Le alghe nei sistemi idroponici e aeroponici

Uno dei problemi più comuni quando si coltiva utilizzando un sistema idroponico o aereoponico, è quello della formazione delle alghe. Purtroppo il clima più adatto per la coltivazione della maggior parte degli ortaggi indoor è lo stesso che favorisce la crescita delle alghe, soprattutto quando il terreno di coltura è acqua o vapore.

Uno dei problemi più comuni quando si coltiva utilizzando un sistema idroponico o aereoponico, è quello della formazione delle alghe. Esse sono organismi microscopici che prosperano a temperature calde quando vi è abbondanza di luce e nutrimenti, alcune sono unicellulari, mentre altre si trovano in forma pluricellulare. Nonostante non abbiano steli, radici o foglie, le alghe passano attraverso il processo fotosintetico, producendo ossigeno come fanno i vegetali di dimensioni più grandi.

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Le alghe presentano una colorazione che va dal nero al rosso, al verde o al blu e hanno aspetto simile al velluto oppure lisce e viscide.

Purtroppo il clima più adatto per la coltivazione della maggior parte degli ortaggi indoor è lo stesso che favorisce la crescita delle alghe, soprattutto quando il terreno di coltura è acqua o vapore. Esse appaiono quando la luce viene riflessa attraverso l’acqua di coltura ricca di sostanze nutritive e per questo motivo, tutte le attrezzature idroponiche dovrebbero essere opache e non chiare o trasparenti. Le alghe si possono raccogliere sulla lana di roccia, substrato idroponico largamente utilizzato dalla maggior parte dei coltivatori.

Sia in coltivazione aeroponica che idroponica, si attaccano alle superfici delle attrezzature e alle radici delle piante, mentre altre tipologie sono libere di galleggiare nella soluzione nutritiva con la possibilità di ostruire il tubo della pompa.

Quando questi vegetali si sviluppano sul sistema radicale, non permettono alla pianta di assorbire l’ossigeno e le altre sostanze nutritive. La loro fotosintesi avviene in presenza di luce, utilizzando l’anidride carbonica disciolta nell’acqua e liberando l’ossigeno come sottoprodotto, tuttavia durante le ore di buio il processo viene invertito riducendo l’acqua di ossigeno e privando la pianta del composto necessario.

Come gestisco allora le alghe nel mio sistema idroponico?

Il metodo migliore è la prevenzione. Mantenendo la soluzione al riparo dalla luce, vale a dire mantenere tutte le aperture sigillate, coprendo con una gomma isolante i buchi dove gli steli passano per arrivare alla soluzione, è possibile impedire la formazione delle alghe. Ripetiamo ancora una volta che le alghe sono vegetali e perciò hanno bisogno della luce per crescere.

Nel caso in cui abbiate già delle alghe all’interno del vostro set-up idroponico, è possibile rimuoverle con un pennello “scrub”, oppure utilizzando il perossido di idrogeno (3ml o due cucchiaini corrispondenti al 3% H2O2 per gallone di soluzione). Se ci sono particelle che galleggiano nella soluzione nutritiva, assicuratevi di lavare il serbatoio e la camera di crescita con acqua abbondante e di utilizzare dell’acqua nuova riequilibrando nutrimenti e pH.

alghe roots

Se il problema è grave, staccate i tubi degli scarichi e quelli collegati al sistema di pompaggio dell’acqua perché le alghe potrebbero intasarli proliferando poi al loro interno e permettendone la ricomparsa.

Dopo aver utilizzato il perossido, riempite il serbatoio con acqua pulita e scaricatela, strofinando bene i lati del contenitore; ripetete più volte l’operazione. Molti sostengono che il perossido sia pericoloso da utilizzare perché ucciderebbe sì le alghe, ma anche le piante. Si raccomanda infatti di utilizzare il buon senso e non inondare le piante con acqua e perossido.

Tutti i coltivatori idroponici più esperti conoscono bene le alghe e come si presentano, spesso sono verdi o marroncine tendenti al nero, hanno un odore di muffa o terra ammuffita insieme alla tipica consistenza appiccicosa, soprattutto quando un gran numero di queste si decompongono insieme alle sostanze nutritive.

Le alghe decomposte hanno la capacità di intasare gocciolatori, spruzzi, pompe, canali di ritorno e nei casi più seri, arrivare a creare un sigillo per il substrato.

La caratteristica delle alghe che le fa diventare un grave problema per il nostro sistema idroponico è quella, oltre a causare cattivi odori e utilizzare sostanze nutritive, le alghe fioriscono, muoiono e si decompongono rimuovendo l’ossigeno disciolto nel sistema idroponico. Questo aumenta la richiesta biologica di ossigeno (BOD) nel sistema e sulle radici della pianta in particolare, arrivando a causarne il soffocamento da mancanza di O2.

La decomposizione delle alghe può anche liberare “tossine” che forniscono un’ottima fonte di cibo per gli impianti di funghi patogeni quali il Phythium, possono moltiplicarsi ad alti livelli in tutto il sistema portando le piante alla morte sicura o comunque ad un pessimo raccolto.

Nei sistemi aeroponici, la camera di radicazione deve essere organizzata con vasi di supporto a prova di luce con collari di plastica rigidi che coprano la superficie di supporto.

In un sistema DWC (Deep Water Colture) il controllo totale delle alghe può essere davvero difficile, perciò alcuni coltivatori tollerano una piccola quantità di alghe nel sistema, a condizione che non sia eccessiva, così da non causare grossi danni. Dove la crescita delle alghe è divenuta densa e diffusa, spesso l’opzione migliore è quella di ripulire l’intero sistema dopo la rimozione delle colture, ricominciando con un sistema pulito.

Può accadere che quando si utilizza un prodotto alghicida, queste resistano ricomparendo più forti di prima, rendendo così necessarie più alte dosi di prodotto.

In uno studio condotto in Belgio sul controllo delle alghe nei sistemi idroponici è stato accertato che molti dei prodotti testati per il controllo delle alghe in soluzioni nutritive (Diazinon, Endosulfan, Propiconazolo, tiram, Ziram, Quinomanid, Hygrozyme, Irgarol-1051, SM -90,) erano o totalmente inefficaci nell’uccidere alghe, o molto fitotossici per le piante provocando notevoli danni alle radici. Inoltre l’utilizzo di questi alghicidi spesso può alterare i livelli del pH.

Si è riscontrato inoltre che livelli di dose intorno alle 50 ppm di perossido di idrogeno funzionano molto bene contro le alghe, ma causano gravi problemi alle piante giovani. Pertanto, l’uso attento e selettivo di H2O2 viene promosso per i vecchi impianti più resistenti, ma siccome H2O2 è un ‘biocida’ piuttosto che un ‘alghicida’ c’è sempre il rischio di provocare danni alle radici.

Altri studi promuovono l’utilizzo di metodibiologici” per il controllo delle alghe, come l’aggiunta di alcuni estratti disemi di pompelmo” che grazie alla loro struttura sono in grado di combatterle senza danneggiare le piante; questo è un metodo utilizzato per colture in acqua potabile, peschiere, laghi ecc.

Tuttavia il metodo migliore per il controllo delle alghe, è e sarà ancora sempre la prevenzione del problema, escludendo cioè la luce e utilizzando impianti idro e aeroponici oscurati e ben sigillati.

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Davide – GiardinaggioIndoor.it

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