Mini sistema idroponico in pochi minuti

Costruire un piccolo ed economico sistema idroponico a secchi. Un idrosistema semplificato senza ricircolo in pochi minuti, ideale per l’esterno.

sistema idroponico fai da teUn piccolo sistema idroponico a perdere semplicissimo da realizzare, che non richiede particolari abilità manuali ne’ molto denaro?
Ecco qui, un classico sistema a secchi, che si presta benissimo ai primi esperimenti e che si può costruire in pochi minuti.
Vediamo dunque come realizzare questo semplicissimo impianto fuori suolo con irrigazione automatizzata.

Materiali:
– due secchi della capienza di circa 20 litri
– substrato per idroponica (perlite, fiocchi di lana di roccia, vermiculite o argilla espansa)
– trapano con punta fine o punteruolo
– timer ad intervallo di un minuto
– ossigenatore con tubicino e pietra porosa
– pompa
– tubo flessibile per la pompa

– test del pH
– eventualmente soluzione per la correzione del pH
– nutrienti per idroponica
Il concetto alla base di questo progetto è che il vaso che contiene le piante venga irrigato regolarmente come in qualunque sistema a gocciolamento, senza ricircolo.
Questo semplicissimo sistema idroponico ‘povero’ si potrà quindi utilizzare all’esterno, dove l’acqua di scolo andrà ad arricchire il terreno circostante.
Le dimensioni ridottissime permettono di evitare eventuali fenomeni di inquinamento da fertilizzante.

La costruzione del sistema idroponico fatto in casa

Prendete il primo secchio (pulito!) e praticate dei forellini sul fondo e in basso sui lati, per far defluire la soluzione nutritiva.
Se i fori sono troppo grossi e lasciano passare il substrato, potete semplicemente infilare il secchio in un vecchio collant.
La grandezza e il numero dei fori di drenaggio è variabile a seconda del numero di piante, del substrato e delle condizioni ambientali: procedete per tentativi.
Se necessitate di fori più grandi potete evitare che il medium li attraversi schermandoli con pezzetti di griglia fine fissata con silicone atossico.

Inserite ora il substrato, risciacquato se necessario.

A questo punto avrete un vaso funzionale, e volendo potreste già metterci le piantine e innaffiare a mano.

Ma noi vogliamo un sistema idroponico automatizzato, quindi prendete il secondo secchio, ben pulito, e riempitelo di acqua.
Se è acqua del rubinetto meglio lasciarla riposare un po’ perchè il cloro evapori. Di solito è meglio evitare acqua di pozzo, di falda o di fonte perchè troppo ricca e spesso potenzialmente inquinata.
Aggiungete i nutrienti nelle quantità riportate in etichetta, mescolate, lasciate riposare e misurate il pH.
Correggetelo se necessario.

La misurazione e regolazione del pH sono molto utili sempre, anche quando si annaffia a mano. Ovviamente se state facendo qualche esperimento senza pretese potete saltare questo punto per ora.

Mettete la pompa nel secchio/serbatoio, collegatela ad un tubo che fisserete poi al vaso con le piante. Un po’ di nastro adesivo potrebbe andare, ma meglio fissarlo con un pezzetto di fil di ferro ricoperto di plastica (reperibile in qualunque negozio, si usa per fissare i rampicanti) per poterlo spostare a piacimento.
Qui ci starebbe benissimo un gocciolatore per una migliore distribuzione dell’acqua ma questo vuole essere un sistema idroponico semplificato all’osso, quindi non ce ne preoccuperemo.

Collegate ora la pompa non direttamente all’alimentazione elettrica bensì al timer, programmando quest’ultimo perchè si attivi per un minuto due/ tre volte al giorno. Non tutti i timer hanno questa funzione, spesso i modelli base hanno intervalli minimi di 15 minuti. Scegliete quindi con attenzione.
Il settaggio dipende dalla portata della pompa (che comunque avrete scelto in base alla capienza del serbatoio), dal numero di piante e dal clima.
Ora potete finalmente inserire il timer nella presa di corrente.

Non mi pare il caso di ricordarlo ad ogni passaggio ma il buon senso ovviamente suggerisce di provare la portata della pompa e dei fori di drenaggio, la tenuta del tubo, e l’assemblaggio generale prima di lasciare il sistema idroponico abbandonato a se stesso senza supervisione.

Buon divertimento!

7 Comments on this Post

  1. MarioPaolozza

    Spett.le redazione di giardinaggioindor, ho visitato una serra idroponica e ho notato che non era presente il ricambio dell’aria tramite ventola bensi’ l’apertura della parte superiore della serra pilotata da un computer. Gradirei apprendere perchè c’è bisogno di ricambiare l’aria in una serra e la portata del ricambio come si calcola e quali parametri bisogna considerare. Grazie per la risposta. Mario

  2. Ciao,
    spesso le serre sono dotate di entrambi i sistemi, sia l’apertura diretta sia un sistema di ventole, in funzione magari solo occasionalmente in caso di condizioni climatiche particolari.
    La serra è essenzialmente una grossa growroom: senza ricambio l’aria ristagnerebbe e le piante non avrebbero la possibilità di avere uno scambio gassoso sufficiente.

    A seconda del tipo di coltura più o meno intensiva e delle dimensioni della serra si può ricorrere praticamente sempre all’aria che arriva dall’esterno direttamente o immetterne con la ventilazione forzata.

    Sulla ventilazione ti copincollo quest’utile estratto:

    “Le ventole e gli estrattori sono valutati in metri cubi l’ora (m3/h) questo significa che un ventilatore di 240 m3/h sposterà 4 metri cubi di aria in un minuto.
    Il vostro ventilatore dovrebbe essere abbastanza grande da spostare il volume delle vostra zona di coltivazione 2 – 3 volte ogni minuto. Un ventilatore di 240 m3/h sarebbe sufficiente per una zona di circa 3 metri cubi e sarebbe ottimale per una zona di 2 metri cubi (tipico set-up domestico con 1 x 1 x 2). Per calcolare il vostro volume cubico basta moltiplicare (in metri) la lunghezza per la larghezza per l’altezza.”

    da QUESTO articolo.

  3. giancarlo

    sono un neofita fai da te ed ho costruito un sistema outdoor di idroponica seguendo le pubblicazioni che ho trovato sul vostro sito;
    ora volevo trapiantare delle piantine di fragole che ho acquistato in vasetti con terra e chiedo se considerata la stagione ed il clima di Rocca Priora cittadina sui 700 mt è una cosa possibile e quali accorgimenti dovrei adottare;
    grazie e vi contatterò in seguito per ulteriori richieste di chiarimenti
    Giancarlo

  4. ciao,
    di norma le fragole si mettono a dimora in estate, non esporrei delle piantine ad un trauma termico tale, oltre che al contestuale cambio di substrato.
    Le fragole sono piante resistenti ma è meglio sicuramente se ad affrontare il clima rigido sono piante completamente cresciute e nel proprio medium di coltura abituale.
    Complimenti comunque per avere costruito un sistema, se ti va mandami qualche foto.

  5. giancarlo

    ho trapiantato piantine di fragole in un nuovo impianto idroponico outdoor autocostruito che funziona correttamente.
    ho bisogno di consigli per sapere.
    .quante volte al giorno e per quanto tempo occorre far girare il liquido fertilizzante
    .quale prodotti fertilizzanti posso utilizzare e dove li posso reperire
    grazie
    Giancarlo

  6. ciao,
    per quanto tempo dipende dal tuo impianto e dal numero delle piante, direi circa un 10/15 min all’ora.
    I fertilizzanti specifici per idroponica li trovi nei ‘growshop’, presenti sia online che nella maggior parte delle città.
    Un link fra i tanti: http://www.bioponica.com

  7. francesco

    salve. per il cocco posso usare gli stessi fertilizzanti per la terra liquidi ?

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