Riflessioni sull’irrigazione delle piante

Riflessioni sull’irrigazione delle piante

Qual è la frequenza di irrigazione migliore per il mio sistema? È una domanda che ci viene posta spesso e alla quale è difficile dare una risposta. Non esistono risposte facili, ma soltanto una corretta: quando la pianta ne ha bisogno!

Qual è la frequenza di irrigazione migliore per il mio sistema? È una domanda che ci viene posta spesso e alla quale è difficile dare una risposta. Non esistono risposte facili, ma soltanto una corretta: quando la pianta ne ha bisogno! Sia la frequenza di irrigazione sia, in misura minore, la quantità di acqua da impiegare, dipendono da molte variabili esterne che complicano ulteriormente la faccenda, perciò il coltivatore deve applicare un approccio “visivo” alle sue tecniche di coltivazione.

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Si tratta di un aspetto che può realmente fare la differenza tra un bravo e un cattivo coltivatore. Quando passiamo da una collocazione naturale a una artificiale e iniziamo a esigere prestazioni eccellenti dal raccolto che produciamo, per il coltivatore si apre il vaso di Pandora. Si tratta fondamentalmente di cambiare la relazione idrica tra pianta, mezzo e coltivatore. Per risolvere questo problema, il settore ha creato una varietà di substrati e sistemi. La risposta alla domanda “Qual è quello più indicato per me?” dipende totalmente da che tipo di coltivatore siete. Comprendere come le varie parti interagiscono permette di individuare il metodo probabilmente darà i risultati migliori in combinazione con il vostro stile. Se modifichiamo l’approccio all’irrigazione tenendo conto di tutte le variabili che le nostre piante potrebbero incontrare e che sono peculiare della nostra situazione, otterremo i migliori risultati possibili. L’unica variabile che non abbiamo la facoltà di controllare è un coltivatore incapace di adattare le proprie tecniche di coltivazione – o di progettare il proprio sistema di produzione – in funzione di queste limitazioni.

IL TETRAEDRO DELLA COLTIVAZIONE:

Iniziamo la nostra disamina sull’irrigazione accettando un dato di fatto: la buona maturazione di una pianta dipende è vincolata al rispetto del Tetraedro della coltivazione. I lati del Tetraedro sono formati dalle quattro componenti primarie di una buona coltivazione. Ogni lato ha la stessa importanza e va ottimizzato in modo tale che si integri alla perfezione con gli altri. Come potete vedere, alla base della piramide c’è l’acqua (in soluzione o pura), perché si trova anche in tutti i lati. La selezione della pianta (plant selection) determinerà l’ambiente radicale (root environment) e di conseguenza il sistema o il substrato da usare, nonché l’ambiente superficiale (top environment) di cui avrete bisogno (lati 2, 3 e 4). Ricordate che per comporre il Tetraedro sono necessari tutti e quattro i lati, ognuno dei quali influenza gli altri.

La pianta è il primo lato e la prima cosa da decidere. Quello che volete coltivare determina il modo in cui lo coltiverete; l’ambiente radicale e quello superficiale da usare dipendono dalla pianta scelta. Inoltre, le scelte del coltivatore sono legate alla sua conoscenza del sistema, della pianta, dei punti di forza e di debolezza e degli altri due lati. Non ha senso coltivare pomodori se non c’è abbastanza luce. Allo stesso modo, è inutile piantare orchidee quando la soluzione d’acqua è scarsa. Pur essendo possibile coltivare la lattuga nella torba o nella fibra di cocco, si può farlo anche in un sistema NFT, che ridurrà tempi, costi e area necessaria per la coltivazione. Il fatto di poter coltivare efficacemente la lattuga nella propria area di coltivazione non significa che si possa coltivare il cavolo cappuccio, a meno che non si abbassi la temperatura dell’area. Scegliete con attenzione la pianta, sia il tipo che la varietà, perché ognuna è diversa dalle altre e risponderà in modo diverso.sistema-aeroponico irrigazione delle piante giardinaggio indoor

Il secondo lato è l’ambiente radicale, che determina il sistema da impiegare nella coltivazione. Quale si armonizzerà meglio con gli altri lati? Il sistema determina l’ambiente radicale o il substrato da usare, ovvero il modo in cui ci prepariamo alla coltivazione pianta e in conserviamo acqua, nutrimento e aria per essa. Le radici lavorano in maniera diversa rispetto alla parte superiore o superficiale della pianta, pur essendone sempre influenzate. Il substrato serve a fornire supporto sia fisico che materiale alla pianta. Il tipo di substrato viene stabilito normalmente dalle esigenze della pianta e del coltivatore. Mentre i substrati misti con o senza terriccio offriranno una riserva di nutrimento e acqua a lungo termine, sostenendo fisicamente la pianta e semplificando così la vita del coltivatore, può rivelarsi economicamente più vantaggioso coltivare la lattuga in contenitori riempiti di torba. Le radici hanno anche bisogno della proporzione corretta aria/acqua nel substrato a seconda del tipo di pianta. E non dimenticate che, per sopravvivere, tutte le radici hanno bisogno di ossigeno. Le piante non hanno polmoni e neanche un vero e proprio apparato circolatorio atto al trasporto di ossigeno dalle foglie alle radici. L’ossigeno si deve diffondere attraverso il tessuto della pianta. Mentre le piante carnivore necessitano di poca aria, a cactus e piante succulente ne serve molta. Gran parte delle piante ricade nel substrato. Temperatura costante e umidità corretta sono fattori chiave nello sviluppo e nel funzionamento delle radici e sono influenzati dal tipo di substrato impiegato.
L’ambiente superficiale (top environment) è tutto quanto è visibile della pianta al di sopra della linea del terreno. Per permettere a una pianta di crescere, l’ambiente superficiale deve avere la temperatura corretta. Intensità della luce (incluse composizione, durata e penetrazione), aria (le componenti gassose, il movimento e il rapporto) e umidità relativa sono parti integranti di questo ambiente che, in misura minore, comprende anche agenti patogeni e sollecitazioni esterne. Se tutti questi aspetti non sono in equilibrio, la pianta non fiorirà. Le piante assimilano gli atomi di carbonio, il principio vitale, solamente dall’aria presente in superficie, tramite l’anidride carbonica (CO2). Non è tanto l’effetto di una componente a fare la differenza, quanto piuttosto il modo in cui tutti queste componenti si combinano, compreso il lato finale, l’acqua.

L’acqua, il solvente universale, è il lato finale del nostro Tetraedro, la base. Consideratelo in senso lato dall’atomo individuale al complesso ammasso che trasporta i nutrienti fino alle radici e successivamente al fusto e al resto della pianta. L’acqua svolge un’azione essenziale in tutti i lati, sotto forma di umidità nell’ambiente superficiale, spostando i nutrienti e sostenendo altre attività nel substrato, controllando direttamente tutte le attività nella pianta e trasportando i nutrienti necessari nelle cellule. Per essere funzionare correttamente, ogni lato deve avere la giusta quantità di acqua. È indispensabile nelle fasi iniziali della fotosintesi e in quelle finali della respirazione. Deve soddisfare le esigenze della pianta. Le piante che preferiscono terreni secchi non vanno coltivate in idrocoltura, mentre le piante acquatiche non vanno tenute in terreni secchi. La composizione chimica dell’acqua ne determina le prestazioni e deve essere equilibrata per funzionare a dovere. Una pianta normalmente si adatterà a eventuali limitazioni negli altri lati del nostro Tetraedro di coltivazione (ok, non sarà altrettanto rigogliosa e produttiva, ma può sopravvivere e moltiplicarsi, l’unico vero scopo di ogni pianta), ma non tollererà una carenza di acqua. Limitate l’apporto di acqua e le funzioni della pianta diminuiranno fino a cessare, obbligandola alla quiescenza o uccidendola. La gestione dell’acqua è la cosa più difficile da insegnare e la più facile da sbagliare.orkin tennessee sottotetto giardinaggio indoor led 6

Come si traduce tutto questo in termini pratici? Rimuovete un lato del Tetraedro e nulla funzionerà. Trascurate un lato e, anche se tutti gli altri sono a posto, la pianta ne risentirà. Modificate un lato in termini di quantità, qualità, composizione e disponibilità e per compensare tale variazione dovrete modificare almeno un altro lato. Le informazioni sulle esigenze di una pianta in merito a ogni lato sono note e le tecnologie attuali permettono di realizzare tutto in modo soddisfacente. La domanda che rimane in sospeso è: “Un coltivatore è in grado di reperire tutte le informazioni necessarie per una super pianta dati il tempo, la conoscenza e il budget a sua disposizione, il suo carico di lavoro e la sua indole?”.

PARAMETRI:
Ora vediamo di capire e accettare un paio di punti chiave e regole pratiche.
Tanto per cominciare, i sistemi di radici erbacee necessitano di un’umidità costante pari a quasi il 100%, altrimenti le radici avvizziscono all’apice. L’apice delle radici è molto piccolo e suddiviso in tre zone. La lunghezza è variabile e dipende da molti fattori, tra cui varietà della pianta, temperatura, livelli d’acqua precedenti e altro ancora. L’apice delle radici assorbe quasi tutti i minerali e l’acqua. I peli radicali facilitano questa assunzione e si trovano nella terza e ultima zona. Dopo la terza zona il tessuto della radice inizia a lignificare e diventa meno accessibile ad acqua e nutrienti. Se uccidete gli apici, la radice deve rigenerarne uno prima di andare avanti.

Le radici crescono in risposta alle zone di impoverimento. Si tratta di aree in cui la radice ha assorbito tutti i minerali e l’acqua presenti. Quando il materiale non viene sostituito, la radice di allunga per cercarne altro. Le radici devono crescere. Quando acqua e nutrienti sono abbondanti, l’apparato radicale non si sviluppa in equilibrio con la parte aerea della pianta e si presenta pertanto una condizione di scarso apporto di carboidrati, che indebolisce la pianta. Lasciate alla pianta il tempo di asciugarsi e utilizzare così tutti i minerali presenti. Attenzione però a non lasciarla asciugare troppo, altrimenti si manifesterà una condizione nota come sottoalimentazione cronica. Gli apici delle radici avvizziscono anche se si limita ulteriormente lo sviluppo della pianta.

Un’irrigazione eccessiva porta le radici a essere sempre immerse nell’acqua e quindi impossibilitate a ossigenarsi. È più una questione di tempo e drenaggio che di volume. Con la possibile eccezione della coltura in acque profonde (DWC), una cosa ordinata ma abbastanza inutile per tutti tranne che per i coltivatori più esperti. Non lasciate mai le radici immerse per più di 20 minuti, altrimenti anche in questo caso si verificherà qualche avvizzimento all’apice. Ricordate, le radici hanno bisogno di ossigeno, che filtra attraverso la superficie. Un substrato ben drenato permette di applicare acqua per periodi più lunghi (con la tempistica giusta), perché l’acqua in eccesso viene drenata rapidamente dal substrato una volta terminata l’applicazione. I substrati scarsamente drenati richiedono tempi di applicazione molto più brevi (ma la velocità di applicazione deve essere più lenta per l’assorbimento), perché serve più tempo per drenare l’acqua in eccesso dalla superficie delle radici. I substrati scarsissimamente drenati sono inadatti, perché la velocità di applicazione deve essere molto lenta e, dato il tempo di drenaggio, è impossibile irrigare in terreno in maniera uniforme.Hidro-2 irrigazione indoor giardinaggio indoor

La regola pratica per stabilire il livello di salute della radice e le esigenze di irrigazione di un sistema è che un metro quadrato di parte aerea, coperto di foglie, utilizzerà 4-6 litri di acqua al giorno. Le nuove piante, o le parti aeree non completamente coperte di foglie, utilizzeranno in media circa 3 litri al giorni. Questo vale indipendentemente dal fatto che ci siano 2 o 20 piante per metro quadrato. Costruite un sistema capace di fornire questa quantità ad ogni irrigazione e per la durata desiderata senza ulteriore rimescolamento. Utilizzare questo dato per scoprire se le piante stanno crescendo bene. Se viene usata meno acqua, forse le radici sono in difficoltà, oppure l’umidità è troppo elevata o la temperatura è troppo bassa, e così via.

Quando dovete progettare il ciclo di irrigazione per un raccolto composto da più di una pianta, basate i tempi su una media di tutte le piante. Ad esempio, occorre irrigare gran parte dei substrati (eccetto nella coltura aeroponica) quando circa il 50% del volume totale d’acqua è stato utilizzato. Impostate i vostri sistemi automatici in modo che si accendano quando il 50% del raccolto è pronto. Per fare ciò, mantenete tutto uguale: mezzo, età e dimensione della pianta, esposizione alla luce, correnti d’aria e così via. Soprattutto, fate in modo che il raccolto si sviluppi in modo uniforme.

Con un substrato organico o inerte, irrigate quando si esaurisce il 50% dell’acqua applicata l’ultima volta. In alcuni casi, il coltivatore può pesare il contenitore asciutto, irrigare finché inizia il drenaggio e pesarlo di nuovo. La differenza equivale alla capacità del contenitore. Irrigate quando la bilancia raggiunge la metà di questa quantità persa. Dopo aver piantato, lo stesso vale per le fasi preliminari. Dopodiché il coltivatore dovrebbe essere in grado di vedere se la pianta ha aumentato il peso, perciò se continuate a pesare, non dimenticatevi di prendere in considerazione anche l’aumento di peso!

Con un sistema aeroponico dovete essere bravi a giudicare quando la superficie delle radici ha esaurito l’idratazione libera senza scendere molto al di sotto di un’umidità pari al 100% (aria). Dovrete monitorare costantemente questa situazione, specialmente se le radici sono esposte all’aria libera.

Le radici preferiscono il buio e cercano di crescere lontano dalla luce. Mantenetele più lontane possibile dalla luce in sistemi composti da PVC sottile o camere d’aria.

Ricordate di non mettere troppa acqua in un contenitore dorati di fori per il substrato e il drenaggio. Ad esempio: avete un vaso da 9 litri, non importa se applicate 5 o 40 litri nell’arco di 5 minuti (se il substrato non defluisce), dopo dieci minuti nel contenitori ci sarà sempre la stessa quantità. Questo è un altro punto molto importante.

I cicli di irrigazione vanno regolati durante il periodo “notturno”, perché le piante usano meno acqua che durante il periodo “diurno”. Non dimenticate che il ciclo buio è fondamentale per lo sviluppo della pianta. Questo vale per le giornate nuvolose o periodi di umidità elevata. I substrati che trattengono molta acqua, come torba o lana di roccia, non necessitano quasi mai di essere irrigati durante la notte. Ma assicuratevi di avviare il ciclo di irrigazione nella prima o nell’ultima mezz’ora di luce. I sistemi aeroponici o l’argilla espansa necessitano di irrigazione infrequente durante la notte.

IN SINTESI:
L’irrigazione manuale è il sistema più semplice ed economico di tutti. Il coltivatore si occupa personalmente di ogni aspetto: tiene in mano il tubo, aziona manualmente una valvola che distribuisce l’acqua tramite un sistema di irrigazione composto da gocciolatori (dripper), spray o altri dispositivi di emissione, tra cui sprinkler e tubi flessibili. In questo modo si ha il controllo totale, a patto di prestare attenzione e applicare la giusta quantità di acqua a ogni contenitore o pianta. Se un coltivatore usa contenitori da 14 litri con terriccio, 2 litri d’acqua non sono sufficienti. Irrigate sempre finché non ottenete almeno il 20% di drenaggio; in questo modo si garantisce una saturazione totale e i sali accumulati defluiscono.

Ma per applicazioni precise dovete utilizzare un sistema che applica un dato volume di acqua in ogni punto, e per fare ciò è necessario un sistema automatico. Progettare il sistema in base ai requisiti idrici. Iniziate con l’acqua da inserire in un contenitori nel tempo stabilito per fare sì che le radici non rimangono sommerse oltre il tempo consigliato. Poi selezionate un gocciolatore del tipo e della profondità adatta al vostro contenitore. Contate quanti gocciolatori vi servono per il sistema e progettate tubi e pompe in modo da fornire questa quantità totale di acqua alla pressione necessaria per il corretto funzionamento del gocciolatore. Scegliete poi un serbatoio di dimensioni tali da garantire che questa quantità sia disponibile ad ogni irrigazione e questo è sufficiente a coprire il numero di applicazioni necessarie tra un cambio di serbatoio e l’altro. Ricordate che il volume deve essere uguale per ogni gocciolatore, perciò assicuratevi che la pressione necessaria in tutto il sistema e il volume fornito siano disponibili per ogni gocciolatore, e calcolate un margine di errore. Ricordate che a un aumento della pressione corrisponde una diminuzione del volume. Se dovete erogare un minimo di 3 bar in un sistema e 500 litri al minuto, dovrete usare una pompa in grado di reggere tale carico.

Per i sistemi estremi come la coltura in acque profonde (DWC), dovrete tenere pulita la zona della radice per non contaminare la soluzione d’acqua e mantenere satura l’aria mediante tecnologie di aerazione, come le pompe pneumatiche. I sistemi aeroponici devono soddisfare gli stessi requisiti, ma vengono spenti solo per brevi periodi e vanno utilizzati al buio. Lo stesso vale per i sistemi Hydroton o ad argilla espansa, ma il tempo di spegnimento è più lungo, perché i granuli mantengono l’acqua in superficie, consentendo di avere un periodo di umidità elevata più lungo a livello delle radici.

Tutti i sistemi presenti attualmente sul mercato ricadono in due categorie: automatici e manuali. Il tempo e gli sforzi necessari per l’irrigazione sono le considerazioni principali. Tutto il resto è relativo all’impianto idraulico. In parole povere, l’obiettivo è fornire acqua alle radici nel momento e nel punto giusto. Tutto il resto è una questione di comodità o precisione. Perciò ci sono due categorie e svariati sistemi. I migliori sono i più semplici.

L’irrigazione manuale dall’alto è la migliore, specialmente per filtrare i sali, e si può ottenere mediante spruzzatori, a patto che vengano irrigati tutti i contenitori. Il metodo “flood and drain” non è tra quelli preferiti dall’autore per applicare una soluzione d’acqua, ma in una certa misura funziona. Includete sempre una sessione di filtraggio per ridurre i sali che non defluiscono dal contenitore ma si spostano in alto. L’irrigazione a goccia è perfetta per substrati non troppo arieggiati, ma dipende dal movimento laterale per la saturazione della zona radicale e fa poco per risciacquare il substrato. Gli sprinkler sono ottimi, ma solo se le piante (e l’edificio) sono in grado di gestirli. Inoltre, sono in vigore severe restrizioni sulla loro modalità di funzionamento. Ricordate, malattie e contenitori persi sono spesso il risultato di questo tipo di sistema, che spreca anche tantissima acqua, dispersa in aria o traboccata. Gli spruzzatori sono il sistema più flessibile per quasi tutti substrati, ad eccezione dell’aria, in cui si consiglia l’impiego di un nebulizzatore. Si possono utilizzare per erogare l’acqua sulla superficie del substrato, assicurando irrigazione uniforme e buon filtraggio.

È difficile condensare 30 anni di esperienza in un “breve” articolo, ma se seguirete queste linee guida, otterrete risultati eccellenti, risparmierete denaro e vi toglierete parecchie soddisfazioni come coltivatori. L’elemento chiave di tutta questa discussione siete voi, i coltivatori. Il coltivatore è l’ago della bilancia dell’intero sistema e il successo o il fallimento sono totalmente nelle sue mani.

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