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Anatomia di un fiore di cannabis ed il processo della sua impollinazione

La pianta della cannabis, in natura, è generalmente dioica, benchè molte varietà (specialmente quelle di canapa industriale) siano monoiche.
Cosa si intende per dioica e che cosa la differenzia da una varietà monoica?
Le varietà dioiche generano sia piante maschili che piante femminili, dopo la fioritura i maschi muoiono mentre le piante femmine maturano i semi a differenza delle monoiche che generano fiori maschili e femminili sulla stessa pianta.
Le piante monoiche non sono l’ideale per una coltivazione indoor, rendendo pressocchè impossibile un’impollinazione controllata.
Di norma, le piante di cannabis femmina desiderano riprodursi, e se ciò non succede, la produzione di fiori diventa la loro priorità.

 

Il fiore nel dettaglio

 

 

Il fiore della pianta di cannabis è una composizione di sottounità, meglio chiamate, gemme.
Le gemme, ordinate e riunite su lunghi steli, danno forma al fiore femminile. I fiori femminili sono anche chiamati cime e su di esse si forma la resina ed i calici in cui avviene l’impollinazione.
Prima che la pianta di marijuana raggiunga la maturità, la gemma inizia a formarsi e a riempirsi di calici. In questo periodo di crescita la pianta allunga i suoi internodi (streching) e compaiono i pistilli bianchi all’interno dei calici che in futuro riceveranno il polline maschile.
Alcune gemme possono sviluppare gruppi molto compatti di tanti piccoli calici, altri possono avere calici più larghi in formazione sparsa. In genere, l’influenza indica dona alla cannabis il suo aspetto più compatto. Solo le varietà di pura razza sativa producono fiori a ciuffetti sparsi.

 

L’impollinazione

 

 

L’impollinazione si verifica quando il polline della pianta di marijuana maschile raggiunge i calici femminili e trova la sua strada verso la cellula uovo della pianta femminile che si trova all’interno del pistillo. Dopo il processo di impollinazione, il seme viene prodotto. Notoriamente i coltivatori preferiscono la sensimilla, che è il nome delle piante di cannabis che non sono impollinate e non hanno semi, ma per la riproduzione della specie, alcuni sacrifici devono essere fatti.
Eseguendo un’impollinazione controllata, c’è la possibilità di non compromettere l’intera pianta. Spennellando un unico fiore femminile con il polline maschile, si può ottenere una discreta quantità di semi e fiori non impollinati.
Segno di un’impollinazione ben riuscita sono i pistilli che perdono colore e si arricciano su se stessi fino quasi a scomparire.
I pistilli più vecchi sono i più grandi. Se i pistilli che escono dai calici sono castani o rossi, ciò significa che possono ancora ricevere il polline da una pianta maschile.
I calici ad un certo punto iniziano a scurirsi ed a seccarsi. Questa è una fase normale della vita della pianta di marijuana. In questa fase il pistillo non può più ricevere polline. È in una fase di morte. La produzione di resina può essere rallentata o completamente interrotta se ciò accade alla maggior parte dei pistilli.
I pistilli sul nascere non hanno una maturazione sincronizzata. Diventano maturi l’uno dopo l’altro gradualmente.

I semi Femminizzati

 

Con l’avvento dei semi femminizzati, semi che garantiscono la nascita di una pianta femmina (o ermafrodita in certi casi), parlare di impollinazione e piante maschili diventa superfluo.
Tuttavia, se si è in procinto di voler creare un nuovo incrocio di cannabis o anche solamente riprodurre i semi della propria specie preferita, i semi femminizzati non son d’aiuto.
Quello di cui si ha bisogno in maniera imprescindibile sono i semi regolari, per intenderci, quelli che la natura ci ha donato, dove è possibile trovare sia piante femmine che maschi.
In conclusione, se compare una pianta maschio nel vostro giardino, non disperate, il suo polline, in alcuni casi, può veramente valere oro!

M.
M.

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