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	<title> &#187; divulgazione</title>
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		<title>Cenni di biologia: come sono fatte le piante</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 12:01:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[cenni di biologia elementare sulle funzioni delle piante e le loro funzioni primarie


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per capire come coltivarle al meglio è d&#8217;aiuto avere un&#8217;idea indicativa di come sono fatte e di come svolgono le  funzioni vitali nelle piante.</p>
<div id="attachment_1389" class="wp-caption alignright" style="width: 291px"><a rel="attachment wp-att-1389" href="http://www.giardinaggioindoor.it/2010/01/22/cenni-di-biologia-come-sono-fatte-le-piante/stoma/"><img class="size-full wp-image-1389 " style="margin: 2px;" title="stoma su una pianta di pomodoro" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/01/stoma.jpg" alt="stoma su una pianta di pomodoro" width="281" height="287" /></a><p class="wp-caption-text">stoma su una pianta di pomodoro</p></div>
<p>Il sistema vascolare</p>
<p>Questo insieme di “tubature” permette la circolazione dei nutrienti e della linfa attraverso la pianta.<br />
E&#8217; composto da due parti distinte:</p>
<p>Lo Xilema è un&#8217;insieme di tessuti vegetali che trasporta l&#8217;acqua e le sostanze in essa disciolte.<br />
Contiene vasi (detti Tracheidi e Trachee) attraverso i quali l&#8217;acqua scorre anche per cento metri (si pensi ad esempio alle sequoie), sfruttando l&#8217;energia solare e il fenomeno dell&#8217;evaporazione durante la traspirazione.</p>
<p>Il Floema ,detto anche tessuto cribroso o libro, è il tessuto che trasporta la linfa dall&#8217;area in cui viene prodotta a quella in cui servirà alla pianta o deputata all&#8217;accumulo.<br />
Il movimento della linfa avviene attraverso organi detti pompe molecolari, ad una velocità che varia da 10 a 100 centimetri all&#8217;ora.</p>
<p><span id="more-1388"></span>Le radici</p>
<p>La pianta utilizza le radici, e in particolare i peli radicali, per provvedere al fabbisogno di nutrienti, ossigeno e acqua.<br />
Questi piccoli peli sono presenti all&#8217;estremità delle radici dove rimangono in vita pochi giorni. Rispuntando mano a mano seguono il naturale sviluppo dell&#8217;apparato radicale.<br />
Ecco perché quando le radici non hanno sufficiente spazio per una crescita corretta la pianta soffre di carenze, non riuscendo a maturare nuovi peli.</p>
<p>Le foglie</p>
<p>Il lato superiore è ricco di tessuto parenchimatico, formato da cellule ricche di cloroplasti deputate alla fotosintesi.<br />
Sul lato inferiore sono presenti gli stomi, valvole che permettono lo scambio gassoso fra interno ed esterno, in particolare la fuoriuscita di vapore acqueo e l&#8217;entrata di ossigeno ed anidride carbonica.<br />
Nelle foglie spesso vi è una grande riserva di zuccheri.</p>
<p>Ogni parte della pianta è essenziale per svolgere correttamente le tre funzioni che ne regolano la vita: fotosintesi, respirazione e traspirazione.</p>
<p>La fotosintesi è il processo che garantisce alla pianta l&#8217;apporto di zuccheri grazie all&#8217;acqua, all&#8217;anidride carbonica e all&#8217;energia fornita dal sole, che vengono trasformati in carboidrati.</p>
<p>Ecco perché in caso di mancanza di questi elementi la fotosintesi sarà limitata, la produzione di zuccheri scarsa e la pianta sofferente.</p>
<p>In una coltivazione indoor le cause più frequenti di fotosintesi difficoltosa sono:<br />
l&#8217;affollamento delle piante o l&#8217;eccesso di umidità che limitano la ventilazione e quindi la buona circolazione di CO2.</p>
<p>Scarsa illuminazione, fonte di luce inadeguata o foglie che si ombreggiano l&#8217;un l&#8217;altra (troppe piante, o troppo rigogliose). Per avere un&#8217;idea dell&#8217;importanza della luce basti pensare che la maggior parte della quella ricevuta viene impiegata per scaldare le foglie e consentire la traspirazione. Solo il 3% viene utilizzata per la fotosintesi.</p>
<p>Insufficiente irrigazione delle radici, spesso dovuta non ad una reale carenza d&#8217;acqua ma ad un cattivo design del sistema, che comporta uno spreco idrico.</p>
<p>La respirazione è il processo che avviene nei mitocondri, organuli cellulari molto diffusi nelle zone in crescita della pianta, e che converte gli zuccheri in adenosina trifosfato (ATP).<br />
Si tratta di un composto ad alta energia che alimenta molti processi, come lo sviluppo di fiori, foglie, gemme, radici e peli radicali, introduzione degli zuccheri nei Floemi, estrazione dei nutrienti.</p>
<p>Per ottenere la ATP la pianta necessita di ossigeno (attraverso le radici) e zuccheri semplici (ottenuti con la fotosintesi).<br />
Se l&#8217;ossigeno dovesse essere insufficiente la causa potrebbe essere un blocco nello sviluppo dell&#8217;apparato radicale, o cattiva aerazione della soluzione nutriente.<br />
Quest&#8217;ultima infatti deve sempre avere la possibilità di assorbire ossigeno lungo i suo percorso grazie a cascatelle, dislivelli o pendenze che ne impediscano il ristagno. Sarà sufficiente che l&#8217;acqua ritorni nel serbatoio precipitando da qualche centimetro per migliorarne la qualità.<br />
Per aumentare ulteriormente la percentuale di ossigeno si potrà utilizzare un aeratore con pietra porosa nel serbatoio, o ancora somministrate l&#8217;acqua alle piante con spruzzatori.</p>
<p>La concentrazione di ossigeno consigliata è di 3mg/L, ma è consigliabile aumentarla se la temperatura sale (fino a 7mg/L per un ipotetico ambiente a 40°).</p>
<p>Il processo di evaporazione dell&#8217;acqua dalla pianta è detto traspirazione ed è fondamentale nella distribuzione dell&#8217;acqua e dei nutrienti dalle radici alle cime.<br />
Avviene per la maggior parte tramite gli stomi presenti sulla faccia inferiore delle foglie ed elimina la maggior parte dell&#8217;acqua assorbita, conservandone una minima parte per la fotosintesi, le reazioni chimiche e l&#8217;idratazione cellulare.<br />
Una cattiva traspirazione porta ad una carenza di nutrienti sulle estremità e può essere dovuta ad umidità eccessiva o temperatura troppo bassa. Un&#8217;eccessiva traspirazione può avere luogo in caso di forte vento, temperature troppo elevate o luce troppo forte.</p>


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		<title>Piante officinali ed aromatiche</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 09:40:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In collaborazione con il Corso di laurea in Scienze Erboristiche dell’Università di Pisa si terrà Venerdì 23 Ottobre 2009 l'incontro tecnico a frequentazione gratuita Piante officinali ed aromatiche, dalla raccolta al prodotto finito


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1243" href="http://www.giardinaggioindoor.it/2009/10/05/piante-officinali-ed-aromatiche/ciraa/"><img class="alignleft size-full wp-image-1243" title="ciraa" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/ciraa.gif" alt="ciraa" width="120" height="132" /></a>In collaborazione con il Corso di laurea in Scienze Erboristiche dell’Università di Pisa si terrà Venerdì 23 Ottobre 2009 l&#8217;incontro tecnico a frequentazione gratuita <strong>Piante officinali ed aromatiche, dalla raccolta al prodotto finito</strong>.</p>
<p>Sede: Aula Prof. Antonio Benvenuti, Centro Interdipartimentale di Ricerche Agro-Ambientali “Enrico Avanzi”, via Vecchia di Marina 6 – San Piero a Grado, Pisa.<br />
Coordinate: (43° 40’ 49” N – 10° 20’ 46” E);</p>
<p>Istruzioni per raggiungere la sede:<br />
<a href="http://www.avanzi.unipi.it/comunicazione/come_raggiungerci/come_raggiungerci.htm" target="_blank">http://www.avanzi.unipi.it/comunicazione/come_raggiungerci/come_raggiungerci.htm</a></p>
<p><span id="more-1242"></span><br />
Destinatari e scopi: tecnici di settore, amministratori, ricercatori, studenti.<br />
Obiettivi: l’incontro consentirà di fare il punto su alcuni temi innovativi e il confronto tra diverse competenze coinvolte nel problema.<br />
Attestato: al termine dell’incontro, se richiesto, verrà rilasciato un attestato di presenza.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Programma:</span></p>
<p>09:00 Registrazione dei partecipanti<br />
09:30 Indirizzi di saluto e apertura dei lavori<br />
Interverranno:<span style="text-decoration: underline;"><br />
</span><br />
<strong><em>Mario Macchia</em></strong>, Università di Pisa: Le piante medicinali: aspetti agronomici<br />
<strong><em>Mauro Cornioli</em></strong>, Laboratori Biokyma, Anghiari (AR): Le piante medicinali oggi e domani: il punto di vista di un imprenditore<br />
<strong><em>Alessandra Bertoli</em></strong>, Università di Pisa: La qualità nella produzione di droghe vegetali e derivati<br />
<strong><em>Cristina Nali</em></strong>, Università di Pisa: Piante medicinali ed inquinamento dell’aria: <a href="http://www.italgrow.com/default.asp?cmd=staticPagesSX&amp;cmdID=13" target="_blank">il caso dell’ozono</a><br />
<strong><em>Daniela Monti</em></strong>, Università di Pisa: Utilizzo di prodotti di origine vegetale in ambito cosmetico<br />
<strong><em>Andrea Lugli</em></strong>, Planta Medica s.r.l., Pistrino (PG): Gli integratori alimentari a base di piante officinali: dalla tradizione al futuro<br />
<strong><em>Marinella Trovato</em></strong>, Società Italiana Scienze e Tecniche Erboristiche: La regolamentazione nazionale ed europea di integratori alimentari e cosmetici a base di piante officinali<br />
<em><strong>Luisa Pistelli</strong></em>, Università di Pisa: L’offerta formativa universitaria nel settore delle piante medicinali<br />
Seguono discussione e conclusioni.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Informazioni:</span></p>
<p>CIRAA-UNIPI – tel. 050 2210500, e-mail: eventi@avanzi.unipi.it<br />
Angela Lippi ARSIA – tel. 050/8006234, e-mail: angela.lippi@arsia.toscana.it</p>
<p>Questa iniziativa rientra nel programma di attività per l’anno 2009 della Rete dei Poli per il collaudo e il trasferimento della innovazione, promossa dall’ARSIA, di cui fa parte il CentroInterdipartimentale “Enrico Avanzi” di San Piero a Grado (PI).<br />
Per maggiori informazioni potete visitare le pagine web dedicate alla Rete <a href="http://retepoli.arsia.toscana.it" target="_blank">http://retepoli.arsia.toscana.it</a><br />
<strong>La partecipazione è gratuita</strong></p>


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</ol></p><div style='display:none' id="post-refEl-1242"></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il design incontra la coltivazione idroponica</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 10:35:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La diffusione di gadget poco funzionali per la coltivazione idroponica casalinga possono fuorviare il consumatore da quella che è la coltura fuori suolo praticata in maniera seria. Segnaliamo le false pubblicità e i prodotti inutili.


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;E come spesso accade in questi casi entrambi si avviano a braccetto verso gli affollati lidi dell&#8217;inutilità.<a rel="attachment wp-att-1077" href="http://www.giardinaggioindoor.it/2009/08/11/il-design-incontra-la-coltivazione-idroponica/micro-idroponica/"><img class="alignright size-full wp-image-1077" title="micro-idroponica" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/08/micro-idroponica.jpg" alt="micro-idroponica" width="160" height="160" /></a></p>
<p>Dopo il drammatico <a href="http://www.giardinaggioindoor.it/2009/04/11/meravigliose-inutili-modernita/" target="_blank">Hydroponic Garden</a>, ecco <a href="http://www.coolest-gadgets.com/20090727/power-plant-growing-machine/" target="_blank">qui</a> un nuovo simpatico gadget dedicato alla coltivazione di piantine aromatiche e fiori.</p>
<p>Vorreste forse esporre agli occhi critici dei vostri ospiti banali vasetti di terra? Magari vorreste germinare in antichi, obsoleti, esteticamente inappaganti blocchetti di torba, rockwool o altri pratici materiali?</p>
<p>Macchè. Il trend è quello dell&#8217;oggetto di design, quindi spendete le vostre 35 sterline (40 euro circa, più spese di spedizione) e compratevi questo oggetto a metà tra il tostapane e la <a href="http://a.imagehost.org/0507/Electric_Kettle.jpg" target="_blank">teiera elettrica</a>, che grazie ad un&#8217;avanzata tecnologia concepita addirittura dalla NASA (cioè l&#8217;idroponica) vi permetterà di germinare i vostri semini (non compresi).</p>
<p><span id="more-1076"></span></p>
<p><a rel="attachment wp-att-1078" href="http://www.giardinaggioindoor.it/2009/08/11/il-design-incontra-la-coltivazione-idroponica/powerplant/"><img class="alignleft size-full wp-image-1078" title="powerplant" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/08/powerplant.jpg" alt="powerplant" width="245" height="154" /></a>Addirittura promette ottimi risultati anche a chi non è dotato del famoso pollice verde.</p>
<p>In realtà il <a href="http://www.coolest-gadgets.com/20090727/power-plant-growing-machine/" target="_blank">Power Plant Growing Machine</a>, dall&#8217;altisonante nome, altro non è che un minimale, microscopico idrosistema.</p>
<p>In pratica in serbatoio viene dapprima riempito con acqua, che va ad irrigare tramite uno spruzzatore la spugna posta nella fessura in alto.</p>
<p>Appena i germogli sono spuntati all&#8217;acqua va aggiunto il fertilizzante, fornito nella confezione, e il gioco è fatto.</p>
<p>A questo punto viene rimossa la preziosa strisciolina di cartone in dotazione, che era stata posta a copertura dei semini, e sui tre virgulti vengono posti dei coperchietti di plastica a simulare miniature di serra.</p>
<p>Questo oggetto dalle dimensioni irrisorie permette la coltivazione di tre piante molto piccole, e potrebbe anche essere un accettabile giocattolo se non fosse per qualche pecca, come ad esempio la finestra laterale nel serbatoio per monitorare il livello dell&#8217;acqua. Questa farà filtrare la luce disturbando lo sviluppo delle radici e favorendo il dilagare di alghe all&#8217;interno di un contenitore troppo stretto per un&#8217;agevole pulizia.</p>
<p>Questo tipo di gadget purtroppo vengono promossi sbandierando le caratteristiche della coltura fuori suolo: la possibilità di coltivare anche in zone ostili, la sperimentazione NASA, superossigenazione, semplicità d&#8217;uso coniugata ad alta tecnologia; ci si ritrova poi fra le mani un pezzo di plastica equivalente ad un contenitore da microonde con un ossigenatore, solo meno pratico per via della forma improbabile e trenta volte più costoso.</p>
<p>Il rischio legato alla diffusione di questi giocattoli, che spesso si rivelano assai deludenti nei risultati, è quello di confondere ancora di più le idee del consumatore, che potrebbe associare un brutto regalo di Natale finito nella pattumiera con la coltivazione idroponica, quella vera.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/VFk4M5rn2t4&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed wmode="transparent" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/VFk4M5rn2t4&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Se hai segnalazione di altri articoli di varia inutilità idroponica o non sei d&#8217;accordo riguardo al Power Machine, sei come sempre libero di commentare o scrivere una mail a redazione at giardinaggioindoor dot it.</p>


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		<title>Greenpeace per l&#8217;elettronica verde</title>
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		<description><![CDATA[Greenpeace lancia il nuovo sito elettronicaverde.it, dedicato alla sensibilizzazione riguardo al corretto smaltimento dei prodotti tecnologici.


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-464" href="http://www.giardinaggioindoor.it/2009/03/01/greenpeace-lancia-il-sito-per-lelettronica-verde/greenpeace/"><img class="size-medium wp-image-464 alignleft" title="greenpeace" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/03/greenpeace.gif" alt="" width="234" height="333" /></a>E&#8217; stato inagurato il 23 Febbraio un nuovo sito targato <a href="http://www.greenpeace.org" target="_blank">Greenpeace</a>, interamente dedicato all&#8217;hi-tech sostenibile.<br />
Una piattaforma web dove è possibile informarsi ma anche partecipare attivamente. L&#8217;obiettivo è che ci siano sul mercato prodotti elettronici più sostenibili e l&#8217;Italia abbia finalmente un sistema di raccolta dei rifiuti hi-tech.<br />
<a href="http://www.greenpeace.org" target="_blank">Greenpeace</a> invita i cybernauti a scrivere subito al ministro dell&#8217;Ambiente e ad inviare una foto denuncia di rifiuti elettronici abbandonati.</p>
<p>Nel nostro paese il sistema di gestione dei rifiuti elettronici – pericolosi e in più rapida crescita &#8211; non è ancora decollato. A causa di lobby industriali, cambiamenti politici ai vertici e un complicato iter legislativo, l&#8217;Italia si ritrova con un sistema non ancora entrato a regime, nonostante i numerosi anni di ritardo rispetto alle direttive europee del 2002.<span id="more-463"></span></p>
<p>In particolare, la fine del mese di febbraio segna un anno di ritardo nell&#8217;emanazione del cosiddetto &#8220;Decreto Semplificazioni&#8221;, misura di attuazione della legge in materia (D.Lgs 151/2005) che impone il ritiro dei vecchi computer, televisori e altri prodotti hi-tech da parte della distribuzione al momento dell&#8217;acquisto di un nuovo articolo simile.</p>
<p>Il ritiro dei prodotti a fine vita da parte della distribuzione è fondamentale per la gestione del flusso dei rifiuti elettronici, oltre che un incentivo per i consumatori a conferire il prodotto in disuso nella giusta maniera, invece che lasciarlo in casa o abbandonarlo per strada.</p>
<p>La cattiva gestione dei rifiuti tecnologici può essere risolta seguendo due strade. In primis, le aziende si devono impegnare a gestire l&#8217;intero ciclo di vita dei propri prodotti, anche quando diventano rifiuti. E poi i governi devono fare la loro parte, senza perdere tempo. È solo della settimana scorsa l&#8217;ultimo scandalo denunciato da <a href="http://www.greenpeace.org" target="_blank">Greenpeace</a>, insieme a <a href="http://www.sky.it/" target="_blank">Sky television</a>, di un traffico illegale di rifiuti pericolosi dalla Gran Bretagna alla Nigeria.</p>
<p>Oltre a partecipare alla petizione online diretta alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stefania_Prestigiacomo" target="_blank">Prestigiacomo</a>, si richiede agli utenti web di fotografare rifiuti elettronici abbandonati per strada. Questa foto-denuncia servirà a rafforzare la richiesta avanzata al ministro dell&#8217;Ambiente di emanare subito i decreti attuativi mancanti per far partire – quanto prima &#8211; il sistema di gestione di questi pericolosi rifiuti.</p>
<p>L&#8217;adozione di produzioni più pulite e di comportamenti responsabili da parte delle multinazionali, insieme all&#8217;attuazione delle leggi e dei necessari controlli renderà questo comparto industriale, oltre che remunerativo, anche tra i più <a href="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/?p=98" target="_blank">sostenibili</a>.</p>
<p>Visita il sito <a href="http://www.greenpeace.it/elettronicaverde/" target="_blank">www.elettronicaverde.it</a></p>


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		<title>Fitodepurazione</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2007 18:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[idroponica]]></category>
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		<description><![CDATA[Fitodepurazione in impianti di acquacoltura: studi preliminari in allevamenti di trota iridea (Oncorhynchus mykiss) in Veneto di Borin M. , Tocchetto D. Introduzione In Italia gran parte delle specie ittiche da allevamento, quali trote, anguille, spigole, orate ma anche pesci gatto e storioni, provengono da impianti di allevamento di tipo intensivo. Nell’allevamento intensivo è di [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Fitodepurazione in impianti di acquacoltura: studi preliminari in allevamenti di trota iridea (Oncorhynchus mykiss) in Veneto<br />
di Borin M. , Tocchetto D.</em></p>
<p>Introduzione</p>
<p>In Italia gran parte delle specie ittiche da allevamento, quali trote, anguille, spigole, orate ma anche pesci gatto e storioni, provengono da impianti di allevamento di tipo intensivo. Nell’allevamento intensivo è di fondamentale importanza la somministrazione di alimentazione di tipo artificiale, con formulazioni adatte alle specie allevate ed in grado di ottimizzare la quantità di prodotto distribuito con la crescita del pesce.<span id="more-208"></span></p>
<p>Mentre nell’allevamento estensivo, grazie alla capacità di autodepurazione biologica dovuto al complesso sistema naturale tipico delle zone umide, è restituita all’ambiente esterno un’acqua qualitativamente migliore di quella in entrata, nell’allevamento intensivo sono da tenere nel dovuto conto le immissioni nell’ambiente di acque con potenziali possibilità di alterazione<br />
del recettore.</p>
<p>I rifiuti dell’allevamento (composti organici quali proteine, carboidrati, urea, vitamine, disciolti nell’acqua o legati ai materiali in sospensione) vengono generalmente scaricati con le acque in uscita.<br />
Le analisi chimiche delle acque di scarico, date le alte portate effluenti (superiori a 100 l s-1), mostrano valori dei principali parametri inquinanti al di sotto dei limiti legislativi.</p>
<p>Ciò nonostante, per effetto dei grandi volumi si possono generare carichi puntiformi di una entità tale da rendere opportuno un trattamento depurativo. Questo fattore di carico comporta spesso l’insorgenza di fenomeni di eutrofizzazione del recettore finale con implicazioni sugli<br />
equilibri naturali degli ecosistemi interessati.</p>
<p>In questo settore, i sistemi tradizionali di trattamento degli effluenti per la riduzione dei carichi<br />
inquinanti prevedono l’utilizzo di ampie vasche dove l’acqua permane per alcuni giorni in condizioni di calma ed i materiali in essa presenti sedimentano.</p>
<p>Altre tecnologie prevedono la separazione meccanica per chiarificazione mediante microfiltri statici o rotanti.<br />
Questi processi permettono la riduzione dei carichi di sostanza organica, solidi sospesi e fosforo nei flussi idrici in uscita. La componente azotata, invece, essendo disciolta nella colonna d’acqua rimane inalterata e viene rilasciata con lo scarico in uscita.</p>
<p>La necessità di depurare le acque con sistemi efficaci nei confronti degli elementi nutritivi disciolti indirizza la sperimentazione verso la necessità di testare sistemi alternativi di depurazione adatti alle specifiche caratteristiche idrologiche dell’allevamento.</p>
<p>La fitodepurazione è indubbiamente una metodologia caratterizzata da semplicità applicativa,<br />
economicità costruttiva e ridotta gestione operativa (Borin 2003), caratteristiche che la rendono adattabile all’attività di acquacoltura.</p>
<p>L’assorbimento degli elementi chimici disciolti nelle acque operato dalle piante e dai microrganismi associati all’apparato radicale è un’attività che avviene normalmente in tutti gli ambienti naturali; questa condizione ordinaria può essere sfruttata e ottimizzata per realizzare sistemi di depurazione dove le radici delle piante sono a diretto contatto con il corpo idrico e per questo in grado di intercettare gli elementi in esso disciolti.</p>
<p>A livello internazionale sono già stati condotti studi sulla funzionalità di questa tecnologia in acquacoltura (Schulz 2003; Sonnenholzner 1997).<br />
Le finalità dello strumento finanziario che ha sovvenzionato la sperimentazione è la realizzazione di ricerche ad alto grado di applicabilità da parte degli operatori finali.</p>
<p>Non si vuole quindi individuare e caratterizzare l’impatto delle attività di acquacoltura sui recettori finali bensì valutare la capacità e l’applicabilità della fitodepurazione in questo tipo di attività produttiva.</p>
<p>Il progetto</p>
<p>Il progetto sperimentale prevede la realizzazione ed il monitoraggio di due impianti di fitodepurazione, differenti per tipologia, presso due aziende ittiche situate all’interno del Parco Regionale Naturale del Fiume Sile.</p>
<p>Si vuole monitorare in concreto la capacità della fitodepurazione nel ridurre i carichi inquinanti sia come azione di filtro ai solidi sospesi, sia per la capacità di assorbire gli elementi disciolti nelle acque che andrebbero irrimediabilmente riversati nel recettore.</p>
<p>Le analisi di laboratorio riguardano i solidi sospesi totali, le forme azotate e fosforiche, il BOD5, il COD, pH, conducibilità, ossigeno disciolto.<br />
Particolare attenzione viene rivolta nei confronti delle specie da utilizzare. La loro scelta è stata fatta dopo una analisi bibliografica ed è ricaduta su due piante alloctone che offrono ottime garanzie di efficacia e di compatibilità per l’intervento: il giacinto d’acqua (Eicchornia crassipes) e il vetiver ( Vetiveria zizanioides ).</p>
<p>Il giacinto d’acqua appartiene alla famiglia delle Pontederiacee, ed è di origine brasiliana. È una pianta perenne in ambienti tropicali, annuale nelle zone temperate e continentali, natante, acaule e fornita di uno spesso rizoma.<br />
L’ambiente ottimale di crescita ha temperatura compresa tra 16 e 30°C, con optimum tra 20 e 25°C, pH neutro, illuminazione intensa.</p>
<p>Essendo fornita di organi di galleggiamento la realizzazione dell’impianto sperimentale ha previsto il contenimento, mediante reti a maglia fine, delle piante entro superfici prestabilite e perpendicolari al flusso idrico in uscita dalla vasca di allevamento del pesce.</p>
<p>Questa rete consente inoltre di evitare la contaminazione biologica con materiale vegetale alloctono (il giacinto presenta delle spiccate caratteristiche di infestante nonostante l’impossibilità di sopravvivere ai rigori invernali delle latitudini del nord Italia.<br />
Il vetiver è una pianta erbacea perenne con apparato radicale profondo (raggiunge e supera i 5 metri di profondità nel suo ambiente naturale) di rapidissima crescita, con radici omogenee ed estremamente resistenti.</p>
<p>Questa pianta tollera terreni con pH compreso fra 4 e 12, elevate concentrazioni saline, temperature da –10°C a +60°C. Molteplici sono gli utilizzi di questa specie: consolidamento di scarpate stradali e ferroviarie, fitodepurazione in idroponica (Hart 2003) e di tipo tradizionale, protezione di argini di torrenti e fiumi, fitoestrazione, ripristino di miniere esauste, produzione di olio essenziale.</p>
<p>Fra le altre caratteristiche interessanti vi è l’impossibilità di riproduzione agamica e sessuata alle nostre latitudini (questo offre garanzie notevoli riguardo al rischio di contaminazione biologica al di fuori dell’areale di origine) e la resistenza a patologie ed insetti.<br />
Questa specie non possiede organi adibiti al galleggiamento. Ai fini della sperimentazione sono perciò state create delle apposite strutture galleggianti.</p>
<p>Ai fini sperimentali, oltre al controllo qualitativo delle acque verranno eseguiti dei rilievi fenologici per studiare le dinamiche di accrescimento delle due specie.</p>
<p>Prime indicazioni e considerazioni</p>
<p>Il monitoraggio della qualità delle acque in ingresso ed in uscita ha mostrato valori interessanti in entrambi gli impianti realizzati. Risultati sperimentali preliminari sui composti organici sono riportati in Tabella 1 .</p>
<p>Questi dati mostrano come l’azione di filtro fisico delle radici delle piante sia efficace nella riduzione della componente organica sospesa e disciolta nelle acque.</p>
<p>È ragionevole pensare che il materiale intercettato e trattenuto dalle radici ospita comunità batteriche che concorrono alla degradazione dello stesso.<br />
Inoltre, è evidente il legame tra elementi rilevati negli scarichi e la fonte alimentare unita alla presenza di eventuali pesci morti in decomposizione.</p>
<p>L’analisi fenologica, ancora in corso di elaborazione, ha mostrato la differente capacità delle piante di sviluppare le radici (sia in profondità che lateralmente) e di colonizzare gli impianti nel corso del periodo di studio.</p>
<p>Per concludere è da segnalare la possibilità, descritta in letteratura, che questo metodo di depurazione risulti efficace non solo riguardo al carico organico e inorganico derivato dall’alimentazione dei pesci, ma anche come soluzione valida verso i comuni trattamenti di disinfezione delle vasche di allevamento nonché la probabile interazione e degradazione svolta dalle piante a carico di antibiotici e altri trattamenti eventualmente applicati.</p>
<p>Nota<br />
Si ringraziano Gianluca Simonetti per l’energica ed entusiastica collaborazione, la ditta Hendrix Spa ed i titolari delle aziende per l’interesse e la collaborazione al progetto.</p>
<p>Bibliografia<br />
• Borin M., 2003. Fitodepurazione – Soluzioni per il trattamento dei<br />
reflui con le piante. Il Sole 24 ore Edagricole, Bologna, 198 pag.,<br />
ISBN 88-506-4830-8.<br />
• Hart B., Cody, R., Truong P., 2003. Hydroponic vetiver treatment<br />
of post septic tank effluent. Paper prepared for Third International<br />
Conference on Vetiver , October 2003, Guangzhou, China.<br />
• Schulz C., Gelbrecht J., Rennert B., 2003. Treatment of rainbow<br />
trout farm effluents in constructed wetland with emergent plants<br />
and subsurface horizontal water flow . Aquacolture n. 217, 2003,<br />
pag 207.221.<br />
• Sonnenholzner S., Kyung H.Y., Masser M.P., Martin J., Wilcox M.,<br />
1997. Wetlands improve effluent quality from channel catfish<br />
intensive culture system. Highlights on agricultural research . Vol.<br />
44, n. 4.</p>
<p>I lettori interessati a contattare l&#8217;autore per proseguire il confronto sui temi dell&#8217;articolo possono usare il<br />
tramite di Pubblicità Italia, scrivendo a info@pubblicitaitalia.com e specificando nell&#8217;oggetto l&#8217;articolo a cui<br />
si fa riferimento.</p>


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		<title>Pomodori idroponici fra i banchi di scuola</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jan 2007 15:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando si parla di Idroponica, magari con qualche &#8220;addetto ai lavori&#8221;, viene spesso ricordato come si tratti di una tecnica ancora poco sfruttata, soprattutto in Italia, e di quanto sarebbe utile una valorizzazione delle risorse offerte da un sistema tanto efficiente di produzione. Il primo passo verso un corretto approccio al concetto di fuori suolo [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;">Quando si parla di Idroponica, magari con qualche &#8220;addetto ai lavori&#8221;, viene spesso ricordato come si tratti di una tecnica ancora poco sfruttata, soprattutto in Italia, e di quanto sarebbe utile una valorizzazione delle risorse<img class="alignright size-medium wp-image-114" style="border: 1px solid black; margin: 1px;" title="idroponica a scuola" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2008/12/bubbling-water_web.jpg" alt="" width="150" height="200" /> offerte da un sistema tanto efficiente di produzione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Il primo passo verso un corretto approccio al concetto di fuori suolo è la diffusione di una cultura di base,  magari coniugata all&#8217;esperienza diretta: così si può comprendere in maniera semplice, naturale ed intuitiva il funzionamento di sistemi che possono sembrare ostici sulla carta ma che si basano su semplici meccanismi e leggi fisiche ben note.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">E quale luogo al mondo è più indicato di una scuola, per divulgare informazione?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">L&#8217;Idroponica diventa dunque materia di studio alla Scuola associata di Villacidro dell&#8217;Istituto Professionale Statale per l&#8217;agricoltura e l&#8217;ambiente &#8220;Cettolini&#8221; di Cagliari, situata a circa nove km dall&#8217;abitato, all&#8217;interno di un&#8217;azienda agraria interessata da diverse attività a fini economici e didattici (cerealicoltura, olivicoltura, serricoltura, frutticoltura, vivaismo, forestazione, giardinaggio).<span id="more-46"></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><a title="pomodori fuori suolo" href="http://ipsavillacidro.cettolini.it/"><img class="alignleft size-medium wp-image-47" style="border: 2px solid black; margin: 2px;" title="pomodoro fuori suolo" src="http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/wp-content/uploads/2008/12/pomodoro2.jpg" alt="" width="347" height="478" /></a>Qui si producono pomodori da mensa coltivati fuori suolo, sotto gli occhi degli studenti che occasionalmente collaborano con alcune esercitazioni durante le fasi di trapianto e predisposizione dei sostegni, o con esercitazioni di ecologia applicata.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Il Direttore dell&#8217;Istituto, Giancarlo Dessì, docente di materie professionali di indirizzo agro-ambientale e agro-industriale illustra perfettamente il progetto:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">&#8220;Il modulo ovest della serra è impiegato per la coltivazione idroponica (o fuori suolo) del pomodoro da mensa. Con questo termine si indica una tecnica agronomica che esclude il contatto delle radici con il terreno.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">E&#8217; noto a tutti che il terreno ha il compito di nutrire le piante, fornendo l&#8217;acqua e i sali minerali attraverso l&#8217;assorbimento radicale. Questa funzione può essere però surrogata da tecniche artificiali chiamate secondo la tipologia idroponia e aeroponia.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Nell&#8217;idroponia, la più diffusa, la funzione trofica del terreno è sostituita dall&#8217;impiego di una soluzione nutritiva liquida: le piante hanno le radici immerse in una soluzione liquida di sali minerali e non hanno alcun contatto con il suolo. Nella tecnica da noi adottata si utilizzano dei sacchi di protezione al cui interno è presente un substrato che surroga la funzione di ancoraggio svolta dal terreno. Il substrato è formato da un materiale inerte che serve semplicemente a proteggere le radici impedendone l&#8217;esposizione alla luce. Come materiale impieghiamo secondo le annate la lana di roccia, un materiale prodotto in Danimarca, comunemente chiamato con il nome commerciale di Grodan, oppure la pomice frantumata, un materiale tecnicamente meno adeguato ma più economico.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Un impianto di fertirrigazione invia in ogni sacco, più volte al giorno, una soluzione nutritiva contenente sali di potassio, fosforo, azoto, calcio, magnesio, zolfo e microelementi oltre all&#8217;acqua utilizzata come veicolo. La soluzione è erogata all&#8217;interno di ogni sacco per mezzo di gocciolatori. L&#8217;eccesso viene smaltito da un sistema di canalette che convoglia l&#8217;acqua di deflusso in un avvallamento. L&#8217;erogazione non è continua perciò l&#8217;acqua che defluisce è un quantitativo minimo che si perde per gran parte per evaporazione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Scopi della tecnica idroponica</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Gli scopi di questa tecnica sono essenzialmente due.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Fitosanitario ed ecologico.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">Il terreno, oltre ad offrire il nutrimento alle piante, ospita anche una complessa comunità di piccoli animali, per lo più invertebrati (insetti, molluschi, nematodi e altri vermi, eccetera), e soprattutto microrganismi (funghi, batteri, attinomiceti, alghe). Molti di questi organismi svolgono ruoli fondamentali nel complesso gioco di interazioni biologiche che formano l&#8217;ecosistema suolo, ma la comunità comprende anche organismi nocivi alle piante, i cosiddetti parassiti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">In condizioni naturali il ruolo degli organismi dannosi alle piante (fitofagi e parassiti) è strettamente ecologico e il danno fa parte in realtà del complesso gioco di scambi che regolano il ciclo della materia e dell&#8217;energia in un ecosistema. Nelle condizioni tipiche delle colture agrarie, l&#8217;ecosistema naturale è stravolto e la comunità ospitata dal terreno si semplifica notevolmente. In queste condizioni prendono facilmente il sopravvento gli organismi dannosi che tendono ad accumularsi quando nel terreno si ripete sempre la coltivazione di una stessa specie. Ad esempio, coltivando il pomodoro sempre sullo stesso terreno, nel giro di un solo anno il suolo si arricchisce di pericolosi parassiti soprattutto funghi e nematodi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">Per evitare l&#8217;accumulo di questi parassiti, ogni anno si deve cambiare coltura, ma questo si fa in genere solo in pieno campo. In serra, nella maggior parte dei casi, si ripete la stessa coltura ogni anno perciò si deve procedere alla disinfestazione del terreno, che si effettua utilizzando metodi fisici come l&#8217;iniezione di vapore o la solarizzazione (riscaldamento effettuato sfruttando l&#8217;effetto serra) oppure con metodi chimici che prevedono l&#8217;impiego di gas altamente tossici o di sostanze solide che nel terreno si trasformano in gas.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">La coltivazione idroponica separa le radici dal terreno e dai parassiti presenti impedendo la loro proliferazione ai danni della coltura. Le piante coltivate con questa tecnica si trovano perciò in un migliore stato sanitario senza dover ricorrere all&#8217;impiego di prodotti tossici che le difendano dai nemici presenti nel terreno.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">Controllo della nutrizione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">Il secondo importante scopo della tecnica idroponica è quello di avere un miglior controllo sulla nutrizione minerale delle piante. Somministrando alle piante una dieta controllata si può ottimizzare il rapporto fra qualità e quantità: ogni elemento nutritivo ha specifici compiti all&#8217;interno della pianta. Ad esempio, l&#8217;azoto è indispensabile per la crescita e influisce sulla quantità di prodotto che darà la pianta, il calcio permette al pomodoro di produrre frutti consistenti e meno &#8220;acquosi&#8221;, il magnesio e il potassio influiscono sulla sapidità del frutto, il potassio influisce sulla colorazione dei frutti e sul contenuto in zuccheri, eccetera. Un eccesso di azoto rispetto ad altri elementi determina una notevole produzione ma di cattiva qualità, un eccesso di calcio sul potassio determina una colorazione sbiadita dei frutti, e così via.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">In condizioni normali, con le piante nutrite attraverso il terreno, è molto difficile controllare la dieta delle piante e il risultato produttivo dipende essenzialmente dalle caratteristiche del terreno solo in parte corrette con la concimazione. Nella coltura idroponica, invece, è possibile controllare e decidere con precisione cosa e quanto somministrare alle piante, guidando la produzione verso determinate caratteristiche merceologiche: si può pertanto decidere di puntare sulla qualità a scapito della quantità o viceversa, bilanciando in modo adeguato la formula usata nella preparazione della soluzione nutritiva.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">In definitiva le piante coltivate con l&#8217;idroponica sono più sane, più rigogliose, producono di più e offrono una produzione migliore dal punto di vista qualitativo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">Scheda tecnica</p>
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<li>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">Impianto: 	in genere a cavallo dei mesi di ottobre e novembre, con piantine 	acquistate. Negli ultimi anni le piantine sono state fornite 	gratuitamente dalla ditta Mascia Salvatore di Villacidro</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">Ancoraggio 	e sostegno: con fili di nylon sostenuti da cavi aerei</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">Fertilizzazione: 	impiego di due soluzioni nutritive preparate periodicamente con sali 	e acidi idrosolubili (nitrato di calcio, nitrato di potassio, acido 	ortofosforico, carbonato di ammonio, solfato di magnesio, soluzione 	di oligoelementi, sequestrene)</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">Parametri 	di controllo: conducibilità elettrica 2,8 mS/cm, pH 5,6</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">Fertirrigazione: 	variabile secondo la stagione e la fase fenologica, ma in media 4-5 	erogazioni al giorno di 2-3 minuti con intervalli di 3 ore</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">Riscaldamento: 	termoventilatore con aria riscaldata da un bruciatore a gasolio</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">Ciclo 	produttivo: raccolte scalari a partire da gennaio-febbraio fino a 	giugno inoltrato</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">Cure 	colturali: controllo e adattamento dei sostegni, impollinazione con 	fitoregolatori, rimozione delle femminelle, eventuali trattamenti 	contro la botrite (massimo due interventi a stagione)</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">Avversità: 	in genere botrite e aleurodidi. La botrite è generalmente 	controllata con uno o due trattamenti nel corso della primavera. Gli 	aleurodidi sono controllati con la lotta biologica e integrata 	grazie alla collaborazione e all&#8217;assistenza del Dott. Nannini del 	CRAS di Ussana, mediante lancio di Miridi predatori nel periodo 	invernale e di Encarsia formosa nel periodo primaverile. Nello 	scorso anno il controllo primaverile è stato effettuato con 	un trattamento chimico a causa della forte infestazione e del 	mancato lancio del parassitoide. Occasionalmente possono esserci 	infestazioni di ragnetto rosso, controllato con un trattamento 	acaricida</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">Utilizzazione: 	vendita al dettaglio. Gran parte della produzione è assorbita 	con la vendita al personale della scuola e alle famiglie degli 	studenti&#8221;</p>
</li>
</ol>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">Tutte le informazioni sulla Scuola associata di Villacidro dell&#8217;Istituto Professionale Statale per l&#8217;agricoltura e l&#8217;ambiente &#8220;Cettolini&#8221; di Cagliari sono reperibili sul sito, da cui è stato tratto il materiale riportato in questo articolo, <a href="http://ipsavillacidro.cettolini.it/">http://ipsavillacidro.cettolini.it.</a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">Si ringrazia il Direttore della Scuola Giancarlo Dessì  per la disponibilità.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">


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