Il mercato offre una gamma vastissima di prodotti tra cui scegliere quando si parla di nutrimenti per idroponica.
Tanta possibilità di scelta genera senz’altro il dubbio:
Quale fertilizzante idroponico scegliere? Quale funziona meglio?
La risposta chiaramente dipende dal tipo di coltivazione, o più specificatamente da quale tipo di pianta state coltivando in idroponica e in quale sistema. Se molti fertilizzanti sono infatti concepiti per uso generale e sono perfetti per piante poco esigenti o per diversi tipi di pianta all’interno dello stesso sistema idroponico o ambientale, altri sono formulati in maniera specifiche per alcune varietà, come le orchidee o il peperoncino, o ancora le piante a sviluppo particolarmente veloce.
Una volta scelto un buon nutriente, adatto alle nostre esigenze, siamo dunque al riparo da carenze?
E se invece le nostre piante ci mostrano una mancanza di un elemento significa che il nostro fertilizzante idroponico è quello sbagliato, o è di cattiva qualità?
Non necessariamente. Anzi, sono entrambe situazioni improbabili.
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L’uso di tubi al neon nella coltivazione indoor è molto diffuso, grazie ai vantaggi indubbi che offre.
Lo spazio ridotto, il basso costo di acquisto, i consumi minimi, la luce fredda sono caratteristiche senz’altro utili e pratiche che possono rivelarsi alleate indispensabili del grower.
Non c’è professionista che non abbia un buon set di neon per fare taleaggio o mantenimento delle piante madri, o spesso anche per supportare la fase di crescita.
Una valida plafoniera, munita di una coppia di tubi, può anche salvare le sorti di un ciclo di coltura nel caso che qualcosa vada storto, magari nel weekend, con l’impianto luci in uso.
Ma se negli anni i neon sono sempre stati validi alleati di supporto alle varie HPS o CLF, ora è possibile affidare loro completamente le piante, dal seme al fiore.
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Ti è mai capitato di chiederti che aspetto avesse una pianta che magari senti nominare spesso?
O qual’è il nome scientifico del Dente di Leone, o ancora di avere bisogno del nome di una pianta in inglese, o in francese?
Ora grazie agli strumenti messi a disposizione dal Progetto Dryades è possibile ricercare nel regno vegetale utilizzando come chiave il nome latino, quello comune, la Famiglia di appartenenza o l’area linguistica, grazie all’area cerca-piante del sito www.dryades.eu
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Senz’altro uno dei fiori più ammirati, coltivati e venduti è la rosa.
Da anni ormai spadroneggia sul mercato floricolo e le varietà esistenti non si contano più. Sebbene non si tratti di una pianta molto esigente, accontentandosi di sei ore di luce, una temperatura non eccessiva e qualche supplemento di biossido di carbonio, è molto spesso al centro delle indesiderate attenzioni di infestanti vari.
Questi attacchi possono essere tenuti sotto controllo coi metodi classici, e la coltivazione fuori suolo sicuramente aiuta a limitarne la portata.
Ma vediamo come strutturare un rosaio idroponico.
Innanzitutto, lo spazio. I cespugli possono crescere parecchio, quindi è bene verificare prima dell’acquisto quale varietà si adatta all’ambiente a disposizione. Una rosa che non cresca troppo sarà da preferirsi. Nella progettazione dell’impianto prevediamo quindi per ogni pianta uno spazio di almeno 120 cm quadrati.
Da tenere in considerazione sono le dimensioni della pianta adulta, in modo che non sia troppo vicina alla rosa accanto, in maniera da garantire un’adeguata illuminazione e il ricircolo dell’aria.
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Costruire una growroom. Guida di Drillbit su Instructable.com
Liberamente tradotto dall’originale: http://www.instructables.com/id/How-to-Make-a-Grow-Box-From-A-to-Z/
Scritto da Drillbit
La GrowBox, o Dark Room è in pratica una sorta di armadio pensato per ospitare in casa piante che necessitano di un ambiente controllato per la crescita.
Illuminazione specifica, un clima predefinito e la semplicità di gestione non sono facili da ottenere posizionando semplicemente le piante all’interno di una stanza, senza contare l’impatto estetico.
D’altra parte un comune armadio è decisamente inadeguato alla bisogna. Ecco dunque una guida per costruire in casa una piccola (152x61x61) growbox fai da te.
Per disegnare il progetto esiste un programma gratuito e semplice da usare, Google Sketch up, scaricabile a questo indirizzo: http://sketchup.google.com/
I materiali necessari sono questi:
-Pannelli di fibra di legno a media densità ( un prodotto economico e leggero, costituito da cippati riassemblati, assimilabile al truciolato. Le misure originali sono espresse in pollici. Per la vostra comodità è conveniente rivedere le proporzioni in centimetri in modo da lavorare con numeri tondi).
Si possono acquistare al Brico o in altri negozi simili, richiedendo già il taglio secondo le vostre esigenze.
. 2 Pannelli frontali: 33.83×125.27
. 2 Pannelli laterali: 60.96×152.4
. 2 Pannelli superiore/inferiore: 60.96×33.83
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L’arte giapponese della disposizione delle pietre naturali, un’arte raffinata e antichissima per riscoprire la vera bellezza della Natura.
Il termine suiseki in giapponese significa “pietra – acqua” ed indica l’arte di raccogliere pietre trovate in natura e disporle per creare paesaggi in miniatura o composizioni astratte di particolare forza evocativa. Non tutte le pietre trovate in natura possono diventare suiseki, ma debbono possedere particolari caratteristiche: innanzitutto una notevole carica espressiva, forme particolari e caratterizzanti (kata), nonchè struttura (shitsu) e colori (iro) evocativi, che siano in grado di attrarre il fruitore spingendolo alla contemplazione.
Lo stage intensivo offre un primo approccio teorico e pratico all’arte del suiseki. Alcuni esperti orientalisti dell’Università La Sapienza di Roma introdurranno l’argomento, mentre il docente fornirà le basi concettuali e storiche per comprenderne appieno i fondamenti, nonché le tecniche e le istanze per permettere di realizzare un suiseki.
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Domenica 17 ottobre 2010 ore 10:00 – una gara contro la fame
Presentata oggi, nel corso di una conferenza stampa, la quinta edizione di Run For Food.
A fare gli onori di casa alla conferenza stampa, nella splendida cornice della Sala Pietro da Cortona, ai Musei Capitolini, era presente Alessandro Cochi, il Consigliere delegato allo Sport di Roma Capitale, mentre a nome delle agenzie del polo agro-alimentare dell’ONU, che promuovono la corsa, è intervenuta Vichi De Marchi, Portavoce per l’Italia del WFP.
Numerose le presenze istituzionali, di testimonial dello spettacolo e di star dello sport che si sono alternate al tavolo, coordinate dalla giornalista Livia Azzariti. Tra queste, l’attrice Maria Grazia Cucinotta, madrina di questa quinta edizione di Run for Food, la leggenda della boxe Nino Benvenuti, l’atleta Nike Andrew Howe, portacolori del Centro Sportivo dell’Aeronautica Militare, primatista italiano nel salto in lungo indoor e outdoor con all’attivo un lungo elenco di successi sportivi (argento ai Campionati Mondiali di Osaka 2007, campione italiano assoluto quest’anno a Grosseto).
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Di jrossetti, articolo in lingua originale con foto: http://www.instructables.com/id/How-to-build-a-Hydrobucket/#step0
Il ‘secchio idroponico’ Hydrobucket è un idrosistema fai-da-te pensato per ospitare una pianta media o grande, ma si possono tranquillamente adattare le dimensioni alle vostre necessità.
Il design è pensato per essere il più semplice possibile e per consentire l’impiego del minor numero di parti.
Inoltre non richiede particolari abilità per l’assemblamento ed è economico.
Strumenti
- le tue mani
- un taglierino
- un metro
- un pennarello
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Il fungo porcino è uno dei funghi più popolari in cucina, amatissimo per la sua versatilità e per il suo sapore unico.
Col nome di Porcino si fa normalmente riferimento ad un fungo del genere Boletus, di aspetto tozzo e spesso di grandi dimensioni. E’ un fungo simbionte e gregario, comune nei boschi di castagni e querce, nelle abetaie e nelle faggete.
La raccolta dei funghi nei boschi è un’attività praticatissima e pertanto regolata in molte zone da regolari controlli per prevenire l’impoverimento o la deturpazione dell’ambiente.
Non tutti ovviamente hanno la possibilità di andare personalmente a raccogliere i propri porcini. E nemmeno le capacità: la ricerca richiede una certa abilità, esperienza e conoscenza del territorio.
La cernita poi va fatta con attenzione, visto che il rischio di intossicazione in caso di consumo di funghi non mangerecci è molto alto e può avere gravissime conseguenze.
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Il FAI – Fondo Ambiente Italiano presenta la III edizione di “LA GIORNATA DELLE BACCHE E DELLE CAMELIE INVERNALI” a Villa Della Porta Bozzolo – Casalzuigno (Varese)
Domenica 7 novembre 2010, dalle ore 10 alle 18, la splendida Villa Della Porta Bozzolo a Casalzuigno (Varese), ospiterà la terza edizione de “La giornata delle bacche e delle camelie invernali”, manifestazione promossa dal FAI – Fondo Ambiente Italiano e dedicata a tutti coloro che anche in inverno non vogliono rinunciare alla bellezza di uno dei fiori più amati e raffinati: la camelia.
L’idea di allestire, sempre negli spazi di Villa Bozzolo, anche una versione “autunnale” de “Le Giornate delle Camelie” – appuntamento primaverile ormai irrinunciabile per amatori, vivaisti e collezionisti, giunto quest’anno alla sua diciottesima edizione – nasce dalla volontà di far conoscere e apprezzare da un pubblico sempre più numeroso questo fiore dalle qualità uniche e dalla storia affascinante, presentandone in particolare specie che offrono una fioritura anche in inverno.
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