Coltivare orchidee in idroponica

Le orchidee sono da sempre considerate fra le piante più belle che si possano coltivare, declinate dalla natura in un’incredibile varietà di forme e colori.

Le radici visibili, spesse e bianche, e la forma allungata delle foglie contribuiscono ad arricchire il fascino degli incantevoli fiori. Non stupisce per nulla quindi il numero di appassionati che coltivano orchidee anche solo per il piacere di guardarle.

Nella foresta pluviale e in varie zone tropicali queste piante crescono liberamente sui tronchi, o sulle rocce ricoperte di muschio: su queste superfici l’acqua piovana scorre apportando un perfetto livello di acqua e ossigeno, mentre le radici traggono il nutrimento dalla vegetazione in decomposizione. Non c’è terra, questo in cui crescono molte orchidee si può definire un ambiente idroponico per natura.
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Misurazione dell’EC, PPM e TDS in idroponica

acquaLe piante sottraggono dalla soluzione nutritiva fertilizzanti e acqua contemporaneamente, ma non necessariamente nella stessa misura.

In un clima caldo ad esempio le piante tendono a “bere” di più, e unitamente all’alto tasso di evaporazione questo rende la concentrazione di nutrienti troppo alta.
Per mantenere stabile e sotto controllo l’equilibrio della soluzione è necessario monitorare l’EC o conduttività.

Questo valore è l’unico modo che abbiamo per stabilire con esattezza quanti nutrienti sono ancora presenti nell’acqua. Una presenza troppo elevata può danneggiare irreversibilmente le piante, mentre tracce troppo scarse porteranno carenze e sviluppo rallentato.
Per rilevare l’EC si utilizza uno strumento apposito che segnala la quantità di sali (totali, quindi senza distinzioni) disciolti. Esistono diversi modelli di misuratori portatili o fissi con sonde, di varie fasce di prezzo.

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La giostra idroponica

L’idroponica come ormai sappiamo è una tecnica redditizia ed efficiente, ma come renderla ancora più produttiva?

Creando sistemi rotanti naturalmente.

Ecco quindi i design avanzati di Omega Garden , brevettati per raggiungere la massima semplicità unitamente a raccolti sempre più abbondanti, sia nella coltivazione casalinga che in quella industriale.

Diamo un’occhiata nel dettaglio al catalogo proposto.

Per il grower amatoriale il prodotto ad hoc è il Volksgarden, che può ospitare fino ad ottanta piante e contestualmente donare un tocco decisamente eccentrico all’arredo.

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Frutta e verdura idroponica sullo scaffale

frutta_idroponica_sugli_scaffaliRaccogliere frutta e verdura direttamente dalla pianta è il sogno di molti cittadini che sognano cibo biologico e contatto con la natura.
Nel 2019 questa potrebbe diventare una realtà in Inghilterra, dove il pubblico potrà andarsene tranquillamente al supermercato e cogliere da piante ed alberi quanto più gli aggrada.
L’idea è della Futurlab, importante azienda convinta di avere individuato un settore di investimento interessante proponendo scaffali idroponici direttamente nella grande distribuzione.
All’interno della rivendita sarebbero presenti aree-serra, dove crescerebbero funghi, fragole, patate, peperoni, insalata, pomodori, e quant’altro.
Come in qualunque reparto ortofrutta il cliente dovrà semplicemente scegliere la merce, pesarla e metterla nel carrello.
Le serre in questione sono concepite come idroponiche/aeroponiche e senza l’utilizzo di substrato.
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BioSevia, biologico in terra ed idroponica

biosevia_terra

I pregi dell’idroponica sono ormai noti ai più. Professionisti, amatori e anche semplici curiosi si accostano a questa tecnica ogni giorno anche grazie alla diffusione di idrosistemi semplici da usare e poco dispendiosi.
Il passaparola e la facile reperibilità di informazioni e manuali aiutano il neofita ad apprendere le basi della coltivazione fuori suolo, a fare acquisti oculati e ad ottenere il massimo dalla propria coltivazione.
Il cruccio degli amanti dell’idroponica è stato per anni quello di non potere coniugare la resa e la velocità della loro coltura con un approccio biologico.
I fertilizzanti specifici per idroponica infatti sono per definizione minerali, ovvero chimici. Il nutrimento organico tipico dell’agricoltura biologica tende infatti ad intasare tubi e spruzzatori, per via delle particelle piuttosto grosse in sospensione nella soluzione. Queste particelle possono ristagnare verso il fondo e marcire, creando cattivi odori e rischio di contaminazione da patogeni.

Il problema è stato studiato a fondo dall’azienda leader nel settore General Hydroponics, che recentemente ha immesso sul mercato il primo fertilizzante con tutti i requisiti per ottenere una certificazione biologica, adatto però alle colture idroponiche: BioSevia.
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Giardini in verticale

di Maria Brambilla

Muri grigi, tristi e banali che, come per incanto, si trasformano in un’allegra esplosione di rami, foglie e fiori. Perché fanno da supporto a insoliti e lussureggianti mixed border dove si intrecciano piante di tutti i tipi che ondeggiano al vento.

L’effetto è sorprendente: una scenografia spettacolare, inattesa, affascinante, che trasporta di colpo nel meraviglioso paese di Alice. A Parigi, e un po’ in tutta la Francia, sono di gran moda gli ingegnosi e straordinari giardini in verticale inventati da Patrick Blanc, un botanico francese di fama mondiale (nessuno conosce meglio di lui le piante del sottobosco tropicale), ricercatore del prestigioso Cnrs (Centre national de la recherche scientifique), e con un debole per le stravaganze: ostenta con disinvoltura unghie smisurate, che avrebbero fatto impallidire d’invidia un imperatore cinese, e capelli biondi ravvivati da vistose mèches verde clorofilla. Read more…

Substrati: la lana di roccia

Uno dei più diffusi medium per la coltivazione fuori suolo è senza dubbio la lana di roccia: fabbricata sciogliendo alla temperatura di 1600 gradi basalto, calcare e coke in uno speciale forno, viene messa in commercio nei più svariati formati.

Sebbene si sia affacciato relativamente di recente sul mondo del giardinaggio, il rockwool esiste in natura da secoli nelle zone con attività vulcanica, laddove il magma venga spazzato da forti venti creando così lunghe e sottili fibre; bisognerà però attendere il 1865 perché l’uomo decida di produrne in fabbrica per utilizzarlo come isolante nell’edilizia. Read more…

Germinazione in rockwool

di Christian Cantelli

Nelle colture indoor l’utilizzo di medium di coltivazione tradizionali come il terriccio può dare problemi di muffe e di infestazioni in vaso, mentre risulta impossibile all’interno di sistemi idroponici, aeroponici ecc.

La lana di roccia è un substrato ideale in quanto è sterile e trattiene la giusta quantità di liquido lasciando le radici sempre ossigenate al punto giusto.
Il formato in cubi è specialmente utilizzato per la germinazione, è pratico e maneggevole, può essere trapiantato all’interno di qualunque altro substrato, elimina sprechi e risparmia moltissimo tempo.
Usata anche in edilizia per la formazione di strati isolanti, la lana di roccia specifica per la coltivazione viene acidificata opportunamente in quanto solitamente troppo basica per usi agricoli. Read more…

Organismi colonizzatori

di Christian Cantelli

PER ALCUNI venire a sapere che esistono batteri e funghi colonizzatori in vendita nei negozi di home-gardening specifici per la coltivazione idroponica può sembrare quantomeno bizzarro, vale la pena spendere fino ad un centinaio di euro per un barattolo di microbi viventi? E a che cosa servono?
Molte delle maggiori ditte produttrici dei nutrimenti hanno negli ultimi anni aggiunto al loro catalogo questo tipo di prodotti che, per quanto riguarda la tecnica di coltivazione idroponica, rappresentano una vera e propria rivoluzione.

I FUNGHI sono stati i primi, dato che si doveva trovare un freno ai funghi dannosi per la vegetazione come i famigerato pythium, capace di distruggere un intero raccolto in brevissimo tempo, o altri come il Fusarium o il Verticilliu, si pensò di introdurre nella rizosfera (la zona sottosuolo casa delle radici) un nemico naturale degli stessi, il trichoderma. Read more…

Substrati: la fibra di cocco

fibra di cocco

La fibra di cocco è un substrato diffuso e molto valido sia come ammendante del terreno che come medium di coltivazione: è impiegato nel florivivaismo professionale, in floricoltura, in orticoltura, nella preparazione di tappeti erbosi, nel giardinaggio hobbystico.

E’ ottenuta attraverso la spazzolatura dello strato esterno della noce di cocco, ed è disponibile sul mercato in diversi formati e tipologie, in una pezzatura che varia da frammenti di pochi millimetri a lunghe fibre, venduto in sacchi, mattoni, pani o lastre: se acquistato in forma compressa necessita di essere lasciato in ammollo prima dell’uso. Read more…