La coltivazione dei funghi

del prof. Giuseppe Lanzi

Nella coltivazione dei funghi distinguiamo due importanti momenti operativi: la preparazione dei substrati di coltura e la produzione dei funghi.
Le aziende che attuano entrambi i suddetti momenti operativi vengono definite “fungaie a ciclo chiuso” e sono normalmente di rilevanti dimensioni e occupano decine (ed anche centinaia) di addetti. L’impianto per la preparazione del substrato è infatti molto sofisticato e costoso e richiede, per ammortizzarlo, un utilizzo continuo e massimo delle sue strutture e capacità produttive: cosa questa che non sarebbe possibile attuare su fungaie di piccole dimensioni.
E’ per questo che in Italia, come peraltro in tutta Europa, si è andata sempre più differenziando l’attività di preparazione del substrato da quella di produzione dei funghi. Read more…

Diagnosticare un problema

di Christian Cantelli

Cosa c’è di sbagliato in queste piante? E’ una domanda che ogni coltivatore si trova ad affrontare almeno una volta nella vita. Spesso un po’ di buon senso ed un buon spirito d’osservazione possono aiutare a dare una risposta. La seguente è una guida alla diagnostica per il coltivatore domestico.

Identificare i sintomi.
-Le foglie sono gialle o marroni? È peggio sul bordo della foglia o nel mezzo?
-Sono le foglie giovani o le vecchie a manifestare i sintomi?
-Ci sono delle macchie sulle foglie o sui rami? Queste macchie sono di dimensioni uniformi o variano di forma e grandezza?
-È solo la parte superiore delle foglie a presentare il problema o la parte di sotto o entrambi?
-Le piante si afflosciano? Stentano a crescere? Read more…

L’acqua e le piante

L’acqua è un fondamentale fattore della produzione dei vegetali, in cui è sempre presente in ogni fase del ciclo vitale: costituisce il 10-15% nei semi e il 95% dei frutti e degli organi di attività vegetativa.

Si combina con l’anidride carbonica durante la fotosintesi formando gli idrati di carbonio, fa da reagente a tutti i processi idrolitici che avvengono nelle piante, rende possibile l’assorbimento dei nutrienti da parte delle radici delle piante che si trovano nel terreno nella soluzione circolante.
Funziona inoltre da veicolo delle sostanze nutritive dalle radici alle foglie, e da queste agli organi di utilizzazione e di riserva. Inturgidisce le cellule determinandone la consistenza nelle diverse parti della pianta e funge da termoregolatore nelle parti aeree. Read more…

Substrati: la lana di roccia

Uno dei più diffusi medium per la coltivazione fuori suolo è senza dubbio la lana di roccia: fabbricata sciogliendo alla temperatura di 1600 gradi basalto, calcare e coke in uno speciale forno, viene messa in commercio nei più svariati formati.

Sebbene si sia affacciato relativamente di recente sul mondo del giardinaggio, il rockwool esiste in natura da secoli nelle zone con attività vulcanica, laddove il magma venga spazzato da forti venti creando così lunghe e sottili fibre; bisognerà però attendere il 1865 perché l’uomo decida di produrne in fabbrica per utilizzarlo come isolante nell’edilizia. Read more…

Germinazione in rockwool

di Christian Cantelli

Nelle colture indoor l’utilizzo di medium di coltivazione tradizionali come il terriccio può dare problemi di muffe e di infestazioni in vaso, mentre risulta impossibile all’interno di sistemi idroponici, aeroponici ecc.

La lana di roccia è un substrato ideale in quanto è sterile e trattiene la giusta quantità di liquido lasciando le radici sempre ossigenate al punto giusto.
Il formato in cubi è specialmente utilizzato per la germinazione, è pratico e maneggevole, può essere trapiantato all’interno di qualunque altro substrato, elimina sprechi e risparmia moltissimo tempo.
Usata anche in edilizia per la formazione di strati isolanti, la lana di roccia specifica per la coltivazione viene acidificata opportunamente in quanto solitamente troppo basica per usi agricoli. Read more…

Sistemi a confronto

di Cub Report

NFT (nutrient film technique)

Si tratta di un sistema semplice e molto produttivo: la soluzione nutritiva, contenuta in un serbatoio, scorre su piani inclinati dove sono alloggiate le piante.
Alla fine del percorso la soluzione viene nuovamente convogliata nel serbatoio .

La pompa viene tenuta sempre accesa e supporta un volume da 0.5 a 3 litri d’acqua per minuto per ogni canaletta, larga da 100 a 300 mm, così che il flusso sia ridotto ad una sottile pellicola di soluzione.
Questo fa sì che le piante sviluppino grossi volumi di radici dall’aspetto a “tappeto” tipici di questa tecnica. Read more…