Test: pastiglie di CO2 a lento rilascio

co2di Christian Cantelli

Il test di Giardinaggio Indoor del mese si occupa di un nuovo rivoluzionario tipo di pastiglie di anidride carbonica a lento rilascio.

LA CO2
Innanzitutto è il caso di spendere due parole sull’uso della CO2 per una coltivazione domestica ed i suoi benefici: tutte le piante sono costituite da tre macro elementi fondamentali, Idrogeno, Ossigeno e Carbonio; I primi due elementi, presenti nell’acqua (composta da due molecole di Idrogeno ed una di Ossigeno) sono assorbiti dalla pianta tramite l’apparato radicale, mentre il Carbonio viene prelevato dall’aria. Nello specifico la pianta scompone le molecole di anidride carbonica (altrimenti detta CO2 dalla sua composizione molecolare o bi-ossido di Carbonio) tenendo una parte di Carbonio e rilasciando due parti di Ossigeno grazie al processo di fotosintesi clorofilliana.

L’USO
Saturare un microclima di anidride carbonica permetterà alla pianta di assorbire una maggiore quantità di carbonio e di conseguenza avere maggior materiale di costruzione disponibile per la sua crescita: un ambiente saturo di CO2 permetterà alle piante una crescita rapida e rigogliosa.
I sistemi professionali per la somministrazione di anidride carbonica comprendono solitamente una bombola di gas, un timer per regolarne il rilascio e possibilmente uno strumento per la misurazione della concentrazione del gas nell’ambiente. Le quantità ottimali di CO2 sono di circa da 1600 fino a 2000 parti per milione durante la fase vegetativa e tra 1000 e 1500 parti per milione durante la fase di fioritura. Per avere un’idea della quantità di CO2 necessaria per integrare quella normalmente presente in un ambiente chiuso e ristretto come potrebbe essere una tipica istallazione per la coltivazione domestica basti pensare che il livello medio di anidride carbonica solitamente si assesta tra le 300 e le 500 parti per milione. E’ bene inoltre far notare che in assenza di un adeguato sistema di ventilazione le piante esauriscono molto velocemente la scorta di anidride carbonica presente nella grow-room rimanendo presto a corto di carbonio. La crescita della pianta sarà quindi lenta e stentata.
Ad una maggior concentrazione di CO2 nell’ambiente deve corrispondere una più elevata temperatura in quanto il carbonio è più efficacemente metabolizzato in questo modo. Se una pianta ad esempio necessita di una temperatura di 24-26 gradi in presenza di un’elevata concentrazione di biossido di Carbonio la stessa pianta avrà bisogno di 30-32 gradi. Durante la fase di fioritura invece, essendo necessaria una minore concentrazione di anidride carbonica, le temperature potranno tornare tra i 26 ed i 28 gradi anziché degli ipotetici 22-24 gradi necessari con un’atmosfera non arricchita.
Un’ulteriore appunto da ricordare per il coltivatore domestico è che le piante, in presenza di una maggiore temperatura e di un metabolismo accelerato dalla saturazione di CO2 , avranno anche bisogno di una quantità maggiore di acqua e di fertilizzanti. Inoltre, se le piante sono allevate in coltura idroponica è bene far sì che esse ricevano anche un supplemento di Ossigeno tramite l’apparato radicale, aggiungendo una pompa con Ossigenatore o addizionando l’acqua di Ossigeno.

LE PASTIGLIE
Per una piccola coltivazione domestica non è sempre possibile avere a disposizione un impianto di somministrazione di gas professionale, ma si può comunque usufruire dei benefici dell’arricchimento dell’atmosfera utilizzando le pastiglie di anidride carbonica presenti in commercio. Queste pastiglie possono essere usate sia per somministrazione radicale nelle vasche idroponiche (le piante possono assorbire una percentuale del loro fabbisogno di CO2 tramite le radici) oppure essere disciolte in un recipiente d’acqua all’interno dell’ambiente di coltivazione per permettere al biossido di Carbonio in esse presenti di essere rilasciato nell’aria. Ovviamente più lento sarà il processo di rilascio del gas migliore sarà la diffusione e la saturazione dell’ambiente da parte dello stesso.

UN METODO PRATICO
Per poter sfruttare al meglio le pastiglie di anidride carbonica all’interno di una piccola coltivazione domestica si può procedere in questo modo: all’accensione delle luci le piante si “sveglieranno” ed apriranno gli stomi, questo è il momento di miglior e maggior traspirazione, e sarà il miglior momento per somministrare ad esse una dose di CO2. Sarà opportuno fermare temporaneamente l’impianto di areazione per evitare che il gas sia trascinato via, in questo modo avverrà anche un rapido aumento di temperatura che favorirà ulteriormente la metabolizzazione del Carbonio. Lasciando disciogliere una pastiglia o due in un recipiente basso e largo pieno d’acqua una dose di anidride carbonica sarà rilasciata nell’aria che ne diverrà quindi satura. Se le temperature non raggiungeranno picchi troppo elevati sarà opportuno lasciare l’impianto di areazione fermo per un paio d’ore per garantire un ottimale assorbimento del gas. Dopodiché si potrà riavviare la circolazione d’aria.
Questo piccolo trattamento garantirà alla pianta una crescita eccezionale ed un metabolismo accelerato, piccola spesa, grandi risultati.

UN PO’ DI MATEMATICA
Ma di quanta anidride carbonica c’è bisogno? Certo che con un misuratore di CO2 è tutto più semplice, ma in mancanza d’altro si può calcolare la quantità di gas necessaria a saturare la nostra grow-room.

1) Innanzitutto occorre calcolare il volume dello spazio di coltivazione moltiplicando altezza x larghezza x profondità.
2) Stimiamo una concentrazione di CO2 di 400 parti per milione e se dobbiamo raggiungere le ipotetiche 1500 parti per milione dovremo alzare la concentrazione di 1500-400=1100 ppm
3) Moltiplichiamo il volume della stanza per 0,0011 (1100 parti per milione uguale 0,0011) ed otterremo il volume di anidride carbonica necessaria per saturare l’ambiente.

Esempio: grow-room 100cm x 100 cm x 200cm volume 200 cm cubi moltiplicato 0,0011 dà 0,22 cm cubi di biossido di Carbonio necessari ad alzare la concentrazione da 400 a 1500 ppm.

IL TEST
Per il nostro test abbiamo provato la velocità di discioglimento di tre tipi di pastiglie di anidride carbonica. Le tradizionali sulla destra, a lento rilascio al centro ed il nuovo rivoluzionario tipo sulla sinistra. Presi tre bicchieri di semplice acqua del rubinetto alle 16:00 parte l’esperimento, per ogni recipiente un tipo diverso di pastiglia.
Sin dal primo minuto si nota quanto velocemente venga rilasciato il gas dalla pastiglia tradizionale, non solo, si nota anche quanto residuo lasci in superficie.
In un tempo record di 3 minuti e dieci secondi la pastiglia tradizionale è completamente disciolta, essa ha rilasciato molto velocemente tutto il gas.
La pastiglia a lento rilascio si comporta decisamente meglio con un’azione più lenta e graduale, mentre il nuovo tipo rilascia soltanto qualche bollicina per volta.
Dopo altri dieci minuti le pastiglie sono ancora entrambe in azione, ma la differenza tra le due comincia a diventare notevole, la sfida non assomiglia già più ad un testa a testa.
Oltre trenta minuti dopo l’immersione nell’acqua la pastiglia a lento rilascio sta ancora cedendo gas ma è ormai agli sgoccioli, un rilascio molto più lento è ormai evidente nel nuovo tipo di pastiglia, e quando l’orologio segna le 13:35 rimane una sola concorrente per il nostro test.
La pastiglia a lento rilascio ha agito comunque per oltre trenta minuti in più della pastiglia tradizionale, già un ottimo risultato.
Quindici minuti dopo la pastiglia di nuova generazione ancora resiste.
Alle 17:15 la pastiglia sale in superficie, poi scende, risale. In altri quindici minuti infine si dissolve definitivamente.
Ha resistito un’ora e trenta minuti, contro i tre minuti della pastiglia tradizionale ed i trenta di una a lento rilascio. Un risultato strabiliante.
Notiamo inoltre una quasi assenza di residuo in entrambe le pastiglie a lento rilascio se paragonate a quella tradizionale.

Una ulteriore piccola quantità di anidride carbonica sarà rilasciata dall’acqua nelle successive 2 o 3 ore, questo è il tempo necessario ad una completa evaporazione;
Un lento rilascio risulterà migliore per saturare progressivamente l’ambiente mentre la pianta metabolizza il carbonio, e la piccola ulteriore quantità di gas manterrà il livello ottimale per il tempo necessario. Un trattamento giornaliero con l’arricchimento dell’aria con CO2 ci garantirà risultati eccezionali con le nostre piante.

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