Vecchie lampadine e raccolta RAEE

Dal 2009 inizia anche in Italia la limitazione sull’acquisto di lampadine ad incandescenza, purtroppo il sistema RAEE di smaltimento dei rifiuti elettrici ed elettronici è stato applicato solo parzialmente e c’è il rischio che i vecchi bulbi vadano a finire nella spazzatura.

Come molti avranno letto, dal primo di Settembre le vecchie lampadine ad incandescenza da 100w vanno definitivamente fuori legge.lampadina

E’ quindi permesso ai negozianti smaltire le rimanenze, ma non potranno acquistarne di nuove, favorendo invece la diffusione di alogene e fluorescenti a risparmio energetico. Il divieto di commercializzazione definitivo di questi dispendiosi e poco ecologici bulbi è previsto per il 2011, insieme a quella degli elettrodomestici di classe inferiore alla A.

Partito non proprio sotto i migliori auspici a causa di vari pasticci legislativi fra il governo Prodi e quello Berlusconi negli anni 2007-2008-2009, il decreto europeo è finalmente definitivo, nero su bianco, anche in Italia.

Tutto bene quindi? Beh, no.

Le lampadine ad incandescenza sono RAEE, ovvero  rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. I RAEE  rappresentano una delle tipologia di rifiuti pericolosi in più rapida crescita a livello globale (crescono con un tasso del 3-5% annuo, tre volte superiore ai rifiuti normali). Sono considerati pericolosi per il loro contenuto di elementi tossici e persistenti, che rappresentano un rischio per l’ambiente e la salute umana nelle varie fasi di trattamento, riciclaggio e smaltimento.

Nello specifico i bulbi ad incandescenza contengono piccole quantità di mercurio, e per essere sicuri che lo smaltimento proceda per il meglio è entrato in vigore (anche questo in maniera rocambolesca) nel 2005 il decreto legislativo 151, che impone un ecocontributo RAEE (quindi da applicarsi a tutti i rifiuti elettrici ed elettronici) di 22 centesimi e una trafila da seguire.



L'utente infatti dovrebbero rivolgersi al proprio negoziante che, a fronte dell'acquisto di un nuovo prodotto equivalente, ritirerebbe l'usato. Il viaggio del vecchio apparecchio elettronico proseguirebbe poi verso il punto di raccolta cittadino messo a disposizione del Comune e d infine al produttore stesso. Il  produttore, senza lucro e forte dei 22 centesimi a pezzo che gli si tributano, si occuperebbe di riciclare il riciclabile e smaltire il resto adeguatamente. Purtroppo il sistema è inceppato da terribili lungaggini burocratiche e maneggi sul decreto in questione, che  paralizzano di fatto l'obbligo di ritiro dei negozianti, facendo invece ricadere  sul cittadino l'onere di recarsi personalmente ai punti di raccolta a consegnare i rifiuti. Ovviamente questo non incoraggia ad un coscienzioso comportamento ecologicamente etico l'uomo della strada che, sebbene obbligato dalla legge ad un corretto smaltimento, spesso preferisce uno sbrigativo abbandono. Per sapere dove sono i Centri di Raccolta, richiedere il ritiro degli oggetti, o per altre informazioni è possibile contattare il centro di coordinamento raee telefonando al numero verde 800-9031146 o via mail scrivendo a info@cdcraee.it. Qui invece trovate un pdf che chiarisce come è strutturato il sistema di ritiro e trattamento dei RAEE in Italia, sebbene in maniera un po' ottimistica. In conclusione, nonostante le iniziative ecologiche intraprese ad oggi gli italiani pagano un contributo per un servizio inefficiente. Ma la parte peggiore è ovviamente che in Italia il corretto smaltimento di pericolosi rifiuti, regolamentato nel resto d' Europa (la UE ha iniziato a dedicarsi al prodlema dei RAEE nel 2002) , sembra affidato al caso e alla buona volontà, in un turbine di disorganizzazione, con buona pace del concetto di responsabilità estesa e condivisa che dovrebbe affiancare il vecchio "chi inquina paga" nelle intenzioni della Normativa Europea per lo smaltimento dei rifiuti tecnologici.

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