Idoponica: un sistema casalingo (parte 2)
Riprendiamo con la guida per la costruzione fai-da-te con materiali recuperati di un semplice ed economico sistema nft , concepito per l’utilizzo all’esterno senza strumenti elettronici ne’ conoscinze specifiche. Qui la prima parte.
TAPPARE I TUBI
Inseriamo i tappi al loro posto sulle estremità dei tubi e segnamo il punto in cui arrivano.
E’ bene sissare un solo tappo per volta, per evitare che i tubi flettendosi tirino via dalla loro posizione.
Ricordiamo di allineare i tappi ricordando che il foro di scolo va in basso, e quello di entrata nel tubo seguente in alto.
In questo modo si creano dislivelli che aiuteranno ad ossigenare l’acqua durante il suo giro. Le radici gradiranno senz’altro quest’attenzione.
Io qui ho utilizzato del cemento per idraulici regalatomi anni addietro, spalmandolo ben bene sul tubo e sul tappo.
Ora inseriamo il tappo spingendo a fondo e teniamolo fermo per circa 5 minuti perchè si stabilizzi.
Ci vorrà una giornata perchè si asciughi del tutto. I tampi tuttavia dipendono dal materiale che state usando.
Attaccata la pompa mi sono subito dovuto misurare con uno straripamento. Vediamo come rimediare.
1. Regolate al minimo la pompa.
2. Aggiungete maggiore supporto alla struttura portante nella parte anteriore. Io ho risolto con un pezzo si metallo che ho trovato in giro, fissato con due viti. Questo ha sistemato in maniera semplice la pendenza.
3. Sollevate i tubi finchè ognuno non permetta un perfetto scorrimento all’interno del successivo. Ho dovuto alzare il tutto parecchio più in alto di quanto avessi progettato per imprimere la giusta pendenza, ma questo ha decisamente migliorato le cose.
Questi accorgimenti hanno praticamente risolto il problema, ma ho comunque dovuto torcere un poco il tubo di gomma per ridurre il flusso d’acqua. Pare che la mia piccola pompa, pur regolata al minimo, non fosse tutto sommato poi così piccola.
Ora occupiamoci dei contenitori che accoglieranno le piantine. Prendiamo i bicchieri di plastica: ne dovremo bucare un bel po’, quindi per semplificarmi il lavoro ho scelto di seguire uno schema e disegnare prima dei piccoli puntini, in modo da fare gli stessi buchi, nello stesso modo in ogni bicchiere senza starci tanto a pensare.
L’importante è farne a sufficienza: io ne ho fatti 9 per contenitore sul fondo e 6 sui lati attorno alla base, tenendo i bicchierini capovolti.
Se ci mettessimo adesso la perlite e la vermiculite, che sono substrati sottili, passerebbero attraverso ai buchi. Quindi sul fondo metteremo un po’ di biglie di argilla espansa, ben lavata per togliere la polvere. Io ho trovato pratico lavarla direttamente all’interno dei bicchierini, passandoli in un secchio d’acqua.
Siccome non avevo voglia di aspettare e volevo vedere il mio sistema subito in funzione, ho scelto di acquistare delle piantine nel terriccio invece dei semi.
Partire dal seme dà risultati migliori, quindi se non siete impazienti come me comprate quelli.
Prima di tutto bisogna sistemare il medium che accoglierà le piante.
Io ho optato per un misto 50/50 di vermiculite e perlite per avere la giusta aereazione e ritenzione dell’umidità.
Se non avete in previsione di coltivare patate non avrete bisogno di niente di simile al mio secchio da 12 litri.
Bene, ora ripuliamo le piante dalla terra usando le dita, cercando di disturbare le radici il meno possibile. Poi immergiamole in un secchio di acqua pulita e delicatamente laviamo via i residui.
Districate le radici con estrema attenzione, tutta questa operazione è fondamentale per la buona riuscita.
Adesso prendiamo i bicchieri con l’argilla giù sul fondo, teniamo in posizione la pianta e versiamo intorno la miscela di vermiculite e perlite.
Il substrato non deve essere molto compresso ma deve permettere alle piante di essere ben sostenute.
Ora immergiamo rapidamente il bicchiere con la piantina nel secchio con l’acqua e poi via, nel suo alloggiamento all’interno del tubo in PVC.
Ok, siete arrivati a mettere a dimora le fragole e vi state chiedendo come fare entrare quell’enorme matassa in un bicchierino, giusto?
Prima ancora di lavare le piante, prendete un paio di forbici affilate e molto pulite, magari disinfettate con dell’alcool, e date un bel taglio. Meglio uno solo grosso che molti piccoli, quindi siate decisi.
Tagliate solo l’indispensabile, poichè questa operazione stresserà la pianta.
Poi sciacquate, potrebbe essere necessario l’utilizzo della manichetta con un po’ di pressione per ripulire bene le radici, e finalmente mettete nel bicchierino.
Siccome le fragole si sono dimostrate più costose di quanto inizialmente pensavo, ho deciso di lasciare uno spazio vuoto fra una pianta e l’altra, anche considerando le notevoli dimensioni.
Vedremo se lasciare tutto così o se una volta ottenute nuove piante (pulite, oltretutto!) riempirò il tubo.

SECCHIO DELL’ACQUA, SECCHIO DELLE PATATE
I due contenitori necessitano esattamente le stesse modifiche.
Col trapano praticheremo un foro appena più stretto del tubo di gomma, più in basso possibile così da facilitare lo scolo dell’acqua.
Poi blocchiamo la manichetta col pezzetto metallico, come già visto in precedenza, e siliconiamo.
Il secchio delle patate semplicemente farà defluire l’acqua nel serbatoio , il contenitore dell’acqua dovrà essere dotato di valvola di galleggiamento. Potete comprarla o costruirla.
IL GOCCIOLATORE
Le patate non hanno bisogno di un fiume d’acqua, ma di un nutrimento regolare e misurato.
Ecco dove entra in gioco il gocciolatore.
Procuratevi due raccordi a T con diametro compatibile con il vostro tubo di gomma.
Prendete il tubo, tagliatelo a misura (poco meno della circonferenza del secchio) e con uno spillo praticate tanti forellini.
Ora tagliate il tubo di approvigionamento, proveniente dalla pompa, e apponete il raccordo a T. Dall’altra estremità ricollegate la gomma che provvede ai tubi in PVC, nella terza uscita inserite un altro pezzo di tubo, lungo abbastanza da raggiungere il fondo del bidone delle patate.
Al termine di questo collocherete l’altra T e su questa l’anello forellato che abbiamo preparato prima.
L’idroponica non è una tecnica ottima solo per le piante che crescono al di sopra del terreno. Con un po’ di creatività e un buon manuale si può coltivare quasi qualunque cosa senza terriccio.
Normalmente per cominciare è consigliabile utilizzare semi certificati, sani e scelti per un risultato ottimale. Se siete impazienti come me una qualunque patata con “l’occhio” ( il segno rotondo visibile sulla buccia della patata dove uscirà il germoglio) o anche una sola fetta andrà benone.
L’idea è di iniziare piantando la patata in fondo al bidone, e aggiungere substrato durante la crescita. Questo permetterà di ottenere un raccolto maggiore e una crescita verticale.
Un’avvertenza importante: non lasciate le patate scoperte, questo le farà divetare verdi, e le patate verdi sono velenose.
Mettete sul fondo del bidone un po’ di argilla per migliorare il drenaggio, poi posizionate la patata e coprite con il mix di vermiculite e perlite. Ora sistemate il gocciolatore.
Per far sì che la luce raggiunga il fondo del secchio è bene utilizzare del materiale riflettente come il Mylar.
Esiste in rotoli appositamente per l’idroponica e la coltivazione indoor ma visto il prezzo ho preferito un bel pacchetto formato famiglia di patatine, tagliato e sistemato all’interno. Ecco la luce finalmente!
Fissate la valvola al secchio in modo che il galleggiante sia all’interno e l’acqua possa fluire dentro liberamente.
Nel mio caso il pavimento della serra è di rete, quindi ho fissato direttamente lì la valvola, al di sopra del secchio-serbatoio.
Inserite il tubo di gomma nella valvola e abbiamo finito.
Importante: attenzione al cavo della corrente, badate che non sia a terra vicino all’acqua ma passi in alto, al sicuro anche in caso di traboccamenti vari e sempre bene in vista.
MANUTENZIONE
All’inizio le piantine potrebbero non arrivare bene all’acqua, quindi sarà necessario per la prima settimana aggiungerne dall’alto.
Fertilizzanti
Ho una piccola scatola di fertilizzanti avanzata da un altro progetto, quindi inizierò con questi. Per il futuro penso di acquistare grandi quantitativi per coltivazioni a lungo termine.
I fertilizzanti in polvere sono generalmente bicomponenti, è sufficiente seguire le istruzioni sulla confezione e riempire i serbatoi con la soluzione nelle giuste proporzioni.
E’ importante utilizzare fertilizzanti appositi per l’idroponica. Qui non ci sono microbi che trasformano le sostanze come nel terren, quindi i nutrimenti vanno somministrati puri.
Spesso i nutrienti si presentano specifici per una determinata fase (vegetativa, fioritura, fruttificazione) ed è bene utilizzarli nel momento e nel modo giusto per ottenere i migliori risultati.
E’ bene sciacquare il serbatoio prima dell’uso.
Lattuga e sedano
Mentre le fragole continuano a produrre, dovrò raccogliere lattuga e sedano, ad un certo punto. Penso di rimpiazzarli partendo da seme. Il costo dei semi è davvero minimo, confrontato con quello che costa il prodotto al negozio.
RISCIACQUI
Circa una volta al mese è una buona idea cambiare l’acqua considerando che le piante hanno assorbito praticamente tutti i nutrimenti presenti.
Disconnettiamo dunque il serbatoio più grande (io ho messo un normale raccordo con valvola di chiusura sul tubo).
Spegniamo la pompa e stacchiamo il suo tubo.
Attacchiamo un pezzo di manichetta alla pompa, riaccendiamola e usiamo l’acqua residua per innaffiare le piante in vaso, o l’erba del prato.
Attenzione a non far girare a secco la pompa alla fine.
Ora si può dare una bella ripulita al serbatoio, risistemare il tubo e provvedere ad un nuovo riempimento di soluzione nutritiva.
PATATE SOMMERSE
Il mio progetto di idroponica semplificata presenta un piccolo difetto: quando piove il contenitore delle patate viene sommerso e drenando nel serbatoio sottostante lo fa tracimare.
Soluzione semplice ed economica: un telo di plastica trasparente come copertura, fissato per resistere al vento.
Fonte originale: http://www.instructables.com/id/Hydroponic_Food_Factory/?ALLSTEPS
Liberamente tradotto in accordo con l’autore Nathan Williams
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Tags: autosufficienza, costruzione, guide, idroponica base, idroponica semplificata, tecniche colturali


























