Tartufi e tartufaie

tartufi e tartufaie. cosa sono e come si trovano i tartufi. la coltivazione e l’impianto di tartufaie. note sulla tartuficoltura.

Che cosa sono i tartufi?
I Tartufi sono funghi sotterranei (ipogei) della classe degli Ascomiceti, che vivono in simbiosi micorrizica con determinate piante.

Come vegetano i tartufi?
I Tartufi, come tutti i funghi, essendo totalmente privi di clorofilla e non potendo elaborare le sostanze organiche necessarie al loro sviluppo, le traggono da altri organismi divenendo così dei parassiti o istituendo una simbiosi mutualistica vantaggiosa per entrambi.

Con quali piante istituiscono un rapporto di simbiosi i tartufi?
I Tartufi instaurano il loro rapporto di simbiosi con diverse varietà di piante, tra le più frequenti segnaliamo la Quercia, la Roverella, il Tiglio, il Carpino, il Salice, il Pioppo e il Nocciolo.

Quali terreni sono adatti per lo sviluppo del tartufo?
Il Tartufo nero (Tuber melanosporum – Tuber aestivum) vegeta soprattutto nei terreni calcarei, generalmente anche con elevato contenuto di argilla, di consistenza leggera e friabile, prevalentemente risalenti all’era del Secondario (Mesozoico). Il Tartufo bianco (Tuber magnatum pico) cresce con preferenza nei terreni marnosi del Miocene o del Pliocene, preferibilmente in luoghi freschi come ad esempio lungo fossi e fondovalle, ma anche nelle radure dei boschi, in quei posti mai stati lavorati dall’uomo.

A quali quote altimetriche vegetano i tartufi?
Generalmente i Tartufi vegetano fino ad una quota altimetrica di 850-900 metri.

Quali sono le principali varietà di tartufi commestibili?
In ordine di pregio gastronomico e quindi di importanza, i Tartufi migliori sono: Il Tartufo bianco pregiato o trifola bianca (Tuber magnatum pico) – il Tartufo nero invernale (Tuber melanosporum) commercializzato in Italia con il nome di “Nero pregiato di Norcia o di Spoleto”, conosciuto in Francia come “Truffe du Pèrigord” – Il Tartufo nero estivo (Tuber aestivum) meglio conosciuto con il nome di “scorzone” per la sua scorza ruvida, conosciuto in Francia come “Truffe d’etè” – Il Tartufo bianchetto o “Marzuolo” (Tuber albidum)

Cominciamo con il dire che, contrariamente a quello che molte persone credono, il tartufo non e affatto tipico solo del Piemonte, benché in questa regione se ne trovino di buona qualita e di bell’aspetto. Il Tartufo e infatti molto diffuso in Romagna, in Toscana, in Umbria, nelle Marche, oltre che in Campania, in Veneto e Lombardia. Contrariamente a quello che avviene nelle tartufaie dove vegeta il tartufo nero, nelle tartufaie di tartufo bianco non si assiste ad una scomparsa o diradamento delle vegetazioni erbacee e quindi nessun segnale ne fa rilevare o sospettare la presenza.

Un tipico bosco da tartufi I tartufi bianchi piu profumati sono quelli che nascono in simbiosi con piante di quercia e di tiglio, con polpa marrone i primi e screziata di rosso i secondi. Il Tartufo bianco pregiato (Tuber magnatum pico), a differenza del nero pregiato, vegeta nei terreni marnoso-calcarei e marnoso-argillosi del Terziario sia nel miocene che nel pliocene, in luoghi preferibilmente umidi e freschi come lungo i fossi, i canali e i torrenti.

Nelle zone ricche di pietre e sassi di solito si cavano tartufi di forma piu irregolare e globosi, mentre nei terreni piu friabili lo sviluppo naturale del tartufo da luogo a forme piu regolari e lisce e quindi di maggior valore commerciale.

Tartufi e tartuficoltura: note tecniche per un buon
impianto.

L’impianto di una tartufaia coltivata  richiede una precisa progettazione dell’intervento al fine di non eseguire lavori e sostenere spese inutili.
In taluni terreni utilizzando piantine non adeguatamente micorrizate, non si potrà sperare in alcuna produzione di tartufi commerciabili. In ogni caso, non c’è mai la certezza di ottenere una quantità minima di tartufi dalla tartufaia coltivata; molto variabile è anche il periodo necessario all’inizio della produzione.


Terreno adeguato

Ogni specie fungina ha le proprie esigenze ambientali. Ad esempio il tartufo nero ha esigenze diverse dal bianco. La specie di tartufo, anche se presente in purezza e in quantità sufficiente al momento della messa a dimora, nel tempo può diminuire drasticamente o essere sostituita da altri funghi già presenti nel terreno se le caratteristiche ambientali e pedologiche soddisfano meglio le necessità di questi ultimi. Prima dell’impianto il coltivatore deve perciò provvedere ad accurate analisi chimico-fisiche del terreno (tessitura, struttura, dotazione minerale e organica, ecc.) e verificare che temperature e piovosità siano adeguate alle specie vegetale e fungina desiderate.

Qualità delle piante

La micorrizazione consiste nella simbiosi tra funghi che vivono nel terreno e radici assorbenti della pianta (ad esempio scorzone-nocciolo). Ogni pianta può, però, contrarre tale simbiosi con molte specie fungine diverse, non necessariamente tartufigene. L’impianto dev’essere quindi effettuato esclusivamente con piante sufficientemente micorrizate con la sola specie di tartufo che s’intende coltivare. Altri funghi simbionti, spesso più rustici e comunemente presenti nel terreno, entrano in competizione con la specie tartufigena e spesso ne impediscono la permanenza sulla pianta.

L’adeguatezza della micorrizazione (percentuale d’apici micorrizati, omogeneità di micorrizazione, assenza di specie diverse da quella desiderata) di tutte le piante acquistate dev’essere garantita per iscritto dal produttore. Tale documentazione dev’essere conservata dall’acquirente nel caso di future controversie.

Sesto d’impianto

La produzione di tartufo dipende dall’assolazione del terreno circostante le piante.
Per questo motivo le piante non devono essere troppo fitte.
Indicativamente, si suggerisce una densità non superiore a 400-500 piante per ettaro.

Cure colturali

Allo scopo di soddisfare le esigenze della pianta e del fungo devono essere sempre garantite un’adeguata idratazione e aerazione del terreno.
Si devono perciò prevedere eventuali impianti di drenaggio o d’irrigazione, zappettature superficiali, potature e diserbo manuale.

Tempi di produzione

La produzione di tartufi richiede alcuni anni. Indicativamente, una tartufaia coltivata può iniziare la produzione dopo 6-8 anni dall’impianto.

TARTUFI E TARTUFICOLTURA: NORME DI COMPORTAMENTO DEL RACCOGLITORE

La tartufaia controllata è quella costituita su terreni dove crescono tartufi allo stato naturale, incrementata e sottoposta a miglioramenti colturali, quali il decespugliamento, la conversione delle specie tartufigene arbustive in alto fusto, la potatura delle piante, il drenaggio, il governo delle acque superficiali ed ogni altro intervento ritenuto utile.

Viene invece definita tartufaia coltivata quella costituita da impianti realizzati ex novo mediante la messa a dimora di piante preventivamente micorrizate e successivamente sottoposte alle medesime cure relative alle tartufaie controllate.

COMPORTAMENTO NELLA RACCOLTA:
Avere sempre con sé il tesserino rinnovato (è valido in tutta Italia)
Rispettare i periodi di raccolta previsti dalle leggi regionali
Per raccogliere in altra Regione informarsi delle specifiche norme vigenti
Utilizzare nella raccolta solo gli attrezzi previsti dalla legge
Richiedere l’autorizzazione all’Ente gestore per la raccolta nel territorio demaniale forestale regionale e nei parchi
Rispettare la proprietà privata
Rispettare gli altri raccoglitori e i loro cani
Rispettare l’ambiente boscato dove si riproducono i tartufi

Fonti:
http://nuke.areaeuganea.it/Portals/0/DEPLIANT.pdf

http://www.deliziatartufi.com

Si ringrazia per l’assistenza

la Sig. ra Olga Urbani Ownership/Managment Gruppo Urbani Tartufi
s.s. Valnerina Km. 31,300
06040 Sant’Anatolia di Narco (PG)
Web site
e-mail olga@urbanitartufi.it
ph.  00390743613171
Fax. 00390743613035

Il Gruppo Urbani Tartufi da quattro generazioni è nel campo dei tartufi, in un tramandarsi di tradizioni, di usi e di costumi, da una vita all’altra, arricchendo le conoscenze sul tartufo , con il contributo di ognuno dei personaggi che si sono succeduti nel corso degli eventi. Oggi, grazie all’estrema passione per questo speciale prodotto ed al grande carisma che accompagna da sempre la Famiglia Urbani , il Gruppo detiene la leadership mondiale assoluta del tartufo, con una media annua che si aggira intorno alle 100 Tonnellate di prodotto finito.
L’azienda propone  una larga gamma di prodotti: dal tartufo bianco ( Tuber Magnatum Pico), il tartufo nero (Tuber Melanosporum Vitt), il tartufo nero estivo (Tuber Aestivum Vitt) alla vastissima gamma di prodotti tartufati, come le differenti salse a base di tartufo, gli oli aromatizzati, i cioccolatini al tartufo bianco e nero, il carpaccio, le tagliatelle ed i tortellini al tartufo ecc…

6 Comments on this Post

  1. Salve!
    Non ho capito, però, se è possibile coltivare i tartufi anche in serra.
    Potete chiarirmi questo punto?
    Grazie.
    Sara

  2. no, ma è possibile in serra produrre piante ‘tartufigene’ micorizzate con spore.
    Queste poi andranno poste a dimora in una zona idonea all’aperto, dove daranno vita ad una tartufaia.
    Queste piante sono acquistabili direttamente da vivai specializzati in questo settore.

  3. michele lagrotta

    desidero realizzare una tartufaia nel mio terreno cerco collaborazione il mio cell 3468200208

  4. Stefano

    Ho trovato un manuale dove spiega nel dettaglio quali sono le rese di una tartufaia
    http://www.coltivaretartufi.it/resa-economica-di-una-tartufaia-coltivata/

    Voi che ne pensate?

  5. Molto interessante ti ringrazio per il link, a breve aggiorneremo l’articolo!

  1. By Coltivare funghi Porcini | on 20/09/2010 at 17:37

    […] No, ma è abbastanza complicato da ricordare da vicino la coltivazione del tartufo. […]

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