Il design incontra la coltivazione idroponica

La diffusione di gadget poco funzionali per la coltivazione idroponica casalinga possono fuorviare il consumatore da quella che è la coltura fuori suolo praticata in maniera seria. Segnaliamo le false pubblicità e i prodotti inutili.

…E come spesso accade in questi casi entrambi si avviano a braccetto verso gli affollati lidi dell’inutilità.micro-idroponica

Dopo il drammatico Hydroponic Garden, ecco qui un nuovo simpatico gadget dedicato alla coltivazione di piantine aromatiche e fiori.

Vorreste forse esporre agli occhi critici dei vostri ospiti banali vasetti di terra? Magari vorreste germinare in antichi, obsoleti, esteticamente inappaganti blocchetti di torba, rockwool o altri pratici materiali?

Macchè. Il trend è quello dell’oggetto di design, quindi spendete le vostre 35 sterline (40 euro circa, più spese di spedizione) e compratevi questo oggetto a metà tra il tostapane e la teiera elettrica, che grazie ad un’avanzata tecnologia concepita addirittura dalla NASA (cioè l’idroponica) vi permetterà di germinare i vostri semini (non compresi).

powerplantAddirittura promette ottimi risultati anche a chi non è dotato del famoso pollice verde.

In realtà il Power Plant Growing Machine, dall’altisonante nome, altro non è che un minimale, microscopico idrosistema.

In pratica in serbatoio viene dapprima riempito con acqua, che va ad irrigare tramite uno spruzzatore la spugna posta nella fessura in alto.

Appena i germogli sono spuntati all’acqua va aggiunto il fertilizzante, fornito nella confezione, e il gioco è fatto.

A questo punto viene rimossa la preziosa strisciolina di cartone in dotazione, che era stata posta a copertura dei semini, e sui tre virgulti vengono posti dei coperchietti di plastica a simulare miniature di serra.

Questo oggetto dalle dimensioni irrisorie permette la coltivazione di tre piante molto piccole, e potrebbe anche essere un accettabile giocattolo se non fosse per qualche pecca, come ad esempio la finestra laterale nel serbatoio per monitorare il livello dell’acqua. Questa farà filtrare la luce disturbando lo sviluppo delle radici e favorendo il dilagare di alghe all’interno di un contenitore troppo stretto per un’agevole pulizia.

Questo tipo di gadget purtroppo vengono promossi sbandierando le caratteristiche della coltura fuori suolo: la possibilità di coltivare anche in zone ostili, la sperimentazione NASA, superossigenazione, semplicità d’uso coniugata ad alta tecnologia; ci si ritrova poi fra le mani un pezzo di plastica equivalente ad un contenitore da microonde con un ossigenatore, solo meno pratico per via della forma improbabile e trenta volte più costoso.

Il rischio legato alla diffusione di questi giocattoli, che spesso si rivelano assai deludenti nei risultati, è quello di confondere ancora di più le idee del consumatore, che potrebbe associare un brutto regalo di Natale finito nella pattumiera con la coltivazione idroponica, quella vera.

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