Intervista ad Andrea Carloni, founder di Nido Pro!
23/02/2019
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Main Lining

credits: icmag.com

Bentornati a tutti!

Questo mese nella rubrica “Piccoli spazi, grandi soddisfazioni” tratteremo di una tecnica che arriva direttamente dagli U.S.A, conosciuta come: Main-lining .

Per il coltivatore indoor, uno dei fattori essenziali per l’ottima riuscita del suo lavoro è quello di riuscire ad illuminare il più possibile tutta la pianta, soprattutto quando sarà in fioritura, così da avere bei fiori gonfi, profumati e compatti; sappiamo però che questo è possibile solo nella teoria, dal momento che la fonte luminosa è spesso posizionata sopra le piante, avremo i fiori più vicini alla lampada che saranno ben formati, mentre quelli posizionati in basso, molto più distanti dalla luce, saranno spesso piccoli e poco densi.

Per ovviare a questo possiamo sempre aumentare le sorgenti luminose, posizionandole in zone diverse nelle nostre stanze o tende, spendendo però molto di più sia in materiale che in consumi, oppure possiamo utilizzare le tecniche LST o HST, che sono tutte molto valide ma necessitano di un controllo costante e soprattutto del nostro intervento diretto in diverse fasi di crescita della pianta…

Con il Main-lining potremo avere una pianta uniformemente illuminata, utilizzando la nostra classica lampada, e limitando al minimo gli interventi, insomma, una tecnica (quasi) definitiva!

Il concetto dietro è molto semplice; creare uno snodo centrale, dal tronco della pianta, da cui partiranno esattamente lo stesso numero di rami che, soprattutto, riceveranno lo stesso quantitativo di luce e nutrienti, crescendo in maniera uniforme e costante, arrivando a donare fiori grossi e uguali tra loro (dite addio ai fiorellini piccoli e immaturi!), un sogno per ogni grower!

Andiamo ad elencare il materiale necessario e ad illustrarla nel dettaglio:

  • Forbici per potare
  • Rafia, filo di ferro (qualsiasi cordino che non tagli la parte di pianta)
  • OPZIONALE: “Tutore con recinzione” (si trovano con questo nome su siti come Amazon/eBay) qualsiasi sostegno fatto da voi con canne di bambù/pvc e un anello di almeno 40cm di diametro

Primo Intervento


La base, come sempre, è avere una pianta sana e robusta, in crescita vegetativa, e che abbia già sviluppato una buona massa radicale, perciò dovremo attendere lo sviluppo del 5/6° internodo.
A questo punto taglieremo il fusto principale tra il 3° e 4° internodo (“Top” in inglese, ed in generale, nel gergo del coltivatore) e asporteremo tutte le foglie e i rametti/germogli che crescono sotto il 3° internodo, lasciando soltanto le foglie prendisole e i due germogli del 3° nodo, facendoli diventare i due nuovi apici vegetativi. Fatto questo la pianta si presenterà così:

ATTENZIONE: è davvero importante aspettare fino al 5/6° internodo prima di sforbiciare come matti, se interveniamo prima la pianta sarà troppo giovane e lo stress dato dalla massiccia potatura potrebbe arrestare la crescita.

Prendiamo un pezzo di fil di ferro, lungo tale da poter essere usato per piegare i nostri nuovi apici, in modo da distanziarne la crescita dal fusto principale:

In questa maniera abbiamo creato il nostro “Nodo centrale”.

Questo era il primo intervento di Top o potatura, e per l’ottima riuscita ne sono previsti altri due.

Secondo Intervento

Attendiamo qualche giorno, in modo che la pianta riprenda una crescita sana e vigorosa, teoricamente fino al 3/4° internodo, per potare di nuovo la pianta esattamente come abbiamo fatto prima. Asportare l’apice vegetativo di entrambi i rami, e pulire tutta la crescita dal nodo in giù, lasciando solo le foglie necessarie per lo sviluppo. Questo ci porterà ad avere 4 apici vegetativi.

ATTENZIONE: quando taglierete di nuovo, state attenti nel farlo in maniera simmetrica, altrimenti avrete un ramo dominante e uno secondario, rendendo vano il lavoro fatto finora (Top al 3° internodo per entrambi, per essere chiari).

Terzo Intervento

Esattamente come prima, dovremo attendere qualche giorno perché risponda allo stress e riprenda la crescita, dopodiché ci potremo prodigare nell’ultimo Top, cosi da avere in pochi giorni, 8 apici vegetativi che avranno la possibilità di trasformarsi in spendidi fiori. Anche qua dovremo usare del filo per tendere verso l’esterno i rami in crescita, in modo da distanziarli equamente tra loro.

Adesso quello che ci resta da fare è davvero poco, attendere che crescano i nuovi rami, posizionare i tutori/sostegni, perché in questo modo potremo davvero assicurarci che possano crescere alla stessa altezza, legando alcuni rami dove necessario, ed attendere che abbia raggiunto l’altezza dell’anello o quella da voi desiderata, per cambiare il fotoperiodo e farle entrare in fioritura.

Alcune considerazioni sulla tecnica

Se avete letto e compreso tutto, avrete sicuramente notato che tra un top ed il successivo c’è un intervallo di tempo in cui attendiamo che la pianta si riprenda. Ovviamente questo si traduce in un ciclo vegetativo un poco più lungo dei canonici 30/40 giorni che di norma vengono utilizzati nelle coltivazioni indoor, ma questo vuol dire che quando la pianta sarà pronta per la fioritura, sarà anche più matura, perciò il suo allungamento naturale (stretching, in inglese) sarà certamente più contenuto, uno degli aspetti da tenere sempre a mente quando si coltiva indoor.

Inoltre, avrete notato come tutto il sistema si basi su piante nate da seme e relativamente giovani; dal momento che la simmetria gioca un ruolo importantissimo per lo sviluppo equo degli apici, adottare questa tecnica su cloni/talee è più complicato (ma non impossibile!), proprio perché spesso questi ultimi sono prelevati da piante madri già mature e quindi con crescita dei nodi alternati. Applicare la tecnica su piante nate da seme ma che abbiano superato il mese di vita, è semplicemente controproducente in termini di spesa e ricavi.

Le varietà su cui questa tecnica risulta più producente sono sicuramente le indica, o piante che hanno nel loro patrimonio genetico una forte componente di questa, poiché hanno la tendenza a crescere con un grosso apice floreale che svetta sulle altre, mentre le genetiche sativa tendono a far crescere lunghi rami secondari, rendendo difficile la gestione in fioritura.

Per finire, avrete notato come sulle foto sia stampato il nome “Nugbuckets”. Si deve a lui l’aver portato alla ribalta questo metodo di coltivazione, molto proficuo in termini di rese e poco dispendioso in termini di lavoro effettivo sulla pianta.

Adesso che vi abbiamo illustrato questa nuova tecnica, speriamo di sentire le vostre opinioni a riguardo, nel frattempo vi auguriamo una buona coltivazione!

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