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I colori della cannabis

Quando pensiamo al mondo vegetale, ed alle piante di cannibis nello specifico, il primo colore che ci viene in mente è inevitabilmente il verde. Sebbene il verde sia il colore dominante, osservando da vicino ci accorgeremo che durante la fase di maturazione, in alcuni casi emergono colorazioni molto piu appariscenti, tra le quali il viola, il blu, il rosso, l’arancio e chi piu ne ha piu ne metta.

Tutto ciò avviene grazie ai pigmenti, coloranti chimici prodotti naturalmente dagli organismi viventi.

In questo articolo tratteremo le due principali categorie di pigmenti nelle piante oltre alla clorofilla che dona quel verde brillante a cui tutti siamo abituati. Parleremo delle antocianine e dei carotenoidi, iniziando col descrivere la prima fase della loro produzione: la fotosintesi clorofilliana.

La fotosintesi

La fotosintesi è un processo attraverso il quale le piante si procurano cibo utilizzando luce solare, acqua e anidride carbonica presente nell’aria (CO2). Essa avviene nei cloroplasti, piccoli organuli contenuti nelle cellule delle foglie, che a loro volta  contengono la clorofilla, un pigmento verde che assorbe l’energia dalla luce solare. Durante la fotosintesi, l’energia assorbita dalla luce viene utilizzata per combinare anidride carbonica e acqua e produrre glucosio, la fonte energetica della pianta. L’ossigeno che si forma viene liberato nell’aria. Le lamine fogliari piatte (nella parte superiore della foglia) forniscono una grande superficie per assorbire la luce solare. Gli stomi nella pagina inferiore della foglia permettono invece gli scambi gassosi, mentre una fitta rete di nervature porta l’acqua alle foglie e trasporta il glucosio prodotto dalla fotosintesi al resto della pianta


Di giorno la nostra pianta assorbirà co2 e produrrà ossigeno per espletare le sue funzioni metabliche.

Temperatura e fase di crescita

Sebbene durante la fase di crescita delle piante venga solitamente esibito un colore verde intenso, durante la fioritura è possibile che ne vengano espressi di nuovi. Nella pratica, in molte varietà di cannabis la riduzione del numero di ore di luceprovocherà un cambiamento nel colore delle foglie, che diventerà più intenso man mano che la fioritura giungerà al termine. Questo processo di maturazione biologica, chiamato senescenza cellulare, non fa altro che sospendere la produzione di clorofilla nei cloroplasti con lo scopo di assegnare tutte le risorse adisposizione alla maturazione dei fiori, causando di conseguenza l’appassimento e la morte delle foglie.

Qualcosa di simile può essere scatenato anche durante la fase di buio, dove le temperature fredde, (intorno ai 21°C), potrebbero portare all’inibizione della produzione di clorofilla. Poiché la clorofilla ha la capacità di mascherare altri pigmenti, la sua assenza causa la comparsa di pigmenti secondari, tra cui quelli citati all’inizio dell’articolo. Ecco perché se verso la fine della fase di fioritura alcune piante diventeranno viola o blu scuro saremo di fronte ad una concentrazione più alta di antocianine, mentre se assumeranno sfumature giallo/arancio, la concentrazione di carotenoidi sarà maggiore.

I pigmenti secondari: antocianine e carotenoidi

Le antocianine (o antociani) sono dei pigmenti colorati che si trovano all’interno dei vacuoli (vescicole) delle cellule vegetali. La loro caratteristica principale è quella di determinare il colore dei fiori e dei frutti in cui risiedono. I colori ‘conferiti’ dagli antociani sono il rosso e il blu, a seconda del livello di pH  dell’ambiente in cui si trovano: se il pH è basso prevale il rosso, se è alto prevale il blu. I carotenoidi sono dei pigmenti giallo-rossi liposolubili che vengono sintetizzati nei cloroplasti, e sono essenziali per la loro integrità. Entrambe le categorie di pigmenti, oltre a fornire queste colorazioni specifiche alle piante, in natura hanno la principale funzione di attirare insetti, uccelli e animali per garantire l’impollinazione e la propagazione dei semi, ma fungono anche da protezione contro i danni causati dai raggi UV e dalla luce visibile.

Nutrienti e pH

Oltre alla temperatura e al tempo di esposizione alla luce (fotoperiodo), la colorazione delle piante dipende anche dai livelli di nutrienti e dal pH nel terreno di coltura (oltre che quello circolante all’interno dei tessuti della pianta, che cambia e viene gestito autonomamente dalla stessa in base alla sua forma genetica). Normalmente, un pH acido favorisce una colorazione più rossastra, un pH neutro facilita una colorazione più violacea, mentre un pH alcalino aumenterà i colori blu. Per quanto riguarda i nutrienti, sebbene basse quantità di fosforo possano esibire colorazioni più rossastre nelle piante, è buona norma che queste vengano esposte a carenze nutrizionali.

Genetica

Ogni varietà di cannabis ha le sue caratteristiche e queste sono espressione diretta del suo genoma (il patrimonio genetico). Il genoma viene trasmesso attraverso il DNA, il quale proviene dai genitori della pianta. Esistono centinaia di migliaia di diverse possibili combinazioni, che si traducono in una quantità incredibile di tratti possibili.  Questo è il motivo per cui alcuni ceppi hanno maggiori probabilità di sviluppare e mostrare pigmenti secondari rispetto ad altri, come per esempio nel caso della cosiddetta genetica “blu” e “viola” (che tende a produrre quantità più elevate di antocianine); ciò tuttavia non significa che la pianta diventerà necessariamente viola.

Ora che conoscete il potenziale che può esserci dietro ogni varietà e come incentivare la produzione dei pigmenti “effetto wow” non vi resta che ammirare tra le più affascinanti meraviglie della natura!

Autore

Totem420

Foto by DiBipictures
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