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	<title> &#187; no profit</title>
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		<title>L&#8217;Aquila, nascono gli Orti Urbani</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 11:15:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;accordo affida all&#8217;Ente Parco 216 campi civici realizzati secondo i dettami della sostenibilità ambientale e quale contributo alla ricostituzione del tessuto sociale della città. L&#8217;Aquila, 3 giu. &#8211; (Adnkronos) &#8211; Grazie alla sinergia individuata in merito alla gestione degli Orti Urbani nelle aree verdi dei nuovi insediamenti del progetto C.A.S.E., il Comune dell&#8217;Aquila ed il [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;accordo affida all&#8217;Ente Parco 216 campi civici realizzati secondo i  dettami della sostenibilità ambientale e quale contributo alla  ricostituzione <a href="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/orto_urbano.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1522" title="orto_urbano" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/orto_urbano.jpg" alt="orto urbano" width="400" height="300" /></a>del tessuto sociale della città.</p>
<p>L&#8217;Aquila, 3 giu. &#8211; (<a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/In_Pubblico/LAquila-nascono-gli-Orti-Urbani-nei-nuovi-insediamenti-del-progetto-CASE_486808876.html" target="_blank">Adnkronos</a>) &#8211; Grazie alla sinergia individuata in  merito alla gestione degli Orti Urbani nelle aree verdi dei nuovi  insediamenti del progetto C.A.S.E., il Comune  dell&#8217;Aquila ed il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga,  sono giunti a stipulare un Protocollo d&#8217;Intesa.</p>
<p>L&#8217;accordo, firmato ad Assergi, dall&#8217;Assessore Comunale competente,  Alfredo Moroni, e dal Commissario Straordinario Arturo Diaconale, affida  all&#8217;Ente Parco, in virtù della competenza tecnico-scientifica in  materia di salvaguardia delle colture agricole locali e dell&#8217;esperienza  profusa nella creazione di orti collettivi nelle tendopoli aquilane, la  gestione provvisoria dei 216 Orti Urbani realizzati in alcune aree dei  nuovi insediamenti del Progetto C.A.S.E. (Assergi, Camarda, Paganica 2,  Paganica Sud, Tempera, Gignano, Bazzano; Roio Poggio, Roio 2 e Coppito  3), secondo  i dettami della sostenibilità ambientale e quale contributo alla  ricostituzione del tessuto sociale della città.</p>
<div><span id="more-1521"></span></div>
<div>
<p>&#8221;La creazione degli Orti Urbani &#8211; ha dichiarato l&#8217;Assessore Moroni &#8211;  è accompagnata da forte attesa da parte delle comunità, a vantaggio  delle quali è stata concepita quale stimolo a ricreare uno spirito di  aggregazione positiva ed efficace. Esprimo dunque piena soddisfazione  per la sinergia avviata e per l&#8217;opportunità di collaborare, in questa  prima fase di realizzazione degli Orti, con l&#8217;Ente Parco, con il quale  il Comune dell&#8217; Aquila condivide obiettivi e missione e del quale è nota  l&#8217;affidabilità in termini di impegno e know how&#8221;.</p>
<p>&#8220;Per il Parco &#8211; ha aggiunto Diaconale &#8211; si tratta di una nuova  opportunità di mettere a frutto le competenze dell&#8217;Ente, dedicandole ad  un progetto importante per implicazioni sociali, quale contributo al  rafforzamento dell&#8217;identità della cittadinanza aquilana. Dal Protocollo  d&#8217;Intesa scaturirà immediatamente un Avviso Pubblico destinato a tutti i  residenti del progetto C.A.S.E. nelle cui aree verdi è presente una  zona destinata agli Orti Urbani&#8221;.</p>
</div>


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		<title>30 anni di Legambiente</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 17:07:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Legambiente festeggia 30 anni all’insegna della tutela dell’ambiente. E' l’occasione per ripercorrere l’evoluzione dell’ambientalismo negli ultimi 30 anni.


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/legambiente.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1470" style="margin: 4px;" title="legambiente" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/legambiente.jpg" alt="legambiente" width="200" height="278" /></a></p>
<h2>17/05/2010 16:46 20 maggio 1980 – 20  maggio 2010: Legambiente festeggia 30 anni all’insegna della tutela  dell’ambiente</h2>
<p>Al via la settimana di festeggiamenti per il Cigno  verde</p>
<p>Era il 20 maggio 1980 quando un folto gruppo di giovani ambientalisti  e scienziati, protagonisti del movimento antinucleare e promotori di  battaglie contro l’inquinamento costituì in Italia una nuova  associazione ambientalista. All’inizio la chiamarono Lega per  l’ambiente, ma poco dopo il nome cambiò in “Legambiente”. Ed ora il  Cigno Verde compie trent’anni, un anniversario che Legambiente intende  festeggiare con una settimana di ricchi appuntamenti per ripercorrere le  tappe più significative della propria storia all’insegna della  salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini. Dallo stop  all’energia nucleare nel 1987 all’abbattimento di molti ecomostri grazie  alle battaglie di Goletta Verde, per non dimenticare il sostegno alla  diffusione dell’agricoltura biologica e la tutela delle aree naturali  protette, fino ad arrivare alla promozione delle energie rinnovabili:  sono davvero numerose le conquiste ottenute da Legambiente negli anni  che, oggi, con orgoglio intende festeggiare con il suo trentennale.</p>
<p><span id="more-1469"></span></p>
<p>A dare inizio al suo compleanno un “flash mob” realizzato dai  volontari dell’associazione a Roma (il video è disponibile su  <a href="http://www.youtube.com/watch?v=cXi_TEiqOh0">http://www.youtube.com/watch?v=cXi_TEiqOh0</a> )  per invitare tutti a partecipare alla festa dell’associazione e <em>sostenere  la sua azione devolvendo il 5Xmille con la prossima dichiarazione dei  redditi.</em> Ma tutta la settimana <em>proseguirà con varie iniziative:  <strong>venerdì 21 maggio a Roma si aprirà il convegno “</strong><strong>Participio  futuro &#8211; da trent’anni per continuare a cambiare”</strong></em><em> (dalle </em>ore 9.00 alla Sala Alberto Sordi, in Vicolo del Puttarello  25 &#8211; Area Archeologica La città dell’acqua di Fontana di Trevi).</p>
<p><strong>L’evento  sarà l’occasione per ripercorrere l’evoluzione dell’ambientalismo negli  ultimi trent’anni in Italia, tracciando un bilancio dei suoi </strong><strong>effetti  innovativi nell’agire sociale e mettendo a confronto i fondatori del  pensiero ecologista in Italia con i trentenni di oggi che vi operano</strong>.  Ad aprire il dibattito sarà proprio un video realizzato da Legambiente  sulle aspettative e le prospettive future dell’ambientalismo in Italia,  visto dalle nuove generazioni.</p>
<p><strong>La giornata del 21 maggio si concluderà con la <em>Festa</em><em> di Buon Compleanno</em></strong><strong> di Legambiente al Caffè  Letterario a Via Ostiense 95</strong> (a partire dalle ore 18.00) con  musica dal vivo, spettacoli e cibo biologico. Nel corso della serata  verranno presentati il libro e il documentario sui<em> </em>30 anni di  Legambiente per raccontare la storia dell’associazione, inevitabilmente  intrecciata con quella dell’Italia.</p>
<p>La festa del Cigno verde sarà naturalmente anche sul web: dal 20 al  29 maggio basterà collegarsi su Facebook con il gruppo del trentennale <a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=120444667982802">Legambiente  &#8211; WWWork in progress 3.0</a> per partecipare “ATuttoCigno”, il quiz  on-line sull’ambientalismo. Ad aggiudicarsi i 5 premi in palio ogni  giorno saranno i primi concorrenti che risponderanno correttamente alle 5  domande verdi proposte da Legambiente.</p>
<p>Per conoscere tutti gli appuntamenti iscriviti su Facebook al gruppo  del trentennale <a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=120444667982802">Legambiente  &#8211; WWWork in progress 3.0</a> oppure vai su  <a href="http://www.legambiente.it/">www.legambiente.it</a></p>


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		<title>Kyoto Box, forno di cartone ad energia solare</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 19:42:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si è concluso in Aprile il Climate Change Challange promosso dal Financial Time, con interessanti risultati. Vincitore il Kyoto Box, forno solare realizzato con scatole di cartone


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-950" href="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/2009/05/27/kyoto-box-forno-di-cartone-ad-energia-solare/climatechangechallenge1/"><img class="alignleft size-full wp-image-950" style="margin: 6px;" title="climate change challenge" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/climatechangechallenge1.gif" alt="climate change challenge" width="160" height="213" /></a>Si è concluso in Aprile il Climate Change Challange promosso dal Financial Time, con interessanti risultati.</p>
<p>La sfida consisteva nel trovare idee realizzabili a livello commerciale per ridurre le emissioni dannose e combattere i cambiamenti climatici indotti dall&#8217;inquinamento.<br />
Fra i progetti finalisti figurano anche alcune soluzioni per i risparmio energetico che lasciano parecchio perplessi: vediamo un po&#8217; cosa è saltato fuori.</p>
<p>Con l&#8217;evocativo nome di Black Phantom viene presentata una macchina in grado di trasformare la biomassa in carbonella, una forma molto stabile di carbone.</p>
<p>Il macchinario è trasportabile e consiste in una sorta di enorme microonde in grado di convertire vari scarti di produzione agricola e di lavorazione del legno in materiale combustibile.</p>
<p>In realtà il procedimento era già noto, non si tratta di una vera invenzione ma piuttosto di una riscoperta in chiave rimodernata.<br />
<span id="more-942"></span>Semplicissimo ma -dicono- risolutivo Deflecktors è un economico e leggero coperchio che ostruendo le concavità presenti nei cerchioni dei<img class="alignright size-full wp-image-945" style="margin: 3px;" title="deflecktor" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/deflecktor.jpg" alt="deflecktor" width="163" height="226" /> camion ne riduce l&#8217;attrito, diminuendo del 2% il consumo di carburante.<br />
L&#8217;idea è nata osservando le dimensioni dei cerchi dei TIR, pari circa a quelle del finestrino di un&#8217;auto. Non potendo rinunciare al traffico su gomma la giuria l&#8217;ha trovato molto utile&#8230;ma cambiare il design all&#8217;origine non sarebbe un&#8217;opzione più semplice?</p>
<p>Mootral è un additivo a base di aglio, antibiotico naturale, da somministrare a mucche, pecore e alri erbivori per limitarne la flatulenza.<br />
Pare che riduca le emissioni del 94% stimolando il processo digestivo del bestiame e limitando lo sviluppo dei batteri. Mah.</p>
<p>Niente nomi fichetti ma sicuro appeal per le piastrelle raffreddanti. Non si rovinano e non necessitano di manutenzione, sono pensate per rivestire i soffitti.<br />
Un controsoffitto convoglia l&#8217;aria calda grazie al principio della convezione, e l&#8217;acqua ottenuta per evaporazione resta intrappolata nelle piastrelle, che si raffreddano istantaneamente.<br />
Semplice e geniale.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-948" title="kyoto box" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/kyotobox2.jpg" alt="kyoto box" width="175" height="247" /></p>
<p>And the winner is&#8230;Il vincitore del concorso è il Kyoto Box, un forno di cartone ad energia solare pensato per la parte rurale dell&#8217;Africa,</p>
<p>realizzabile all&#8217;esorbitante costo di 5 dollari ad esemplare.</p>
<p>Jon Bøhmer, norvegese trapiantato a Nairobi, ha in pratica preso due scatole di cartone, infilate l&#8217;una nell&#8217;altra: quella esterna è rivestita si <img class="alignright size-full wp-image-947" title="kyoto box" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/kyotobox1.jpg" alt="kyoto box" width="395" height="394" />carta stagnola e quella interna e dipinta di nero.<br />
Il resto lo fa il Sole, e pare che dieci litri d&#8217;acqua posti in un recipiente all&#8217;interno possano bollire in due ore. Quasto garantirebbe la sterilizzazione dell&#8217;acqua, il cui inquinamento è una delle principali cause di malattia e morte nei Paesi del terzo mondo.</p>
<p>Inoltre la diminuzione nell&#8217;uso di legna da ardere metterebbe un freno alla deforestazione selvaggia e porterebbe ad una riduzione delle emissioni di CO2</p>
<p>stimate in due tonnellate per famiglia all&#8217;anno.</p>
<p>Inutile dire che il vero punto di forza è la semplicità e la versatilità di un oggetto che può essere riprodotto ovunque con materiali di scarto.<br />
L&#8217;idea è stata ben accolta anche a livello commerciale e una fabbrica di Nairobi ha già iniziato la produzione.</p>


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		<title>Portatori d&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Feb 2007 17:43:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ancora  oggi 1,5 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile e 2,6 miliardi non hanno servizi igienico-sanitari di base. Ogni anno 8 milioni di persone muoiono per le malattie connesse alla presenza o  utilizzo di acqua stagnante  . Ogni giorno 34.000 persone, in prevalenza donne e bambini, muoiono per l’assenza d’acqua potabile. Siamo di [...]


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<li><a href='http://www.giardinaggioindoor.it/2009/06/15/orto-biologico-a-buckingham-palace/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Orto biologico a Buckingham Palace'>Orto biologico a Buckingham Palace</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora  oggi 1,5 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile e 2,6 miliardi non hanno servizi<a title="http://www.portatoridacqua.it/" rel="http://www.portatoridacqua.it/" href="http://www.portatoridacqua.it/" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-189" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="risparmio idrico" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2008/12/0549029300.jpg" alt="" width="180" height="210" /></a> igienico-sanitari di base.</p>
<p>Ogni anno 8 milioni di persone muoiono per le malattie connesse alla presenza o  utilizzo di acqua stagnante  .<br />
Ogni giorno 34.000 persone, in prevalenza donne e bambini, muoiono per l’assenza d’acqua potabile. Siamo di fronte a un “silenzioso genocidio” che si perpetua nell’indifferenza della comunità internazionale.   Una situazione intollerabile causata da una politica mondiale imposta dalle imprese Multinazionali  e da precise responsabilità e scarsa volontà politica  dei Governi.<br />
E’  tempo di ribellarsi a questi scandalosa indifferenza .<span id="more-188"></span><br />
L’accesso all’acqua sta diventando infatti una questione fondamentale per l’ambiente, per l’economia, per la pacifica salvaguardia delle popolazioni,  in Italia e nella maggior parte dei paesi  mondo.<br />
Ma l’accesso all’acqua costituisce soprattutto  un elemento costitutivo della vita, rappresenta la “sacralità della vita” di ogni essere vivente ed quindi necessario pervenire al più presto l’acqua al suo riconoscimento come un diritto umano, inalienabile.</p>
<p>Sono questi gli obiettivi ed il campo di azione del MANIFESTO PER UN CONTRATTO MONDIALE SULL&#8217;ACQUA che attraverso l&#8217;azione del Comitato internazionale e dei vari Comitati nazionali (Belgio, Canada, Italia, Francia, Svizzera, etc) ed il sostegno di diverse Associazioni e Movimenti nei tre continenti, propone di riuscire ad imporre alla comunità internazionale ed ai singoli Governi il  riconoscimento dell’acqua come un “diritto umano inalienabile”, come  un “bene comune”, contrastando nel contempo i processi di privatizzazione e di mercificazione della risorsa e della sua gestione.</p>
<p>Questo obiettivo è stato lanciato  dalla  Dichiarazione di Roma, sottoscritta dai sindaci di diverse città italiane in Campidoglio  nel dicembre del 2003, è stato successivamente condiviso ed  inserito  nelle Dichiarazioni conclusive dei vari Forum Mondiali sull’Acqua: di Porto Allegre (2001-2002), New Delhi(2004), Manaus (2005), Bamakò e Caracas (2006) e dalle proposte dei Forum Alternativi Mondiali di Firenze (marzo 2003), di Ginevra ( marzo 2005) e da ultimo nel Forum di Città del Messico (marzo 2006).</p>
<p>Questa richiesta, condivisa a livello mondiale da tutti i Movimenti impegnati a difesa dell’Acqua, accolta di recente anche da alcune risoluzioni del Parlamento Europeo, non è stata finora minimamente presa in considerazione dagli Stati e dalle Comunità internazionale.</p>
<p>L’ultimo scandaloso rifiuto è avvenuto nel IV° Forum Mondiale dell’acqua (Città del Messico 2006) dove ancora una volta la Comunità internazionale si è rifiutata di riconoscere l’accesso all’acqua come diritto umano, nonostante una specifica richiesta in tale senso fosse stata formulata dal Parlamento Europeo, cioè dai rappresentanti di 25 paesi e di 450 milioni di cittadini, che avevano trasmesso al Presidente del Forum  Mondiale questa richiesta con una precisa risoluzione.</p>
<p>In sintesi, la Campagna &#8221; Portatori  d&#8217;acqua&#8221; vuole essere una modalità per mettere in rete, rendere concrete e dare visibilità politica a tutte le iniziative locali e le azioni di partecipazione dei cittadini e delle comunità locali che sono disponibili a sostenere il riconoscimento dell’acqua come diritto umano e soprattutto di mobilitazione di risorse e di impegno  da parte dei Movimenti ed ONG.<br />
Un percorso di mobilitazione e di partecipazione che si concretizzerà nel marzo del 2007 a Bruxelles,  con la realizzazione della “1° Assemblea Mondiale dei cittadini per l’Acqua”.</p>
<p>Questo appuntamento costituirà il primo concreto momento di progettualità politica di tipo parlamentare  messo in atto dai cittadini e dalle comunità locali, nei confronti dei Governi e della Comunità internazionale per sollecitare, da parte dei Parlamenti, il riconoscimento dell’accesso all’acqua come un diritto universale per tutti .</p>
<p>La proposta</p>
<p>Gli obiettivi che  la Campagna  “ I portatori d’acqua”  si  propone di raggiungere è quello di attivare un processo di partecipazione e di mobilitazione da parte di cittadini, istituzioni ed enti locali che sono  disponibili ad impegnarsi a difesa dell’acqua attraverso una serie di comportamenti individuali e collettivi,  I soggetti a cui la Campagna si rivolge e che possono diventare “ I portatori d’acqua”  sono :<br />
-Individualmente o come cittadino organizzato, ognuno di noi, nella misura in cui si impegna a  mettere in atto comportamenti responsabili rispetto agli &#8220;usi/consumi dell’acqua&#8221; e sul piano di gesti di &#8220;solidarietà&#8221; per garantire l’accesso all’acqua a chi ne è privo.<br />
-Istituzionalmente Enti locali, Sindaci, Sindacati, Società di gestione pubblica che sottoscrivono o dimostrano di aver concretizzato alcune delle proposte per un Governo  pubblico e partecipato dell&#8217;acqua, e adottano le proposte della Carta dei Portatori (cents/della solidarietà,diritto ai 50 litri/g, etc)<br />
-Scuole, Università, insegnanti e studenti che hanno realizzato  percorsi di approfondimento e di ricerca sui temi dell’acqua (percorsi, tesi, mostre, saggi, etc.) ed attivato azioni di gemellaggio e di solidarietà con scuole e comunità di Paesi che non hanno accesso all’acqua potabile.</p>
<p>Come si aderisce</p>
<p>L’adesione alla Campagna avviene  tramite segnalazione per ciascuna categoria, utilizzando l’apposita scheda accessibile sul sito : <a href="http://www.portatoridacqua.it" target="_blank">www.portatoridacqua.it</a>.<br />
Ogni aderente &#8211; cittadino, istituzione, scuola &#8211; dovrà indicare al momento dell&#8217; adesione il tipo di impegno che sottoscrive, fra quelli previsti e descritti nella “Carta dei Portatori d’acqua” compilando l&#8217;apposita scheda descrittiva dell’ impegno e della tempistica.<br />
Tutti gli aderenti alla Campagna, che avranno rispettato e dimostrato l’impegno sottoscritto, riceveranno “l&#8217;attestato di Portatore d’acqua” e saranno invitati a partecipare alla 1° Assemblea dei cittadini per l’Acqua dal 18 al 22 marzo 2007 a Bruxelles. Nel corso dell’Assemblea sarà presentata la Dichiarazione mondiale dei “Portatori d’acqua” che mostrerà tutti gli impegni sottoscritti e realizzati nel mondo dalle varie categorie dei “ Portatori d’acqua”.</p>
<p>L’acqua è un bene comune, patrimonio di tutta l’umanità. Essa deve essere esclusa da qualsiasi forma di mercificazione e non può diventare proprietà di nessun potere politico a scapito delle popolazioni.<br />
Il Diritto all’acqua deve essere riconosciuto ad ogni livello: dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite, alla Costituzione Europea, agli Statuti Regionali, Provinciali, Comunali degli enti locali<br />
Poiché l’acqua è un elemento costitutivo della vita, non può essere inquinata ne sprecata L’accesso all’acqua  potabile ed servizi utili, nella misura di almeno 40 litri al giorno e a persona devono essere gratuiti, cioè con costi a carico della  fiscalità generale.<br />
La proprietà e la gestione dei servizi idrici integrati  legati all’acqua  devono restare nel settore pubblico e nell’interesse collettivo. E’ responsabilità dei cittadini e delle istituzioni pubbliche locali e nazionali farsi carico del governo dell’acqua.<br />
Per sostenere la messa in opera di un servizio pubblico mondiale e gli interventi per garantire  l’acceso all’acqua per tutti  entro il 2020, attraverso la creazione di nuove istituzioni finanziarie e fonti di finanziamento.<br />
Il prelievo dell’1% dal budget nazionale speso per gli armamenti, la destinazione  di un cents/ Euro della tariffa sui consumi d’acqua, costituiscono i primi strumenti di solidarietà a livello nazionale e locale  per alimentare la costituzione di nuovi strumenti.<br />
I cittadini devono partecipare,su basi democratiche, alla definizione e alla realizzazione della politica dell’acqua a livello locale e mondiale e concorre a livello individuali alla  riduzione dei consumi .<br />
La messa in atto di un’Assemblea Mondiale di cittadini dell’acqua dovrà permettere la creazione di un servizio pubblico mondiale che eserciterà un controllo sulle utilizzazioni delle risorse idriche per evitare qualsiasi conflitto legato all’acqua.</p>
<p>Gli impegni:</p>
<p>- preservare e salvaguardare le risorse idriche e promuovere l’accesso all’acqua  per tutti, come diritto, a partire dal mio territorio (città, regione, continente)<br />
- ridurre il consumo e gli sprechi di acqua potabile a livello di comportamenti ed usi quotidiani, privilegiando, per bere, il consumo di acqua del rubinetto in casa, e sollecitarne l’uso nei luoghi pubblici .<br />
-praticare la riduzione dei consumi domestici  e sollecitare l&#8217;adozione negli edifici pubblici, nelle abitazioni,di tecnologie di riduzione dei consumi (riduttori dei flussi)<br />
-mettere in atto e sollecitare agli enti locali iniziative per assicurare l’accesso all’acqua ai milioni di bambine e bambini costretti a fare i portatori d’acqua per le proprie famiglie<br />
-intraprendere e sostenere con tutti i mezzi legittimi, iniziative concrete (come cittadino, associazione, eletto a livello locale o nazionale) per il riconoscimento dell’acqua come diritto umano e bene comune da parte delle istituzioni associate ad una gestione e governo  pubblico delle risorse idriche  del territorio.<br />
-sostenere (come cittadino, scuola, ente locale) il finanziamento di  progetti che garantiscano l&#8217;accesso all&#8217;acqua potabile (almeno 40 litri) nei paesi più poveri, direttamente o attraverso la proposta  del cents/euro sulla tariffa dell’acqua lanciata dal Comitato Italiano a livello di ATO<br />
-promuovere il consumo di acqua di rubinetto attraverso campagne di informazione e sollecitare i gestori  affinché garantiscano  una buona  qualità dell&#8217;acqua</p>
<p>Assemblea Mondiale degli Eletti e dei cittadini per l&#8217;Acqua</p>
<p>PRESENTAZIONE ALL’AMECE</p>
<p>Le lotte contro la privatizzazione dei servizi idrici e la mercificazione dell’acqua hanno ottenuto risultati significativi negli ultimi quindici anni, in particolare in America Latina, Asia, Africa e diversi Paesi dell’Europa occidentale. Pur trattandosi di successi ancora insufficienti, sono tuttavia segni di un’inversione di tendenza, come avviene in Bolivia, Uruguay, Venezuela e anche in Italia (nelle ultime settimane).</p>
<p>Altre istituzioni politiche, come il Parlamento Europeo, hanno preso chiara posizione a favore del riconoscimento del diritto all’acqua come diritto umano e dell’acqua come bene comune.<br />
Sulla base di questi successi, il movimento globale per l’acqua ha la responsabilità di pianificare le future strategie di azione ponendosi come obiettivo l’applicazione di misure concrete per cambiare la situazione attuale, piuttosto che la reiterata descrizione delle problematiche e la semplice proposta di soluzioni alternative.</p>
<p>L’idea di un’Assemblea Mondiale dei Cittadini ed Eletti per l’Acqua nasce durante il primo Forum alternativo mondiale dell’acqua (FAME), a Firenze nel 2003, e viene presentata durante il FAME 2, a Ginevra nel 2005. Le risoluzioni adottate durante i Forum sociali mondiali di Bamako e Caracas e durante il quarto Forum mondiale dell’acqua in Messico, hanno fortemente sostenuto questo progetto.</p>
<p>L’AMECE deve essere uno spazio pubblico dedicato all’incontro tra persone e allo scambio di informazioni, dove la priorità viene data all’applicazione di misure concrete per il cambiamento, al fine di consolidare i risultati raggiunti durante i precedenti forum. L’obiettivo principale è riuscire ad eludere i conflitti ideologici che nascondono il reale significato del problema acqua: il diritto alla vita!</p>
<p>Obiettivi e risultati attesi<br />
Il risultato da perseguire è la concretizzazione dei principi contenuti nelle risoluzioni di Bamako e Caracas, ampiamente adottate dai parlamentari europei il 15 marzo 2006, in vista del quarto Forum mondiale dell’acqua tenutosi in Messico.<br />
L’obiettivo principale dell’AMECE consiste nell’assunzione da parte dei partecipanti di diversi impegni prima, durante e dopo l’AMECE stessa. Tutti i partecipanti interessati a queste tematiche, portatori di una cultura di cittadinanza responsabile e solidale, favorevoli al diritto all’acqua per tutti e a una gestione pubblica e partecipata dell’acqua in quanto bene comune e patrimonio dell’umanità dovrebbero prendere in seria considerazione questi impegni.<br />
I partecipanti dovranno, quindi, essere concordi nell’assumersi i seguenti impegni al fine di ottenere:<br />
-L’accesso all’acqua potabile e ai servizi sanitari per tutti in quanto diritto umano;<br />
-La promozione dell’acqua come bene comune, patrimonio dell’umanità;<br />
-Il finanziamento pubblico di attività e servizi relativi all’“acqua come vita” e all’ “acqua come condizione per un’esistenza collettiva sicura”;<br />
-L’implementazione di strutture democratiche e partecipative inerenti al governo pubblico delle risorse d’acqua..</p>
<p>Tenendo in considerazione gli obiettivi e i risultati dei Forum di Bamako, Caracas e Messico, l’AMECE invita:<br />
-Rappresentanti della società civile;<br />
-Rappresentanti eletti di tutti i gradi politici e istituzionali (dai livelli locali a quelli internazionali);<br />
-Rappresentanti delle istituzioni pubbliche locali (comuni, province, regioni, ecc.);<br />
-Sindacati nazionali e internazionali di diversi settori di attività;<br />
-Imprese e organismi pubblici di gestione dei servizi idrici (società di servizi pubblici locali, ecc.).</p>
<p>Ogni categoria di partecipanti dovrà aver preparato e sviluppato i propri impegni per la sessione dell’AMECE.<br />
Durante l’incontro internazionale, verrà sviluppata una sintesi di tutte le proposte, al fine di evidenziare le principali tendenze di azioni comuni da concretizzare.<br />
La  strategia consiste nell’applicare misure concrete sul campo, a partire dai più favorevoli contesti locali e nazionali. Per “misure concrete” si intendono soluzioni operative su un piano giuridico, istituzionale, sociale, culturale, economico, finanziario e tecnologico.<br />
Gli obiettivi da raggiungere attraverso la sessione dell’AMECE:<br />
-Incoraggiare l’emergere di nuovi modelli di cooperazione decentralizzata, forme di partnernariato pubblico-pubblico e movimenti di solidarietà per garantire il diritto all’acqua potabile per tutti.</p>
<p>-Riunire tutti gli attori sociali: ong, sindacati, imprese di gestione di servizi idrici, rappresentati eletti, ecc., al fine di concordare una proposta comune da avanzare alle istituzioni internazionali. L’obiettivo a lungo termine è quello di istituire consulte regolari sotto l’egida delle Nazioni Unite, in attesa della creazione di un organismo internazionale per il diritto all’acqua.</p>
<p>-Creare una migliore comunicazione con i cittadini a tutti i livelli, al fine di sviluppare una consapevolezza globale circa la gravità delle attuali problematiche idriche, quali, ad esempio, l’accesso all’acqua potabile. Ciò creerebbe una reale partecipazione di ciascun utente alla gestione di questa risorsa, elemento necessario per migliorare la qualità della gestione globale dell’acqua.</p>


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		<title>Guerre per l&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jan 2007 17:20:56 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo spettro delle «guerre per l’acqua» distoglie dalla necessità urgente di cooperazioni transfrontaliere.<a title="undp.org" href="http://www.undp.org/" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-174" title="undp_logo" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2008/12/undp_logo.gif" alt="" width="51" height="102" /></a><br />
La cooperazione, nel settore dell’acqua, è più diffusa del conflitto, ed è più che mai fondamentale, dice il Rapporto sullo sviluppo umano 2006</p>
<p>Città del Capo, 9 novembre 2006 – Sfidando le previsioni di inevitabili conflitti armati provocati dall’incremento della competizione per l’acqua, il Rapporto sullo sviluppo umano 2006, appena pubblicato, rileva che la cooperazione transfrontaliera nel campo delle risorse idriche è già oggi molto più diffusa ed efficace di quanto comunemente non si creda, e offre numerosi modelli per la risoluzione di futuri contenziosi idrici internazionali.<span id="more-173"></span></p>
<p>Il 90 per cento della popolazione mondiale vive in paesi che condividono le loro fonti di approvvigionamento idrico con altri paesi. Ma il nuovo Rapporto sullo sviluppo umano, intitolato Al di là della scarsità: il potere, la povertà e la crisi idrica globale, evidenzia che, se da una parte è vero che questa interdipendenza può far nascere tensioni politiche tra stati, la maggior parte delle risorse idriche condivise vengono gestite in modo pacifico tramite strumenti tecnici e diplomatici.</p>
<p>Negli ultimi 50 anni, sono stati 37 i casi di violenza tra stati per questioni legate all’acqua: tutti questi episodi, tranne 7, si sono verificati in Medio Oriente. Ma nello stesso periodo, dice il Rapporto, sono stati negoziati più di 200 trattati fra paesi sull’acqua.</p>
<p>E l’India e il Pakistan, nonostante due guerre e una costante tensione geopolitica, gestiscono congiuntamente da mezzo secolo bacini idrografici comuni tramite la Commissione idrica permanente per l’Indo.</p>
<p>La necessità di una maggiore cooperazione transfrontaliera, in ogni caso, è più tangibile che mai, perché nel 2025 più di tre miliardi di persone potrebbero trovarsi a vivere in paesi sottoposti a stress idrico. I falsi allarmi su imminenti guerre per l’acqua non servono ad altro che a distogliere l’attenzione dalla minaccia reale rappresentata dalla crisi idrica globale per lo sviluppo umano, una minaccia che affonda le sue radici nel potere, nella povertà e nella disuguaglianza, sottolineano gli autori.</p>
<p>«La gestione di acque condivise può essere un punto di forza a favore della pace o del conflitto, ma sarà la politica a decidere quale via intraprendere», dice Kevin Watkins, il principale autore del Rapporto.</p>
<p>La tendenza futura</p>
<p>Il Rapporto individua due obiettivi di ampio respiro nella governance transfrontaliera dell’acqua: sostituire l’azione unilaterale con la cooperazione multilaterale e mettere al centro al dibattito le questioni dello sviluppo umano, e non il potere e la politica. Per arrivarci, bisognerà rinunciare alle rigide rivendicazioni di sovranità, rafforzare la leadership politica e trovare un migliore equilibrio di potere, dice il Rapporto, che raccomanda di dedicare maggiore attenzione alle seguenti problematiche:<br />
·Incrementare le trattative politiche per costruire la fiducia e accrescere la legittimità:La cooperazione transfrontaliera sull’acqua dipende dalla volontà degli stati rivieraschi di condividere la gestione delle acque. In questo ambito, il sostegno internazionale può contribuire a creare l’ambiente adatto per una cooperazione efficace, dicono gli autori.</p>
<p>·Valutare le esigenze di sviluppo umano e individuare i benefici reciproci potenziali:I leader politici dovrebbero individuare obiettivi condivisi, a livello di bacino, per lo sviluppo umano – sotto il profilo della riduzione della povertà, della creazione di posti di lavoro e della gestione del rischio – e rendere questi obiettivi parte integrante della pianificazione del bacino fluviale.</p>
<p>·Maggiore sostegno alle autorità di bacino, con misure che comprendono l’allargamento del loro mandato e il rafforzamento della loro capacità di garantire il rispetto dei trattati:Con l’evoluzione della cooperazione a livello di bacino, i leader politici devono alzare il tiro e puntare a obiettivi più ambiziosi. Considerando la sua grande esperienza nella gestione transfrontaliera delle acque, l’Unione Europea, attraverso partenariati con il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo e la Banca mondiale, potrebbe fare di più per sostenere lo sviluppo delle istituzioni nei paesi poveri, dice il Rapporto.</p>
<p>·Maggiori finanziamenti per la gestione transfrontaliera delle acque:Dei 3,5 miliardi di dollari in aiuti internazionali spesi per l’acqua e i servizi igienico-sanitari, meno di 350 milioni sono destinati a risorse idriche transfrontaliere. Il Rapporto sostiene che i donatori dovrebbero puntare a incrementare in modo sostanziale questa cifra, ma per responsabilizzare i riceventi degli aiuti, i paesi rivieraschi devono sostenere una parte consistente degli oneri finanziari.</p>
<p>Perché esistono tensioni per l’acqua?</p>
<p>L’acqua è la più fuggevole delle risorse: fiumi, laghi e acquiferi attraversano i confini politici senza passaporti o documenti. Centoquarantacinque paesi condividono quelli che vengono definiti bacini idrici «transfrontalieri»: bacini imbriferi o bacini idrografici, compresi i laghi e le falde acquifere superficiali, condivisi da paesi confinanti. E il numero sta crescendo, soprattutto per via della frantumazione dell’ex Unione Sovietica e dell’ex Jugoslavia. Nel 1978, i bacini internazionali erano 214: oggi, sono 263.</p>
<p>La condivisione dell’acqua crea sempre potenziali condizioni di competizione. La parola rivale deriva dal latino rivalis, che significa «qualcuno che usa lo stesso fiume di un altro». I problemi cominciano quando l’acqua – dei fiumi, dei laghi, degli acquiferi o delle paludi – non viene gestita correttamente. La maggior parte dei paesi dispone di regole istituzionali e regolamenti per la distribuzione dell’acqua e la risoluzione delle dispute all’interno dei loro confini, ma i meccanismi interstatali sono molto meno sviluppati, e la combinazione fra stress idrico e istituzioni fragili può produrre un rischio reale di conflitti.</p>
<p>Il Medio Oriente</p>
<p>In nessuna parte del mondo tutto ciò è clamorosamente evidente quanto nei Territori Palestinesi Occupati. La popolazione palestinese è la metà di quella israeliana, ma consuma soltanto il 10-15 per cento dell’acqua che viene consumata in Israele. In Cisgiordania, i coloni israeliani usano una quantità di acqua pro capite quasi nove volte maggiore di quella che usano i palestinesi. I palestinesi patiscono una delle carenze idriche più gravi del mondo.</p>
<p>Contribuiscono al problema sia la disponibilità fisica di acqua sia i fattori politici. La mancanza di acqua rende più difficile agli agricoltori produrre cibo e guadagnarsi da vivere, mentre le regole esistenti consolidano un accesso agli acquiferi comuni squilibrato e percepito come ingiusto.</p>
<p>Ma non è una situazione inevitabile. Una migliore cooperazione potrebbe risolvere il problema, come altri esempi regionali dimostrano. Nel 1994, per esempio, Israele e la Giordania hanno firmato un accordo che consente alla Giordania di immagazzinare le acque di scorrimento invernali nel lago Tiberiade, in territorio israeliano. Questo accordo consente inoltre a Israele di noleggiare una serie di pozzi dalla Giordania per attingere acqua da destinare all’agricoltura.</p>
<p>Questo accordo, però, non aveva previsto la peggiore siccità mai registrata, quella del 1999, che creò tensioni in seguito alla diminuzione dell’approvvigionamento idrico per la Giordania. L’accordo, tuttavia, è rimasto intatto, a dimostrazione dell’impegno di entrambe le parti a cooperare sulle questioni idriche.</p>
<p>Così come l’accordo sull’acqua fra Israele e la Giordania è stato contestuale al trattato di pace fra i due paesi, nel 1994, un accordo politico definitivo tra Israele e i Territori Palestinesi Occupati dovrebbe includere un patto sulle risorse idriche comuni, affermano gli autori del Rapporto.</p>
<p>La scarsità d’acqua è un problema grave in tutto il Medio Oriente. L’Iran e l’Iraq sono i soli paesi nella regione ad essere al di sopra della soglia che delimita una situazione di stress idrico, evidenzia il Rapporto, e il 90 per cento della popolazione del Medio Oriente e del Nordafrica si troverà a vivere in nazioni con problemi di carenza idrica di qui al 2025. Ma questa zona arida del mondo non è certo l’unica a dover trovare soluzioni eque ai problemi di stress idrico.</p>
<p>Il lago d’Aral</p>
<p>Per paesi come il Bangladesh, che dipende dall’India per il 91 per cento delle acque usate per irrigare le piantagioni e rigenerare gli acquiferi, i vantaggi di una cooperazione in materia idrica sono evidenti. Per altri paesi, la consapevolezza della necessità di cooperare è arrivata fin troppo tardi. È il caso del lago d’Aral, nell’Asia centrale.</p>
<p>Il lago d’Aral, uno dei più clamorosi disastri ambientali del mondo, è la testimonianza del prezzo della mancanza di cooperazione nella gestione delle acque transfrontaliere. La deviazione delle acque operata per mezzo secolo per sostenere la coltivazione di cotone tramite un inefficiente sistema irriguo ha strangolato il lago d’Aral, che all’epoca era il quarto lago più grande del mondo. Negli anni Novanta, il lago riceveva meno di un decimo del flusso idrico precedente, e a volte non riceveva proprio acqua.</p>
<p>Anche dopo l’indipendenza dall’Unione Sovietica, le nuove repubbliche non sono riuscite a cooperare in maniera efficiente, insistendo su programmi di espansione dei sistemi irrigui incompatibili fra loro, che non tenevano in considerazione l’impatto nei paesi a valle. La scomparsa del lago è stata una catastrofe sociale e ambientale.</p>
<p>I raccolti di cotone sono calati di un quinto dall’inizio degli anni Novanta, e la perdita dei quattro quinti di tutte le specie ittiche ha rovinato l’industria della pesca, un tempo florida, nelle province a valle. Gli abitanti delle province di Qyzylorda, nel Kazakistan, di Dasˇhovuz, nel Turkmenistan, e di Karakalpakstan, nell’Uzbekistan, ricevono acqua contaminata da fertilizzanti e prodotti chimici, inadatta al consumo umano o all’agricoltura. I tassi di mortalità infantile sono arrivati in alcune regioni a 100 decessi ogni 1000 nati vivi, una media più alta di quella dell’Asia meridionale. E circa il 70 per cento degli 1,1 milioni di abitanti del Karakalpakstan soffrono di malattie croniche (disturbi respiratori, febbre tifoide, epatite e tumore dell’esofago).</p>
<p>Il caso del lago d’Aral illustra perfettamente come non si deve cooperare. Mette in evidenza che il modo in cui un paese a monte utilizza le acque influenza l’ambiente e la qualità dell’acqua per un paese a valle, e che trattenere l’acqua per destinarla all’irrigazione o alla generazione di energia in un paese riduce la portata del fiume a valle per i contadini e per l’ambiente di un altro paese.</p>
<p>Il Rapporto, tuttavia, osserva che alcune nazioni rivierasche, in uno sviluppo interessante che dimostra l’impatto potenziale di una cooperazione razionale, negli ultimi anni hanno cominciato in parte a mettere rimedio al danno, proteggendo i bacini e controllando il flusso di acque in uscita dal lago con nuove dighe e nuovi canali, col risultato che i livelli delle acque, per la prima volta da una generazione a questa parte, stanno risalendo.</p>
<p>Esistono quattro ostacoli principali alla cooperazione transfrontaliera sull’acqua, secondo gli autori: le rivendicazioni contrastanti e la percezione degli imperativi della sovranità nazionale; carenza di leadership e di visione politica; asimmetrie di potere; non partecipazione a iniziative di bacino internazionali. Per evitare conflitti, è necessario superare tutti questi ostacoli, limitare il degrado dell’ambiente e garantire che le acque condivise vengano utilizzate per massimizzare le opportunità di sviluppo umano.</p>
<p>Le ragioni per cooperare</p>
<p>In teoria, l’approccio più logico a una gestione efficace delle acque transfrontaliere sarebbe lo scambio tra paesi di risorse agricole, energia idroelettrica e altri servizi sulla base del rispettivo vantaggio comparato nell’impiego idrico. Per fare un esempio ovvio, l’energia idroelettrica ha un miglior rapporto costi-benefici nelle regioni montagnose, dove l’acqua prende slancio scorrendo verso valle, mentre l’irrigazione produce migliori risultati nelle valli e nelle pianure; scambiare energia idroelettrica contro prodotti agricoli è un modo per sfruttare questo vantaggio comparato.</p>
<p>Eppure, nella pratica, la maggior parte dei bacini fluviali non dispone di istituzioni preposte a comporre le divergenze e coordinare le risorse condivise, e sulle politiche dei governi pesano molto fattori come la fiducia e le preoccupazioni strategiche.</p>
<p>I guadagni potenziali della gestione delle acque transfrontaliere sono immensi. Ad esempio, il Brasile e il Paraguay hanno risolto una disputa di confine vecchia di cento anni con la firma dell’Accordo di Itaipú. Finanziata in gran parte da investimenti brasiliani, la diga di Itaipú è diventata una delle più grandi centrali idroelettriche del mondo, coprendo un quarto del consumo energetico del Brasile e svolgendo il ruolo di principale fonte di entrate in valuta straniera per il Paraguay.</p>
<p>In un’altra parte del mondo, la Comunità per lo sviluppo dell’Africa meridionale ha guidato un processo di cooperazione a livello di bacino per i 15 fiumi transfrontalieri della regione, concentrandosi sulla raccolta di informazioni e lo sviluppo di infrastrutture per migliorare la sicurezza energetica e alimentare per i più deboli, espandendo al tempo stesso i programmi di rifornimento idrico per le piccole città e i villaggi delle zone di confine, oltre a rafforzare la capacità delle autorità di bacino di proteggere la qualità e l’accesso all’acqua.</p>
<p>Nel corso della storia, la cooperazione sulle risorse idriche condivise è stata la regola, non l’eccezione. Il Rapporto 2006 sostiene che adesso, con un numero di individui in competizione reciproca per le risorse che non è mai stato così alto, approcci più ambiziosi e meno frammentati alla governance dell’acqua sono nell’interesse della sicurezza sul lungo termine di chiunque.</p>
<p>IMMAGINI VIDEO SUL RAPPORTO SULLO SVILUPPO UMANO 2006 SONO DISPONIBILI  su <a href="http://hdr.undp.org/hdr2006/media" target="_blank">http://hdr.undp.org/hdr2006/media</a>.</p>
<p>A PROPOSITO DI QUESTO RAPPORTO<br />
Il Rapporto sullo sviluppo umano offre ogni anno un quadro del dibattito in corso su alcune delle sfide più pressanti per l’umanità. È un rapporto indipendente commissionato dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (undp). Kevin Watkins è il principale autore del Rapporto 2006, che include contributi speciali da parte di Gordon Brown, di Ngozi Okonjo-Iweala, del presidente Lula, del presidente Jimmy Carter e del segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan.<br />
Il Rapporto è tradotto in più di una dozzina di lingue, e viene lanciato ogni anno in oltre 100 paesi. Per ulteriori informazioni, si veda <a href="http://hdr.undp.org/hdr2006" target="_blank">http://hdr.undp.org/hdr2006</a></p>
<p>A PROPOSITO DELL’UNDP<br />
L’UNDP è la rete globale dell’Onu che si ripropone di aiutare le persone a soddisfare le proprie necessità di sviluppo e costruire una vita migliore. Siamo presenti sul campo in 166 paesi, lavoriamo in un rapporto di fidata collaborazione insieme ai governi, alla società civile e al settore privato per aiutarli a costruire loro soluzioni a problemi di sviluppo globale e nazionale. Per ulteriori informazioni, si veda <a href="http://www.undp.org" target="_blank">www.undp.org</a></p>


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		<title>Idroponica per la Colombia</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jan 2007 17:04:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[idroponica semplificata]]></category>
		<category><![CDATA[no profit]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Salute e Sviluppo (SeS) è un&#8217;organizzazione no profit apolitica di volontariato fondata nel 1996, che opera nel<a title="http://www.salutesviluppo.org/Sud_America.htm" rel="http://www.salutesviluppo.org/Sud_America.htm" href="http://www.salutesviluppo.org/Sud_America.htm" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-165" title="salutesviluppo" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2008/12/logoses.gif" alt="salutesviluppo logo" width="220" height="209" /></a> campo della salute e dello sviluppo in collaborazione diverse associazioni ed enti.<br />
Impegnata in Africa, Asia e America del Sud con diversi progetti di cooperazione allo sviluppo in campo socio-sanitario, ma anche agricolo ed edilizio, è riconosciuta come Onlus e come ONG.<br />
Le iniziative promosse sono caratterizzate da un approccio formativo mirato a garantire l&#8217;autosufficienza, tramite l&#8217;educazione allo sviluppo e la sensibilizzazione; inoltre vengono portati avanti progetti di sostegno a distanza e di organizzazione di un volontariato professionalizzato e concreto.<br />
Fra gli interventi in corso troviamo il PROGETTO COLOMBIA 2005-2006, che ha come scopo la formazione di personale addetto alla produzione e alla gestione di ortaggi in idroponica, con lo scopo ultimo di contribuire all&#8217;economia e al benessere locale.</p>
<p><span id="more-164"></span></p>
<p>TITOLO DEL PROGETTO:<br />
Coltivazione idroponica e persone anziane &#8211; Formazione e agricoltura per gli anziani di Barranquilla, Colombia</p>
<p>STATO DI AVANZAMENTO:<br />
I trimestre</p>
<p>REALIZZAZIONE DEL PROGETTO:</p>
<p>Prima Fase</p>
<p>- Pianificazione delle attività e ubicazione degli elementi necessari<br />
Incontro con i supervisori o con le persone che saranno responsabili in maniera diretta sulle attività programmate.</p>
<p>- Formazione in relazione ai seguenti temi<br />
1. Importanza della qualità e mantenimento dell’offerta di ortaggi idroponica.<br />
2. Produzione, raccolta, amministrazione del dopo raccolta degli ortaggi<br />
3. Caratteristiche chimiche e alimentari degli ortaggi<br />
4. Identificazione e differenziazione dei prodotti<br />
5. Determinazione dei costi di produzione e dei prezzi di vendita.</p>
<p>Secondo Fase</p>
<p>- Proseguimento della formazione</p>
<p>Principali specie sulle quali dovrebbe basarsi la produzione nelle zone calde e in particolare a Barranquilla<br />
Programmazione delle semine dirette e della germinazione in accordo con il periodo vegetativo delle specie<br />
Identificazione delle germinazioni (dimensione, substrato, amministrazione, frequenza della semina)<br />
Catino(vassoio) di polistirolo e plastica auto adesivo (papel cristal) per imballare gli ortaggi.</p>
<p>Terza Fase</p>
<p>Pianificazione, installazione e controllo dell’alimentazione e la coltivazione del pomodoro nelle zone calde.</p>
<p><a href="http://www.salutesviluppo.org" target="_blank">www.salutesviluppo.org</a></p>


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