Piante carnivore (prima parte)

di Fabio D’Alessi
A.I.P.C. Associazione Italiana Piante Carnivore

Le piante carnivore sono piante che mangiano animali.

Sara’ vero? Definite cosi’ potrebbero sembrare degli esseri mostruosi e pericolosi. In effetti e’ cosi’, ma gli “animali” di cui queste piante si nutrono sono per lo più’ insetti non più’ grandi di una vespa o di un moscone.
Questo e’ il motivo per il quale spesso si usa il termine piante insettivore, senz’altro meno cruento e impressionante.

Per la verità’, le piante carnivore si nutrono di insetti per necessita’. Sono piante, infatti, che in natura vivono in ambienti particolarmente poveri di quei nutrienti necessari alla crescita di tutte le piante. Le ritroviamo in paludi, in torbiere acide, su rocce spoglie, abbarbicate su tronchi di altre piante, sott’acqua… Le piante carnivore riescono a sopravvivere in questi ambienti sterili e inospitali ricavando il loro nutrimento dagli insetti. In questo modo, anche se il terreno e’ sterile, queste piante riescono comunque a crescere e moltiplicarsi.

Molti pensano che le piante carnivore siano la sola “Venus acchiappamosche”, conosciuta da tutti.
Al contrario, ce ne sono altre. Anzi, molte altre. Esistono centinaia di specie, distribuite dal Sud Africa al Canada del Nord. Alcune sono tropicali, altre le troviamo in aridi deserti e altre ancora sulle cime delle nostre Alpi. Alcune sono piccole come la punta di uno spillo, altre lunghe metri e metri. Verdi e spoglie o vistose e coloratissime, acquatiche, terrestri, sotterranee, ce n’è’ per tutti i gusti. No, decisamente, le piante carnivore non si limitano alla sola “Venus acchiappamosche”, per quanto carina e affascinante essa sia.

Le piante carnivore non sono solo moltissime, ma anche molto diverse tra loro. Diversi sono i loro sistemi di cattura, e diversi i modi di uccidere e digerire le prede. Alcune sono dotate di trappole a tagliola, altre di tubi ripieni di liquido digestivo, altre ancora ricoperte di colla acida… in effetti e’ affascinante studiare tutti i meccanismi che queste piante hanno messo a punto per catturare le loro prede.

Molte sono le fantasie e i racconti che riguardano le piante carnivore, e non e’ raro trovare persone convinte che ne esistano di enormi, in grado di divorare cani e gatti, magari nascoste in qualche foresta tropicale. Tutto ciò’ e’ dovuto essenzialmente alla colossale ignoranza che circonda queste piante.

Anche e specialmente in Italia, questa ignoranza e’ spesso totale ed assoluta: il primo libro sulle carnivore e’ uscito solo nel 2002 e non c’era, fino a pochi anni fa, alcun punto di riferimento ne’ alcun gruppo di coltivatori o appassionati, niente. In questa desolante mancanza di tutto, l’unica sorgente di qualcosa di carnivoro sono i pochi negozietti e vivai in grado di vendere la mitica “venus acchiappamosche”. Anche in questo caso, pero’, la vendita e’ accompagnata da consigli di coltivazione assolutamente vaghi, pittoreschi e spesso errati: purtroppo gli stessi negozianti non ne sanno più’ degli ignari principianti e si limitano a dare quattro consigli in croce, magari accompagnandoli da raccomandazioni da finti espertoni (campane di vetro, cioccolata nelle trappole, inverno in casa e orrori simili).

Questa situazione, fortunatamente, sembra destinata a finire presto, grazie alla nascita dell’AIPC (l’Associazione Italiana Piante Carnivore), e alla diffusione di internet, che ha reso finalmente semplice e veloce la circolazione di notizie, dati e materiale tra gli appassionati.

Mettendo insieme tutte le informazioni che abbiamo appena letto, rivediamo quindi cosa sono le piante carnivore.

Le piante carnivore sono un vasto gruppo di piante, molto diverse tra loro, che vivono in ambienti poveri di nutrienti e che hanno quindi sviluppato la capacita’ di sfruttare insetti e altri piccoli invertebrati come sorgente alternativa di cibo. Hanno sviluppato diversi sistemi per attirare, catturare, uccidere ed assimilare le loro prede. Sono molte, sono diffuse su tutto il globo (spesso in paludi o torbiere), e sono generalmente molto poco conosciute.

Adesso che sappiamo meglio di cosa stiamo parlando, entriamo in qualche dettaglio sul loro riconoscimento e sulla loro coltivazione.

Primo riconoscimento

Con il termine riconoscimento (o determinazione) ci si riferisce al procedimento logico tramite il quale osservando una pianta qualsiasi si giunge a determinarne correttamente il binomio latino, o nome scientifico (per esempio ‘Bellis perennis’ per la comune margherita da campo). Da notare che il binomio latino e’ sempre composto da due parti, la prima sempre in maiuscolo che descrive il Genere e la seconda sempre in minuscolo che descrive la specie.

Riconoscere correttamente una pianta carnivora e’ un procedimento spesso difficile e laborioso. A volte ci vogliono molti anni e una gran dose di esperienza per riuscire a riconoscere correttamente una determinata pianta, e ci sono piante carnivore talmente simili tra loro che nemmeno i più’ esperti riescono a distinguerle con certezza senza un’accurata indagine al microscopio.

Lasciando quindi la determinazione specifica delle piante carnivore ai più’ esperti, possiamo pero’ riuscire, in cinque minuti, a farci un’idea delle piante carnivore esistenti e imparare a riconoscerle almeno a grandi linee. Non saremo in grado di distinguere una Sarracenia rubra alabamensis da una Sarracenia rubra gulfensis ma per lo meno saremo in grado, facendo un parallelo, di distinguere una rana da un cavallo.

Come detto, le piante carnivore hanno sviluppato diversi sistemi di cattura (o trappole) per piccoli invertebrati.

Proviamo quindi a dividere le piante carnivore in categorie a seconda del tipo di trappola.

Per ogni tipologia di trappola divideremo le piante a loro volta in generi ed eventualmente in specie. Ricordiamo che il binomio genere-specie e’ usato in tutti gli ambienti per identificare univocamente un organismo (esempio Homo sapiens per l’uomo). Nel caso delle piante carnivore, due piante appartenenti a due generi diversi sono spesso diversissime tra loro, mentre due piante appartenente allo stesso genere ma a specie diverse sono diverse tra loro ma non in maniera marcata.
Quindi, Sarracenia psittacina e Pinguicula vulgaris sono due piante assolutamente diverse tra loro (genere e specie diverse), mentre Drosera capensis e Drosera regia sono due piante molto simili.

Passiamo ora in rassegna quindi tutti i tipi di trappola delle piante carnivore, e per ogni tipo elenchiamo che piante esistono in natura.

–  Piante con trappola a tagliola

La trappola a tagliola e’ un meccanismo formato da una foglia modificata in modo da chiudersi a scatto quando viene sollecitata da un animaletto. La foglia si richiude sul malcapitato, intrappolandolo e soffocandolo. Nei giorni seguenti la cattura, la pianta secerne degli enzimi digestivi dentro la tagliola, che consumano la preda. E’ una trappola molto evoluta, e si riconosce immediatamente (aspetto tipico a tagliola).

Ecco l’unica specie dotata di trappola a tagliola. E’ la famosa Dionaea muscipula, comunemente chiamata “dionea” o “venus acchiappamosche”, di certo la pianta carnivora più’ nota.
In natura e’ diffusa negli Stati Uniti sudorientali, in terreni acquitrinosi e soleggiati. Predilige un clima simile al nostro, posizione in pieno sole, e inverni anche sottozero, durante i quali entra in uno stato di dormienza.

La dionea forma una rosetta schiacciata al terreno o con foglie sollevate e puo’ arrivare a 20-30 centimetri di diametro con decine di foglie. Le trappole possono essere lunghe 5-6 centimetri. Fiori semplici e poco vistosi, bianchi.

E’ l’unica pianta esistente al mondo con trappole a tagliola di questo tipo (a parte una rarissima specie acquatica), quindi quando vedete una pianta del genere, potete dire immediatamente “dionea!” e magari gonfiarvi il petto con il completo binomio latino Dionaea muscipula.

Un unico genere con un’unica specie: Dionaea muscipula.
Molto comune (anche se in natura rischia l’estinzione) e di facile coltivazione.

–  Piante con trappola a colla

Categoria molto vasta di piante carnivore in cui le foglie si sono modificate in modo da produrre una colla appiccicosa che intrappola gli insetti e li digerisce lentamente. Quello della colla e’ un sistema piuttosto semplice ma efficace per catturare le prede, ed e’ infatti utilizzato da molti generi diversi di piante carnivore. Questo tipo di trappola si riconosce facilmente passando un dito sulla superficie superiore di una foglia. Se al dito rimane attaccata una sorta di bava trasparente e appiccicosa, siamo davanti a una pianta carnivora di questo tipo.

Essenzialmente le piante carnivore con meccanismo a colla si dividono in due grandi categorie. Vediamole.

–  Trappola a colla — foglie con ghiandole invisibili

Le piante di questo tipo appartengono ad un solo genere, il genere Pinguicula. Queste piante presentano tutte foglie ricoperte di migliaia di peli microscopici e appena visibili a occhio nudo, che secernono un liquido simile a bava. Questo liquido ricopre le foglie formando un velo di colla. Quando un insetto cammina sulla foglia, vi rimane invischiato e il liquido lentamente scioglie e digerisce la preda.

La pianta ha un tipico caratteristico verde chiaro-giallino, ed ha un aspetto tutt’altro che carnivoro. Anzi, con le sue foglie morbide e spesse e i suoi fiori simili a violette sembra più’ una pianta grassa che una pianta carnivora. Nonostante questo le foglie delle pinguicole sono delle trappole veramente eccezionali e le pinguicole sono tra le piante carnivore più’ di successo, capaci di sterminare decine di piccoli insetti per foglia.

Pinguicula: unico genere con trappole a colla con ghiandole invisibili. Ha decine e decine di specie distribuite su tutto il globo e in molti ambienti. Esistono anche in Italia (Pinguicula vulgaris, Pinguicula alpina e altre).

Estremamente comuni e alcune di facile coltivazione. Pinguicula moranensis rappresenta una tipica pianta da principianti.

–  Trappola a colla — foglie con ghiandole ben visibili

In questo caso le foglie sono coperte di peli molto sottili che portano alle estremità’ delle specie di goccioline. Queste goccioline sono composte da varie sostanze che servono ad intrappolare, appiccicare e uccidere le prede, una volta catturate. Le foglie di questo tipo sono spesso dotate di una certa mobilita’, e quindi una volta catturata una preda non e’ raro vederle (nel corso di alcune ore) ripiegarsi e avvolgere la preda stessa.
Vediamone alcuni esempi:

Drosera spatulata, una pianta appartenente al genere Drosera.

Questa pianta in particolare forma una piccola rosetta di foglie larga fino a 7-8 centimetri, e adagiata a livello del terreno. Le foglie possono essere di colore verde, o rosso, o ramato. Predilige ambienti torbosi e in pieno sole, dove fiorisce continuamente, producendo abbondanti semi.

Drosera binata. Questa specie, al contrario di quella precedente, presenta foglie molto ramificate e sollevate da terra, formando una specie di ragnatela impenetrabile di veri e propri tentacoli ricoperti di colla. Il meccanismo di base (peli con gocce di colla) e’ lo stesso in entrambe le specie, ma la forma delle foglie e’ completamente diversa.

Esistono diversi generi di piante con trappole a colla e ghiandole ben visibili.
Vediamoli:

* Drosera: genere di enorme successo, con decine e decine di specie, sparse su tutto il globo e in tutti gli ambienti. Esistono specie australiane microscopiche e specie sudafricane molto grandi e vistose. Qualora vi troviate di fronte ad una pianta carnivora con trappola a colla e ghiandole ben visibili, siete quasi sempre in presenza di una drosera.
In Italia sono presenti Drosera rotundifolia, Drosera anglica e Drosera intermedia.
Alcune specie di Drosera sono comuni e di facile coltivazione, al contrario degli altri generi qui sotto elencati. La Drosera capensis e’ la specie in assoluto più’ indicata per i principianti.
* Idrosolubile Lusitanicum: unico genere, unica specie. Molto simile ad una drosera con fusto lignificato, e’ una pianta molto particolare e bella che vive in Spagna, Portogallo e Marocco. Rara.
* Byblis: genere con poche specie, tipico dell’Australia e della Nuova Guinea. Rare.
* Roridula: genere quasi estinto, con due specie, nativo del Sud Africa. Rarissime.

Quindi riassumendo: foglie appiccicose e bavose = trappola a colla.
Controlliamo le foglie più’ da vicino: se le foglie sono all’apparenza normali, con ghiandole invisibili siamo di certo davanti a una Pinguicula, se invece le foglie sono pelose con ghiandole ben visibili siamo quasi sempre davanti a una Drosera, raramente altri generi.