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Genotipi e fenotipi di cannabis: che cosa rende unico ogni ceppo?

A volte trovi una varietà di cannabis così buona che non puoi fare a meno di riprovare l’esperienza ogni volta che si presenta l’opportunità. Un giorno, invece, potresti sorprenderti nello scoprire che un nuovo raccolto di quella stessa varietà non assomigli per niente al precedente: quello che una volta era un fiore a forma di lancia ora sembra un grosso bulbo di tricomi cristallini. È lo stesso ceppo, quindi qual’è la variabile?

Due cose influenzano la formazione strutturale di ogni pianta di cannabis: la genetica e l’ambiente. Il corredo genetico della pianta, chiamato anche genotipo, funge da modello per la crescita: consente uno spettro di possibilità fisiche, ma spetta all’ambiente indurre queste caratteristiche. L’espressione fisica di un genotipo è indicata come un fenotipo, che viene semplicemente definito come i tratti fisici che l’ambiente estrae dal codice genetico della pianta. Tutto a partire dal colore, forma, odore e produzione di resina sono influenzati dall’ambiente.

Questa guida alla genetica della cannabis ti condurrà attraverso l’evoluzione della pianta, dai suoi antichi inizi fino alla moderna coltivazione di oggi. Alla fine, capirai che ci sono davvero delle caratteristiche che definiscono ogni ceppo, ma ogni pianta è speciale come un fiocco di neve perché esprime in modo univoco i geni in base all’ambiente che la circonda.

 

La prima specie di cannabis

La cannabis è un’antica pianta con radici in tutto il mondo. Si pensa che le prime specie siano cresciute nella regione montuosa del Hindu Kush, in Pakistan, mentre altre successivamente proliferavano in climi tropicali. Queste prime varietà, chiamate Landrace (varietà indigene relative ad un preciso ecosistema), sono considerate come i diamanti della genetica della cannabis. Migliaia di anni di adattamento hanno permesso a questi ceppi di esprimere i loro tratti migliori grazie ad una specifica posizione geografica.

Le Indica, corte e grandi produttrici di resina, popolarono le latitudini tra 30 e 50 gradi, mentre le alte Sativa a crescita lenta si trovano naturalmente nelle regioni equatoriali a circa 30 gradi di latitudine. Questi diversi habitat hanno condizionato una vasta gamma di varietà di cannabis, ognuna con una propria storia di lunga data.

 

La Cannabis nei “Great Indoors”

La coltivazione della cannabis ha avuto una svolta importante a partire dagli anni ’70 e ’80 quando le opinioni federali anti-cannabis raggiunsero il picco, portando la coltivazione dai grandi spazi aperti alla clandestinità. I giardini indoor, coltivati con terra, luci artificiali e sistemi idroponici, producono una gran parte dell cannabis vista oggi sul mercato.
Riducendo ulteriormente la diversità della specie, i coltivatori durante questo periodo erano principalmente spinti nella ricerca del THC e sceglievano selettivamente questa caratteristica rispetto ad altri importanti costituenti e cannabinoidi come il CBD.

Nonostante questa ricchezza perduta, oggi vediamo una grande variabilità nell’espressione fenotipica della pianta: i nutrienti, la temperatura, la quantità e l’angolo di luce, il tipo di terreno, la lunghezza del fotoperiodo, il tempo di raccolta e la distanza tra la pianta e la sorgente luminosa sono alcune tra le molte condizioni che influenzano le caratteristiche della pianta.

 

L’era dell’ibridazione

In concomitanza alla rivoluzione delle coltivazioni indoor sono arrivati i ceppi ibridati, un miscuglio di varietà indigene globali. Fu allora che la Sativa incontrò l’Indica, dando inizio ad un albero sempre più ramificato di prole ibrida.
Garzie all’ibridazione, abbiamo una selezione virtualmente illimitata di ceppi tra cui scegliere e anche i collezionisti più incalliti avranno sempre nuovi ibridi da inseguire. Molti conoscitori piangono la perdita delle genetiche originali di cannabis, ma molti si dedicano ancora alla loro risurrezione. La loro rinascita non solo renderebbe un mercato ricreativo più ricco, i ceppi “antichi” potrebbero avere un enorme impatto sulla cannabis come medicina. Speriamo che, mentre le barriere politiche cadono come tessere di domino, l’arte orticulturale della coltivazione della cannabis potrà fiorire ancora una volta a livello globale.

 

(fonte Bailey Rahn per Leafly 04/14)
M.
M.

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