Intervista di Agnese Codignola
Cos’è questa cosa che sto mangiando? E da dove diavolo arriva? Tutto ha avuto inizio da queste due (all’apparenza) semplici domande. Risultato: un caso editoriale forse senza precedenti, dato l’argomento, centinaia di migliaia di copie vendute in tutto il mondo e la richiesta pressante di una seconda puntata da parte di migliaia lettori. Si tratta de ‘Il dilemma dell’onnivoro’, il libro culto dedicato all’alimentazione, in uscita in Italia con Adelphi il 4 giugno, scritto da Michael Pollan, pluripremiato giornalista collaboratore del ‘New York Times’, docente di Giornalismo scientifico e ambientale all’Università di Berkeley, che ha evidentemente toccato un nervo più che scoperto, e cioè la schizofrenia che vede milioni di persone al tempo stesso sempre più pigre, malate, obese, ma anche alla ricerca nevrotica della dieta ideale, o dell’alimento che le può salvare. E lo ha fatto con l’occhio del naturalista, intraprendendo un viaggio anche fisico, non solo culturale, in quattro pasti-tipo, arrivando così a scoprire realtà sconcertanti, spesso tragicomiche; che lo hanno condotto, infine, a mettere sotto accusa tutto ciò che mangiamo. Il successo del libro manifesta lo sconcerto di noi tutti davanti a quello che lui chiama ‘il dilemma dell’onnivoro’: più ci arricchiamo, più mangiamo male, più ci ammaliamo. Già, ma i lettori non si sono accontentati di un’accusa, ancorché argomentata e globale. E hanno chiesto a gran voce la soluzione del dilemma che, nelle settimane scorse, Pollan ha pubblicato col titolo ‘In Defense of Food – an Eater Manifesto’, e che è già tra i dieci libri più venduti negli Stati Uniti. Qual è la soluzione? Glielo abbiamo chiesto.
Michael Pollan, cominciamo dal dilemma: che cosa c’è di così strano nelle merci in vendita al supermercato?
“Nulla, all’apparenza, anzi. Se osserviamo l’immensa biodiversità presente in quell’ambiente così perfetto, dove gli odori sono banditi, le merci hanno un aspetto invitante e fresco, non possiamo che pensare, soddisfatti, ai passi in avanti fatti negli ultimi decenni. Tuttavia, se cerchiamo di conoscere meglio ciò che viene offerto, la situazione cambia radicalmente. Per capire quanto, basta leggere le etichette, con il loro gergo per iniziati e le interminabili liste di sostanze chimiche anche nei cibi più semplici, e con l’indicazione della provenienza, che spesso rimanda a produzioni situate a migliaia di chilometri. Read more…