Idroponica sul balcone di casa (parte uno)

Guida alla costruzione, passo per passo, di un impianto idroponico da installare sul balcone di casa.

Foto e testi pubblicati per gentile concessione de ilRospo.it

idroponica in casaQuando Cortes impiegò il concetto di esportazione della democrazia con gli Aztechi si ritrovo innanzi ad un grande popolo che gli si parò davanti in tutta la sua potenza a Tenochtitlàn, la grandiosa capitale del regno azteca.

Non mi soffermerò sulla fine di questo popolo per mano dei conquistadores ma su uno degli aspetti che colpì i soldati più semplici di queste spedizioni omicide: su quello che un probabile ex contadino assoldato nella marmaglia spagnola ebbe a vedere con i suoi occhi rimanendo presumibilmente alquanto scosso.
La capitale del regno azteco infatti sorgeva su alcuni isolotti nel lago Texcoco ed era quindi carente di terreno fertile sul quale poter coltivare: una pecca non da poco contando che si presume vivessero in questa città circa 200.000 persone. Così, ingegnandosi con ciò che la natura poteva offrire, si teorizzò e si iniziò ad utilizzare una tecnica di coltivazione a “radice fluttuante” che consisteva nello sfruttamento dell’acqua del lago tramite la costruzione di isole fertili galleggianti. Vere e proprie zattere di canne legate insieme con i giunchi costituirono l’ossatura di questo sistema che prevedeva quindi una sottile striscia di terra posizionata sulle zattere dove iniziare la semina per poi far trovare alimento alle piante nell’acqua sottostante.
Questa è brevemente la storia che costituisce il punto di partenza per il nostro esperimento odierno: la coltivazione a radice fluttuante…sul poggiolo di casa! Con questa nuova rubrica ci prefiggiamo di seguire passo dopo passo la creazione di questo piccolo orto nel tentativo, o ancor meglio nella speranza, di avere un sufficiente raccolto da poter dichiarare utilizzabile e consigliabile l’istallazione di un sistema simile nelle proprie case.

Primi passi
Ed ecco una breve introduzione della nostra riproduzione di queste Chinampas versione poggiolo di casa 2010.

Ovviamente il nostro sarà un sistema a ciclo chiuso con la sistemazione di una tubatura che ospiterà al suo interno i vasetti con le piante. Il tutto sarà collegato ad un recipiente con un motorino ad immersione che pomperà l’acqua necessaria ad alimentare le piante. Solo l’acqua non sarebbe sufficiente e dopo i primi giorni di istallazione del sistema sarà necessario “alimentare” l’acqua con prodotti biologici ricchi dei principali elementi necessari alle piante per svilupparsi quali Azoto, Potassio etc.
Non vi lasciate spaventare dall’apparente difficoltà di questi primi passi: il grosso del lavoro consiste nella costruzione del sistema che prende circa 6 ore, poi si passa ad una più soft e divertente cura quotidiana che ruba al massimo 10 minuti del vostro tempo.  Innanzitutto ecco un elenco del materiale necessario per lanciarsi in questo esperimento:
– tubi di scarico (quelli usati dagli idraulici facilmente recuperabili nei fai da te) Costo : 35/50 euro a seconda delle dimensione. Nel nostro esperimento la lunghezza totale è circa 4,50 metri.
– 26 vasetti di plastica. Costo : 8 euro
– recipiente per l’acqua di ricircolo capacità di 25/30 litri
– motorino ad immersione  (consumo nullo 9 W ) costo 15 euro.
– tubi (costi di 3/4 euro a seconda delle dimensioni)
– silicone (per tappare eventuali perdite)
– trapano per creare lo spazio per le piante.

Come potete facilmente vedere la foto ad inizio articolo  lascia poco spazio a dubbi e perplessità. I tubi, forati con il trapano, hanno lasciato lo spazio ai vasetti che sono per metà inseriti dentro.

In fondo a destra il recipiente che contiene l’acqua e tra qualche giorno le sostanze nutritive per le piante. Dal recipiente ecco spuntare i due tubi: il piccolo che si dirige a sinistra che inizia il circolo “virtuoso” e il tubo grosso di scarico del sistema: per non affaticare il motorino è stato sistemato il tutto in maniera tale da sfruttare al meglio la gravità.

Questa settimana abbiamo avuto problemi con il vento maligno che ha importunato vistosamente le piante di pomodoro costrette all’equilibrismo per rimanere in sella mentre effetti positivi li abbiamo avuti con una irrigazione mattina/sera tramite un semplice spruzzino che ha garantito il giusto mix di umidità e rinfresco senza rovinare la superficie dei vasetti ancor troppo piccoli per ricevere direttamente l’acqua dall’innaffiatoio.

Oggi, 26 aprile, abbiamo invece iniziato l’alimentazione vera e propria delle piante tramite l’utilizzo di prodotti specifici contenenti gli elementi chimici basilari per lo sviluppo delle piante coltivate in idroponica. Potassio, Calcio, Magnesio sono solo alcuni degli elementi che aiuteranno le nostre piante a crescere, si spera, forti e sane. Niente paura, questi “integratori energetici”, costano relativamente poco (6 euro per due bottiglie da 1,5 litri una) e rendono tanto..almeno questa è la speranza!
Infine, ultima azione svolta ma prima nell’importanza complessiva del progetto, abbiamo realizzato una struttura per garantire a zucchine e pomodori di crescere e svilupparsi appoggiandosi ad un intreccio di corde fissate a loro volta a quattro supporti fissi. Un lavoro invasivo dal punto di vista estetico essendo ancora priva del verde che ci auguriamo lo possa ricoprire ma basilare per poter garantire un futuro sviluppo sano delle nostre piante.  Complessivamente si vedono dei miglioramenti generali delle piantine anche se le radici non hanno ancora raggiunto l’acqua che scorre sotto di loro.

Quest’ultimo aspetto è basilare contando che, senza terra, le piante necessitano di un contatto continuo con l’acqua.
Ecco che il nostro orto prende forma: la struttura aiuterà i nostri virgulti a crescere ! Il serbatoio, in fondo al poggiolo a destra, è stato coperto per evitare che i raggi del sole entrino direttamente in contatto con l’acqua riscaldandola eccessivamente.

P.S. abbiamo acquistato anche un ossigenatore da acquario e lo abbiamo inserito nel serbatoi : un oggetto necessario per combattere le possibili muffe capaci di crearsi all’interno del tubo principale. Piccoli accorgimenti utili per aumentare la percentuale di successo di questo esperimento.

(CONTINUA…)

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