Qualunque sia la tecnica di coltivazione l’igiene è sempre fondamentale.
Nei sistemi idroponici particolare cura va prestata alla soluzione nutriente, che va regolarmente sostituita per evitare l’accumulo di sali, sporcizia ed eventuali patogeni. Di norma lo scarico va fatto ogni circa due settimane, tre se si lavora con acqua di osmosi, una in caso di acqua salmastra.
Il caldo intenso può rendere necessari ricambi più frequenti.
Le operazioni di svuotamento dell’impianto possono essere difficoltose, solitamente si svolgono secondo questi schemi:
-il tubo che dalla pompa porta all’impianto di irrigazione è dotato di una valvola in linea con la possibilità di deviare il flusso verso un terzo tubo di scarico.
-il serbatoio ha una pendenza sul fondo al termine della quale è presente una valvola di scarico. Aprendo la valvola l’acqua defluisce grazie alla forza di gravità.
-utilizzo di una “pompa di sentina”, pratica e leggera si può immergere al momento del bisogno nel serbatoio collegandola ad un tubo predisposto per lo scarico. Purtroppo questo tipo di pompe lasciano sempre un ristagno di circa un centimetro sul fondo, ma può essere utilizzata in associazione con metodo precedente.
Mantenere una rigida tabella di manutenzione e pulizia è essenziale per ottenere buoni risultati ed evitare malattie.
Altri accorgimenti per mantenere le piante in buona salute sono :
-un’umidità moderata, attorno al 60-70%.
-acqua di origine sicura. Se l’acqua arriva da un pozzo o un lago va sterilizzata prima dell’uso. In ogni caso è bene non conservarla più di qualche giorno (riponetela in un luogo fresco e buio).
-substrato drenante e attenzione ai ristagni d’acqua
-mantenimento costante dei fattori ambientali per evitare shock alla pianta (temperatura, umidità, ventilazione, pH, EC, luce, nutrienti)
-materiale sterile. Semi e talee devono provenire da fonte certa, tenendo anche presente che molti patogeni hanno periodo di incubazione abbastanza lunghi. E’ indispensabile quindi un’accurata ispezione della pianta madre.
Le piante sottraggono dalla soluzione nutritiva fertilizzanti e acqua contemporaneamente, ma non necessariamente nella stessa misura.
In un clima caldo ad esempio le piante tendono a “bere” di più, e unitamente all’alto tasso di evaporazione questo rende la concentrazione di nutrienti troppo alta.
Per mantenere stabile e sotto controllo l’equilibrio della soluzione è necessario monitorare l’EC o conduttività.
Questo valore è l’unico modo che abbiamo per stabilire con esattezza quanti nutrienti sono ancora presenti nell’acqua. Una presenza troppo elevata può danneggiare irreversibilmente le piante, mentre tracce troppo scarse porteranno carenze e sviluppo rallentato.
Per rilevare l’EC si utilizza uno strumento apposito che segnala la quantità di sali (totali, quindi senza distinzioni) disciolti. Esistono diversi modelli di misuratori portatili o fissi con sonde, di varie fasce di prezzo.
La fertilizzazione è un punto chiave nella coltivazione, per cui la scelta di una buona marca di nutrienti specifici farà già di per se la differenza.
Vediamo quali altri accorgimenti ne massimizzeranno il potenziale.
I dosaggi riportati in etichetta vanno sempre rispettati, badando di usare il fertilizzante giusto nelle giuste quantità in base allo stadio di crescita della pianta (radicazione, crescita, fioritura), al substrato usato (cocco, idroponica, terra) e nel caso di prodotti molto specifici anche in base alla tipologia della pianta (ad esempio peperoncini, od orchidee)
Fertilizzanti multicomponenti e additivi non vanno mai mischiati allo stato concentrato o in poca acqua. Questi prodotti vengono tenuti separati proprio perché a contatto diretto l’uno con l’altro possono formare residui dannosi.
Prima di tutto quindi riempite il serbatoio, poi versate uno ad uno i fertilizzanti, infine mescolate molto bene per evitare un pH e una distribuzione disomogenei.
Sebbene esistano in commercio ottimi prodotti che forniscono uno spettro luminoso adatto alla coltivazione delle piante, nessuna lampada riproduce esattamente la luce del sole.
E’ importante quindi attrezzarsi al meglio per sfruttare al massimo quello che la tecnologia può offrire.
Cosa serve?
Un impianto standard necessita di un ballast (alimentatore) che accenda e regoli il flusso di corrente che alimenta le lampade, di un riflettore per concentrare e valorizzare il fascio luminoso (di solito è già provvisto di portalampada), di un timer per la temporizzazione dell’illuminazione, e ovviamente di uno o più bulbi.
L’aerazione corretta è un fattore essenziale per evitare accumuli di calore ed umidità frequenti nelle coltivazioni indoor.
Ma come è composto un buon impianto di ventilazione?
Innanzitutto da un estrattore adeguato al volume della vostra growroom, tenendo presente che la portata dovrà consentire l’estrazione di tutta l’aria in 5 minuti.
Potete fare due conti voi stessi o rivolgervi ad un negozio specializzato per la scelta.
Assicuratevi di avere tutti i dati utili per aiutare chi di dovere a consigliarvi il prodotto più adatto a voi: volume della stanza, lunghezza e diametro dei tubi di ventilazione, presenza o meno di filtri, wattaggio supportato dal vostro impianto.
Ricordate inoltre nel calcolare gli spazi che per evitare condensa e danni conseguenti l’estrattore andrà montato in verticale, parallelamente al muro. Read more…
Coltivando in NFT l’afflusso di acqua deve raggiungere tutte le radici ad ogni irrigazione.
Sebbene alcuni lascino sempre attiva la pompa è consigliabile una programmazione ad intervalli che garantisca 10-20 irrigazioni all’ora durante le ore di luce, da ridurre durante il buio.
Se il medium è la perlite è necessario assicurarsi irrigazioni frequenti, ogni 2-3 ore.
Se la soluzione viene somministrata dall’alto assicurarsi che venga ben distribuita. Questo vale anche per l’argilla, soprattutto se la pezzatura è piuttosto grande.
L’acqua tende comunque a creare dei “canali” all’interno del substrato e a colare principalmente attraverso di essi: questo è da evitare al fine di raggiungere tutte le radici.
Quale che sia la tecnica, è bene assicurarsi di seguire alcune regole base.
-Grandezza dei recipienti: cercare di stipare le piante non è mai produttivo.
I contenitori devono essere sufficientemente grandi da consentire un ottimo sviluppo delle radici. Comprimere o limitare questa crescita porterebbe a perdere senz’altro una parte del potenziale della pianta.
I peli radicali sono responsabili della maggior parte dell’assorbimento dei nutrienti e del conseguente sviluppo della pianta.
-Drenaggio: Le radici sono molto sensibili e soggette a malattie. Assicurare loro l’adeguata aerazione è indispensabile.
Assicuratevi dunque che canaline e vassoi abbiamo la necessaria pendenza, che i tubi siano sempre liberi (eventualmente applicate dei filtri) e che il foro di scolo dei sistemi sia nel punto più basso possibile.
Dove praticabile, utilizzate vasi in rete per favorire la circolazione dell’aria ed incoraggiare la crescita delle radici.
E’ disponibile nell’area download il pdf dell’articolo ‘Introduzione alle lampade CFL di taglio elevato e l’importanza del fattore di potenza nelle coltura indoor’, realizzato in collaborazione con Italgrow.
Si tratta di un interessante approfondimento realizzato in seguito alla visita alla fabbrica cinese che assembla le lampade compatte distribuite poi in Europa (da cui il video in questo stesso post).
Il confronto con gli esperti e le analisi effettuate sulle lampade portate come campione hanno condotto ad una serie di migliorie tecniche destinate a migliorare senz’altro il livello qualitativo delle produzioni dei prossimi anni.
Oggi spiegheremo a tutti coloro che si sono avvicinati da poco al mondo del taleaggio e volessero riprodurre nel proprio orto, nella serra o nello spazio indoor qualche pianta senza partire dal seme che cosa è utile usare per ottenere una sicura e veloce radicazione.
Esistono in commercio diversi prodotti chimici e di estrazione organica che usati con una tecnica ben precisa (il pennellamento della base della talea) servono a favorire l’attecchimento e quindi la conseguente radicazione delle nostre talee.
Questi prodotti si chiamano o sono conosciuti come ormoni radicanti; aiuteranno le talee difficili o provenienti da piante non idonee al 100% al taleaggio nello sviluppo delle prime radici. Inoltre un corretto trattamento ormonale aiuterà anche in fase di crescita le talee a mantenersi sane e predisposte ad un’ottima crescita.