Idroponica: un sistema casalingo (parte 1)
Costruisci da te il tuo sistema idroponico outdoor per coltivare patate, fragole, lattuga e sedano!
Il mio interesse per l’idroponica risale alla mia infanzia, quando un parente mi regalò una lampada da coltivazione. Non sapevo ancora che idroponica significa coltivazione senza terriccio e non necessariamente sotto luce artificiale, ma questo non mi ha impedito di iniziare a sistemare piantine sotto le scale, a casa dei miei genitori.
Quando le prime fragole sono spuntate alla luce violetta dei miei tubi fluorescenti sono rimasto talmente affascinato da iniziare a pensare di coltivare le piante in diversi modi.
Quando finalmente ho capito cosa fosse l’idroponica, non ho potuto fare a meno di innamorarmene.
Dopo anni di ricerche ed esperimenti mi sono buttato e ho recentemente cresciuto con successo una piantina di peperoncini che è letteralmente svettata in confronto alla sorellina piantata nel terreno. Era ormai deciso: è quello che fa per me, ne voglio di più e decisamente più in grande!
Eccoci dunque alla realizzazione del mio giardino idroponico, spero possa essere d’ispirazione ad altri, è un hobby interessante e divertente!
Prima di passare al sodo, ancora un paio di appunti.
L’idroponica non è solo un passatempo costruttivo, è anche decisamente “verde”. Premette un risparmio idrico notevole (solo il 10% dell’acqua utilizzata in terra) e dona raccolti più abbondanti grazie alla continua disponibilità dei nutrienti che caratterizza questa tecnica.
Inoltre essendo un sistema chiuso non inquina l’ambiente e minimizza le infestazioni, abbattendo i consumi di antiparassitari chimici.
E’ possibile utilizzare materiale riciclato come tubi di PVC, vecchi box in legno o altro materiale di recupero, e il consumo elettrico è minimo e limitato alla pompa da 18w (circa il consumo di una lampadina fluorescente a risparmio energetico, e circa un terzo del consumo di un AeroGarden).
Per quel che concerne la luce, niente batte il sole. Gratis, efficiente e sicuro, fornisce esattamente lo spettro che le piante hanno imparato ad usare nei secoli.
Crescendo verdura mi trovo a dover comprare meno cibo, che non dovrà quindi viaggiare su camion attraverso il Paese.
Niente confezioni, e niente trasporto dunque: quello che mi coltivo è il cibo più “verde” presente nella mia cucina.
COSA SERVE
Ecco una lista abbastanza esaustiva:
- Tubi in PVC. Io ne ho avuto uno belo lungo in regalo da un amico, e ne ho acquistati due pezzi pre-tagliati dal ferramenta.
- Tappi. Un modo economico per sigillare i tubi sono gli appositi coperchi (chi l’avrebbe immaginato eh?)
- Secchio. Il serbatoio dove l’acqua parte e torna. Deve avere una buona capacità per evitare che la pompa giri a secco.
- Pompa ad immersione. Io ne ho presa una da 18w, il modello da laghetto. Meglio sceglierla completamente in plastica, le parti in metallo vengono più facilmnete corrose dai sali presenti nei fertilizzanti.
- Bicchieri di plastica. Saranno la nuova casa delle vostre piantine. Prendetene più che potete, probabilmnete dovrete distruggerne un paio per prendere le misure.
Non scegliete quelli trasparenti, la luce promuove lo sviluppo delle alghe.
- Silicone sigillante. Dovessi ripartire da capo opterei per delle guarnizioni, ma il silicone fa comunque il suo lavoro e torna utile averlo a portata di mano in caso di fessure e piccole perdite.
- Manichetta da giardino. Un amico ha insistito perchè usassi un pezzo del suo costoso tubo per innaffiare perchè più flessibile. Aveva ragione, ma siccome non era abbastanza per finire il lavoro ne ho acquistato anche un po’ del tipo più economico.
- Sega. Utile per tagliare i tubi in PVC se non li avete acquistati già della giusta misura, e la struttura in legno. In realtà avrei potuto evitare di inserirla nella foto, non si è rivelata così essenziale come pensavo.
IL CONCETTO
In idroponica tutto si basa sul rifornimento di soluzione nutriente alle radici, assicurandosi che ci sia abbastanza ossigeno perchè queste non “affoghino”.
Qui stiamo costruendo un sistema NFT (Nutrient Film Tecnique) usando tubi di PVC.
L’idea consiste nel provvedere un sottile ma costante flusso di acqua in cui si adagiano le radici. Nell’acqua sono disciolti i nutrienti e il fluire costante ossigena la soluzione.
Come supporto per le piante utilizziamo medium tipici dell’idroponica: perlite, vermiculite e biglie di argilla espansa, posti all’interno dei bicchieri di carta cui avemo praticato fori per l’uscita delle radici.
Il substrato andrà sistemato in strati per evitare che quello più fine scivoli fuori dai buchi.
LA SAGOMA DEI FORI
Ora che sappiamo cosa vogliamo costruire e come vogliamo farlo, cominciamo.
Prendiamo un bicchiere di plastica e accostiamolo al tubo in PVC. Decidiamo quanto i profondità il bicchiere dovrà entrare e tracciamo una linea. Dovrà restare un po’ sospeso e non essere adagiato sul fondo, non preoccupatevi, le radici sanno come trovare l’acqua.
Ora tagliamo il bicchiere lungo la linea tracciata.
Su un cartoncino recuperato appoggiamo la parte superiore del bicchiere tagliato e tracciamo il contorno. Tagliamo il cartone seguendo la linea e ricaviamone un buco.
Ora misuriamo un nuovo bicchiere (intero) e controlliamo che l’apertura sia della misura giusta e che il bicchiere resti sospeso all’altezza desiderata.
Decidete quanti contenitori volete mettere nei tubi. Io ne ho messi 10 per due tubi e tre per ulteriori due.
I miei tubi sono lunghi un metro, così ho fatto in modo di centrare la mia sagoma in un cartone da 10 cm, facendo un buchetto da entrambi i lati del foro vero e proprio per assicurarmi fossero alla giusta distanza l’uno dall’altro.

PRATICARE I FORI
Prima di tutto mettiamo i tappi alla fine dei tubi, per sicurezza.
Prendete un pezzo di nastro adesivo e piazzatelo a tracciare una linea retta lungo il tubo. Servirà per allineare i buchi, non è necessario sia una retta perfetta.
Ora muoviamo la sagoma di cartone lungo questa linea segnando la posizione dei buchetti che avevamo fatto.
Quando ci spostiamo da una posizione all’altra basterà allineare il primo buchetto sulla sagoma con l’ultima tacca tracciata sul tubo.
Una volta finito rimuoviamo il nastro adesivo, ripartiamo dall’inizio e disegnamo i cerchi per i fori.
Ora, col trapano, facciamo dei forellini lungo la circonferenza, molto vicini gli uni agli altri. Spingendo con cautela, lentamente la punta del trapano connettiamo i forellini finchè non sarà possibile togliere la
porzione rotonda di PVC che ci interessa.
Il risultato sarà un po’ grossolano: misuriamo il bicchiere di plastica nel foro e vediamo come sagomare quest’ultimo al meglio perchè serva al nostro scopo. Possiamo montare sul trapano l’accessorio per fresare e ripulire i contorni del foro finchè non siamo soddisfatti del risultato. Questa operazione richiede una protezione per gli occhi e una mascherina per non inalare la polvere di PVC (oppure trattenete il fiato!) e alla fine sembrerete un pupazzo di neve. Indossate abiti adatti!
Ripetete l’operazione per tutti i fori. Per i miei tubi dedicati alle fragole io ho fatto 10 fori, come abbiamo visto.
Sugli altri due ho voluto più spazio (par la lattuga ad esempio) così ho fatto tre buchi, equidistanti.
STRUTTURA DI SUPPORTO
Abbiamo bisogno di un supporto per i tubi. Niente di particolarmente creativo, non è nemmeno necessario che sia così robusto.
Non tutti avranno a disposizione gli stessi materiali di scarto che ho trovato io, dovrete dare un’occhiata in giro e metterci un po’ d’immaginazione.
Ho trovato un vecchio box per bambini: è piuttosto solido ma non sembra assolutamente sicuro e salutare per un bimbo. E’ tempo di trovargli un utilizzo quindi, invece di buttarlo.
Ho provato a metterlo nella mia serra in giardino e ho visto che entrava perfettamente per metà, fino al cardine. Così ho rimosso la parte dal cardine fino alla parte frontale, poi ho riavvitato quest’ultima. Ho anche
eliminato la parte superiore.
Siccome a questo punto la struttura non si sorreggeva, ho utilizzato le barre metalliche del meccanismo di chiusura come staffe, dopo averle piegate.
Avendone solo due però la struttura restava un po’ traballante.
SOSTEGNO PER I TUBI
Io ho optato per della rete plastica, del tipo da pollaio, che mi era avanzata da un altro progetto.
Ho cominciato coprendo la parte superiore della struttura portante della mia serra scendendo poi davanti, assicurandomi di formare una pendenza in grado di mantenere i tubi inclinati con un angolo di circa 45° .
Per supportare e sagomare la rete attorno alla serra ho utilizzato quei fili di ferro flessibili ricoperti di plastica utili anche per sorreggere le piante. Ne avevo un grosso rotolo e ne ho fatto ampio uso. Prese le misure, ho tagliato il pezzo della struttura di supporto che avanzava e rimosso i pioli centrali per avere un comodo accesso al secchio (che sarà il serbatoio).
TRAPANARE I TAPPI
Facciamo un’altra sagoma di cartone, basandoci sulla circonferenza della manichetta.
Meglio tagliare un buco un po’ più stretto della gomma per innaffiare, così questa si adatterà perfettamente senza perdite.
Muoviamoci come abbiamo fatto per forare il PVC, solo mantenendo qualche millimetro di margine considerando la diversa flessibilità del materiale.
Appoggiamo dunque la parte terminale della manichetta sul cartone, disegnamo la circonferenza. Disegnamo all’interno un cerchio leggermente più piccolo e ritagliamolo via. Usiamo la sagoma di cartone per disegnare il cerchio sul tappo del tubo in PVC.
Pratichiamo il foro col trapano.
FISSARE I TUBI
Un foro stretto in cui alloggiare il tubo di gomma potrebbe non essere sufficiente ad evitare che si sfili, e l’ultima cose che vogliamo è trovare acqua sparsa a terra, piante morte e pompa bruciata!
Cerchiamo un cavo rigido, come quello utilizzato per le grucce metalliche, e tagliamone un piccolo pezzetto.
Pratichiamo un forellino attraverso l’ultima parte di tubo di gomma, un paio di centimetri prima della fine.
Inseriamo il pezzetto di metallo attraverso i buchetti nel tubo, dopo avere posizionato quest’ultimo nel tappo in PVC.
Piegando leggermente i bordi del nostro perno metallico ci assicuriamo che non si sfili, tenendo il tutto in posizione.
Un po’ di silicone atossico, da lasciare asciugare la notte, garantirà una perfetta tenuta.
Fine prima parte – fonte originale: http://www.instructables.com/id/Hydroponic_Food_Factory/?ALLSTEPS
Liberamente tradotto in accordo con l’autore Nathan Williams
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- Acquaponica, sistema di piante e pesci
Tags: autosufficienza, costruzione, guide, idroponica base, idroponica semplificata, tecniche colturali




















luglio 3rd, 2009 at 14:12
grande, grazie ai tuoi esperimenti ho realizzato un impianto del tutto analogo! ho avuto dei problemi con i tubi di raccordo, ma ho risolto con dei bocchettoni di inox-lega con guarnzioni in gomma.
a Presto e grazie!
Giuseppe
luglio 3rd, 2009 at 14:19
oh ma bene!
io però ho solo tradotto!
se vuoi condividere qualche foto o qualche appunto pubblichiamo volentieri, chissa che non sia di aiuto ad altri
ottobre 6th, 2009 at 00:08
ciao, é molto bello e ne sto facendo uno anch’io, dovresti però usare plastiche per alimenti…
buona fortuna e sarebbe belllo avere qualche impressione da te.
ciao
ottobre 7th, 2009 at 20:47
ah ma non l’ho fatto io, io ho solo tradotto. Comunque sì, la plastica per alimenti è più sicura. Mandami qualche foto e un paio di righe quando avrai il tuo impianto, mi interesserebbe vederlo.
dicembre 22nd, 2009 at 11:56
Grazie per i consigli sull’idroponica e non solo che avete inserito nel sito. Sono una novizia ma molto interessata all’argomento… ho iniziato per caso come hai fatto tu grazie ad una mia amica…
febbraio 23rd, 2010 at 09:12
Bel progetto. Desideravo sapere la composizione della SN che hai usato per le fragole. Inoltre in quanto tempo hai ottenuto i frutti? Grazie mille
febbraio 24th, 2010 at 19:08
Ciao,
io soltanto tradotto, ma l’autore ha utilizzato fertilizzanti per idroponica che aveva già in casa, senza specificare quali.
Qualunque buona marca andrà bene comunque.
La guida è stata scritta in concomitanza con la costruzione del sistema, quindi non è dato sapere i tempi. Certo trapiantando le piante saranno stati piuttosto brevi.