Il pH nelle coltivazioni domestiche

di Christian Cantelli

Coltivando indoor prima o poi saremo costretti ad affrontare problemi o situazioni legate al livello di PH dell’acqua di irrigazione o del terreno. Per quest’ultimo i problemi sono relativi, in quanto esso assolve ad un’importante azione “tampone” nei riguardi delle fluttuazioni del PH, la situazione cambia radicalmente invece allorché si decida di passare ad un sistema idroponico.
Prima di tutto specifichiamo cos’è il PH esattamente: la scala che misura l’indice di acidità/alcalinità di una sostanza. Parte da 1 ed arriva a 14 dove 1 è la sostanza più acida possibile mentre 14 la più alcalina. A 7, cioè a metà, si trova il PH cosiddetto neutro. La scala è algoritmica, il che significa che il livello PH 5 è dieci volte più acido del PH 6 e quindi 100 volte più di PH 7, questo è già un indice di come le fluttuazioni di PH non siano un fenomeno trascurabile.

Il punto cruciale da sottolineare, ed il principale motivo per cui a noi interessa il PH dell’acqua irrigua, è che la disponibilità dei micro e macro nutrienti varia a seconda del livello di PH dell’acqua. (vedi tabella).

Per fare un esempio a PH 8,5 avremo una discreta disponibilità di Potassio (K) ma non avremo Ferro (Fe) e Fosforo(P). Se le nostre piante non riceveranno una dose equilibrata dei vari elementi ad esse necessari si creeranno presto scompensi e disturbi, le piante ad un determinato livello di PH non assorbiranno alcuni elementi i quali saranno presenti ad una concentrazione via via sempre maggiore nel liquido irriguo in un concatenarsi di conseguenze; partendo da una soluzione dal PH non ottimale si potrebbero venire a creare situazioni dannose per la pianta in breve tempo. Nell’esempio riportato in foto una soluzione di PH 8 ha portato ad una evidente carenza di Ferro (Fe), dimostrata dalla clorosi delle foglie.

Per far sì che le nostre piante abbiano a disposizione e ricevano la giusta dose di nutrienti il PH dovrà rimanere entro una determinata “fascia”. Come già detto in precedenza la regolazione del PH varia a seconda del substrato, in terra il PH della soluzione nutritiva si dovrebbe attestare indicativamente tra 6 e 7, per il cocco la maggior parte dei produttori di fertilizzante consiglia uno scarto tra il 5,8 e il 6,2 mentre in idroponica si tende ad usare preparazioni leggermente più acide che dovrebbero rimanere tra 5,5 e 5,8.

Per regolare il PH dovremo innanzitutto misurarlo: tutti i fertilizzanti, gli ormoni ed i prodotti aggiunti all’acqua modificheranno il PH dell’acqua in vario modo, doveremo quindi effettuare la misurazione sempre dopo aver aggiunto tutti gli elementi del nostro liquido d’irrigazione.
In linea di massima comunque l’acqua dell’acquedotto pubblico è molto più spesso basica che acida tranne nel caso in cui essa non provenga da una cisterna. Sarà molto più comune quindi dover abbassare il livello del PH piuttosto che doverlo alzare.
Per misurare il PH esistono sia test manuali che tester elettronici, ovviamente i test manuali sono meno precisi e pratici, ma sicuramente meno dispendiosi, e saranno più adatti a un coltivatore in terra, mentre per un uso più mirato e costante come quello di un coltivatore in idroponica quelli elettronici risulteranno quasi indispensabili.

Prendiamo ad esempio una vasca idroponica, per preparare la soluzione aggiungeremo acqua ed i fertilizzanti necessari e quindi effettueremo la misurazione del PH. Se avessimo PH 8 dovremo abbassare tale valore fino a 5,5 quindi dovremo abbassare il Ph, acidificare, di 2,5. Per fare ciò esistono i prodotti cosiddetti PH-down, disponibili presso i Grow-shops sia liquidi che in polvere. Sarà bene, soprattutto le prime volte per prendere dimestichezza col procedimento, avanzare per tentativi, aggiungere un piccolo quantitativo di acidificatore e ricontrollare il Ph dopo aver mescolato bene. Continuare finché non avremo raggiunto il PH necessario. Con un po’ di pratica, se si utilizzeranno sempre la stessa acqua e gli stessi fertilizzanti e ci segneremo o terremo a memoria di volta in volta quanto PH-down abbiamo usato, col tempo diventerà molto semplice regolare il PH.

E’ bene far presente che il liquido irriguo reagirà in modo diverso ai modificatori di PH a seconda della sua densità. Per abbassare il PH dell’acqua demineralizzata ad esempio servirà molto meno PH-down di quanto ne servirebbe per abbassare degli stessi gradi l’acqua del rubinetto (spesso ricca di minerali e calcio). Se poi si dovesse preparare in anticipo la soluzione e lasciarla “riposare” (utile se usando acqua dell’acquedotto si debba far evaporare il cloro) sarà bene regolare il PH successivamente a tale procedimento e non in precedenza.
Un elemento piuttosto “pesante” che spesso contribuisce a mantenere stabile il PH del liquido irriguo è ad esempio il Potassio (K).
Esistono inoltre complessi minerali da aggiungere nelle vasche idroponiche concepiti proprio per questo scopo.
La stabilità del PH è un elemento chiave per il successo, dato che un sistema idroponico perderebbe la sua praticità se fossimo costretti a dover controllare e regolare costantemente il PH del liquido irriguo. Oltretutto le fluttuazioni di PH sarebbero molto dannose per le piante: sarà bene quindi fermare gli impianti a circolazione continua se dovessimo immettere liquido non regolato nella cisterna e regolarlo prima di rimettere in funzione il tutto.

NB: Si sconsiglia vivamente l’uso di rimedi fai-da-te per modificare il PH dell’acqua o del terreno in ambito domestico a meno che non si sappia bene quel che si sta facendo. Aggiungere cenere sulla superficie del terriccio inacidisce sì ma può causare una grave intossicazione delle piante data dagli elementi presenti in essa, aggiungere bicarbonato di sodio per alzare il PH fa in modo che si creino sali nell’apparato radicale che impediscono l’assorbimento di qualsiasi sostanza da parte dello stesso. Aggiungere succo di limone abbasserà solo temporaneamente il PH ma presto, essendo organico degraderà ed il PH fluttuerà inesorabilmente.

Controllare e regolare il PH ad ogni irrigazione per la terra e con regolarità per l’idroponica consentirà alle nostre piante di avere a disposizione la quantità ottimale di micro e macro elementi e la possibilità di assorbirli in modo efficace garantendo una migliore, più rapida e più produttiva crescita.

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