Il processo di clonazione vegetale

di Christian Cantelli

Una continua produzione di fiori o frutti e nuove pianticelle ogni settimana senza dover acquistare nuovi semi, a volte rari o costosi; mantenere negli anni una particolare pianta, anche se a ciclo breve. Come fare?
La risposta è nella tecnica della clonazione vegetale, o taleaggio.

Una talea è il ramo di una pianta fatto radicare e diventare una pianta a se’.
Per produrre talee dovremo innanzitutto selezionare una o più piante da cui ricavarle: naturalmente selezioneremo le piante più promettenti, più robuste e dalle crescita più vigorosa, in quanto ogni talea/clone ne sarà l’esatta copia. Le piante destinate alla produzione di cloni sono dette piante “madri”, sarà bene quindi sceglierle accuratamente.

Una pianta madre dovrà essere mantenuta allo stato vegetativo, a 16/18 ore di luce e con una dieta a base di azoto. Potremo predisporre un piccolo spazio adibito appositamente ad ospitare le madri a lungo termine, con una luce al neon, una fluorescente bianca o un bulbo agli ioduri metallici (metal halide: MH). Non servirà molto spazio, in quanto le madri tenderanno a mantenere dimensioni ridotte, ma servirà una sufficiente quantità di luce ed un adeguato ricambio d’aria.
Nel caso si ricerchino piante di un particolare sesso, per esempio femmina, dovremo far tornare una pianta fiorita allo stato vegetativo, tagliando tutte le infiorescenze e buona parte delle radici e mettendola a 16/18 ore di luce bianca, oppure, disponendo di alcune giovani piante miste maschio/femmina non ancora fiorite e quindi non riconoscibili prenderemo un clone da ognuna e dopo averlo contrassegnato, fatto radicare e fiorire, vedremo il sesso della relativa madre e scarteremo il sesso indesiderato; tra le rimanenti poi le migliori diverranno le nostre produttrici di talee. Il secondo metodo riduce di molto il rischio di produrre fenomeni di ermafroditismo sia nella madre che nei cloni in quanto purtroppo ogni pianta soggetta ad un tipo di stress quale il processo di rivegetazione può esserne soggetta. Inoltre una pianta che non è mai stata in fioritura sarà più stabile e più difficilmente soffrirà per la mancata fioritura. Le piante infatti producono particolari ormoni durante la fioritura che rimangono nell’organismo e quindi anche nelle talee.

Selezionata la nostra madre aspetteremo che essa produca rami con almeno tre internodi, i migliori rami saranno quelli più legnosi piuttosto che erbacei, possibilmente con presenza di nuove gemme sull’apice. Sarà bene utilizzare forbici di precisione ben affilare e pulite, la pulizia è molto importante poiché  i batteri eventualmente presenti sulle mani o sugli attrezzi potrebbero compromettere la salute della talea.
Taglieremo un rametto con un taglio netto diagonale avendo cura di lasciare almeno un internodo sulla pianta madre cosicchè possa poi in futuro ricostruire un altro ramo nello stesso punto. Dal ramo ottenuto taglieremo le foglie/rami dall’internodo più basso, più superficie senza corteccia sarà esposta più probabilità di radicare avrà la talea. Spesso sarà opportuno “sbucciare” delicatamente il gambo del rametto e spesso, se non sempre, le nuove radici spunteranno proprio in corrispondenza del taglio all’internodo.
Esistono sul mercato vari prodotti per la radicazione di talee, in polvere e gel. In generale i prodotti in gel hanno una maggiore probabilità di successo, in quanto il gel si distribuirà più uniformemente e si “attaccherà” al clone più tenacemente.
Immergeremo il nostro rametto adeguatamente preparato nel gel/polvere radicante e lo pianteremo.
Per sistemare le nostre talee useremo I jiffy di cocco o i cubetti di lana di roccia, i quali a loro volta potranno essere messi in una serretta o in un sistema idroponico.
I jiffy o cubetti dovranno essere stati precedentemente irrigati con una soluzione a ph regolato contenente possibilmente un prodotto nutritivo fito-stimolante. Per le talee sarà opportuno tenere un basso livello di EC, meglio se circa 0,6 mS/cm2 e comunque sempre inferiore a 1,0 mS/cm2. Per i jiffy di cocco manterremo il ph del liquido tra 5,8 e 6,2 mentre per i cubetti potremo tenere un regime leggermente più acido, ma comunque mai inferiore a 5,5.
Dopo aver delicatamente infilato il gambo della nostra talea nel suo jiffy o cubetto metteremo la stessa a dimora nel suo spazio di radicazione; per i cloni si può utilizzare una varietà di sistemi per la radicazione.
Esistono in commercio alcune validissime vasche idroponiche ed aeroponiche che garantiscono risultati eccezionali ma se non si dispone di tali mezzi una serretta, possibilmente riscaldata, è un ottimo strumento.
Il calore stimolerà ed accelererà la produzione di radici, ma attenzione a non raggiungere temperature troppe elevate. Le piantine dovranno rimanere in un’atmosfera molto umida in quanto per i primi giorni, finchè non siano formate abbastanza radici, la talea prenderà l’acqua che le necessita dalle foglie. Un ambiente col 70-90% di umidità e 22-26°  di temperatura favorirà una rapida radicazione. In molti casi sarà necessario tagliare i bordi delle foglie più grandi del clone per evitare un’eccessiva traspirazione, e sarà altresì necessario rimuovere via via le foglie che eventualmente presenteranno segni di necrosi o ingiallimento.
Se tutto è stato fatto a dovere le prime radici spunteranno entro poco tempo, da cinque giorni ad una settimana, tuttavia alcuni tipi di piante richiederanno tempi maggiori: i cloni andranno mantenuti umidi e nutriti per tutto il periodo necessario. A tale scopo esistono anche nutrimenti per la radicazione da somministrare sotto forma di spray fogliare.
Ogni clone una volta radicato diventerà una pianta a sé, ogni clone prelevato dalla stessa madre avrà esattamente le sue stesse caratteristiche, il metabolismo e la resistenza non solo della madre ma anche dei suoi “fratelli”. Ogni caratteristica peculiare della madre sarà ripetuta all’infinito nei suoi cloni e se la madre sarà mantenuta allo stadio vegetativo per lungo tempo essa produrrà un numero incalcolabile di copie di se stessa.
Potremo fare vegetare i cloni per un periodo assimilabile a quello di una piana cresciuta da seme e la faremo fiorire in seguito. In tal caso per avere una maggiore ramificazione è consigliabile rimuovere la gemma apicale subito dopo la radicazione o addirittura all’atto di fare il clone.
Altrimenti, per una produzione costante di fiori, faremo fare ad ogni talea un breve ciclo di vegetativa per formare un adeguato apparato radicale e dopodiché le metteremo direttamente in fioritura. Ogni clone si svilupperà omogeneamente con gli altri e non richiederà lo stesso spazio necessario per una pianta adulta, se ne potrà quindi fare una coltivazione intensiva e rapida.
Cosa c’è di meglio di poter mantenere negli anni la nostra pianta preferita e farla fiorire all’infinito?

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