Coltivare peperoncini nella lana di roccia

in collaborazione con fatalii.net

Uno dei tanti metodi per coltivare in idroponica prevede l’uso di un substrato di lana di roccia, versatile e gestibile, che offre la possibilità di monitorare al meglio le piantine.
Questo articolo intende aiutare i novelli coltivatori ad iniziare al meglio le loro colture.

Avvio Indoor

Come la vermiculite, l’argilla espansa e altri materiali inorganici, la lana di roccia è un medium neutro ed inerte che non contiene nessun nutriente, ma con un alto potere di assorbimento e mantenimento dell’acqua.
Come il nome suggerisce la lana di roccia è costituita da roccia disciolta dal calore e solidificata successivamente in fibre all’interno di appositi contenitori, che viene successivamente tagliata nelle pratiche forme che il nostro garden di fiducia ci offre, come la classica lastra, i cubi in varie dimensioni e i pannelli.
E’ importante ricordare che solo la lana di roccia commercializzata specificamente per uso ortobotanico può essere utilizzata nella coltivazione, e che quella venduta per altri scopi, ad esempio come isolante, è trattata con sostanze chimiche e olii che ucciderebbero le piante.
La scelta di questo materiale è dettata anche dal fatto che anche quando è saturo d’acqua mantiene una grande quantità di aria fra le sue fibre, scongiurando così il pericolo di marcescenze nelle radici; inoltre è un substrato sterile, che non sembra gradito ai funghi infestanti, facile e leggero da maneggiare e che non sporca.
Ovviamente c’è anche il rovescio della medaglia, ad esempio il fatto che un medium neutro richiede un costante monitoraggio dei valori del pH, ma soprattutto la necessità di attenersi a qualche semplice regola.

Sicurezza

Sebbene la teoria secondo la quale il rockwool sarebbe cancerogeno sia stata smentita da parecchio, è bene prendere le dovute precauzioni per evitare l’effetto irritante che questo materiale ha quando è manipolato a secco.

Ricordiamo dunque che è buona norma spruzzarlo con acqua prima di maneggiarlo, indossare guanti ed evitare di respirarne la polvere, in quanto le fibre hanno un’azione meccanica sulla pelle e sulle vie respiratorie che possono causare arrossamento, prurito, ed irritazioni.

Sapore

Bene, stabilito come procedere facciamo una piccola premessa riguardo a diffusi pregiudizi sul gusto dei prodotti ottenuti idroponicamente.
Molte persone associano il classico pomodoro “che non sa di niente” o la verdura acquosa alla coltura fuorisuolo, dimenticando che il fattore che più influisce sul sapore è la genetica scelta.
Il prodotto economico del supermercato infatti è solitamente un cultivar veloce, che matura in fretta, ottenuto badando al soldo per avere frutta e verdura bella da vedere, resistente alle malattie e al trasporto, spesso raccolta acerba e maturata in bui container.
E’ ovvio che con queste premesse non avremo mai nel piatto saporite prelibatezze ma solo insipidi vegetali, siano cresciuti essi in idroponica o nel migliore terriccio.
Una pianta cresciuta con abilità e cura da un buon giardiniere idroponicamente avrà un aroma senza nulla da invidiare alla coltura organica bio, pronto nella metà del tempo.

pH ed EC

Se avete quindi deciso di diventare un buon coltivatore idroponico la prima cosa di cui preoccuparsi è del nutrimento delle piantine: per sapere se state lavorando correttamente è basilare monitorare i valori di pH ed EC.

La sigla pH (potentia hidrogenii) indica il grado di acidità della soluzione nutritiva. Un valore di 7.0 determina una soluzione neutra, mentre con un pH di 0.0 sarebbe totalmente acida e con pH 14  totalmente basica.
Nella coltivazione in terra il valore ottimale si aggira intorno al 7, ma in rockwool è preferibile un valore compreso tra 5.5 e 6.5, in modo che i nutrienti siano facilmente assimilati dalle radici.
Con un pH inferiore a 5 le piante iniziano a soffrire, e sotto a 4.5 le radici vengono irrimediabilmente danneggiate.

EC significa electrical conductivity, ovvero conducibilità elettrica, e permette di misurare la quantità di sali disciolti attraverso la capacità di una soluzione come conduttore elettrico: L’acqua distillata ha un valore EC di 0.0.
Per i peperoncini adulti è consigliabile mantenere l’EC tra 1.4 e 1.8, mentre le piantine appena germinate e le talee vanno tenute in valori compresi tra 1.0 e 1.2.

Rilevando valori superiori a 2.0 abbiamo un chiaro indizio di sovrafertilizzazione, verificabile anche dai sintomi della pianta, come arrotolamento e necrosi delle foglie, che presentano punte brune e morte. Utilizzando un substrato inerte come la lana di roccia abbiamo la certezza che non altererà in nessun modo i valori che ci interessano.

Attrezzatura necessaria

Alla luce di quanto appena detto sono è indispensabile procurarsi un misuratore del pH e uno dell EC ( o una versione combinata) che ci permetteranno un perfetto controllo della soluzione nutriente; senza di essi il fallimento è praticamente assicurato perché sarebbe impossibile contrastare le fluttuazioni dei valori. La marca che consiglio -economica e affidabile- è Milwaukee.

Altrettanto indispensabili sono i nutrienti, specifici per idroponica: mai utilizzare per nessuna ragione fertilizzanti generici o pensati per altri substrati o sostanze estranee valide nella coltura in terra (sangue di bue, gusci d’uovo, cenere).
In idroponica infatti, essendo un tipo di coltivazione “pulita” sono assenti i funghi e i batteri utile alla decomposizione di tali fertilizzanti che finirebbero per marcire.
Per tenere sotto controllo il pH è necessario dotarsi anche di apposite soluzioni condizionanti, chiamate solitamente pH down e pH up, anche se solitamente l’acqua del rubinetto tende ad essere troppo basica per via degli elementi disciolti in essa, rendendo così necessario il solo utilizzo di un prodotto acidificante (pH down).
Per dosare i vari prodotti procuratevi qualche dosatore e pipetta graduata, o siringa, assicurandovi che abbiano una scala comprendente i millilitri.
Peri nutrimenti, i pH down-up e i dosatori la mia marca di riferimento è General Hydroponic Europe.

Qualità dell’acqua

Inizialmente sarà bene determinare la qualità dell’acqua a disposizione, dura (con alte percentuali di calcio e magnesio) o morbida.
L’acqua dura ha un pH e un EC elevati: è necessario controllarla regolarmente ed abbassare i valori con il pH down, ma si può risparmiare tempo e fatica con un serbatoio capiente (intorno ai 40 litri) che basterà per una settimana e mezzo / due.
In rari casi di acqua con grandi concentrazioni di carbonati può essere veramente difficoltoso mantenere il pH stabile, ma si può rimediare attrezzandosi con un filtro ad osmosi inversa.

La soluzione nutritiva

Come abbiamo detto il rockwool non contiene nessun nutrimento, quindi sarà il coltivatore a somministrare quanto la pianta necessita aggiungendolo all’acqua a pH controllato.
Nella scelta dei fertilizzanti bisogna leggere le etichette e badare che nel set primario di nutrienti figurino gli elementi NPK, ovvero nitrato, fosforo e potassio (Nitrate, Phosphorus e Kalium).
Inoltre un buon prodotto segnalerà la presenza di tutti i nutrienti secondari utili.
Nella mia esperienza personale trovo particolarmente apprezzabili i fertilizzanti tricomponenti, composti appunto da tre bottiglie contenenti ognuno una formula diversa, due delle quali riferite ad un diverso stadio della crescita e la terza ricca di microelementi.
Utilizzando questo tipo di fertilizzazione sarà possibile avere completo e diretto controllo su ogni fase dello sviluppo della pianta: radicazione, fase vegetativa, fase di fioritura, produzione dei frutti.

Nel caso dei peperoncini a volte le ultime fasi possono sovrapporsi, perché capita che la pianta continui a fiorire anche durante la crescita dei frutti.
Ogni stadio ha specifiche esigenze, per cui nella radicazione aumenta il bisogno di fosforo, nella vegetazione quello di nitrati e potassio, durante la fruttificazione bisogna somministrare più potassio e diminuire i nitrati per mantenere le foglie sane.
Molti fertilizzanti per idroponica sono stati pensati per nutrire piante ad uso medico ed enfatizzano molto la fase della fioritura, con un focus sui principi attivi derivanti: nel nostro caso però quello che ci interessa è il frutto, per cui è bene iniziare con una dose dimezzata rispetto a quella indicata in etichetta, misurare l’EC e verificare che tutto sia nella norma.
Potremo poi procedere e sistemare il pH.
E’ altamente raccomandabile tenere nota di quello che facciamo, in modo da non essere costretti a procedere per tentativi avendo segnato le giuste combinazioni e le quantità adatte.
Se durante la coltivazione doveste correggere il pH ricordate di farlo sempre gradualmente, un cambiamento troppo repentino dell’acidità rovinerebbe la soluzione e danneggerebbe la pianta.

Preparare la lana di roccia

Per funzionare al meglio e conservare le proprie caratteristiche la lana di roccia deve essere condizionata prima dell’uso, preparate dunque una soluzione di acqua con un pH stabilizzato intorno al valore di 5.2, quindi immergetevi il rockwool e lasciatelo in ammollo 24 ore.
Questo assicurerà che l’acqua penetri in ogni fibra e stabilizzerà il pH del substrato. Ora lasciate defluire strizzando se è necessario, e bagnate infine con la soluzione nutritiva.

Annaffiature

La lana di roccia può essere utilizzata in sistemi Ebb and flow o con gocciolatore, ma non in Deep Water, dove le radici marcirebbero o soffocherebbero.
La scelta migliore resta la combinazione rockwool/gocciolatore, dove la soluzione può essere somministrata da una a molteplici volte in una giornata, in quantità tale da far defluire circa il 10-20% della soluzione stessa ad ogni innaffiatura in modo da eliminare indesiderati depositi di sali.
Ogni una o due settimane si bagneranno le piantine con acqua pura a pH stabile, per sciacquare eventuali residui.
Ovviamente si può procedere all’annaffiatura a mano, seguendo tempi e criteri vicini a quelli della coltivazione in terra. Nella fase di radicazione può essere d’aiuto lasciare asciugare un poco il cubetto di lana di roccia, perché le radici crescano di più alla ricerca dell’acqua.

La fase preparatoria della coltivazione in rockwool richiede un po’ di lavoro; dovranno essere effettuate parecchie misurazioni, in modo da conoscere perfettamente, nelle fasi avanzate, quali sono e come dovrebbero essere i valori della soluzione.
I campioni prelevati con una siringa dal cubetto risulteranno un po’ differenti dalla soluzione nel serbatoio, con pH più alto ed EC più basso.
Un EC alto significherà che c’è uno sgradito deposito di sali che deve essere immediatamente risciacquato via con acqua pura a pH stabilizzato.
Un pH alto invece ci dice che l’acqua non è stata adeguatamente corretta o sufficientemente decantata prima dell’uso e i carbonati l’hanno resa basica.

Trapianto

Uno dei maggiori vantaggi del substrato scelto è che possiamo direttamente prendere il cubetto dove la piantina è germinata e semplicemente infilarlo in un cubo più grosso, che a sua volta verrà posto sulla lastra.
Niente sporcizia e nessuno shock per la pianta dunque. Immediatamente dopo il trapianto è buona norma somministrare più fosforo e meno nitrati per incoraggiare la radicazione, tenendo sempre presente che nessun elemento va mai tolto del tutto o sorgeranno delle carenze.

L’articolo è online sul sito http://fatalii.net/

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