Ma l’acqua del rubinetto è sicura?

Studio recente esamina la qualità delle acque di 50 città italiane in 17 regioni e la qualità delle acque minerali imbottigliate in PET relativamente a 24 differenti brand.
I risultati ottenuti indicano elementi di criticità per valenza igienico-sanitaria nelle AP , dovuti soprattutto alla presenza di contaminanti antropici, di natura chimica (composti organo alogenati e trialometani) e microbiologica.
Per quanto riguarda gli aspetti microbiologici, il 24,83% dei campioni mostra indicazioni di contaminazione fecale

Da anni si spinge il consumatore a boicottare l’acqua minerale, che spesso percorre centinaia di km su gomma prima di arrivare a noi ad un acqua_del_rubinettoprezzo assurdamente elevato,  e a bere “l’acqua del Sindaco”, che per legge deve essere potabile.

Potabile, appunto, ma buona?

Beh buona spesso non molto, a causa del sapore di cloro e dei residui presenti nelle tubature (la cui manutenzione è a carico del privato o del condominio, e spesso viene semplicemente ignorata per decenni).

Ok, non sarà esattamente deliziosa, ma almeno è sicura. Giusto?

Beh, in realtà lo è entro certi limiti.

Il CERAM, Centro Europeo di Ricerca Acque Minerali ha pubblicato uno studio secondo il quale non c’è da stare tanto tranquilli.

Alcuni passaggi suonano piuttosto sinistri:

Dall’analisi dei dati ottenuti è possibile evidenziare che in nessun caso è stata rilevata la presenza di indicatori di contaminazione fecale nelle acque imbottigliate per cui il rischio igienico-sanitario sotto quest’aspetto può essere considerato minimo, se tutte le normali procedure di minimizzazione del rischio nella filiera vengono rispettate.
Altra situazione invece è apparsa dalle analisi effettuate sulle AP (Acque Potabili) dove il 24,83% dei campioni mostra indicazioni di contaminazione fecale.

In particolare si riscontra nel 5,56% dei campioni la presenza di Escherichia coli, nel 18,52% la presenza di coliformi totali, nel 2,00% la presenza di Pseudomonas aeruginosa, nel 15,09% di Aeromonas hydrophila e nel 11,11% di Enterococcus faecalis; ciò probabilmente è relazionabile alla scarsa manutenzione delle emergenze domestiche o serbatoi di accumulo, dove è possibile la presenza di indicatori di contaminazione in concomitanza di una concentrazione limitata, se non nulla, di cloro residuo libero.”


E sull’uso del Cloro come disinfettante:

E’ opportuno sottolineare che recentemente l’attenzione della comunità scientifica si è rivolta al complesso sistema di pratiche di disinfezione delle acque condottate e delle loro possibili conseguenze sulla salute umana. La procedura maggiormente adottata è la clorazione sotto forma di ipoclorito sodico seguito dal biossido di cloro, ma anche l’impiego del cloro gassoso (Cl2) è abbastanza diffuso, mentre, l’ozono è utilizzato soprattutto negli impianti di potabilizzazione di acque superficiali con il ruolo di ossidante primario.

L’utilizzo del cloro, in tutte le sue forme, allo scopo di controllare la carica microbica, è accettato da tutte le autorità sanitarie, anzi imposto dalle norme passate (d.P.R. 236/88) e consigliato da quelle attualmente vigenti in Italia (d.lgs. 31/01). Inoltre è utilizzato con successo per assicurare la disinfezione delle acque a valle del processo.

Tuttavia, nonostante la sua grande utilità, la clorazione da origine a una serie di sottoprodotti che si formano durante il trattamento di disinfezione come risultato della reazione tra le sostanze presenti nell’acqua (sostanza organica, carica batterica e/o organismi patogeni) e additivi.

Tali composti sono indicati generalmente con il termine di DBP (sottoprodotti della disinfezione delle acque) tra cui i trialometani sono quelli più diffusi. La pericolosità per la salute umana dei composti neoformati è oggetto di numerosi studi epidemiologici e ricerche scientifiche ma le risposte alle sollecitazioni sanitarie sono spesso contraddittorie.”

Le conclusioni:

Lo studio condotto esamina la qualità delle acque emergenti dai rubinetti delle abitazioni (AP) di 50 città italiane in 17 regioni e la qualità delle acque minerali imbottigliate (AM) in PET relativamente a 24 differenti brand.
I risultati ottenuti indicano elementi di criticità per valenza igienico-sanitaria nelle AP , dovuti soprattutto alla presenza di contaminanti antropici, di natura chimica (composti organo alogenati e trialometani) e microbiologica.

Per quanto riguarda gli aspetti microbiologici, il 24,83% dei campioni mostra indicazioni di contaminazione fecale

Il rapporto è consultabile in pdf qui.

3 Comments on this Post

  1. La Fosca Chem

    Ammesso che l’acqua del rubinetto arrivi correttamente “potabile” al condominio, esistono Organismi pubblici o Enti Istituzionali preposti da contattare per verificare/controllare la sua corretta potabilità anche nella singola abitazione?
    http://www.isbiotechnology.com/blog/acque/analisi-delle-acque-potabili

  2. Che io sappia il Comune stesso deve fornire per legge solo le analisi dell’acqua all’origine. Per le analisi dell’acqua del rubinetto mi risulta sia necessario procedere privatamente presso un laboratorio di analisi come il vostro.

  3. La Fosca Chem

    Il controllo della qualità dell’acqua nella singola abitazione é un’analisi molto importante e da non sottovalutare per diversi motivi.
    Ringraziamo per la risposta.

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