Guida all’acquisto di una lampada a LED per coltivazione

Guida all’acquisto di una lampada a LED per coltivazione

La scelta di una lampada a LED per coltivazione può rivelarsi assai più impegnativa di quella di ogni altro tipo di lampada perchè, al primo approccio, ci si può trovare spaesati di fronte all’immensa varietà di aziende presenti sul mercato. Ogni growroom ha il suo setup, ed ogni setup ha la sua lampada più adatta dunque la scelta può dipendere da parecchie variabili.

La scelta di una lampada a LED per coltivazione può rivelarsi assai più impegnativa di quella di ogni altro tipo di lampada perchè, al primo approccio, ci si può trovare spaesati di fronte all’immensa varietà di aziende presenti sul mercato. Ogni growroom ha il suo setup, ed ogni setup ha la sua lampada più adatta dunque la scelta può dipendere da parecchie variabili.

inside a mars lampinside a mars lampDi seguito, abbiamo raccolto una serie di fattori da tenere in considerazione nel caso in cui vi trovaste a dover fare una scelta importante quale l’acquisto di un pannello a LED per coltivazione.

Area coperta dalla lampada

Ogni coltivazione differisce dall’altra per diversi motivi, primo fra tutti per dimensioni. Conoscere l’area che il nostro sistema di illuminazione andrà a coprire è fondamentale poiché questa è strettamente connessa al numero di piante che vi potranno essere contenute e di conseguenza al tipo di lampada necessaria.

Ad oggi, posso dire di aver visionato una grande fetta dei siti internet europei ed extraeuropei che si occupano del commercio delle lampade a LED riscontrando che molti di questi, quando si tratta di quantificare l’area coperta dalle proprie lampade, tendono a sovrastimare parecchio gli spazi. Il modo migliore per conoscere l’area coperta da una lampada è leggere i suoi valori di PPFD o della PAR su una griglia 4×4, facendo attenzione ai valori di ogni quadrato, quadrato e mezzo della griglia. Dato che il PPFD (numero di fotoni) è direttamente collegato al processo di fotosintesi, è uno dei modi migliori per essere sicuri che la lampada che state per acquistare sarà sufficiente per l’area da coltivare.

Questa lettura si dimostra particolarmente importante per la tecnologia LED poiché sono lampade strettamente legate alla direzionalità e molti pannelli in commercio hanno un grandissimo numero di diodi per modulo, troppo poco distanti l’uno dall’altro. Questo comporta una luminosità molto intensa nell’area direttamente sotto la lampada, ma poco efficiente e in alcuni casi quasi impercettibile mano, mano che ci si allontana dal centro.

Come linea generale una lampada a LED dovrebbe avere i seguenti valori di PAR (coltivazione cannabis) per ogni diversa fase del ciclo di coltivazione:

24/0 – PAR di almeno 255 micromoli/m2/s-1

18/6 – PAR di almeno 381 micromoli/m2/s-1

12/12 – PAR di almeno 510 micromoli/m2/s-1

Molti coltivatori preferiscono, durante la fase di fioritura, valori della PAR maggiori di 800 micromoli/m2/s-1 che possono aumentare fino a 1500 nel caso in cui si utilizzi un sistema con CO2.

*Nel caso in cui non si utilizzi CO2 i livelli della PAR dovrebbero rimanere al di sotto di 1100 micromoli/m2/s-1 poiché questo è il punto limite oltre il quale la crescita delle piante rallenta anziché velocizzarsi: il metabolismo delle piante viene influenzato da 3 fattori che sono temperatura, emissione luminosa e CO2 a disposizione, che nel caso in cui siano perfettamente in sincronia si ha un più veloce metabolismo, ma se uno di questi fattori manca, la pianta rallenta la sua crescita rendendo nulli tutti gli sforzi di accellerarla.

Le sopraindicate letture della PAR non sono da intendersi relativamente alla sola area centrale, una lampada a LED efficiente necessita dei valori sopraindicati su tutta o quasi l’area di coltivazione, per questo motivo una divisione dell’area in una griglia in quadrati 4×4 permette ad ogni grower una più facile lettura delle informazioni disponibili all’acquisto della lampada a LED.

Ancora una volta è importante sottolineare che una valutazione della lampada in base al wattaggio non è in grado di far capire in nessun modo come questa andrà a lavorare sulla pianta, non essendo il wattaggio direttamente collegato al possibile utilizzo da parte delle piante, come invece lo è la PAR (radiazione fotosinteticamente attiva). Le piante hanno una relazione diretta con la PAR e i fotoni nella misura in cui 8 fotoni devono essere assorbiti per scindere una molecola di CO2, così “contando i fotoni” come fa la PAR, si potrà interpretare che tipo di metabolismo potrà fornire la vostra lampada alle piante durante la coltivazione.

Conoscere il passato dell’azienda e il suo servizio d’assistenza

La scelta di un marchio piuttosto che un altro può voler dire molto in questo campo e mai come oggi, le aziende che si occupano di produzione e distribuzione di lampade a LED si sono moltiplicate come funghi mettendoci di fronte ad una giungla di marchi. Conoscere la storia di un’azienda e da quanti anni è presente sul mercato ci può dire molto sul prodotto che stiamo per acquistare.

Chi ha seguito l’evolversi del mercato delle lampade a LED negli ultimi 4 anni, avrà sicuramente assistito alla nascita ed alla scomparsa di moltissime aziende, molte anche nello stesso anno e al moltiplicarsi dei siti che pubblicano classifiche poco attendibili delle migliori lampade presenti sul mercato, diffidate.

Le compagnie più attendibili sono quelle che mettono online i dati riguardanti le loro lampade, i test e gli studi delle università per mezzo delle quali hanno sviluppato i propri spettri e le misurazioni dei valori di PAR. Prima di scegliere un brand è opportuno quindi verificare i molti pareri e gli approfondimenti presenti sui forum di coltivazione osservando le esperienze di chi sa quello che fa e pubblica recensioni di attrezzature per lavoro.

L’efficienza e l’affidabilità di un’azienda possono essere comprese anche conoscendo il loro servizio di assistenza, le tempistiche e la loro politica oltre che consultando preventivamente l’elenco dei distributori dei pezzi di ricambio facendo attenzione alla loro posizione geografica, quanto questa sia distante dalla propria residenza. Un servizio di assistenza diretto e rapido è sinonimo di un’azienda in salute ed attenta ai suoi rapporti col cliente.

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Brand dei diodi

Chiunque abbia approfondito il discorso sulle lampade a LED si è trovato di fronte alla provenienza, alla marca e al luogo di manifattura dei diodi che su quelle sono montati: ci sono molte case produttrici come Cree, OSRAM, Epistar, Epiled, Bridgelux, LEDengine e altre. Ci sono alcune grandi differenze tra un diodo e l’altro che devono essere tenute in considerazione quando si effettua la scelta di una lampada piuttosto che un’altra.

La maggior parte dei pannelli, forse l’80% di quelli presenti in commercio, monta diodi Epistar, Bridgelux ed Epiled che, sebbene funzionino piuttosto bene e portino a termine il lavoro per il quale sono stati progettati, hanno una differenza dagli altri brand come OSRAM e Cree.

Tenuta dei Lumen (Lumen Maintenance)

Con questa formula si intende la capacità di un diodo di essere utilizzato per un lungo periodo e quanto tempo questo impiegherà a perdere “X” percentuale di emissione. Questo valore solitamente lo troviamo indicato come LM90 o LM80 seguito da un punteggio di ore come 50,000 o 100,000. Per esempio, se trovate scritto “LM80 40,000 ore” vicino ad un diodo di una certa marca, dovrete interpretare il valore come che dopo circa 40,000 ore di utilizzo il led perderà il 20% dell’emissione luminosa iniziale, in altre parole che emetterà l’80% dell’intensità iniziale. Ogni brand di diodi differisce in valore di LM (Lumen Maintenance), ma alcune marche in particolare (se raffreddati correttamente) dureranno più degli altri.

Ciò che si evince dalle schede tecniche che ho analizzato nel tempo è le marche migliori di diodi sono Cree, OSRAM che solitamente durano circa 60,000 ore perdendo meno del 10% della loro emissione luminosa, mentre gli Epistar, Bridgelux, Epiled e LED Engine nella maggior parte dei casi riportano la dicitura LM80 con circa 34,000 ore (a seconda del tipo di diodo). In linea generale, un diodo di migliore fattura durerà più a lungo emettendo più luce per un più lungo periodo di tempo rispetto ad uno di un brand realizzato in economia. Per questi motivi coloro che vogliano investire in una lampada a LED come per un investimento a lungo termine, è consigliabile tenere da conto anche il brand dei diodi impiegati per realizzare la lampada.

Molte aziende cercano di omettere queste informazioni, non rendendole disponibili sulle schede tecniche dei loro prodotti; una piccola ricerca in rete vi permetterà di scoprire questi piccoli segreti aziendali. Preciso che le aziende più affidabili sono quelle più trasparenti nel rapporto col cliente, ovvero quelle compagnie che si rendono disponibili a fornire ogni dettaglio della loro lampada o che ancora meglio, le mettano a disposizione di tutti sulla scheda tecnica.

Spettro e lunghezze d’onda

Le lampade a base LED sono universalmente note per la loro alta personalizzazione dello spettro emesso, questo varia di poco tra alcuni brand di lampade, mentre è quasi totalmente differente per altri. Sono stati condotti molti studi in fatto di spettro ed è possibile trovare molte informazioni a riguardo, tuttavia ogni azienda ha la sua politica e preferisce una combinazione piuttosto che un’altra, ma le migliori compagnie (non molte) hanno spettri che sono frutto di elaborazioni esclusive in collaborazione con i dipartimenti di botanica di alcune università e questo lo si potrà chiaramente evincere la scheda tecnica della lampada.

In questa sede tralasciamo il discorso dei picchi di assorbimento dei diversi tipi di clorofilla con particolari lunghezze d’onda (vedi. LED, LED, LED e ancora LED). Una caratteristica di non tutte le lampade è la nuova soluzione di “spettro dimmerabile”, ovvero la possibilità di controllare l’intensità dell’emissione luminosa di ogni lunghezza d’onda. La scelta di una di queste lampade permetterà al coltivatore di variare a seconda della necessità l’intensità di ciascun colore, in questo modo è possibile anche simulare la stagionalità della luce lungo il ciclo di crescita settimanale, per esempio la luce blu più intensa è tipica del sole estivo e necessaria nella fase vegetativa potrà poi essere affievolita in favore del rosso tipico della luce che diminuisce sul finire dell’estate nella fase di fioritura.

Questa caratteristica dello spettro dimmerabile non è assolutamente indispensabile nella scelta di una lampada, ma può essere sicuramente presa in considerazione dai coltivatori più esigenti.

Caratteristiche del sistema di raffreddamento e ventilazione

Come nella CPU di ogni computer, i LED ad alta emissione (high-power LEDs) necessitano di un sistema efficiente di raffreddamento composto da ventole e supporti per la dissipazione del calore. Una lampada di buona manifattura è dotata di dissipatori, attraverso i quali, il calore scorre passando la scheda circuiti e abbandonando la lampada attraverso le ventole verso l’aria soprastante la lampada.

phytoled12-grow-led-inside-1-1030x769Leggendo la scheda tecnica del prodotto sarà possibile sapere se i diodi sono montati su MCPCB metal-core printed circuit board (MCPCB), ovvero su una scheda realizzata con una lega in grado di dissipare al meglio le alte temperature presenti nei circuiti elettrici, centinaia di volte superiore alle tipiche schede in fibra di vetro. Una buona scheda può essere anche in alluminio, purché sia montata su un dissipatore con molti “pin”, significa un grande numero di onde nella parte posteriore del dissipatore che ne aumenteranno la capacità di eliminare il calore.

Oltre a queste caratteristiche, una lampada a LED con un buon sistema di ventilazione deve essere dotata di un case spazioso. Una struttura di metallo abbondante permetterà all’aria di scorrere ed essere facilmente allontanata mediante le ventole poste sulla parte superiore del LED.

Alimentazione della lampada
L’ultima caratteristica da tenere in considerazione è il sistema elettrico di alimentazione, l’equivalente del ballast delle lampade tradizionali HPS. L’alimentatore converte la corrente AC in DC fornendo il voltaggio necessario all’alimentazione dei diodi, ma oltre a ciò, il suo compito più importante è quello di mantenere la corrente costante nel tempo, nonostante i cambiamenti di temperatura.

Molte lampade LED dalla semplice manifattura sono dotate di alimentatori a voltaggio costante, questo significa che la corrente varia al variare del voltaggio dei LEDs, questa caratteristica può rappresentare causa di malfunzionamento della lampada poiché con l’aumento della temperatura il voltaggio scende con conseguente aumento della corrente da parte dell’alimentatore. Questo porta a variazioni in grado di danneggiare rapidamente la lampada.

Lampade a LED con sistemi di alimentazione superiori, sono in grado di rispondere a ogni necessità dei diodi, come ad esempio permettendo alla lampada di continuare a funzionare anche nel caso in cui un modulo non funzionasse, senza ripercussioni sulla salute degli altri moduli e senza sovraccaricare l’intero sistema.

In conclusione, la scelta di una lampada a LED ad oggi può rivelarsi assai più impegnativa di quella di ogni altro tipo di lampada per coltivazione, ma seguendo questa serie di indicazioni e approfondendo la ricerca si potranno certamente evitare acquisti incauti e aziende poco serie spinte solo dall’utile. Diffidate dalle offerte a prezzi stracciati, nessuno venderà un prodotto di qualità ad un prezzo irrisorio visto che questa è il frutto degli studi e del lavoro di specialisti del settore. Scegliete attentamente la vostra lampada, le colture vi ringrazieranno crescendo in salute e donandovi ingenti raccolti.

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Redazione – GiardinaggioIndoor.it

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