da www.vivaizanzi.it
La fragola è certamente la coltura che ha avuto ed ha tuttora la maggiore evoluzione di tecnica colturale degli ultimi decenni. Il rapido variare della “tecnologia” fa sì che la coltivazione della fragola subisca degli spostamenti da un’area dove si utilizzano certe tecniche ad un’altra che ne introduce di nuove.
A livello europeo Spagna, Italia e Francia sono nell’ordine i tre principali Paesi produttori di fragole. Negli ultimi anni in Belgio, Olanda ed in alcune zone alpine italiane si è avuta una espansione della fragola con la messa a punto di tecniche di coltivazione “fuori suolo” per produrre fragole “fuori stagione” che può significare una produzione anticipata quanto una ritardata.
Gli standard varietali stanno subendo importanti variazioni in entrambi gli areali di coltivazione: quello meridionale (Spagna ed Italia Meridionale, Nord Africa e altri Paesi mediterranei) che vede l’affermarsi di varietà “californiane” o da esse derivate; quello settentrionale (Val Padana, Francia ed Europa Centro-Settentrionale) dove dominano varietà “europee” di recente costituzione.
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Esistono moltissime ricette per ‘cucinare’ in casa, con poche risorse e pochissimo denaro, un valido antiparassitario fai da te utile per la maggior parte degli insetti infestanti.
In questo caso avremo un prodotto che non danneggia le piante e che può essere usato fino al momento del raccolto perchè non tossico. Gli ingredienti presi in considerazione sono reperibili senza alcuno sforzo, ma è sicuramente possibile sostituirli con altri.
Sarebbe anzi interessante conoscere le misture personalizzate dei lettori: se vuoi condividere la tua ricetta sentiti libero di farlo nei commenti e noi la aggiungeremo a questo articolo.
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In moltissimi abbiamo ammirato qualche volta un bell’albero di Salice. 
Il Salice è un albero dalla crescita molto veloce, con foglie decidue, tipico dell’emisfero nord e amante dei terreni umidi. Uno dei più noti appartenenti alla famiglia dei Salici è il Salice Piangente, bellissima pianta dai tipici rami cascanti, con foglie allungate che spesso presentano una faccia inferiore setosa o bianca.
La popolarità di questo albero è in buona parte dovuta alla sua versatilità: la corteccia è usata in medicina per il contenuto di salicina (da cui l’acido acetilsalicilico, ovvero il principio attivo dell’Aspirina) antinfiammatorio e analgesico. Il legno viene utilizzato per la costruzione di mobili, utensili ed impiallacciature, la fibra utilizzata per produrre cordami e carta; i rami vengono intrecciati per costruire cesti, nasse e vari oggetti (vimini).
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Un piccolo sistema idroponico a perdere semplicissimo da realizzare, che non richiede particolari abilità manuali ne’ molto denaro?
Ecco qui, un classico sistema a secchi, che si presta benissimo ai primi esperimenti e che si può costruire in pochi minuti.
Vediamo dunque come realizzare questo semplicissimo impianto fuori suolo con irrigazione automatizzata.
Materiali:
- due secchi della capienza di circa 20 litri
- substrato per idroponica (perlite, fiocchi di lana di roccia, vermiculite o argilla espansa)
- trapano con punta fine o punteruolo
- timer ad intervallo di un minuto
- ossigenatore con tubicino e pietra porosa
- pompa
- tubo flessibile per la pompa
- test del pH
- eventualmente soluzione per la correzione del pH
- nutrienti per idroponica
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Quando si pensa ad un orto generalmente si ha in mente un posticino baciato dal sole da mattino a sera.
Un’esposizione del genere aiuterebbe parecchio in effetti ad ottenere un buon risultato con la maggior parte degli ortaggi, soprattutto nella coltivazioni di verdure popolari come i pomodori, i peperoni o le melanzane.
Ma se quello che abbiamo a disposizione è un angolino non molto soleggiato, magari addirittura ombroso, che viene illuminato solo per una breve parte della giornata?
Beh, non è impossibile coltivare comunque qualcosa di buono da servire in tavola, e senza nessuno sforzo extra.
Quali tipi di ortaggi crescono bene con poca luce?
Innanzitutto come regola generale è bene ricordare che se vuoi raccogliere frutti o radici hai bisogno di molta luce.
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Un sistema idroponico casalingo semplice e d’effetto che permette di apprezzare la vista delle radici, spesso realizzato come progetto scolastico per il suo valore educativo.
Facile da progettare e da portare a termine, richiede pochissimo impegno e dà l’occasione di riciclare adeguatamente una vasca da acquario.
Variando un po’ i materiali di questo schema pilota si può ottenere anche un validissimo effetto decorativo. Per una prova andranno benissimo un po’ di polistirolo e un acquario dismesso, in vetro o plexiglass.
La trasparenza delle pareti è quello che consentirà di osservare le radici, ma queste ultime non apprezzeranno la luce; a tal proposito quindi sarà bene procurarsi qualcosa (cartoncino, carta da pacchi, foglio di plastica, quello che preferite) di opaco con cui rivestire la vasca.
Avendo cura di lasciare un lato rimovibile si potrà in qualunque momento godere della vista dell’apparato radicale.
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Il mercato offre una gamma vastissima di prodotti tra cui scegliere quando si parla di nutrimenti per idroponica.
Tanta possibilità di scelta genera senz’altro il dubbio:
Quale fertilizzante idroponico scegliere? Quale funziona meglio?
La risposta chiaramente dipende dal tipo di coltivazione, o più specificatamente da quale tipo di pianta state coltivando in idroponica e in quale sistema. Se molti fertilizzanti sono infatti concepiti per uso generale e sono perfetti per piante poco esigenti o per diversi tipi di pianta all’interno dello stesso sistema idroponico o ambientale, altri sono formulati in maniera specifiche per alcune varietà, come le orchidee o il peperoncino, o ancora le piante a sviluppo particolarmente veloce.
Una volta scelto un buon nutriente, adatto alle nostre esigenze, siamo dunque al riparo da carenze?
E se invece le nostre piante ci mostrano una mancanza di un elemento significa che il nostro fertilizzante idroponico è quello sbagliato, o è di cattiva qualità?
Non necessariamente. Anzi, sono entrambe situazioni improbabili.
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Costruire una growroom. Guida di Drillbit su Instructable.com
Liberamente tradotto dall’originale: http://www.instructables.com/id/How-to-Make-a-Grow-Box-From-A-to-Z/
Scritto da Drillbit
La GrowBox, o Dark Room è in pratica una sorta di armadio pensato per ospitare in casa piante che necessitano di un ambiente controllato per la crescita.
Illuminazione specifica, un clima predefinito e la semplicità di gestione non sono facili da ottenere posizionando semplicemente le piante all’interno di una stanza, senza contare l’impatto estetico.
D’altra parte un comune armadio è decisamente inadeguato alla bisogna. Ecco dunque una guida per costruire in casa una piccola (152x61x61) growbox fai da te.
Per disegnare il progetto esiste un programma gratuito e semplice da usare, Google Sketch up, scaricabile a questo indirizzo: http://sketchup.google.com/
I materiali necessari sono questi:
-Pannelli di fibra di legno a media densità ( un prodotto economico e leggero, costituito da cippati riassemblati, assimilabile al truciolato. Le misure originali sono espresse in pollici. Per la vostra comodità è conveniente rivedere le proporzioni in centimetri in modo da lavorare con numeri tondi).
Si possono acquistare al Brico o in altri negozi simili, richiedendo già il taglio secondo le vostre esigenze.
. 2 Pannelli frontali: 33.83×125.27
. 2 Pannelli laterali: 60.96×152.4
. 2 Pannelli superiore/inferiore: 60.96×33.83
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Di jrossetti, articolo in lingua originale con foto: http://www.instructables.com/id/How-to-build-a-Hydrobucket/#step0
Il ‘secchio idroponico’ Hydrobucket è un idrosistema fai-da-te pensato per ospitare una pianta media o grande, ma si possono tranquillamente adattare le dimensioni alle vostre necessità.
Il design è pensato per essere il più semplice possibile e per consentire l’impiego del minor numero di parti.
Inoltre non richiede particolari abilità per l’assemblamento ed è economico.
Strumenti
- le tue mani
- un taglierino
- un metro
- un pennarello
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Il fungo porcino è uno dei funghi più popolari in cucina, amatissimo per la sua versatilità e per il suo sapore unico.
Col nome di Porcino si fa normalmente riferimento ad un fungo del genere Boletus, di aspetto tozzo e spesso di grandi dimensioni. E’ un fungo simbionte e gregario, comune nei boschi di castagni e querce, nelle abetaie e nelle faggete.
La raccolta dei funghi nei boschi è un’attività praticatissima e pertanto regolata in molte zone da regolari controlli per prevenire l’impoverimento o la deturpazione dell’ambiente.
Non tutti ovviamente hanno la possibilità di andare personalmente a raccogliere i propri porcini. E nemmeno le capacità: la ricerca richiede una certa abilità, esperienza e conoscenza del territorio.
La cernita poi va fatta con attenzione, visto che il rischio di intossicazione in caso di consumo di funghi non mangerecci è molto alto e può avere gravissime conseguenze.
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