
foto: eurohydro.com
Qualunque sia la tecnica di coltivazione l’igiene è sempre fondamentale.
Nei sistemi idroponici particolare cura va prestata alla soluzione nutriente, che va regolarmente sostituita per evitare l’accumulo di sali, sporcizia ed eventuali patogeni. Di norma lo scarico va fatto ogni circa due settimane, tre se si lavora con acqua di osmosi, una in caso di acqua salmastra.
Il caldo intenso può rendere necessari ricambi più frequenti.
Le operazioni di svuotamento dell’impianto possono essere difficoltose, solitamente si svolgono secondo questi schemi:
-il tubo che dalla pompa porta all’impianto di irrigazione è dotato di una valvola in linea con la possibilità di deviare il flusso verso un terzo tubo di scarico.
-il serbatoio ha una pendenza sul fondo al termine della quale è presente una valvola di scarico. Aprendo la valvola l’acqua defluisce grazie alla forza di gravità.
-utilizzo di una “pompa di sentina”, pratica e leggera si può immergere al momento del bisogno nel serbatoio collegandola ad un tubo predisposto per lo scarico. Purtroppo questo tipo di pompe lasciano sempre un ristagno di circa un centimetro sul fondo, ma può essere utilizzata in associazione con metodo precedente.
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Tratto dal blog Action Mutant
Usare lampade a LED per far crescere le piante quando la luce solare non è disponibile?
Questa tecnologia di illuminazione può rivelarsi molto vantaggiosa per i terrari : efficienti, a basso consumo energetico, scaldano poco e durano moltissimo.
Come funzionano ?
Ogni pigmento delle piante assorbe alcuni colori di luce meglio di altri. La clorofilla assorbe molto bene la luce rossa e quella blu, ma non quella verde; dato che la pianta utilizza la clorofilla per la fotosintesi, questo processo risulta più efficiente con luce rossa e blu che con l’equivalente di luce verde.
Le classiche lampade di crescita (HID, incandescenza, fluorescenza), utilizzate per coltivazioni indoor, producono una luce con lunghezza d’onda da 380 nm (lampade UV) a circa 880 nm (lampade a infrarossi).
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Di icecreamterror
Ecco una comoda guida per costruire in maniera facile e veloce una casetta per insetti utili.
Qualcuno si domanderà: perchè mai dovremmo metterci in casa degli insetti, e in che senso sarebbero utili?
Beh, innanzitutto il vostro giardino è un importante rifugio per la fauna selvatica e un ottimo posto per osservarla da vicino.
Immaginate la scena: gli erbivori che tranquillamente brucano, alcuni astutamente mimetizzati per evitare di essere visti, e i predatori che si aggirano cercando l’occasione per piombare sulla sventuarata cena.
Improvvisamente, il carnivoro balza e afferra la preda che si dibatte. Che scena!
Siamo forse nel Serengeti?
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di Lorenzo “Lollo” Lettini
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Oggi spiegheremo a tutti coloro che si sono avvicinati da poco al mondo del taleaggio e volessero riprodurre nel proprio orto, nella serra o nello spazio indoor qualche pianta senza partire dal seme che cosa è utile usare per ottenere una sicura e veloce radicazione.
Esistono in commercio diversi prodotti chimici e di estrazione organica che usati con una tecnica ben precisa (il pennellamento della base della talea) servono a favorire l’attecchimento e quindi la conseguente radicazione delle nostre talee.
Questi prodotti si chiamano o sono conosciuti come ormoni radicanti; aiuteranno le talee difficili o provenienti da piante non idonee al 100% al taleaggio nello sviluppo delle prime radici. Inoltre un corretto trattamento ormonale aiuterà anche in fase di crescita le talee a mantenersi sane e predisposte ad un’ottima crescita.
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Se ne sente parlare da un bel po’ di tempo come di un interessante prodotto da alcuni e come panacea risanatrice degli scompensi climatici da
altri. Ma cos’è?
Il Biochar, o Agrichar, o ancora carbone agricolo, è il prodotto naturale della pirolisi (scomposizione ottenuta col calore in assenza di ossigeno) di biomasse composte da rifiuti vegetali e altri scarti organici.
Il procedimento permette di ottenere un materiale simile a fine carbonella molto ricco di carbonio organico, combinato con carbone, condensato di bio-oli, cenere e catrame.
A cosa serve?
La sua particolare composizione lo rende idoneo all’assorbimento di CO2 e gas responsabili dell’effetto serra, che vengono letteralmente estratti dall’atmosfera e fissati al suolo in maniera stabile.
La CO2 catturata viene trattenuta, contribuendo a rendere il Biochar un substrato nutriente che riduce il fabbisogno di fertilizzanti, migliora la resa del suolo e rende più efficienti le colture tradizionali.
In sintesi, il Biochar incrementa i raccolti, migliora la qualità del terreno e riduce l’impatto ambientale dell’agricoltura.
Perchè ancora non ha salvato il mondo?
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Si è concluso in Aprile il Climate Change Challange promosso dal Financial Time, con interessanti risultati.
La sfida consisteva nel trovare idee realizzabili a livello commerciale per ridurre le emissioni dannose e combattere i cambiamenti climatici indotti dall’inquinamento.
Fra i progetti finalisti figurano anche alcune soluzioni per i risparmio energetico che lasciano parecchio perplessi: vediamo un po’ cosa è saltato fuori.
Con l’evocativo nome di Black Phantom viene presentata una macchina in grado di trasformare la biomassa in carbonella, una forma molto stabile di carbone.
Il macchinario è trasportabile e consiste in una sorta di enorme microonde in grado di convertire vari scarti di produzione agricola e di lavorazione del legno in materiale combustibile.
In realtà il procedimento era già noto, non si tratta di una vera invenzione ma piuttosto di una riscoperta in chiave rimodernata.
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di Lorenzo “Lollo” Lettini
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Coltivare Indoor: l’importanza della luce.
Buongiorno a tutti gli appassionati di biogardening e coltivazione indoor, oggi tratteremo un tema a volte secondario per molti che non essendo ancora degli “adepti”, non focalizzano pienamente il concetto di riflessione per quanto riguarda il 50% delle frequenze luce (l’altro 50% sono le frequenze che arrivano direttamente , ovvero la luce diretta che colpisce rami, foglie e infiorescenze/frutti). La scelta di un riflettore “standard tipo “stuco” che viene fornito di solito con kit standard hps puo’ fare al caso vostro (poco investimento e resa sufficente ), ma tuttavia la forma e la superficie di riflessione ottimali ottimizzano non poco il risultato del vostro giardino indoor.
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La Cooperativa Sociale “Il Bettolino” è nata nel 1991 ed opera da circa un decennio nei comuni di Boretto, Brescello, Gualtieri,Guastalla, Luzzara, Novellara, Poviglio, e Reggiolo.
La Cooperativa ha lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità, la promozione umana e l’integrazione sociale dei cittadini diversamente abili proponendo esperienze di lavoro nei settori agricolo, industriale, commerciale e dei servizi.
L’obiettivo primario della cooperativa è l’attivazione di progetti creati dai Servizi Sociali del Territorio finalizzati a favorire l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate aventi limitate capacità psichiche, sensoriali od altro fattore di disagio che richiedano una particolare assistenza materiale e/o morale e comunque finalizzate alla qualificazione umana, morale, culturale e professionale.
Dal 2002 la Coperativa Sociale il Bettolino si è dotata di un sistema di gestione secondo la norma UNI EN ISO 9001:2000 per i processi riguardanti la coltivazione in floating system del basilico, la gestione e manutenzione dei giardini, la coltivazione dei fiori, la gestione di isole ecologiche e l’erogazione di attività di inserimento lavorativo di persone svantaggiate in accordo a specifiche dell’agenzia Sanitaria locale.
Dal 2003 la Cooperativa in ottica di un miglioramento continuo e della tutela dell’ambiente si è dotata di un sistema di gestione ambientale secondo la norma UNI EN ISO 14001:1996 e successivamente UNI EN ISO 14001:2004 per il processo di coltivazione in floating system del basilico.
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Ormai non molti si stupiscono vedendo le piante crescere rigogliose fuori da un substrato, con le radici a penzoloni.
Resta comunque considerata per molti versi una tecnica futuristica quella dell’aeroponica, in cui una nebbia di soluzione nutriente viene spruzzata direttamente sul sistema radicale consentendo notevole risparmio idrico, di manodopera e di fertilizzanti .
L’aeroponia permette di porre rimedio ad alcune pecche dell’idroponica, dove è possibile riscontrare a volte un ambiente troppo umido ( e conseguente formazione di alghe e muffe) e in caso di sistemi aperti “a perdere” il rischio di inquinamento da fertilizzanti o di substrati (come la lana di roccia, in caso di coltivatori che agiscano in maniera poco etica).
Inoltre, l’utilizzo di acqua è davvero ridotto ai minimi termini.
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In linea generale si può affermare che i terreni sabbiosi tendono ad essere acidi, mentre quelli argillosi e
calcarei alcalini; per rimediare ad una eccessiva acidità va aggiunta della calce, mentre per dare più al alcalinità al terreno si dovrà procedere con concimazioni di letame.
L’acqua piovana o irrigua che circola nel terreno si mischia a particelle del suolo che chiamiamo sali minerali, presenti nel terreno stesso o aggiunti con le concimazioni. Parte di questi sali viene trattenuta dalle argille presenti nel terreno (potere assorbente), altri si disciolgono nell’acqua (soluzione circolante) arrivando così fino alle radici delle piante. Read more…