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	<title> &#187; funghi</title>
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		<title>Coltivare funghi Porcini</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 15:11:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Coltivare funghi porcini in casa. E' possibile? La coltivazione del fungo porcino è nei sogni di molti ma è sicuramente di difficile realizzazione.
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>fungo porcino</strong> è uno dei funghi più popolari in cucina, amatissimo per la sua versatilità e per il suo sapore unico.<a rel="attachment wp-att-1649" href="http://www.giardinaggioindoor.it/2010/09/20/coltivare-funghi-porcini/coltivare_porcini/"><img class="alignright size-full wp-image-1649" style="margin: 4px;" title="coltivare_porcini" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/09/coltivare_porcini.jpg" alt="coltivare funghi porcini" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Col nome di <strong>Porcino</strong> si fa normalmente riferimento ad un fungo del genere Boletus, di aspetto tozzo  e spesso di grandi dimensioni. E&#8217; un fungo simbionte e gregario, comune nei boschi di castagni e querce, nelle abetaie e nelle faggete.</p>
<p>La <strong>raccolta dei funghi nei boschi</strong> è un&#8217;attività praticatissima e pertanto regolata in molte zone da regolari controlli per prevenire l&#8217;impoverimento o la deturpazione dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Non tutti ovviamente hanno la possibilità di andare personalmente a raccogliere i propri porcini. E nemmeno le capacità: la ricerca richiede una certa abilità, esperienza e conoscenza del territorio.</p>
<p>La cernita poi va fatta con attenzione, visto che il rischio di intossicazione in caso di consumo di funghi non mangerecci è molto alto e può avere gravissime conseguenze.</p>
<p><span id="more-1648"></span></p>
<p>Insomma, i<strong> funghi porcini</strong> non sono così facili da portare in tavola, se non pagando prezzi spesso salatissimi al negozio di fiducia, sperando non si tratti di prodotti importati da remote regioni.</p>
<p>Ecco quindi che tornerebbe utilissimo produrseli in casa. Molte persone si chiedono <strong>come coltivare funghi porcini</strong> per hobby e magari per guadagno. Ebbene, la natura del <strong>fungo porcino</strong> non ce lo permette così facilmente.</p>
<p>Non esiste infatti un <strong>substrato coltivabile pronto all&#8217;uso</strong>, come accade per altri funghi come gli <a href="http://www.giardinaggioindoor.it/2009/08/30/coltivare-funghi-in-casa/" target="_blank">champignon o gli shiitake</a>. Ne&#8217; è semplice <a href="http://www.giardinaggioindoor.it/2007/04/13/la-coltivazione-dei-funghi/" target="_blank">allestire una fungaia</a> adatta.</p>
<p>Come abbiamo accennato i porcini sono simbionti, ovvero vivono in uno stretto rapporto di scambio con gli alberi. Il micelio del fungo si collega alle radici traendone sostanze nutritive già sintetizzate dalla pianta, come zuccheri ed amidi, rilasciate perchè prodotte in esubero.</p>
<p>L&#8217;apparato radicale si nutre attraverso al micelio come se quest&#8217;ultimo fosse un prolungamento delle radici, sfruttando così una zona molto più vasta e provvedendo maggiore nutrimento all&#8217;albero.</p>
<p>Le micorrize contribuiscono a rendere l&#8217;apparato radicale più forte, robusto, e resistente.</p>
<p><strong>E&#8217; dunque impossibile coltivare funghi porcini?</strong></p>
<p>No, ma è abbastanza complicato da ricordare da vicino la <a href="http://www.giardinaggioindoor.it/2009/01/28/tartufi-e-tartufaie/" target="_blank">coltivazione del tartufo</a>.</p>
<p>Si deve infatti localizzare un ambiente il più simile possibile a quello naturale quanto ad <strong>illuminazione, temperatura ed umidità</strong>. Qui si pianteranno alberi artificialmente micorrizati con <strong>spore di fungo porcino</strong> da ditte specializzate.</p>
<p>Anche il terreno deve avere le caratteristiche ideali e per ottenere buoni risultati è bene utilizzare terriccio che abbia già in passato dato vita a <strong>funghi porcini</strong>.</p>
<p>Per vedere i primi risultati bisogna attendere qualche anno.</p>
<p>L&#8217;intero procedimento è molto oneroso e il prezzo dei funghi non basta ad ammortizzarlo, come accade invece nel caso dei tartufi.</p>
<p>Ecco perchè <strong>la coltivazione del fungo porcino</strong> è una nicchia di mercato ristretta e a tutt&#8217;oggi l&#8217;unica alternativa alla raccolta resta l&#8217;acquisto.</p>
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</ol></p><div style='display:none' id="post-refEl-1648"></div>]]></content:encoded>
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		<title>Coltivare funghi in casa</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Aug 2009 16:16:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E' facile ed economico coltivare funghi come Oyster e Shiitake in casa. Ecco le istruzioni passo per passo.
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di shesparticular (aka Kate Jackson)</em></p>
<div id="attachment_1181" class="wp-caption alignleft" style="width: 176px"><a rel="attachment wp-att-1181" href="http://www.giardinaggioindoor.it/2009/08/30/coltivare-funghi-in-casa/shiitake-funghi/"><img class="size-full wp-image-1181" title="shiitake-funghi" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/08/shiitake-funghi.jpg" alt="funghi shiitake" width="166" height="109" /></a><p class="wp-caption-text">funghi shiitake</p></div>
<p>I funghi forniscono una buona fonte di proteine ed altri nutrienti, oltre ad essere gustosi. Io ho scelto di coltivare le mie qualità preferite: Shiitake e Oyster. Si tratta di funghi assai diversi tra loro quanto a sapore e aspetto.</p>
<p>Ovviamente ci sono tantissime altre varietà tra cui scegliere, la maggior parte delle quali possono essere coltivate senza grossi problemi seguendo gli stessi criteri. Sarà sufficiente informarsi sul tipo di substrato preferito dal vostro fungo e sarete a posto.</p>
<p>Il medium di coltivazione sarà scelto anche in base allo spazio a disposizione, oltre alla varietà di funghi da coltivare.<br />
Io ad esempio vivo in un monolocale in città, senza spazio esterno, e non ho quindi molto spazio da dedicare alla coltivazione nel mio appartamentino.</p>
<p>Si possono trovare online molti kit completamente pronti per avviare la coltivazione.<br />
Il substrato è composto da segatura, mais o trucioli in sacchi o scatole; oppure ci sono vecchi ceppi di legno preinoculati con le spore. Avendo tempo e spazio e la possibilità di procurarsi pezzi di legno di ciliegio o rovere si può anche provare ad inoculare da se&#8217; le spore.<br />
Io ho deciso di fare un po&#8217; a modo mio e, come vedrete, di utilizzare anche un rotolo di carta igienica.</p>
<p><span id="more-1176"></span>Coltivando due diverse tipologie di funghi, ho dovuto procedere diversamente nella coltivazione.</p>
<div id="attachment_1183" class="wp-caption alignright" style="width: 330px"><a rel="attachment wp-att-1183" href="http://www.giardinaggioindoor.it/2009/08/30/coltivare-funghi-in-casa/oyster-funghi-2/"><img class="size-full wp-image-1183" title="oyster-funghi" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/08/oyster-funghi1.jpg" alt="funghi oyster" width="320" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">funghi oyster</p></div>
<p>Gli Shiitake infatti sono preinoculati nel loro ceppo di legno, li ho acquistati già così per esigenze di tempo e di spazio.<br />
Per gli Oyster ho utilizzato la carta igienica.</p>
<p>Vediamo nel dettaglio cosa serve:</p>
<p>Shiitake:<br />
-Un ceppo preinoculato con le spore (io ho comprato <a href="http://shiitakemushroomlog.com/cgi-bin/store/commerce.cgi?product=mushroomlogs&amp;cart_id=3608924.3361%27" target="_blank">questo</a> ).<br />
-Un contenitore ampio per bagnarlo<br />
-Una scatola per mantenere umido il ceppo, nonchè un luogo fresco e non troppo luminoso per conservare la scatola. (vedremo in seguito come costruire una semplice scatola di plexiglass. Anche un vecchio acquario potrebbe andare bene).<br />
-Un piatto appena più largo del ceppo<br />
-Uno spruzzatore<br />
-Acqua fresca senza cloro</p>
<p>Oyster:<br />
-Un rotolo di carta igienica<br />
-Un <a href="http://www.fieldforest.net/store/index.php?main_page=index&amp;cPath=1_17_28 " target="_blank">teepee kit</a> oppure acquistate separatamente spore, sacchetti di plastica con filtro ed elastici.<br />
-Una scatola in cui riporre il rotolo e tenerlo umido, e lo stesso ambiente fresco e buio visto prima.<br />
-Un piatto più ampio del rotolo<br />
-Uno spruzzatore e acqua fresca senza cloro.</p>
<p>Io purtroppo non ho avuto scelta e ho dovuto comprare il mio tronco preinoculato con gli Shiitake.<br />
Se voleste farlo voi stessi ecco come procedere:</p>
<p>-Procuratevi un ceppo (rovere, ciliegio, albero da frutta o legno duro) lungo 30-60 cm e con un diametro non inferiore a 50 cm.<br />
E&#8217; importante che il legno sia fresco, sano e pulito.<br />
-Acquistate dei &#8220;plugs&#8221; inoculati con le spore e della cera per sigillare.<br />
-Col trapano praticate dei fori nel ceppo, profondi una ventina di cm.<br />
-Infilate i &#8220;plugs&#8221;nei fori con delicatezza aiutandovi con un martello di gomma e sigillate con la cera.<br />
-Posizionate il ceppo in una zona ombreggiata, possibilmente all&#8217;esterno.<br />
-Annaffiate regolarmente (almeno ogni due settimane) con acqua priva di cloro.<br />
-Pazientare da sei mesi ad un anno.</p>
<p>Torniamo a noi ediniziamo a costruire la scatola di plexiglass in cui coltivare i funghi.<br />
Serviranno:</p>
<p>-Plexiglass spesso (circa 4 cm) tagliato in sei pezzi. Calcolate la misura tenendo presenti le dimensioni del vostro piatto, che dovrà essere contenuto all&#8217;interno, e l&#8217;altezza del ceppo/rotolo.<br />
-2 cardini.<br />
-26 piccole viti <a rel="attachment wp-att-1177" href="http://www.giardinaggioindoor.it/2009/08/30/coltivare-funghi-in-casa/3-2/"><img class="alignright size-full wp-image-1177" style="margin: 4px;" title="scatola-coltivazione-funghi-shiitake-oyster" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/08/3.jpg" alt="scatola-coltivazione-funghi-shiitake-oyster" width="207" height="241" /></a><br />
-26 dadi<br />
-10 staffe ad elle<br />
-Silicone non tossico<br />
-Un trapano</p>
<p>Ecco come procedere:</p>
<p>-Accostate i pezzi e decidete quale pezzo sarà davanti e quale sopra.<br />
-Segnate i punti e trapanate i fori per i cardini sulla parte frontale e sul coperchio. Mettere dei cardini aiuterà parecchio la manutenzione, consentendo di bagnare agevolmente e mantenendo la giusta umidità.<br />
-Segnate i punti e trapanate per le staffe ad elle.<br />
-Assemblete la scatola fisando le varie facce con le staffe.<br />
-Sigillate il tutto con il silicone.<br />
-Avvitate i cardini e montate l&#8217;ultima parete della scatola.<br />
-Trovate un luogo buio e fresco nella casa in cui riporre la vostra scatola e crescere i funghetti.</p>
<p><strong>Shiitake</strong></p>
<p>Come abbiamo detto, ho acquistato il micelio già inoculato nel ceppo di legno.<br />
Per iniziare la coltivazione dei funghi, ecco come procedere:</p>
<p>-Mettere il ceppo in un contenitore (io ho usato un secchio) , coprendolo poi di acqua ghiacciata priva di cloro. Riporre il tutto in frigo per 12 ore.<br />
Il legno tende a galleggiare per cui può essere necessario porvi un oggetto pesante sopra affinchè sia completamente immerso.<br />
-Passate le 12 ore mettete il legno sul piatto e nella scatola di plexiglass. Posizionate la scatola in ombra, dove non sarà mai esposta al sole diretto.<br />
-Dopo 6-10 giorni si inizieranno a vedere le prime piccole sporgenze. Il legno va mantenuto umido, nebulizzatelo con lo spruzzatore che conserverete nel frigo. L&#8217;acqua infatti deve essere fredda e ovviamente priva di cloro.<br />
-Raccogliete gli Shiitake tagliandoli alla base appena raggiungono i 5/10 cm.<br />
-Finita la raccolta potete riniziare il ciclo e &#8220;schockare&#8221; nuovamente il ceppo con l&#8217;acqua ghiacciata e le 12 ore in frigo.</p>
<p><strong>Oyster</strong></p>
<p>-Le spore già inoculate in materiale idoneo, sacchetti di plastica trasparente con filtro (un buco sigillato con della garza, per permettere l&#8217;aerazione ma non la contaminazione) ed elastici. Il tutto è contenuto nel <a href="http://www.fieldforest.net/store/index.php?main_page=index&amp;cPath=1_17_28 " target="_blank">TeePee Kit</a> ma può essere acquistato separatamente<br />
-Un rotolo di carta igienica priva di disegni e possibilmente non sbiancata.<br />
-Una grossa pentola per bollire l&#8217;acqua.<br />
-Pinze da cucina<br />
-Una superficie idonea per fare scolare e raffreddare il rotolo<br />
-il restante del materiale menzionato per gli Shiitake</p>
<p>Ecco passo per passo cosa fare:<a rel="attachment wp-att-1180" href="http://www.giardinaggioindoor.it/2009/08/30/coltivare-funghi-in-casa/4-2/"><img class="alignright size-full wp-image-1180" style="margin: 4px;" title="coltivare-funghi-in-casa" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/08/4.jpg" alt="coltivare-funghi-in-casa" width="257" height="192" /></a><br />
-Riempire la pentola d&#8217;acqua e portare a bollore.<br />
-Rimuovere il tubo di cartone centrale dal rotolo di carta igienica.<br />
-Togliere la pentola dal fuoco e, con le pinze, immergere il rotolo nell&#8217;acqua bollente finchè non sarà ben inzuppato.<br />
-Mettere il rotolo bagnato a raffreddare e scolare.<br />
-Quando la carta non sarà più troppo calda inseritela all&#8217;interno del sacco di plastica, assicurandovi di avere le mani molto pulite.<br />
-Riempite la parte centrale del rotolo versando i grani contenenti le spore.<br />
-Sigillare il sacchetto con l&#8217;elastico, assicurandosi di averlo stretto più in alto di quanto si trovi il filtro.<br />
-Ora si può mettere il sacchetto co, suo contenuto sul piatto e quindi nella scatola di plexiglass. Come per gli Shiitake l&#8217;ambiente dovrà essere umido e buio.<br />
-Entro tre settimane il rotolo apparirà coperto di micelio. Potete a questo punto seguire il corso naturale dello sviluppo o accelerare i tempi metendo il sacchetto in frigo 48 ore.<br />
Se per sbaglio avete preparato troppi rotoli potete conservarli nel frigorifero fino a sei mesi.<br />
-Trascorse le 48 ore mettete il sacchetto a temperatura ambiente, in un ambiente illuminato e apritelo, promuovendo il ricircolo dell&#8217;aria. Il rotolo va sempre mantenuto umido con l&#8217;aiuto dello spruzzatore<br />
-In una settimana i funghi saranno pronti, basterà torcerli alla base per raccoglierli.<br />
-Dopo la raccolta potrete chiudere nuovamente il sacchetto, attendere il micelio e ripartire.</p>
<p>Con ogni acquisto di spore è possibile ottenere diversi cicli di funghi. La scatola di plexiglass si può riutilizzare, mantenendo i costi della nostra coltivazione indoor al minimo.</p>
<p>L&#8217;articolo è stato liberamente tradotto col consenso dell&#8217;autrice. La versione originale è disponibile <a href="http://www.instructables.com/id/Growing-Mushrooms/" target="_blank">qui.</a></p>
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		<title>Come controllare il Pythium in idroponica</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 22:34:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[guide]]></category>
		<category><![CDATA[funghi]]></category>
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<p><a rel="attachment wp-att-337" href="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/2008/07/07/come-controllare-il-pythium-in-idroponica/adventitious_roots_2_mclow/"><img class="alignleft size-medium wp-image-337" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="radici" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2008/12/adventitious_roots_2_mclow.jpg" alt="" width="208" height="216" /></a>Le radici solitamente non ricevono le attenzioni che meritano.<br />
Questo accade in quasi tutte le tecniche di coltivazione, ma è un problema particolarmente rilevante in idroponica dove sono molto esposte e vulnerabili; la salute delle piante e la buona riuscita del raccolto dipende in buona parte dell&#8217;attenzione dedicata alle radici.</p>
<p>Le piante generalmente sanno badare a se&#8217; stesse e hanno un certo fattore di autosufficienza in condizioni ottimali. Se l&#8217;ambiente degrada come ogni creatura vivente le piante diventano soggette ad attacchi esterni.</p>
<p>Il buon grower farà quindi di tutto per mantenere i parametri circostanti ideali: questo avviene provvedendo ad una rigorosa pulizia della growroom, all&#8217;ossigenazione dell&#8217;acqua, ad un settaggio costante di temperatura ed umidità, ad un drenaggio ottimale del substrato, e ad una ventilazione efficiente.<span id="more-336"></span></p>
<p>Nello specifico dei problemi radicali l&#8217;errore più diffuso è sottovalutare le carenze di ossigeno, che possono diminuire la permeabilità delle radici e conseguentemente la capacità di assorbire sali minerali. Si tratta di un caso insidioso perché la conseguenza diretta è un raccolto scarso, anche se la pianta non dovesse dare segni evidenti di sofferenza.</p>
<p>Se lo stress è continuo e prolungato nel tempo la pianta produce etilene, detto appunto ormone dello stress, che si accumula nelle radici danneggiandole e che viene riconosciuto da alcuni agenti patogeni come segno di debolezza. A questo punto un soggetto indebolito rischia attacchi a catena e inizia un circolo di vizioso che può portare alla morte.</p>
<p>Cos&#8217;è una agente patogeno?</p>
<p>E&#8217; un organismo che può attaccare le piante facendole ammalare.<br />
C&#8217;è un&#8217;immensa varietà di patogeni nell&#8217;ambiente, alcuni dei quali sono funghi. Fra questi i conosciutissimi Fusarium, Pythium, Verticillium, Phytophtora.<br />
Fusarium e Pythium sono tristemente noti come due tra i più comuni e distruttivi parassiti radicali, sia in terra che in idroponica, e tutti i grower sanno bene che un attacco da parte di questi sgraditi ospiti può portare ad una totale distruzione della coltivazione.</p>
<p>E&#8217; importante rendersi conto che i microorganismi sono ovunque, vivono nell&#8217;acqua, sulle piante, nella terra, nell&#8217;aria che respiriamo, sulla nostra pelle, nel nostro cibo.<br />
Alcuni sono benefici, altri patogeni, ma la maggior parte resta totalmente inattiva fino a che l&#8217;organismo ospite gode di buona salute.</p>
<p>Cos&#8217;è il Pythium?</p>
<p>Si tratta di un fungo parassita delle radici. Se le condizioni ambientali sono quelle idonee si moltiplica molto in fretta e libera microscopiche spore che infettano l&#8217;ospite e privano la pianta del nutrimento.<br />
Attacca prevalentemente semi e germogli, che hanno minori difese, ma non disdegna piante adulte. Se individuato tempestivamente e adeguatamente trattato può essere eliminato, ma il rischio di perdere il raccolto è sempre alto.</p>
<p>Come la maggior parte dei funghi il Pythium vive praticamente ovunque nell&#8217;ambiente circostante e attacca tutti i tipi di piante.<br />
L&#8217;ambiente di sviluppo che predilige ha un tasso di umidità elevato e una temperatura tra i 20 e i 30 gradi. Particolarmente a rischio i sistemi idroponici con soluzioni nutritive scarsamente ossigenate.</p>
<p>Purtroppo non c&#8217;è modo di sterilizzare l&#8217;area di coltivazione, le spore possono provenire dalle vostre scarpe o abiti, o anche dalle vostre mani. Una fonte di infezione è anche l&#8217;acqua, specialmente se proveniente da pozzi o fiumi.</p>
<p>Il Pythium è spesso descritto come un&#8217;infezione &#8220;secondaria&#8221; perché attacca solo piante già debilitate o comunque in condizioni di crescita non ottimali.<br />
Il tessuto radicale danneggiato infatti è un terreno di coltura che favorisce le infezioni e che, una volta colonizzato, verrà trasformato in un&#8217;unica massa marcescente.</p>
<p>Come riconoscere l&#8217;infezione?</p>
<p>Se l&#8217;attacco è ai semi li vedrete diventare mollicci e annerire, mentre nei germogli si inzuppa lo stelo fino al collasso.<br />
Le piante adulte appassiscono e ingialliscono, sintomo che può essere scambiato per un deficit nutrizionale causato da una mancanza di fertilizzazione.<br />
A volte le foglie tendono ad incurvarsi verso il basso e lo sviluppo generale si arresta.<br />
Quando si coltiva in terra può essere veramente difficile cogliere per tempo i segnali dell&#8217;infezione, perché quando la parte visibile inizia a dare vaghi segnali le radici potrebbero già essere compromesse.</p>
<p>Anche nell&#8217;acqua, dove il Pythium prospera felice, il problema è sentito.<br />
Gli amanti dell&#8217;idroponica sono spesso quindi alle prese con il fungo, ma col vantaggio enorme dato dalla visibilità delle radici.<br />
Nel fuori suolo le radici vengono monitorate continuamente, ricavando utili informazioni sulla salute della pianta, sull&#8217;efficienza dei fertilizzanti e sul buon funzionamento dell&#8217; idrosistema.</p>
<p>Un occhio di riguardo va ai sistemi dove le radici più sviluppate si aggrovigliano, come gli aeroFlo o i dutchPot, ed è d&#8217;obbligo fare attenzione nel sollevare i vasetti dal loro alloggiamento.<br />
Se operate in maniera troppo spregiudicata infatti basta una disattenzione per danneggiare le radici e procurare all&#8217; invedente fungo un punto di accesso.</p>
<p>Non è difficile constatare l&#8217;attacco: i sintomi cominciano dalle punte delle radici e dai peli radicali che virano dal bianco al marrone e poi gradualmente al nero. Successivamente l&#8217;infezione sale verso lo stelo, rendendo le radici viscide e scure, chiaramente marce.</p>
<p>Come combattere il Pythium?</p>
<p>Ovviamente il primo passo è mantenere le piante in un ambiente ottimale, che scoraggia le infezioni e garantisce piante forti e resistenti.<br />
In idroponica i fattori determinanti sono l&#8217; aereazione, il monitoraggio dell&#8217;umidità e il drenaggio del substrato.</p>
<p>Ci sono particolari momenti in cui la pianta è vulnerabile e va controllata da vicino:<br />
- Semi e piantine giovani: l&#8217;ambiente deve essere davvero molto pulito e sono da evitare a tutti i costi i ristagni di umidità.<br />
- Talee: utilizzare sempre strumenti affilati e sterilizzati, e controllare quotidianamente l&#8217;aspetto dei tagli.<br />
- Piante madri: il taglio può causare produzione di etilene, che attira i patogeni.<br />
- Rinnovo delle piante madri: non esitate nel cambiare piante. Dopo un paio di volte rimpiazzate la vecchia madre, le piante vecchie hanno più possibilità di ospitare spore che potrebbero infettare le talee.<br />
Le piante giovani sono madri migliori e più sane.<br />
- Trapianto: pulite bene le superfici e trattate con attenzione le radici per non danneggiarle. E&#8217; una buona idea servirsi di un propagatore aero-idroponico per essere certi di non fare danni nello spostare le piantine.<br />
- Come norma generale, prestate attenzione alla selezione delle vostre materie prime. Piante e semi devono essere di provenienze certa e garantita.<br />
Evitate di affollare troppe piante nell&#8217;area di coltivazione e non esagerate coi nutrienti, ventilate sempre il più possibile la growroom e tenete il pH più basso possibile. Il Pythium gradisce infatti un ambiente alcalino.</p>
<p>Alcuni coltivatori utilizzano metodi particolari per difendersi dalle infestazioni, come il cloro nella soluzione nutritiva, i raggi UV, acqua ossigenata o ozono.<br />
Attenzione, questi strumenti non vanno utilizzati con leggerezza in quanto possono privare di alcuni sali minerali la soluzione nutritiva, sbilanciandola.</p>
<p>Esistono in commercio prodotti preventivi, come polveri di silicato e batteri benefici, o misture di entrambi da aggiungere alla soluzione nutritiva.<br />
Oppure si può acquistare un filtro biologico, che oltre all&#8217;azione filtrante e ossigenante meccanica ospita all&#8217;interno una colonia di microorganismi che colonizzano e proteggono le radici.</p>
<p>Questo tipo di prodotto può tornare molto utile a chi ha problemi nel tenere bassa la temperatura della soluzione nutritiva o i valori del pH.</p>
<p>Il Pythium è uno tra tante varietà di funghi patogeni, che hanno comportamenti simili e che si possono prevenire utilizzando le stesse accortezze.</p>
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		<title>La coltivazione dei funghi</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2007 18:23:27 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>del prof. Giuseppe Lanzi</em></p>
<p>Nella coltivazione dei funghi distinguiamo due importanti momenti operativi: la preparazione dei substrati di<img class="alignleft size-medium wp-image-205" title="funghi" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2008/12/image_mashrooms.gif" alt="" width="191" height="112" /> coltura e la produzione dei funghi.<br />
Le aziende che attuano entrambi i suddetti momenti operativi vengono definite &#8220;fungaie a ciclo chiuso&#8221; e sono normalmente di rilevanti dimensioni e occupano decine (ed anche centinaia) di addetti. L&#8217;impianto per la preparazione del substrato è infatti molto sofisticato e costoso e richiede, per ammortizzarlo, un utilizzo continuo e massimo delle sue strutture e capacità produttive: cosa questa che non sarebbe possibile attuare su fungaie di piccole dimensioni.<br />
E&#8217; per questo che in Italia, come peraltro in tutta Europa, si è andata sempre più differenziando l&#8217;attività di preparazione del substrato da quella di produzione dei funghi. <span id="more-204"></span>Sono così sorte aziende specializzate nella sola preparazione dei substrati di coltura, comunemente chiamate &#8220;platee&#8221;, che servono fungaie sia di medie dimensioni che a conduzione familiare e che possono sopravvivere e produrre in modo economicamente conveniente proprio grazie alle &#8220;Platee&#8221;.<br />
Per problemi di spazio queste pagine sono dedicata a coloro che vogliono iniziare una coltivazione di funghi di dimensioni medie e piccole: coloro che intendono realizzare fungaie a ciclo chiuso possono poi contattarci per avere informazioni più specifiche.</p>
<p>LA COLTIVAZIONE DEL PRATAIOLO</p>
<p>E&#8217; convinzione comune che la base per la coltivazione del prataiolo sia il solo letame di cavallo.<br />
Questo materiale, pur rispondendo tutt&#8217;ora ancora molto bene alle esigenze, per motivi economici e di reperibilità è stato quasi completamente sostituito da quello che viene impropriamente chiamato &#8220;substrato sintetico&#8221;. Quest&#8217;ultimo è ottenuto dalla mescolanza e lavorazione di materie prime molto comuni e di facile reperibilità quali essenzialmente la paglia di grano, la pollina, il gesso agricolo e l&#8217;acqua.<br />
A tutt&#8217;oggi sia queste miscele che l&#8217;eventuale letame equino sono lavorate e rigirate all&#8217;aperto, con speciali macchine ed attrezzature, su una platea di cemento per fermentarle in modo appropriato e renderle un substrato particolarmente idoneo alla coltivazione dei funghi.<br />
In realtà oggi presso le aziende leader del settore dove il rispetto dell&#8217;ambiente è fortemente sentito, da alcuni anni è stato messo a punto un nuovo e rivoluzionario metodo di preparazione del composto in ambiente chiuso sia atto a prevenire l&#8217;inquinamento aereo, sia di massima garanzia colturale in quanto tutti i processi produttivi sono standardizzati e controllati dal computer, chiamato appunto &#8220;indoor compost&#8221;.<br />
Ma qualunque sia il metodo di lavorazione delle materie prime, tecnicamente chiamato fermentazione libera o &#8220;phase 1&#8243; al suo termine il composto risulta non solo appetibile ai nostri funghi ma anche a tutta la microflora patogena e concorrenziale.<br />
E per eliminare appunto questa microflora patogena e concorrenziale il composto fermentato viene sottoposto ad una serie di sbalzi termici chiamata phase 2 o pastorizzazione.<br />
Terminata la pastorizzazione, ed eliminati così tutti i concorrenti, il composto viene inoculato (fase impropriamente ma più comunemente chiamata semina) con il micelio (impropriamente chiamato seme) del nostro fungo.<br />
E termina così la preparazione del substrato di coltura che viene fatta in platea.</p>
<p>Terminata le semina il composto viene confezionato in blocchi rivestiti con un film di plastica e trasportato presso la fungaia del coltivatore che lo sistema nelle stanze di coltivazione.<br />
Qui il substrato, sistemato in letti di coltivazione a più piani, viene mantenuto alla temperatura di 25°C per circa 13-14 giorni.<br />
Durante questo periodo dai piccoli agglomerati di micelio (seme) si dipartono nuove ife (cordoni miceliari che impropriamente i coltivatori chiamano radici o muffe) che vanno ad invadere completamente la massa, la quale tenderà man mano a cambiare odore e colore passando dal bruno scuro al rossastro chiaro e cambierà pure odore passando da quello sgradevole di composto fermentato a quello piacevole e delicato di fungo: questa fase prende il nome di incubazione o phase 3.<br />
L&#8217;avvenuta incubazione significa che micelio del nostro fungo ha completamente invaso il substrato, e lo si nota vistosamente dal cambiamento sia di colore che di odore, in quanto questo è il risultato di suo gradimento: ciò è sinonimo di potenzialità produttiva.<br />
A questo punto il composto viene spianato, pressato e ricoperto di un apposito terricciato chiamato &#8220;terra di copertura&#8221;.<br />
Per altri 10 giorni il substrato viene mantenuto alla temperatura di 25°C affinché anche la terra di copertura possa essere incubata, cioè invasa dal micelio: ed è proprio l&#8217;incubazione della terra che segna il passaggio dalla fase vegetativa a quella riproduttiva.<br />
E&#8217; dunque il momento per creare le condizioni ambientali ideali alla fuoriuscita dei carpofori, ossia quella parte edule che tutti conosciamo con il nome di fungo.<br />
A questo scopo la temperatura della stanza viene abbassata fino a ché nel substrato non si raggiunga e mantenga una temperatura di 16-18°C e, nel contempo, si da avvio alla ventilazione con aria esterna per eliminare l&#8217;alto tasso di anidride carbonica prodotta nella fase di incubazione. E si giunge finalmente al giorno tanto atteso dal fungicoltore: i letti di coltura si presentano improvvisamente ricoperti da tanti piccoli punti bianchi che, nel giro di pochi giorni, ingrossano imbiancando la superficie e…. crescendo come funghi.</p>
<p>Siamo finalmente giunti alla prima raccolta e siamo approssimativamente al 36esimo giorno dalla semina. Questa nascita si ripeterà poi circa ogni 8 giorni per 4-5 raccolte complessive. L&#8217;intero ciclo colturale copre un arco di 10 settimane.<br />
LA COLTIVAZIONE DEL PLEUROTUS</p>
<p>Anche per il Pleurotus distinguiamo due importanti momenti colturali: la preparazione del substrato di coltura e la produzione dei funghi.<br />
Le materie prime per la preparazione del substrato sono semplicemente buona paglia di grano ed acqua che vengono macinate, ben miscelate e lavorate poi pastorizzate, e infine inoculate (seminate).<br />
Terminata la semina il substrato viene confezionato in blocchi rivestiti con un film di plastica e trasportato presso le serre-fungaia del coltivatore che lo predispone all&#8217;incubazione.<br />
Qui il substrato, sistemato direttamente sul pavimento, viene mantenuto alla temperatura di 28°C per circa 13-14 giorni.<br />
Durante questo periodo, come già abbiamo visto per il prataiolo, dai piccoli agglomerati di micelio (seme) si dipartono nuove ife che vanno ad invadere completamente la massa, la quale tenderà a divenire bianca e compatta passando dall&#8217;odore sgradevole di composto fermentato a quello piacevole e delicato di fungo: anche per il Pleurotus avviene cioè l&#8217;incubazione.<br />
Come già per il prataiolo anche per il Pleurotus l&#8217;avvenuta incubazione significa potenzialità produttiva. E&#8217; dunque il momento per creare le condizioni ambientali ideali alla fuoriuscita dei carpofori, ossia quella parte edule che tutti conosciamo con il nome di fungo.<br />
A questo scopo la temperatura della stanza viene abbassata fino a ché nel substrato non si raggiunga e mantenga una temperatura di 14-16°C e, nel contempo, si da avvio alla ventilazione con aria esterna.<br />
E anche qui si giunge finalmente al giorno tanto atteso dal fungicoltore: dai fori del film di plastica che riveste i blocchi di substrato iniziano a fuoriuscire e sbocciare come fiori i cespi del Pleurotus!<br />
Siamo finalmente giunti alla prima raccolta e siamo approssimativamente tra il 30-45esimo giorno della semina.<br />
Questa nascita si ripeterà poi ancora per 3-5 raccolte complessive.<br />
L&#8217;intero ciclo colturale copre un arco di circa 100 giorni.</p>
<p>LA SCELTA DEL FUNGO</p>
<p>I due funghi più coltivati in Italia sono il Prataiolo ed il Pleurotus.A livello di commercializzazione il prataiolo offre una maggiore produzione sia sul peso del substrato che nell&#8217;unità di tempo nonché, fatto molto importante, un andamento di mercato più regolare e meno rischioso del Pleurotus: quest&#8217;ultimo richiede impianti meno costosi, una coltura più semplice, un minore impiego di manodopera ma anche però una stagione di coltura più corta (autunno-inverno) ed un ciclo di coltivazione più lungo. Pur essendo prataiolo e Pleurotus i funghi di più largo interesse, non vanno tuttavia dimenticate le colture emergenti che in questi ultimi anni stanno raggiungendo volumi tutt&#8217;altro che trascurabili. Questi nuovi funghi sono il cardoncello o fungo di ferula, il pioppino, lo shii-take, i funghi dell&#8217;oro e dell&#8217;amore.<br />
I LOCALI DI COLTURA</p>
<p>Contrariamente a quanto troppo spesso avviene i locali di recupero (stalle, cantine, fienili, ecc.) non sono quasi mai adatti a meno ché non si tratti di grandi superfici omogenee (oltre 1.500 mq).<br />
La moderna fungicoltura infatti è basata sulla meccanizzazione della coltura e questa non può essere meccanizzata se realizzata in più ambienti eterogenei.<br />
L&#8217;unità di coltura oggi più apprezzata è la serra-fungaia: non bisogna però lasciarsi ingannare dal nome in quanto le moderne serre-fungaia sono estremamente sofisticate e niente hanno più a che fare con i primordiali tunnel in cui si iniziò la coltivazione del Pleurotus venticinque anni or sono!<br />
Ad a archi singoli o multipli, le serre-fungaie hanno una copertura in doppia lastra di vetroresina inframezzate da lana di vetro o con lastra singola e poliuretano spruzzato.<br />
L&#8217;impianto di climatizzazione ed umidificazione è gestito dal computer e, quelle destinate al prataiolo, possono avere anche il condizionamento estivo.<br />
Le serre-fungaie per prataiolo sono provviste inoltre di &#8220;letti&#8221; a 3 o 5 piani di coltivazione predisposti per il carico e lo scarico meccanizzato del substrato di coltura nonché per l&#8217;eventuale taglio e raccolta meccanica dei funghi.</p>
<p>UNITA&#8217; DI COLTURA E CAPACITA&#8217; PRODUTTIVA</p>
<p>Va&#8217; da sé che per una coltivazione meccanizzata del prataiolo le serre-fungaia debbono essere almeno 8 vuoi per garantire una produzione giornaliera costante, vuoi per ben ammortizzare le macchine ed attrezzature comuni o centralizzate.<br />
Con 8-10 serre-fungaia come quelle descritte cadauna di m. 8 x 30 circa ed a tre file di letti a 5 piani di coltivazione si può prevedere una regolare produzione di circa 15 qt. al giorno.<br />
Il Pleurotus non è un fungo facilmente programmabile: comunque per avere una produzione giornaliera abbastanza costante attorno ai 10 qt. occorrano tra le 10 e le 14 serre-fungaia.<br />
La produzione è comunque stagionale e va&#8217; dall&#8217;autunno all&#8217;inizio primavera con variazioni d&#8217;epoca in funzione delle diverse regioni italiane.<br />
A CHI RIVOLGERSI PER INIZIARE UNA COLTIVAZIONE</p>
<p>E&#8217; comprensibile come le informazioni sin qui riportate siano sì importanti e fondamentali per incominciare a conoscere e capire il settore ma siano al contempo ancora insufficienti per un inizio attività serio e corretto.<br />
Può succedere, ad esempio, che rivolgendosi direttamente a costruttori di serre-fungaie e attrezzature o a produttori di composto questi siano portati più ad evidenziare i costi dei loro prodotti ed i ricavi lordi che un piano economico completo: e ciò in completa buona fede in quanto potrebbero essere a conoscenza solo di questi valori di loro diretto interesse e non delle realtà che dovrà affrontare il loro cliente!<br />
E&#8217; per questo motivo che è consigliabile rivolgersi ad uno studio professionale serio e specializzato nel settore che altro non abbia da vendere che la propria esperienza!<br />
Insieme potrete progettare l&#8217;azienda per voi più interessante nell&#8217;ambito di uno studio serio delle Vostre realtà e delle Vostre esigenze.<br />
Per ulteriori informazioni potete comunque contattare la Funghi Mara (<a href="http://www.funghimara.it" target="_blank">www.funghimara.it</a>), i cui tecnici sono a disposizione sia per rispondere dapprima alle domande più semplici e fornire le prime informazioni gratuitamente, sia, qualora lo desideriate, per poi indirizzarvi verso uno studio professionale del settore che possa consigliarvi e quindi assistervi qualora vogliate diventare fungicoltori.<br />
Potete leggere on line questo articolo sul sito dell&#8217;azienda Funghi Mara: <a href="http://www.funghimara.it" target="_blank">www.funghimara.it</a></p>
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