Misurazione dell’EC, PPM e TDS in idroponica

misurazione dell’EC (elettroconduttività) in idroponica, e spiegazione del significato di PPM e TDS.

acquaLe piante sottraggono dalla soluzione nutritiva fertilizzanti e acqua contemporaneamente, ma non necessariamente nella stessa misura.

In un clima caldo ad esempio le piante tendono a “bere” di più, e unitamente all’alto tasso di evaporazione questo rende la concentrazione di nutrienti troppo alta.
Per mantenere stabile e sotto controllo l’equilibrio della soluzione è necessario monitorare l’EC o conduttività.

Questo valore è l’unico modo che abbiamo per stabilire con esattezza quanti nutrienti sono ancora presenti nell’acqua. Una presenza troppo elevata può danneggiare irreversibilmente le piante, mentre tracce troppo scarse porteranno carenze e sviluppo rallentato.
Per rilevare l’EC si utilizza uno strumento apposito che segnala la quantità di sali (totali, quindi senza distinzioni) disciolti. Esistono diversi modelli di misuratori portatili o fissi con sonde, di varie fasce di prezzo.

Questo strumento va prima di tutto calibrato, con l’utilizzo dell’apposito liquido bilanciati che ne permette la taratura. In sintesi sarà sufficiente immergere l’elettrodo in una soluzione a EC calibrato a 1,43 mS e impostare lo strumento, come specificato sulle istruzioni, premendo semplicemente un tasto.

Una volta effettuata questa operazione l’elettrodo va sciacquato in acqua distillata, così come dopo ogni misurazione.
Si potrà poi procedere a mescolare la soluzione e a prelevare un campione utilizzando un contenitore ben pulito.
Il valore di EC va monitorato con particolare attenzione nei sistemi a ricircolo, anche se la maggior parte delle piante ha una tolleranza piuttosto elevata.

Il valore di EC consigliato va elevandosi a seconda dello stadio di crescita, a causa delle differenti esigenze ( 0.6 -1 per talee e piantine, 1.5 – 3 fase vegetativa, 1.5 -2.5 per la fioritura).

Le unità di misura utilizzate nella misurazione della conduttività sono varie ed è indispensabile badare a quale viene fatto riferimento se vogliamo seguire ad esempio il valore consigliato sulle etichette dei fertilizzanti.

Troviamo infatti:
mS, ovvero milli-siemens per centimetro
µS , ovvero micro-siemens per centimetro
ppm , ovvero parti per milione. Questa unità si usa per stabilire il valore TDS, ovvero la quantità totale di sali dissolti. I misuratori che se ne avvalgono contengono un software che trasforma il valore EC in una stima approssimativa di TDS.

Quasi tutti gli strumenti permettono di scegliere l’unità di misura. Nel caso quella segnalata sui vostri fertilizzanti non fosse contemplata potrete fare voi stessi la conversione utilizzando questa tabella:

uS : 1000 = mS
mS x 1000 = uS

Il valore TDS è ottenuto moltiplicando il valore di elettro conduttività (l’EC, espresso in mS o uS) per un ipotetico fattore di conduttività al fine di dedurre approssimativamente la concentrazione di sali.
Siccome l’acqua non ha sempre le stesse caratteristiche (acqua dura, morbida, con nutrienti, di pozzo, osmotica…) questo fattore incognita dovrebbe variare di volta in volta per adattarsi al tipo di soluzione da misurare (es. 500 per l’acqua pura, 650 per acqua alcalina, eccetera) e anche all’unità di misura utilizzata per misurare l’EC (fattore=550 se l’EC è misurato in mS, fattore=0,55 se misurato in uS).

Spesso inoltre  il valore TDS viene assegnato per convenzione partendo dal presupposto che l’acqua sia pura, utilizzando un fattore di conduttività di 500: ma questo è improbabile in idroponica, dove avremo una soluzione nutritiva ricca di nutrienti e il fattore in questione dovrebbe essere 800 (se l’EC è stato misurato i mS, 0,8 se è stato misurato in uS).

Questo rende di fatto questo metodo impraticabile per chi non abbia già approfondite conoscenze sulla tipologia e la qualità dell’acqua, il che nel nostro caso sarebbe assurdo.

6 Comments on this Post

  1. Studio Squadra&compasso

    Perchè nella vendita delle verdure non vengono publicizzate le qualità di quelle idroponiche?

  2. Suppongo perchè la verdura idroponica viene vista dalla maggior parte delle persone come qualcosa di artificiale e chimico in contrapposizione al concetto di biologico ed organico.
    Quindi sarebbe controproducente.
    Ma altre tesi sono ben accette 🙂

  3. ed è cosi ?
    Voglio dire,nei nutrienti per idroponia, quanto c’e’ di chimico e quanto di organico alla fine ?
    C’e’ una qualche ragione di preoccupazione in merito ?

    Grazie !

  4. Ciao,
    a meno che non sia specificatamente indicato i fertilizzanti per idroponica sono tutti ‘chimici’.
    Si tratta di ragioni assolutamente pratiche, il materiale organico non è adatto alla permanenza in acqua, dove marcisce e intasa tubi e fori, crea residuo.
    I fertilizzanti chimici, o minerali, di buona qualità sono perfettamente sicuri e non contengono nulla di stravagante, come puoi appurare tu stesso leggendo le etichette.
    Esistono linee di fertilizzanti organici per idroponica per chi vuole produrre soprattutto ortaggi biologici, ma che io sappia tale produzione non viene poi certificata dagli organismi preposti e pertanto ad oggi non esistono verdure idroponiche bio.
    La scelta del fertilizzante organico è più una questione di ideologia che di vera differenza nella coltivazione.

  5. Sono x la prima volta in coltura idroponica ma posso dire che prendendo qualche buon consiglio sono arrivato a fare delle piante a dir poco favolose ora mi serviva l’ultimo consiglio alla fine del ciclo delle 9 settimane devo fare un ultimo ciclo con solo acqua (ovviamente a ph controllato )o posso finire sempre con i fertilizzanti in circolo ?

  6. Il risciacquo delle radici (o flush, termine inglese a mio avviso proprio brutto) serve a fare si che eventuali accumuli di sali nei tessuti vegetali vengano consumati prima della raccolta: le piante, infatti, come qualunque organismo vivente accumulano riserve nutritive nei tessuti.
    Il problema è che alcune di queste sostante possono essere tossiche e/o pericolose (in particolare nitriti e nitrati) per cui si fa in modo che la pianta si “scarichi” tenendola a stecchetto (sola acqua) per un periodo variabile. Scegliere di non effettuare un lavaggio può comportare effetti sul “sapore” finale del nostro raccolto, generalmente quindi sarebbe bene procedere con un risciacquo finale.

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