Coltivare orchidee in idroponica

Le orchidee sono da sempre considerate fra le piante più belle che si possano coltivare, declinate dalla natura in un’incredibile varietà di forme e colori.

Le radici visibili, spesse e bianche, e la forma allungata delle foglie contribuiscono ad arricchire il fascino degli incantevoli fiori. Non stupisce per nulla quindi il numero di appassionati che coltivano orchidee anche solo per il piacere di guardarle.

Nella foresta pluviale e in varie zone tropicali queste piante crescono liberamente sui tronchi, o sulle rocce ricoperte di muschio: su queste superfici l’acqua piovana scorre apportando un perfetto livello di acqua e ossigeno, mentre le radici traggono il nutrimento dalla vegetazione in decomposizione. Non c’è terra, questo in cui crescono molte orchidee si può definire un ambiente idroponico per natura.

Coltivando orchidee si deve dunque ricreare la condizione ottimale in cui la pianta prospera. Per farlo si andrà ad intervenire sull’illuminazione, la fertilizzazione, l’umidità e la ventilazione.
La maggior parte delle specie viene tenuta sotto lampade HPS specifiche per la coltura indoor da 400 watt, facendo attenzione a posizionare le piante secondo la loro sensibilità naturale alla luce: quelle che amano la mezza luce o l’ombra andranno sistemate in una posizione defilata rispetto alla lampada.

Si può utilizzare un modello agro, per tutto il ciclo della pianta, oppure due diversi bulbi, uno per la crescita e uno per la fioritura. La scelta dipenderà dalle esigenze specifiche della specie scelta.
Le orchidee cresciute sotto luce artificiale consumano più acqua, ma attenzione alla sovrairrigazione: le radici devono essere praticamente asciutte prima della successiva annaffiatura.
Siccome l’ambiente protetto stimola uno sviluppo più vigoroso e veloce, le piante avranno bisogno di maggiore nutrimento. E’ importante scegliere prodotti di buona qualità, con basso residuo e adatte alle esigenze specifiche delle orchidee.

Le lampade tendono inoltre a seccare l’aria, aumentando la temperatura. Per ricreare l’ambiente umido a cui le nostre piantine sono abituate si può usare un umidificatore, e ricoprire i muri di telo plastico riflettente per ottenere una maggiore rifrazione e una migliore gestione dell’umidità (che in questo modo non viene assorbita dai muri).
Essendo l’umidità amata anche da funghi e batteri è importante un’attenta igiene e una buona ventilazione. Un ventilatore oscillante aiuterà ad evitare la formazione di sacche di aria calda e umida.

Il substrato può essere uno dei tanti in commercio per la coltura idroponica, orientandosi di preferenza su materiali inerti e sterili con un buon passaggio di ossigeno, come le biglie di argilla espansa. Questo medium rende anche particolarmente agevole il trapianto. Benché venga proposta sul mercato in varie misure, l’argilla è ideale per radici grosse e spesse, cui offre un sostegno perfetto.
Vermiculite e perlite, anch’essi substrati minerali, hanno grani fini e leggeri che si prestano al supporto di radici più sottili e delicate. Possono essere usati da soli o mischiati tra di loro.
La lana di roccia è una sorta di spugna che viene venduta sotto forma di cubi, pezzetti, lastre o mattoncini. Trattiene moltissima acqua ma consente anche al tempo stesso una buona ossigenazione.
Ogni pianta ha diverse esigenze e di conseguenza la scelta migliore è sperimentare i diversi medium cercando il più adatto.

La scelta del sistema di coltivazione è meno vasta. Sistemi idroponici che alloggiano molte piante non sono infatti adatti per le orchidee, a causa dell’alto rischio di trasmissione delle malattie.
La soluzione migliore è il classico vaso singolo, che può essere puramente pratico o composto in maniera da abbinare un lato esteticamente più vezzoso ad una base adatta allo scopo.

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2 Responses to “Coltivare orchidee in idroponica”

  1. giuseppe Says:

    buono

  2. giuseppe Says:

    una cosa bella

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