Agricoltura biologica

agricoltura biologica, cos’è e come riconoscerne i prodotti. regole e leggi. agricoltura biodinamica, sinergica, permacultura.

Innanzitutto cos’è precisamente la coltivazione biologica?
Ancora oggi c’è grande confusione attorno ad un termine tanto diffuso quanto abusato.
L’agricoltura biologica prevede lo sfruttamento delle naturali risorse del suolo con l’apporto di interventi limitati e senza l’utilizzo di prodotti di sintesi od organismi geneticamente modificati.

In questo va tenuto conto dell’ecosistema agricolo nel suo insieme e dell’importanza del mantenimento e della promozione della biodiversità.

Il nuovo regolamento che raccoglie gli obblighi dei prodotti a marchio Biologico entrerà in vigore nel Gennaio 2009, abrogando il precedente. Ecco cosa dice:

I ministri dell’agricoltura dell’Unione europea hanno raggiunto un accordo politico su un nuovo regolamento relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici, che semplifica la materia sia per gli agricoltori che per i consumatori. L’uso del marchio biologico UE è reso obbligatorio, ma può essere accompagnato da marchi nazionali o privati. Un’apposita indicazione informerà i consumatori del luogo di provenienza dei prodotti.

Potranno avvalersi del marchio biologico solo i prodotti alimentari che contengono almeno il 95% di ingredienti biologici, ma i prodotti non bio potranno indicare, nella composizione, gli eventuali ingredienti biologici. Resta vietato l’uso di organismi geneticamente modificati ed ora verrà indicato espressamente che la presenza accidentale di OGM in misura non superiore allo 0,9% vale anche per i prodotti bio. Rimane invariato l’elenco delle sostanze autorizzate in agricoltura biologica. La nuova normativa apre inoltre la possibilità di aggiungere ulteriori disposizioni sull’acquacoltura, sulla vitivinicoltura, sulle alghe e sui lieviti bio. Nella seconda fase di questo processo di revisione del quadro normativo, sulla base del nuovo regolamento, le rigorose modalità di applicazione vigenti verranno trasposte dal regolamento preesistente al nuovo regime.

Il nuovo regolamento presenta le seguenti caratteristiche:

* esplicita gli obiettivi, i principi e le norme di produzione dell’agricoltura biologica, lasciando allo stesso tempo una certa flessibilità per tenere conto delle condizioni locali e dei vari stadi di sviluppo;
* assicura che gli obiettivi e i principi si applichino ugualmente a tutte le fasi della produzione biologica animale, vegetale, di acquacoltura e di mangimi, nonché alla produzione di alimenti biologici trasformati;
* chiarifica la disciplina in materia di OGM, reiterando in particolare l’assoluto divieto di utilizzare OGM nella produzione biologica e precisando che il limite generale dello 0,9% per la presenza accidentale di OGM autorizzati si applica anche ai prodotti biologici;
* colma la lacuna legislativa per effetto della quale la presenza fortuita di OGM in misura superiore allo 0,9% non impedisce attualmente la vendita di un prodotto etichettato bio;
*rende obbligatorio il marchio UE per i prodotti biologici di origine comunitaria, consentendo tuttavia l’uso complementare di marchi nazionali o privati, al fine di promuovere il “concetto comune” di produzione biologica;
* autorizza norme private più rigorose;
* garantisce che siano etichettati bio soltanto gli alimenti contenenti almeno il 95% di ingredienti biologici;
* autorizza l’indicazione degli ingredienti biologici nella composizione dei prodotti non biologici;
*non contempla il settore della ristorazione privata e collettiva, ma autorizza gli Stati membri a regolamentare questo comparto, in attesa di un riesame a livello UE nel 2011;
* potenzia l’approccio basato sul rischio e migliora il sistema di controllo, allineandolo al sistema ufficiale di controllo vigente nell’UE per la generalità delle derrate alimentari e dei mangimi, ma mantenendo anche controlli specifici per la produzione biologica;
* istituisce un nuovo regime permanente d’importazione, in virtù del quale i paesi terzi possono esportare sul mercato dell’UE a condizioni identiche o equivalenti a quelle applicabili ai produttori dell’UE;
* prescrive l’indicazione del luogo di provenienza dei prodotti, anche per quelli importati che recano il marchio UE;
* apre la possibilità di aggiungere ulteriori disposizioni sull’acquacoltura, sulla vitivinicoltura, sulle alghe e sui lieviti biologici;
* lascia invariato l’elenco delle sostanze autorizzate in agricoltura biologica, prescrive la pubblicazione delle richieste di autorizzazione di nuove sostanze e sottopone a un sistema centralizzato la concessione di eccezioni;
* dà luogo alla trasposizione delle modalità di applicazione dal regolamento precedente al nuovo, con particolare riguardo all’elenco delle sostanze, alle norme in materia di controllo e ad altre disposizioni applicative.

Nel 2005, circa 6 milioni di ettari sono stati coltivati secondo il metodo biologico o riconvertiti alla produzione biologica nell’UE a 25. Ciò rappresenta un aumento di oltre il 2% rispetto al 2004. Nello stesso periodo il numero di produttori “bio” è cresciuto di oltre il 6%.

(Fonte: Commissione Europea http://europa.eu)

In realtà il termine biologico è ingannevole: in agricoltura infatti c’è sempre un processo biologico, attuato da un organismo vegetale.
Termini più chiari e corretti sarebbero agricoltura organica, o ecologica, a sottolineare l’impegno profuso nella conservazione delle risorse naturali e nella produzione con basso impatto ambientale. Per realizzare un tale progetto si adottano accorgimenti quali la rotazione delle colture, l’impiego di fertilizzanti organici, la lotta ai parassiti con antagonisti naturali e sostanze vegetali.

Chi sceglie un’alimentazione biologica lo fa spesso per motivi di coscienza ecologica.
Infatti l’impatto sulla salute non è mai stato provato scientificamente, anche a causa dei metodi di trasporto e di conservazione che seguono le stesse logiche industriali in ogni caso, abbattendo così la qualità nutrizionale dei prodotti.

Nonostante il prezzo maggiore dei prodotti quello del biologico è un mercato in espansione lenta ma costante, spinto anche dai recenti scandali alimentari.
Appoggiato finanziariamente dall’Unione Europea, è un tipo di investimento molto frequente in Italia nonostante la relativamente scarsa diffusione dei prodotti certificati biologici.
Se egli Stati Uniti o in Giappone sono presenti supermercati specializzati e alimentari bio col marchio delle principali catene di distribuzione, nel nostro Paese bisogna affidarsi al canale del negozio dedicato o direttamente all’agricoltore.

Produzione integrata

In definitiva l’agricoltura biologica altro non è che un approccio razionale ed ecologico ma al contempo produttivo alla coltivazione.
Una versione meno un po’ più sbarazzina e meno codificata è la produzione integrata, che non esclude l’impiego di mezzi chimici, ma limita la scelta a principi attivi a debole impatto ambientale, da impiegare solo in caso di accertata necessità.

In questo caso il ricorso a risorse di sintesi è previsto solo in caso di esaurimento o insufficienza delle risorse naturali, per mantenere alto il rendimento delle colture.
E’ ammesso l’uso di fertilizzanti minerali, purché in dosi e modalità ridotte e con particolare rispetto dell’ambiente (prevenzione dell’inquinamento da dilavamento e contaminazione delle falde).
La lavorazione del terreno è volta a preservarne la struttura con interventi minimi, anche di tipo tradizionale, che riducano l’erosione e il dissesto.
Anche in caso di infestazione o malattia, dopo avere tentato rimedi naturali è permesso un ricorso centellinato ai prodotti chimici e ai fitofarmaci.

L’agricoltura integrata è dunque un metodo ad alta produttività in cui vige il concetto della limitazione dei danni, frutto della mediazione tra il biologico e il convenzionale. Non è regolamentata se non regionalmente e i controlli sono spesso carenti, organizzati dai comuni o da associazioni private.
Ne deriva che il marchio apposto sui prodotti non ha alcun valore, e spesso viene abusato a fini puramente commerciali.

Alcuni sostengono che quella integrata sia la sola forma sostenibile di agricoltura commerciale, mediando tra le esigenze dell’industria e il diritto del consumatore ad avere prodotti il più sani possibile.

Agricoltura biodinamica e naturale.

Sebbene si tratti di tecniche diverse, sono accomunate da un approccio più filosofico alla coltivazione.

L’agricoltura biodinamica punta a prodotti che rispettino l’ecosistema sulle basi degli insegnamenti del filosofo esoterista Rudolf Steiner.
Il punto fermo è la considerazione di un unico sistema formato dal suolo e dalla vita che prospera su di esso.
Prendendo alcune teorie comuni all’omeopatia (la diluizione esasperata dei nutrienti), basa buona parte riuscita sul compostaggio con elementi particolari e da effettuarsi con accorgimenti, e sull’utilizzo di sostanze inusuali preparate seguendo pratiche codificate e succussioni. Le semine poi seguono rigorosamente lo spostarsi della Luna e di alcuni pianeti.

L’agricoltura naturale nasce dalle teorie dell’agronomo Fukuoka Masanobu e consiste nell’apportare il minor numero di interventi possibili.
Niente potature dunque, o concimazioni, o smuovimenti del terreno, ma solo semina e raccolto.
Per ottenere dei risultati è concesso un piccolo utilizzo di fertilizzante da spargere direttamente sulla superficie del terreno e, per restituire quanto si è tolto alla terra, tutti gli scarti vanno lasciati al loro posto, raccogliendo solo il minimo indispensabile e consentendo così una rudimentale pacciamatura.

Nei campi si possono inserire insetti antagonisti per combattere le infestazioni e si lasciano erbe (soprattutto leguminose) sul terreno affinché fissino l’azoto e limitino l’erosione (tecnica del sovescio).

Sebbene si sentano spesso nominare, anche fuori luogo, queste tecniche che abbiamo voluto accennare sono concettualmente opposte alla produzione industriale e il loro utilizzo è in buona parte ideologico o religioso.

2 Comments on this Post

  1. L’agricoltura 100% biologica è made in Bhutan. E’il primo paese ad adottare un approccio del genere. Un piccolo inizio…

  1. By Lotta biologica fatta in casa | on 16/09/2009 at 17:48

    […] di quelli dannosi. Evitando l’uso di pesticidi potremo conferire a noi stessi il titolo di coltivatori biologici e avere la soddisfazione di avere rispettato una volta in più l’ambiente. Inoltre nel caso […]

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