprendistato, e subito dopo compariva l&#8217;articolo 24. Non c&#8217;era traccia alcuna dell&#8217;articolo 23bis.<br />
Tale decreto viene trasformato in Legge (Legge 6 agosto 2008, n. 133 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”) il 5 agosto 2008 e fra l&#8217;articolo 23 e 24 spunta l&#8217;articolo 23 bis che titola &#8220;Servizi pubblici locali di rilevanza economica&#8221;<br />
L&#8217;articolo veniva votato con l&#8217;appoggio dell&#8217;opposizione, in particolare del Pd, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta.<br />
LEGGI TUTTO : <a href="http://www.promiseland.it/view.php?id=2603" target="_blank">http://www.promiseland.it/</a></p>


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		<title>M.Pollan, dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 22:49:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista di Agnese Codignola Cos&#8217;è questa cosa che sto mangiando? E da dove diavolo arriva? Tutto ha avuto inizio da queste due (all&#8217;apparenza) semplici domande. Risultato: un caso editoriale forse senza precedenti, dato l&#8217;argomento, centinaia di migliaia di copie vendute in tutto il mondo e la richiesta pressante di una seconda puntata da parte di [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista di Agnese Codignola</em></p>
<p><a title="pollan" rel="attachment wp-att-349" href="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/2008/09/07/michael-pollan-dimmi-cosa-mangi-e-ti-diro-chi-sei/pollan1_b/"><img class="alignleft size-medium wp-image-349" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="pollan" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2008/12/pollan1_b.jpg" alt="" width="180" height="227" /></a>Cos&#8217;è questa cosa che sto mangiando? E da dove diavolo arriva? Tutto ha avuto inizio da queste due (all&#8217;apparenza) semplici domande. Risultato: un caso editoriale forse senza precedenti, dato l&#8217;argomento, centinaia di migliaia di copie vendute in tutto il mondo e la richiesta pressante di una seconda puntata da parte di migliaia lettori. Si tratta de &#8216;Il dilemma dell&#8217;onnivoro&#8217;, il libro culto dedicato all&#8217;alimentazione, in uscita in Italia con Adelphi il 4 giugno, scritto da Michael Pollan, pluripremiato giornalista collaboratore del &#8216;New York Times&#8217;, docente di Giornalismo scientifico e ambientale all&#8217;Università di Berkeley, che ha evidentemente toccato un nervo più che scoperto, e cioè la schizofrenia che vede milioni di persone al tempo stesso sempre più pigre, malate, obese, ma anche alla ricerca nevrotica della dieta ideale, o dell&#8217;alimento che le può salvare. E lo ha fatto con l&#8217;occhio del naturalista, intraprendendo un viaggio anche fisico, non solo culturale, in quattro pasti-tipo, arrivando così a scoprire realtà sconcertanti, spesso tragicomiche; che lo hanno condotto, infine, a mettere sotto accusa tutto ciò che mangiamo. Il successo del libro manifesta lo sconcerto di noi tutti davanti a quello che lui chiama &#8216;il dilemma dell&#8217;onnivoro&#8217;: più ci arricchiamo, più mangiamo male, più ci ammaliamo. Già, ma i lettori non si sono accontentati di un&#8217;accusa, ancorché argomentata e globale. E hanno chiesto a gran voce la soluzione del dilemma che, nelle settimane scorse, Pollan ha pubblicato col titolo &#8216;In Defense of Food &#8211; an Eater Manifesto&#8217;, e che è già tra i dieci libri più venduti negli Stati Uniti. Qual è la soluzione? Glielo abbiamo chiesto.</p>
<p>Michael Pollan, cominciamo dal dilemma: che cosa c&#8217;è di così strano nelle merci in vendita al supermercato?</p>
<p>&#8220;Nulla, all&#8217;apparenza, anzi. Se osserviamo l&#8217;immensa biodiversità presente in quell&#8217;ambiente così perfetto, dove gli odori sono banditi, le merci hanno un aspetto invitante e fresco, non possiamo che pensare, soddisfatti, ai passi in avanti fatti negli ultimi decenni. Tuttavia, se cerchiamo di conoscere meglio ciò che viene offerto, la situazione cambia radicalmente. Per capire quanto, basta leggere le etichette, con il loro gergo per iniziati e le interminabili liste di sostanze chimiche anche nei cibi più semplici, e con l&#8217;indicazione della provenienza, che spesso rimanda a produzioni situate a migliaia di chilometri. <span id="more-348"></span>Per questo ho deciso di comprendere davvero che cosa mangiamo, e mi sono convinto che, per farlo, non ci fosse che una strada: quella di vivere in prima persona i processi che portano a quattro tipi di pasti, il fast food, la catena biologica industriale, quella integrata e quella dei nostri antenati cacciatori e raccoglitori&#8221;.</p>
<p>E cosa l&#8217;ha più impressionata?</p>
<p>&#8220;Ad esempio la pervasività del mais, che ha soppiantato molti tipi di colture e che domina ormai ogni aspetto della catena alimentare industriale, compresa la nutrizione dei bovini, che non hanno un organismo adatto a digerirlo&#8221;.</p>
<p>Da cosa dipende questo strabiliante successo? Che conseguenze ha?</p>
<p>&#8220;Ogni supermercato americano offre all&#8217;incira 45 mila prodotti: oltre un quarto di essi, compresi molti non alimentari, contiene mais in tutte le sue forme. Questa dipendenza dal mais è il risultato di politiche di incentivi portate avanti fino dagli anni Cinquanta, che hanno spinto i contadini e allevatori a coltivarne e a utilizzarne sempre di più. Ma tutto ciò ha un prezzo: ho vissuto in una delle grandi fattorie dove si produce solo mais e ho scoperto che il nonno dell&#8217;attuale proprietario riusciva a sfamare la sua famiglia e altri 12 compatrioti grazie alla diversità di colture e allevamenti. Il nipote oggi mantiene 129 americani , un indubbio vantaggio, ma non produce nulla di commestibile per sé (neppure il mais, che è di una varietà non utilizzabile direttamente), deve fare i conti con un terreno sterile, inquinato dai fertilizzanti e pesticidi&#8221;.</p>
<p>Meglio i cibi biologici&#8230;.</p>
<p>&#8220;Sicuramente gli alimenti biologici hanno un contenuto di inquinanti più basso, e devastano in misura nettamente minore il territorio. Tuttavia l&#8217;industrializzazione delle produzioni bio le sta portando rapidamente nel solco di tutte le altre: in alcune delle grandi aziende del settore ho visto immense monocolture, allevamenti di bovini e ovini che di biologico hanno solo il cibo di cui si nutrono, processi di confezionamento e conservazione che si avvalgono di sostanze tutt&#8217;altro che naturali e, soprattutto, il trasporto a grandi distanze. Tutto ciò rende questi cibi talvolta più dannosi per l&#8217;ambiente rispetto a quelli tradizionali, e non molto più salutari di quelli industriali. Al consumatore spesso resta un costo finale più elevato e pochissima chiarezza sulla vera natura dell&#8217;alimento&#8221;.</p>
<p>Il modello migliore sembra quello delle fattorie nelle quali c&#8217;è una varietà di coltivazioni e di allevamenti che costituisce un microcosmo equilibrato che non ha bisogno della chimica. Un modello difficile da espandere?</p>
<p>&#8220;No. Anzi, si sta diffondendo sempre di più. Certo, non credo che potrà mai rimpiazzare in toto la produzione industriale, perché richiede molto impegno, non può assicurare la quantità di cibo di cui abbiamo bisogno e perché i contadini sono ormai troppo abituati a servirsi della chimica. Tuttavia è possibile che questo approccio modifichi profondamente il nostro rapporto con il cibo, come del resto sta avvenendo in Italia grazie al movimento dello Slow Food, che reputo uno dei più importanti tentativi al mondo di salvaguardare la cultura dell&#8217;alimentazione ancora prima che la qualità del cibo. Dovrebbero essere introdotte opportune modifiche normative, cioè leggi e accordi che incentivino questo tipo di agroalimentare a scapito di quello industriale (e non il contrario, come accade oggi), e che promuovano la distribuzione locale attraverso i farmer market e i punti vendita gestiti direttamente dai contadini. Solo comprendendo e valorizzando quanto si mangia ci si può nutrire in modo consapevole e sano&#8221;.</p>
<p>La consapevolezza di ciò che mangiamo le sta a cuore. E la carne?</p>
<p>&#8220;Credo che se si mangia carne sarebbe meglio, almeno una volta nella vita, partecipare alle fasi finali della produzione. È l&#8217;unico strumento efficace per comprendere fino in fondo il sacrificio degli animali, sprecare di meno, supportare i metodi di allevamento e uccisione più sostenibili e diventare consapevoli del fatto che attualmente mangiamo davvero troppa carne, anche perché i metodi industriali l&#8217;hanno resa accessibile in grandi quantità a prezzi di saldo&#8221;.</p>
<p>Crede che dipenda da questo l&#8217;epidemia di obesità, in America e nel mondo?</p>
<p>&#8220;Gli scienziati stanno ancora speculando sulle cause dell&#8217;obesità, del diabete e delle malattie collegate alla dieta occidentale; alcuni chiamano in causa i troppi grassi, altri i troppi zuccheri, altri ancora nuovi alimenti come l&#8217;onnipresente sciroppo di glucosio (derivato dal mais) e così via. Si ostinano a percorrere la strada del nutrizionismo, cioè tentano di scindere la dieta in una somma di elementi più semplici, per poi rimontarla a piacimento fino a eliminare i colpevoli e ottenere quella ideale. Ma questo oscura una verità molto più semplice: è tutta la nostra alimentazione a costituire il problema. Per questo la cosa migliore che possiamo fare per la nostra salute (ma anche per l&#8217;ambiente e per tutti gli altri abitanti del pianeta) è abbandonare questo tipo di alimentazione folle e tornare a consumare cibi più tradizionali, in quantità minori, ridurre gli alimenti lavorati industrialmente, quelli ad alto contenuto di oli e farine processati e quelli che contengono qualunque cosa che non siano vegetali freschi e farine integrali&#8221;.</p>
<p>E lei, come ha modificato la sua dieta?</p>
<p>&#8220;Evito la carne industriale e acquisto la poca carne che consumo esclusivamente dai produttori locali che allevano il bestiame all&#8217;aria aperta nutrendolo con una dieta adeguata (nel caso del manzo erba, e non mais). Nei supermercati compro il minimo indispensabile, perché cerco di acquistare tutto ciò che mi occorre nei farmer market, e coltivo nel mio piccolo giardino alcuni ortaggi. Tuttavia non voglio essere un purista: cerco di non esasperare chi mi sta vicino, e molto raramente rifiuto un alimento che mi viene offerto da amici. Sono convinto che avere un comportamento corretto anche una sola volta alla settimana possa già contribuire molto a costruire una catena alimentare diversa. Anche perché, come dimostra lo Slow Food, mangiare è molto più che alimentare il corpo: è un&#8217;attività al cuore stesso della cultura umana e chiama in causa il piacere, l&#8217;identità di una comunità&#8221;.</p>
<p>In conclusione: come dovremmo mangiare?</p>
<p>&#8220;Bisogna mangiare alimenti che non abbiano subito trasformazioni tali da diventare irriconoscibili, ed evitare tutto ciò che contiene ingredienti oscuri e troppo numerosi. Mangiare meno ma meglio è l&#8217;unica soluzione per smettere di essere un popolo con il codice a barre e per guarire dal disturbo del comportamento alimentare globale che ci affligge&#8221;.</p>
<p><em>di Agnese Codignola, tratto da l&#8217;Espresso del 22/05/08</em></p>


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		<title>Portatori d&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Feb 2007 17:43:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ancora  oggi 1,5 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile e 2,6 miliardi non hanno servizi igienico-sanitari di base. Ogni anno 8 milioni di persone muoiono per le malattie connesse alla presenza o  utilizzo di acqua stagnante  . Ogni giorno 34.000 persone, in prevalenza donne e bambini, muoiono per l’assenza d’acqua potabile. Siamo di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora  oggi 1,5 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile e 2,6 miliardi non hanno servizi<a title="http://www.portatoridacqua.it/" rel="http://www.portatoridacqua.it/" href="http://www.portatoridacqua.it/" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-189" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="risparmio idrico" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2008/12/0549029300.jpg" alt="" width="180" height="210" /></a> igienico-sanitari di base.</p>
<p>Ogni anno 8 milioni di persone muoiono per le malattie connesse alla presenza o  utilizzo di acqua stagnante  .<br />
Ogni giorno 34.000 persone, in prevalenza donne e bambini, muoiono per l’assenza d’acqua potabile. Siamo di fronte a un “silenzioso genocidio” che si perpetua nell’indifferenza della comunità internazionale.   Una situazione intollerabile causata da una politica mondiale imposta dalle imprese Multinazionali  e da precise responsabilità e scarsa volontà politica  dei Governi.<br />
E’  tempo di ribellarsi a questi scandalosa indifferenza .<span id="more-188"></span><br />
L’accesso all’acqua sta diventando infatti una questione fondamentale per l’ambiente, per l’economia, per la pacifica salvaguardia delle popolazioni,  in Italia e nella maggior parte dei paesi  mondo.<br />
Ma l’accesso all’acqua costituisce soprattutto  un elemento costitutivo della vita, rappresenta la “sacralità della vita” di ogni essere vivente ed quindi necessario pervenire al più presto l’acqua al suo riconoscimento come un diritto umano, inalienabile.</p>
<p>Sono questi gli obiettivi ed il campo di azione del MANIFESTO PER UN CONTRATTO MONDIALE SULL&#8217;ACQUA che attraverso l&#8217;azione del Comitato internazionale e dei vari Comitati nazionali (Belgio, Canada, Italia, Francia, Svizzera, etc) ed il sostegno di diverse Associazioni e Movimenti nei tre continenti, propone di riuscire ad imporre alla comunità internazionale ed ai singoli Governi il  riconoscimento dell’acqua come un “diritto umano inalienabile”, come  un “bene comune”, contrastando nel contempo i processi di privatizzazione e di mercificazione della risorsa e della sua gestione.</p>
<p>Questo obiettivo è stato lanciato  dalla  Dichiarazione di Roma, sottoscritta dai sindaci di diverse città italiane in Campidoglio  nel dicembre del 2003, è stato successivamente condiviso ed  inserito  nelle Dichiarazioni conclusive dei vari Forum Mondiali sull’Acqua: di Porto Allegre (2001-2002), New Delhi(2004), Manaus (2005), Bamakò e Caracas (2006) e dalle proposte dei Forum Alternativi Mondiali di Firenze (marzo 2003), di Ginevra ( marzo 2005) e da ultimo nel Forum di Città del Messico (marzo 2006).</p>
<p>Questa richiesta, condivisa a livello mondiale da tutti i Movimenti impegnati a difesa dell’Acqua, accolta di recente anche da alcune risoluzioni del Parlamento Europeo, non è stata finora minimamente presa in considerazione dagli Stati e dalle Comunità internazionale.</p>
<p>L’ultimo scandaloso rifiuto è avvenuto nel IV° Forum Mondiale dell’acqua (Città del Messico 2006) dove ancora una volta la Comunità internazionale si è rifiutata di riconoscere l’accesso all’acqua come diritto umano, nonostante una specifica richiesta in tale senso fosse stata formulata dal Parlamento Europeo, cioè dai rappresentanti di 25 paesi e di 450 milioni di cittadini, che avevano trasmesso al Presidente del Forum  Mondiale questa richiesta con una precisa risoluzione.</p>
<p>In sintesi, la Campagna &#8221; Portatori  d&#8217;acqua&#8221; vuole essere una modalità per mettere in rete, rendere concrete e dare visibilità politica a tutte le iniziative locali e le azioni di partecipazione dei cittadini e delle comunità locali che sono disponibili a sostenere il riconoscimento dell’acqua come diritto umano e soprattutto di mobilitazione di risorse e di impegno  da parte dei Movimenti ed ONG.<br />
Un percorso di mobilitazione e di partecipazione che si concretizzerà nel marzo del 2007 a Bruxelles,  con la realizzazione della “1° Assemblea Mondiale dei cittadini per l’Acqua”.</p>
<p>Questo appuntamento costituirà il primo concreto momento di progettualità politica di tipo parlamentare  messo in atto dai cittadini e dalle comunità locali, nei confronti dei Governi e della Comunità internazionale per sollecitare, da parte dei Parlamenti, il riconoscimento dell’accesso all’acqua come un diritto universale per tutti .</p>
<p>La proposta</p>
<p>Gli obiettivi che  la Campagna  “ I portatori d’acqua”  si  propone di raggiungere è quello di attivare un processo di partecipazione e di mobilitazione da parte di cittadini, istituzioni ed enti locali che sono  disponibili ad impegnarsi a difesa dell’acqua attraverso una serie di comportamenti individuali e collettivi,  I soggetti a cui la Campagna si rivolge e che possono diventare “ I portatori d’acqua”  sono :<br />
-Individualmente o come cittadino organizzato, ognuno di noi, nella misura in cui si impegna a  mettere in atto comportamenti responsabili rispetto agli &#8220;usi/consumi dell’acqua&#8221; e sul piano di gesti di &#8220;solidarietà&#8221; per garantire l’accesso all’acqua a chi ne è privo.<br />
-Istituzionalmente Enti locali, Sindaci, Sindacati, Società di gestione pubblica che sottoscrivono o dimostrano di aver concretizzato alcune delle proposte per un Governo  pubblico e partecipato dell&#8217;acqua, e adottano le proposte della Carta dei Portatori (cents/della solidarietà,diritto ai 50 litri/g, etc)<br />
-Scuole, Università, insegnanti e studenti che hanno realizzato  percorsi di approfondimento e di ricerca sui temi dell’acqua (percorsi, tesi, mostre, saggi, etc.) ed attivato azioni di gemellaggio e di solidarietà con scuole e comunità di Paesi che non hanno accesso all’acqua potabile.</p>
<p>Come si aderisce</p>
<p>L’adesione alla Campagna avviene  tramite segnalazione per ciascuna categoria, utilizzando l’apposita scheda accessibile sul sito : <a href="http://www.portatoridacqua.it" target="_blank">www.portatoridacqua.it</a>.<br />
Ogni aderente &#8211; cittadino, istituzione, scuola &#8211; dovrà indicare al momento dell&#8217; adesione il tipo di impegno che sottoscrive, fra quelli previsti e descritti nella “Carta dei Portatori d’acqua” compilando l&#8217;apposita scheda descrittiva dell’ impegno e della tempistica.<br />
Tutti gli aderenti alla Campagna, che avranno rispettato e dimostrato l’impegno sottoscritto, riceveranno “l&#8217;attestato di Portatore d’acqua” e saranno invitati a partecipare alla 1° Assemblea dei cittadini per l’Acqua dal 18 al 22 marzo 2007 a Bruxelles. Nel corso dell’Assemblea sarà presentata la Dichiarazione mondiale dei “Portatori d’acqua” che mostrerà tutti gli impegni sottoscritti e realizzati nel mondo dalle varie categorie dei “ Portatori d’acqua”.</p>
<p>L’acqua è un bene comune, patrimonio di tutta l’umanità. Essa deve essere esclusa da qualsiasi forma di mercificazione e non può diventare proprietà di nessun potere politico a scapito delle popolazioni.<br />
Il Diritto all’acqua deve essere riconosciuto ad ogni livello: dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite, alla Costituzione Europea, agli Statuti Regionali, Provinciali, Comunali degli enti locali<br />
Poiché l’acqua è un elemento costitutivo della vita, non può essere inquinata ne sprecata L’accesso all’acqua  potabile ed servizi utili, nella misura di almeno 40 litri al giorno e a persona devono essere gratuiti, cioè con costi a carico della  fiscalità generale.<br />
La proprietà e la gestione dei servizi idrici integrati  legati all’acqua  devono restare nel settore pubblico e nell’interesse collettivo. E’ responsabilità dei cittadini e delle istituzioni pubbliche locali e nazionali farsi carico del governo dell’acqua.<br />
Per sostenere la messa in opera di un servizio pubblico mondiale e gli interventi per garantire  l’acceso all’acqua per tutti  entro il 2020, attraverso la creazione di nuove istituzioni finanziarie e fonti di finanziamento.<br />
Il prelievo dell’1% dal budget nazionale speso per gli armamenti, la destinazione  di un cents/ Euro della tariffa sui consumi d’acqua, costituiscono i primi strumenti di solidarietà a livello nazionale e locale  per alimentare la costituzione di nuovi strumenti.<br />
I cittadini devono partecipare,su basi democratiche, alla definizione e alla realizzazione della politica dell’acqua a livello locale e mondiale e concorre a livello individuali alla  riduzione dei consumi .<br />
La messa in atto di un’Assemblea Mondiale di cittadini dell’acqua dovrà permettere la creazione di un servizio pubblico mondiale che eserciterà un controllo sulle utilizzazioni delle risorse idriche per evitare qualsiasi conflitto legato all’acqua.</p>
<p>Gli impegni:</p>
<p>- preservare e salvaguardare le risorse idriche e promuovere l’accesso all’acqua  per tutti, come diritto, a partire dal mio territorio (città, regione, continente)<br />
- ridurre il consumo e gli sprechi di acqua potabile a livello di comportamenti ed usi quotidiani, privilegiando, per bere, il consumo di acqua del rubinetto in casa, e sollecitarne l’uso nei luoghi pubblici .<br />
-praticare la riduzione dei consumi domestici  e sollecitare l&#8217;adozione negli edifici pubblici, nelle abitazioni,di tecnologie di riduzione dei consumi (riduttori dei flussi)<br />
-mettere in atto e sollecitare agli enti locali iniziative per assicurare l’accesso all’acqua ai milioni di bambine e bambini costretti a fare i portatori d’acqua per le proprie famiglie<br />
-intraprendere e sostenere con tutti i mezzi legittimi, iniziative concrete (come cittadino, associazione, eletto a livello locale o nazionale) per il riconoscimento dell’acqua come diritto umano e bene comune da parte delle istituzioni associate ad una gestione e governo  pubblico delle risorse idriche  del territorio.<br />
-sostenere (come cittadino, scuola, ente locale) il finanziamento di  progetti che garantiscano l&#8217;accesso all&#8217;acqua potabile (almeno 40 litri) nei paesi più poveri, direttamente o attraverso la proposta  del cents/euro sulla tariffa dell’acqua lanciata dal Comitato Italiano a livello di ATO<br />
-promuovere il consumo di acqua di rubinetto attraverso campagne di informazione e sollecitare i gestori  affinché garantiscano  una buona  qualità dell&#8217;acqua</p>
<p>Assemblea Mondiale degli Eletti e dei cittadini per l&#8217;Acqua</p>
<p>PRESENTAZIONE ALL’AMECE</p>
<p>Le lotte contro la privatizzazione dei servizi idrici e la mercificazione dell’acqua hanno ottenuto risultati significativi negli ultimi quindici anni, in particolare in America Latina, Asia, Africa e diversi Paesi dell’Europa occidentale. Pur trattandosi di successi ancora insufficienti, sono tuttavia segni di un’inversione di tendenza, come avviene in Bolivia, Uruguay, Venezuela e anche in Italia (nelle ultime settimane).</p>
<p>Altre istituzioni politiche, come il Parlamento Europeo, hanno preso chiara posizione a favore del riconoscimento del diritto all’acqua come diritto umano e dell’acqua come bene comune.<br />
Sulla base di questi successi, il movimento globale per l’acqua ha la responsabilità di pianificare le future strategie di azione ponendosi come obiettivo l’applicazione di misure concrete per cambiare la situazione attuale, piuttosto che la reiterata descrizione delle problematiche e la semplice proposta di soluzioni alternative.</p>
<p>L’idea di un’Assemblea Mondiale dei Cittadini ed Eletti per l’Acqua nasce durante il primo Forum alternativo mondiale dell’acqua (FAME), a Firenze nel 2003, e viene presentata durante il FAME 2, a Ginevra nel 2005. Le risoluzioni adottate durante i Forum sociali mondiali di Bamako e Caracas e durante il quarto Forum mondiale dell’acqua in Messico, hanno fortemente sostenuto questo progetto.</p>
<p>L’AMECE deve essere uno spazio pubblico dedicato all’incontro tra persone e allo scambio di informazioni, dove la priorità viene data all’applicazione di misure concrete per il cambiamento, al fine di consolidare i risultati raggiunti durante i precedenti forum. L’obiettivo principale è riuscire ad eludere i conflitti ideologici che nascondono il reale significato del problema acqua: il diritto alla vita!</p>
<p>Obiettivi e risultati attesi<br />
Il risultato da perseguire è la concretizzazione dei principi contenuti nelle risoluzioni di Bamako e Caracas, ampiamente adottate dai parlamentari europei il 15 marzo 2006, in vista del quarto Forum mondiale dell’acqua tenutosi in Messico.<br />
L’obiettivo principale dell’AMECE consiste nell’assunzione da parte dei partecipanti di diversi impegni prima, durante e dopo l’AMECE stessa. Tutti i partecipanti interessati a queste tematiche, portatori di una cultura di cittadinanza responsabile e solidale, favorevoli al diritto all’acqua per tutti e a una gestione pubblica e partecipata dell’acqua in quanto bene comune e patrimonio dell’umanità dovrebbero prendere in seria considerazione questi impegni.<br />
I partecipanti dovranno, quindi, essere concordi nell’assumersi i seguenti impegni al fine di ottenere:<br />
-L’accesso all’acqua potabile e ai servizi sanitari per tutti in quanto diritto umano;<br />
-La promozione dell’acqua come bene comune, patrimonio dell’umanità;<br />
-Il finanziamento pubblico di attività e servizi relativi all’“acqua come vita” e all’ “acqua come condizione per un’esistenza collettiva sicura”;<br />
-L’implementazione di strutture democratiche e partecipative inerenti al governo pubblico delle risorse d’acqua..</p>
<p>Tenendo in considerazione gli obiettivi e i risultati dei Forum di Bamako, Caracas e Messico, l’AMECE invita:<br />
-Rappresentanti della società civile;<br />
-Rappresentanti eletti di tutti i gradi politici e istituzionali (dai livelli locali a quelli internazionali);<br />
-Rappresentanti delle istituzioni pubbliche locali (comuni, province, regioni, ecc.);<br />
-Sindacati nazionali e internazionali di diversi settori di attività;<br />
-Imprese e organismi pubblici di gestione dei servizi idrici (società di servizi pubblici locali, ecc.).</p>
<p>Ogni categoria di partecipanti dovrà aver preparato e sviluppato i propri impegni per la sessione dell’AMECE.<br />
Durante l’incontro internazionale, verrà sviluppata una sintesi di tutte le proposte, al fine di evidenziare le principali tendenze di azioni comuni da concretizzare.<br />
La  strategia consiste nell’applicare misure concrete sul campo, a partire dai più favorevoli contesti locali e nazionali. Per “misure concrete” si intendono soluzioni operative su un piano giuridico, istituzionale, sociale, culturale, economico, finanziario e tecnologico.<br />
Gli obiettivi da raggiungere attraverso la sessione dell’AMECE:<br />
-Incoraggiare l’emergere di nuovi modelli di cooperazione decentralizzata, forme di partnernariato pubblico-pubblico e movimenti di solidarietà per garantire il diritto all’acqua potabile per tutti.</p>
<p>-Riunire tutti gli attori sociali: ong, sindacati, imprese di gestione di servizi idrici, rappresentati eletti, ecc., al fine di concordare una proposta comune da avanzare alle istituzioni internazionali. L’obiettivo a lungo termine è quello di istituire consulte regolari sotto l’egida delle Nazioni Unite, in attesa della creazione di un organismo internazionale per il diritto all’acqua.</p>
<p>-Creare una migliore comunicazione con i cittadini a tutti i livelli, al fine di sviluppare una consapevolezza globale circa la gravità delle attuali problematiche idriche, quali, ad esempio, l’accesso all’acqua potabile. Ciò creerebbe una reale partecipazione di ciascun utente alla gestione di questa risorsa, elemento necessario per migliorare la qualità della gestione globale dell’acqua.</p>


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		<pubDate>Wed, 24 Jan 2007 17:20:56 +0000</pubDate>
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La cooperazione, nel settore dell’acqua, è più diffusa del conflitto, ed è più che mai fondamentale, dice il Rapporto sullo sviluppo umano 2006</p>
<p>Città del Capo, 9 novembre 2006 – Sfidando le previsioni di inevitabili conflitti armati provocati dall’incremento della competizione per l’acqua, il Rapporto sullo sviluppo umano 2006, appena pubblicato, rileva che la cooperazione transfrontaliera nel campo delle risorse idriche è già oggi molto più diffusa ed efficace di quanto comunemente non si creda, e offre numerosi modelli per la risoluzione di futuri contenziosi idrici internazionali.<span id="more-173"></span></p>
<p>Il 90 per cento della popolazione mondiale vive in paesi che condividono le loro fonti di approvvigionamento idrico con altri paesi. Ma il nuovo Rapporto sullo sviluppo umano, intitolato Al di là della scarsità: il potere, la povertà e la crisi idrica globale, evidenzia che, se da una parte è vero che questa interdipendenza può far nascere tensioni politiche tra stati, la maggior parte delle risorse idriche condivise vengono gestite in modo pacifico tramite strumenti tecnici e diplomatici.</p>
<p>Negli ultimi 50 anni, sono stati 37 i casi di violenza tra stati per questioni legate all’acqua: tutti questi episodi, tranne 7, si sono verificati in Medio Oriente. Ma nello stesso periodo, dice il Rapporto, sono stati negoziati più di 200 trattati fra paesi sull’acqua.</p>
<p>E l’India e il Pakistan, nonostante due guerre e una costante tensione geopolitica, gestiscono congiuntamente da mezzo secolo bacini idrografici comuni tramite la Commissione idrica permanente per l’Indo.</p>
<p>La necessità di una maggiore cooperazione transfrontaliera, in ogni caso, è più tangibile che mai, perché nel 2025 più di tre miliardi di persone potrebbero trovarsi a vivere in paesi sottoposti a stress idrico. I falsi allarmi su imminenti guerre per l’acqua non servono ad altro che a distogliere l’attenzione dalla minaccia reale rappresentata dalla crisi idrica globale per lo sviluppo umano, una minaccia che affonda le sue radici nel potere, nella povertà e nella disuguaglianza, sottolineano gli autori.</p>
<p>«La gestione di acque condivise può essere un punto di forza a favore della pace o del conflitto, ma sarà la politica a decidere quale via intraprendere», dice Kevin Watkins, il principale autore del Rapporto.</p>
<p>La tendenza futura</p>
<p>Il Rapporto individua due obiettivi di ampio respiro nella governance transfrontaliera dell’acqua: sostituire l’azione unilaterale con la cooperazione multilaterale e mettere al centro al dibattito le questioni dello sviluppo umano, e non il potere e la politica. Per arrivarci, bisognerà rinunciare alle rigide rivendicazioni di sovranità, rafforzare la leadership politica e trovare un migliore equilibrio di potere, dice il Rapporto, che raccomanda di dedicare maggiore attenzione alle seguenti problematiche:<br />
·Incrementare le trattative politiche per costruire la fiducia e accrescere la legittimità:La cooperazione transfrontaliera sull’acqua dipende dalla volontà degli stati rivieraschi di condividere la gestione delle acque. In questo ambito, il sostegno internazionale può contribuire a creare l’ambiente adatto per una cooperazione efficace, dicono gli autori.</p>
<p>·Valutare le esigenze di sviluppo umano e individuare i benefici reciproci potenziali:I leader politici dovrebbero individuare obiettivi condivisi, a livello di bacino, per lo sviluppo umano – sotto il profilo della riduzione della povertà, della creazione di posti di lavoro e della gestione del rischio – e rendere questi obiettivi parte integrante della pianificazione del bacino fluviale.</p>
<p>·Maggiore sostegno alle autorità di bacino, con misure che comprendono l’allargamento del loro mandato e il rafforzamento della loro capacità di garantire il rispetto dei trattati:Con l’evoluzione della cooperazione a livello di bacino, i leader politici devono alzare il tiro e puntare a obiettivi più ambiziosi. Considerando la sua grande esperienza nella gestione transfrontaliera delle acque, l’Unione Europea, attraverso partenariati con il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo e la Banca mondiale, potrebbe fare di più per sostenere lo sviluppo delle istituzioni nei paesi poveri, dice il Rapporto.</p>
<p>·Maggiori finanziamenti per la gestione transfrontaliera delle acque:Dei 3,5 miliardi di dollari in aiuti internazionali spesi per l’acqua e i servizi igienico-sanitari, meno di 350 milioni sono destinati a risorse idriche transfrontaliere. Il Rapporto sostiene che i donatori dovrebbero puntare a incrementare in modo sostanziale questa cifra, ma per responsabilizzare i riceventi degli aiuti, i paesi rivieraschi devono sostenere una parte consistente degli oneri finanziari.</p>
<p>Perché esistono tensioni per l’acqua?</p>
<p>L’acqua è la più fuggevole delle risorse: fiumi, laghi e acquiferi attraversano i confini politici senza passaporti o documenti. Centoquarantacinque paesi condividono quelli che vengono definiti bacini idrici «transfrontalieri»: bacini imbriferi o bacini idrografici, compresi i laghi e le falde acquifere superficiali, condivisi da paesi confinanti. E il numero sta crescendo, soprattutto per via della frantumazione dell’ex Unione Sovietica e dell’ex Jugoslavia. Nel 1978, i bacini internazionali erano 214: oggi, sono 263.</p>
<p>La condivisione dell’acqua crea sempre potenziali condizioni di competizione. La parola rivale deriva dal latino rivalis, che significa «qualcuno che usa lo stesso fiume di un altro». I problemi cominciano quando l’acqua – dei fiumi, dei laghi, degli acquiferi o delle paludi – non viene gestita correttamente. La maggior parte dei paesi dispone di regole istituzionali e regolamenti per la distribuzione dell’acqua e la risoluzione delle dispute all’interno dei loro confini, ma i meccanismi interstatali sono molto meno sviluppati, e la combinazione fra stress idrico e istituzioni fragili può produrre un rischio reale di conflitti.</p>
<p>Il Medio Oriente</p>
<p>In nessuna parte del mondo tutto ciò è clamorosamente evidente quanto nei Territori Palestinesi Occupati. La popolazione palestinese è la metà di quella israeliana, ma consuma soltanto il 10-15 per cento dell’acqua che viene consumata in Israele. In Cisgiordania, i coloni israeliani usano una quantità di acqua pro capite quasi nove volte maggiore di quella che usano i palestinesi. I palestinesi patiscono una delle carenze idriche più gravi del mondo.</p>
<p>Contribuiscono al problema sia la disponibilità fisica di acqua sia i fattori politici. La mancanza di acqua rende più difficile agli agricoltori produrre cibo e guadagnarsi da vivere, mentre le regole esistenti consolidano un accesso agli acquiferi comuni squilibrato e percepito come ingiusto.</p>
<p>Ma non è una situazione inevitabile. Una migliore cooperazione potrebbe risolvere il problema, come altri esempi regionali dimostrano. Nel 1994, per esempio, Israele e la Giordania hanno firmato un accordo che consente alla Giordania di immagazzinare le acque di scorrimento invernali nel lago Tiberiade, in territorio israeliano. Questo accordo consente inoltre a Israele di noleggiare una serie di pozzi dalla Giordania per attingere acqua da destinare all’agricoltura.</p>
<p>Questo accordo, però, non aveva previsto la peggiore siccità mai registrata, quella del 1999, che creò tensioni in seguito alla diminuzione dell’approvvigionamento idrico per la Giordania. L’accordo, tuttavia, è rimasto intatto, a dimostrazione dell’impegno di entrambe le parti a cooperare sulle questioni idriche.</p>
<p>Così come l’accordo sull’acqua fra Israele e la Giordania è stato contestuale al trattato di pace fra i due paesi, nel 1994, un accordo politico definitivo tra Israele e i Territori Palestinesi Occupati dovrebbe includere un patto sulle risorse idriche comuni, affermano gli autori del Rapporto.</p>
<p>La scarsità d’acqua è un problema grave in tutto il Medio Oriente. L’Iran e l’Iraq sono i soli paesi nella regione ad essere al di sopra della soglia che delimita una situazione di stress idrico, evidenzia il Rapporto, e il 90 per cento della popolazione del Medio Oriente e del Nordafrica si troverà a vivere in nazioni con problemi di carenza idrica di qui al 2025. Ma questa zona arida del mondo non è certo l’unica a dover trovare soluzioni eque ai problemi di stress idrico.</p>
<p>Il lago d’Aral</p>
<p>Per paesi come il Bangladesh, che dipende dall’India per il 91 per cento delle acque usate per irrigare le piantagioni e rigenerare gli acquiferi, i vantaggi di una cooperazione in materia idrica sono evidenti. Per altri paesi, la consapevolezza della necessità di cooperare è arrivata fin troppo tardi. È il caso del lago d’Aral, nell’Asia centrale.</p>
<p>Il lago d’Aral, uno dei più clamorosi disastri ambientali del mondo, è la testimonianza del prezzo della mancanza di cooperazione nella gestione delle acque transfrontaliere. La deviazione delle acque operata per mezzo secolo per sostenere la coltivazione di cotone tramite un inefficiente sistema irriguo ha strangolato il lago d’Aral, che all’epoca era il quarto lago più grande del mondo. Negli anni Novanta, il lago riceveva meno di un decimo del flusso idrico precedente, e a volte non riceveva proprio acqua.</p>
<p>Anche dopo l’indipendenza dall’Unione Sovietica, le nuove repubbliche non sono riuscite a cooperare in maniera efficiente, insistendo su programmi di espansione dei sistemi irrigui incompatibili fra loro, che non tenevano in considerazione l’impatto nei paesi a valle. La scomparsa del lago è stata una catastrofe sociale e ambientale.</p>
<p>I raccolti di cotone sono calati di un quinto dall’inizio degli anni Novanta, e la perdita dei quattro quinti di tutte le specie ittiche ha rovinato l’industria della pesca, un tempo florida, nelle province a valle. Gli abitanti delle province di Qyzylorda, nel Kazakistan, di Dasˇhovuz, nel Turkmenistan, e di Karakalpakstan, nell’Uzbekistan, ricevono acqua contaminata da fertilizzanti e prodotti chimici, inadatta al consumo umano o all’agricoltura. I tassi di mortalità infantile sono arrivati in alcune regioni a 100 decessi ogni 1000 nati vivi, una media più alta di quella dell’Asia meridionale. E circa il 70 per cento degli 1,1 milioni di abitanti del Karakalpakstan soffrono di malattie croniche (disturbi respiratori, febbre tifoide, epatite e tumore dell’esofago).</p>
<p>Il caso del lago d’Aral illustra perfettamente come non si deve cooperare. Mette in evidenza che il modo in cui un paese a monte utilizza le acque influenza l’ambiente e la qualità dell’acqua per un paese a valle, e che trattenere l’acqua per destinarla all’irrigazione o alla generazione di energia in un paese riduce la portata del fiume a valle per i contadini e per l’ambiente di un altro paese.</p>
<p>Il Rapporto, tuttavia, osserva che alcune nazioni rivierasche, in uno sviluppo interessante che dimostra l’impatto potenziale di una cooperazione razionale, negli ultimi anni hanno cominciato in parte a mettere rimedio al danno, proteggendo i bacini e controllando il flusso di acque in uscita dal lago con nuove dighe e nuovi canali, col risultato che i livelli delle acque, per la prima volta da una generazione a questa parte, stanno risalendo.</p>
<p>Esistono quattro ostacoli principali alla cooperazione transfrontaliera sull’acqua, secondo gli autori: le rivendicazioni contrastanti e la percezione degli imperativi della sovranità nazionale; carenza di leadership e di visione politica; asimmetrie di potere; non partecipazione a iniziative di bacino internazionali. Per evitare conflitti, è necessario superare tutti questi ostacoli, limitare il degrado dell’ambiente e garantire che le acque condivise vengano utilizzate per massimizzare le opportunità di sviluppo umano.</p>
<p>Le ragioni per cooperare</p>
<p>In teoria, l’approccio più logico a una gestione efficace delle acque transfrontaliere sarebbe lo scambio tra paesi di risorse agricole, energia idroelettrica e altri servizi sulla base del rispettivo vantaggio comparato nell’impiego idrico. Per fare un esempio ovvio, l’energia idroelettrica ha un miglior rapporto costi-benefici nelle regioni montagnose, dove l’acqua prende slancio scorrendo verso valle, mentre l’irrigazione produce migliori risultati nelle valli e nelle pianure; scambiare energia idroelettrica contro prodotti agricoli è un modo per sfruttare questo vantaggio comparato.</p>
<p>Eppure, nella pratica, la maggior parte dei bacini fluviali non dispone di istituzioni preposte a comporre le divergenze e coordinare le risorse condivise, e sulle politiche dei governi pesano molto fattori come la fiducia e le preoccupazioni strategiche.</p>
<p>I guadagni potenziali della gestione delle acque transfrontaliere sono immensi. Ad esempio, il Brasile e il Paraguay hanno risolto una disputa di confine vecchia di cento anni con la firma dell’Accordo di Itaipú. Finanziata in gran parte da investimenti brasiliani, la diga di Itaipú è diventata una delle più grandi centrali idroelettriche del mondo, coprendo un quarto del consumo energetico del Brasile e svolgendo il ruolo di principale fonte di entrate in valuta straniera per il Paraguay.</p>
<p>In un’altra parte del mondo, la Comunità per lo sviluppo dell’Africa meridionale ha guidato un processo di cooperazione a livello di bacino per i 15 fiumi transfrontalieri della regione, concentrandosi sulla raccolta di informazioni e lo sviluppo di infrastrutture per migliorare la sicurezza energetica e alimentare per i più deboli, espandendo al tempo stesso i programmi di rifornimento idrico per le piccole città e i villaggi delle zone di confine, oltre a rafforzare la capacità delle autorità di bacino di proteggere la qualità e l’accesso all’acqua.</p>
<p>Nel corso della storia, la cooperazione sulle risorse idriche condivise è stata la regola, non l’eccezione. Il Rapporto 2006 sostiene che adesso, con un numero di individui in competizione reciproca per le risorse che non è mai stato così alto, approcci più ambiziosi e meno frammentati alla governance dell’acqua sono nell’interesse della sicurezza sul lungo termine di chiunque.</p>
<p>IMMAGINI VIDEO SUL RAPPORTO SULLO SVILUPPO UMANO 2006 SONO DISPONIBILI  su <a href="http://hdr.undp.org/hdr2006/media" target="_blank">http://hdr.undp.org/hdr2006/media</a>.</p>
<p>A PROPOSITO DI QUESTO RAPPORTO<br />
Il Rapporto sullo sviluppo umano offre ogni anno un quadro del dibattito in corso su alcune delle sfide più pressanti per l’umanità. È un rapporto indipendente commissionato dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (undp). Kevin Watkins è il principale autore del Rapporto 2006, che include contributi speciali da parte di Gordon Brown, di Ngozi Okonjo-Iweala, del presidente Lula, del presidente Jimmy Carter e del segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan.<br />
Il Rapporto è tradotto in più di una dozzina di lingue, e viene lanciato ogni anno in oltre 100 paesi. Per ulteriori informazioni, si veda <a href="http://hdr.undp.org/hdr2006" target="_blank">http://hdr.undp.org/hdr2006</a></p>
<p>A PROPOSITO DELL’UNDP<br />
L’UNDP è la rete globale dell’Onu che si ripropone di aiutare le persone a soddisfare le proprie necessità di sviluppo e costruire una vita migliore. Siamo presenti sul campo in 166 paesi, lavoriamo in un rapporto di fidata collaborazione insieme ai governi, alla società civile e al settore privato per aiutarli a costruire loro soluzioni a problemi di sviluppo globale e nazionale. Per ulteriori informazioni, si veda <a href="http://www.undp.org" target="_blank">www.undp.org</a></p>


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		<title>Idroponica per l&#8217;acqua</title>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo intero, indubitabilmente, si sta preoccupando per l&#8217;acqua.<br />
Qualcuno lo fa, e sono molti, perché intravede possibilità di reddito, chi per pura coscienza ambientalista, chi perché non è soddisfatto delle caratteristiche di quella localmente distribuita e si costringe ad acquistarne e trasportarne per il proprio bisogno, e chi, soprattutto, perché non ne ha e mai ne ha avuta abbastanza.<br />
In certe zone del mondo l&#8217;acqua è già terreno di scontro tra grandi aziende e popolazione, tra fazioni politiche avverse, fra intere etnie cronicamente minacciate dalla scarsità di questo prezioso elemento, fra freddi ed interessati uomini di governo, al soldo spesso  di efficienti ed organizzatissimi mercanti odierni.<br />
L&#8217;idroponica commerciale dovrà per forza crescere: difficile dire in che tempi, e con che risultati, ma dovrà diffondersi.<span id="more-98"></span><br />
L&#8217;Italia è il Paese europeo più ricco del prezioso elemento, ma anch&#8217;essa si adeguerà, prima o poi: la richiesta di tecnici e specialisti, di fertilizzanti specifici, di sistemi commerciali chiavi in mano crescerà nel tempo, e non troverà impreparato chi ha scelto di operare commercialmente in questo campo.<br />
Presto anche i nostri leader politici saranno costretti ad incentivare l&#8217;idroponica commerciale e tutte le tecniche che permettono il &#8220;risparmio d&#8217;acqua&#8221;.<br />
Volendo essere cinici, e sorvolando sui delicatissimi aspetti umanitari ed etici che la scarsità d&#8217;acqua pone in evidenza, potremmo pensare che tutto ciò genererà un mercato gigantesco, e probabilmente una salutare rigenerazione di terreni da anni sottoposti a sfruttamento intensivo, impoveriti ed impossibilitati a riequilibrarsi naturalmente.<br />
Più è grande l&#8217;appezzamento coltivato e più lontano probabilmente verrà venduto il prodotto; l&#8217;idroponica<br />
commerciale può operare ovunque.<br />
Siamo generalmente propensi ad immaginare l&#8217;idroponica commerciale come redditizia solo su grande scala: ci immaginiamo giganteschi impianti e tecnici in camice bianco seduti ad una remota consolle i comando, e fili, e sonde, e monitor.<br />
Tutto vero, tutto reale, ma.. se fosse tutto sbagliato? Commercialmente sbagliato.<br />
Perché l&#8217;idroponica commerciale è generalmente tarata su produzioni di una certa importanza? Forse  semplicemente perché chi vuole inserire il proprio prodotto negli esistenti canali distributivi deve confrontarsi con aziende agricole tradizionali enormi, le quali si riferiscono alla grande distribuzione.<br />
Il prodotto alimentare da idroponica è controllatissimo: può essere purissimo, dal punto di vista del contenuto dei tanto temuti metalli pesanti e dei pesticidi di sintesi, basta il volere di chi produce.<br />
Ricordiamoci che sta esponenzialmente aumentando la coscienza dell&#8217;inquinamento intracellulare cui siamo giornalmente sottoposti e che molte persone hanno una reale necessità di alimentarsi con cibi puri per portare a buon fine terapie naturali di disintossicazione.<br />
Ma se tutto ciò è vero, perché non vediamo sui banchi alimentari prodotti etichettati da &#8220;produzione idroponica&#8221;, accompagnati da informazioni esaurienti sulla natura, qualità e quantità di elementi che hanno costituito la loro dieta?<br />
In questo caso certamente l&#8217;affanno dell&#8217;allineamento dei prezzi con quelli della Grande distribuzione organizzata (GDO) si attenuerebbe.<br />
Vediamo addirittura la possibilità di mercati paralleli, di contenute dimensioni, dove gli &#8220;idrocoltivatori&#8221; professionali, non necessariamente dotati di giganteschi apparati (in realtà necessari soprattutto a chi compete sul prezzo e sul centesimo), offrono il loro prodotto etichettato ad una clientela esigente, in cerca di alimentari sicuri, magari prodotto in maniera sostenibile: pensiamo che, in presenza di sufficiente illuminazione solare in serra e dovendo solamente azionare le pompe e gli strumenti di misura, un sistema solare fotovoltaico di piccole dimensioni sarebbe sufficiente, unitamente ad una piccola quantità d&#8217;acqua, per portare avanti la produzione.</p>
<p>Anche gli amanti del biologico sarebbero soddisfatti: con i nuovi nutrimenti per la bioponica, le piccole idroaziende agricole potrebbero etichettare il prodotto come biologico, o meglio, bioponico, per la curiosità e l&#8217;affezione di una nuova clientela.<br />
Famosi sono i pomodori idroponici olandesi, che si acquistano ovunque in Italia, per la loro cronica carenza di gusto; ma non cadiamo in inganno: se si vuole risparmiare ad oltranza lo si fa anche sugli elementi che compongono la soluzione nutritiva e sulla loro purezza e qualità.<br />
Produrre commercialmente in idroponica, se si parla di piccole e specializzate produzioni, è relativamente semplice, e facile è l&#8217;approccio alla tecnica, anche da parte di un neofita; l&#8217;importante è non avere fretta.<br />
Un periodo di sperimentazione hobbistica, può portare a produrre fragole dal sapore intenso e pulito: sarà allora che l&#8217;idrocoltivatore potrà iniziare a distribuire il suo prodotto dapprima agli amici, stupendoli ed intrigandoli, dopodiché potrà proporle al ristorante sotto casa.<br />
La &#8220;scalabilità&#8221; degli impianti idroponici è totale: modularità ed espansione staranno  alla base del modello di business del novello piccolo idro-imprenditore.<br />
Squadra che vince si moltiplica, e conoscendo ogni segreto delle fragole in idroponica, sarà semplice aumentare la portata dei propri impianti.<br />
Pensate che tutto ciò sia fantascienza? La redazione di Giardinaggio Indoor segue da vicino l&#8217;argomento, con testimonianze, notizie ed articoli a tutto il mondo dedicati a questo per ora limitato, ma a quanto pare in decisa crescita, idro-fenomeno.</p>


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