Idroponica ed economia: perchè sì, perchè no

di M.Bruna Zolin
Università di Venezia, Facoltà di Economia

Le coltivazioni senza suolo

L’imprenditore agricolo è definito, dall’articolo 2135 del Codice Civile (così come modificato dalla “legge di orientamento” D.Lgs: 18 maggio 2001, n, 228), come colui che esercita un’attività diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all’allevamento del bestiame e all’esercizio di attività connesse alle precedenti. Per coltivazione del fondo, per silvicoltura e per allevamento del bestiame si intendono le attività dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine. L’introduzione nella legislazione attuale del “… possono utilizzare il fondo…” fa sì che il legame un tempo indissolubile tra l’imprenditore agricolo e il fondo sia ora venuto meno.

Se le attività di allevamento (allevamenti intensivi), da oramai lunghi anni, hanno reciso il tradizionale legame tra fattori produttivi terra-capitale-lavoro è difficile pensare che alcune coltivazioni vegetali, indipendentemente dal quadro giuridico, possano avvenire senza il supporto del fattore terra. E’ questa una delle innovazioni che le colture idroponiche (coltivazione delle piante in acqua) e aeroponiche (coltivazione delle piante in aria) introducono.

La possibilità di coltivare le piante in assenza del terreno non è recente: i giardini pensili di Babilonia o i giardini degli aztechi in Messico sono solo alcuni esempi.
Le colture senza suolo, per certi versi assimilabili alle protette (serre), si basano sulla modificazione dell’ambiente alle esigenze specifiche della pianta. Il fuori suolo, inoltre, è una pratica colturale che permette coltivazioni intensive anche nel caso di suoli sono poco produttivi e/o con problemi legati alla fertilità o di scarsa disponibilità del fattore terra come nel caso di alcuni Paesi asiatici.
Ad ostacolare la diffusione del fuori suolo, tuttavia concorrono:

-la forte incidenza dei costi di produzione che risultano elevati (nonostante il risparmio del fattore terra) sia per quanto riguarda l’acquisto dei fattori produttivi a logorio parziale (strumenti, impianti) sia per quelli a logorio totale (fertilizzanti), se comparati ai tradizionali metodi di coltivazione;

-le tecniche ancora adatte a un numero piuttosto limitato di colture;

-i problemi ambientali derivanti dal riciclaggio degli input impiegati nella coltivazione.
Le coltivazioni Idroponiche

L’idroponia è l’arte di far crescere le piante nell’acqua. Può essere definita come la tecnica che consente lo sviluppo delle piante senza l’utilizzo del terreno, sostituito da un mezzo più o meno inerte (quale perlite, torba, pietra pomice, sabbia, ecc.), al quale viene aggiunta una soluzione nutritiva contenente gli elementi necessari alla pianta.
Pur descritta da geroglifici egizi risalenti a prima di Cristo, l’idroponica è diventata una tecnica a partire dal 1930, quando uno studioso dell’Università della California (W.F. Geriche) applicò le proprie esperienze di laboratorio su vasta scala. La prima applicazione pratica di rilievo risale agli anni Quaranta durante la seconda guerra mondiale. I militari americani, operando in zone molto disagiate, risolsero con l’idroponia il problema dell’approvvigionamento degli ortaggi freschi. Nonostante questa parentesi, la tecnica non ebbe grande diffusione. La sperimentazione “necessaria” ha, tuttavia, il pregio di dare il via alla ricerca e allo sviluppo di una vasta gamma di tecniche di coltivazione, specialmente a partire dagli anni Settanta, molte delle quali hanno trovato un’estesa applicazione su scala commerciale in diversi paesi.
I sistemi idroponici di maggiore successo sono quelli che si avvalgono di un substrato che prevede l’impiego di materiali alternativi al terreno destinati a sostenere le piante. Tra i più utilizzati si ricordano:

-La torba: deriva dalla decomposizione di alcune specie vegetali e si caratterizza per problemi di smaltimento molto contenuti, considerata la sua facile degradabilità, e per bassi costi di impianto e di gestione;

-La perlite: è un particolare tipo di roccia vulcanica, capace di espandersi sino 20 volte rispetto al suo volume originario, ha un ottimo drenaggio ed ossigenazione;

-La lana di roccia (o grodan): è una roccia vulcanica (basalto), che, opportunamente trattata, arriva a raggiungere un volume circa 90 volte superiore a quello iniziale. Ha, tuttavia, lo svantaggio di creare notevoli problemi di smaltimento a fine ciclo di coltivazione;

-La fibra di cocco: tra i più pratici ed efficienti, è ecologica e riciclabile; a differenza della torba con il passare dei mesi rimane soffice favorendo così un più facile sviluppo.

L’idroponia permette, dunque, di recuperare aree di coltivazione svantaggiate nelle zone climatiche sfavorite, di superare le difficoltà legate alla diminuita fertilità dei terreni, di ampliare i calendari di raccolta con una continuità dell’offerta e di ottenere una migliore standardizzazione del prodotto.
Per contro, gli ostacoli possono essere sintetizzati in problemi di natura economica e in problemi ambientali e logistici.

Sotto il profilo economico si deve ricordare che le attuali metodologie idroponiche comportano sprechi di terreno (le cosiddette tare improduttive), che possono arrivare fino al 40-50% della superficie protetta, elemento che, unito agli elevati costi di realizzazione e gestione degli impianti, si traduce in un non trascurabile aumento dei costi di produzione.
Tra i fattori ambientali, il rilascio nel terreno degli elementi chimici inquinanti in seguito all’utilizzo di soluzioni nutritive a perdere e il difficile smaltimento dei materiali di sostegno utilizzati sono i principali ostacoli.

Rientrano tra i fattori logistici i sistemi in grado di far fronte al marciume radicale dovuto alla carenza di ossigeno alle radici e alla formazione di alghe. Altri problemi sorgono poi nella preparazione tecnica degli addetti per la conduzione della coltivazione.
Nonostante gli ostacoli descritti, alcune potenzialità fanno presagire un consistente sviluppo. Tra queste si citano: i tassi crescenti di innovazione tecnologica, i progetti di sviluppo per i Paesi in Via di Sviluppo, la minor disponibilità di terra per gli aumentati fenomeni di desertificazione e di urbanizzazione.
Per diffondere e risolvere i problemi che gli operatori agricoli incontrano nella gestione delle coltivazioni idroponiche si deve, tuttavia, poter disporre di un adeguato servizio di assistenza tecnica, capace di guidare gli agricoltori nell’applicazione di questi nuovi sistemi e di mettere a punto sistemi gestionali semplici ed economicamente efficienti (capaci di ridurre l’elevato costo degli investimenti e di formazione degli operatori).

A livello mondiale, in anni recenti, l’idroponica ha registrato grandi progressi come mezzo di produzione intensiva. Il paese leader è l’Olanda che, oltre a destinare una notevole superficie a tale tecnica colturale, vanta un’indiscussa tradizione in questo settore. In Gran Bretagna, Francia, Belgio e Giappone il senza suolo è una realtà conosciuta. In Spagna e Grecia è in fase di forte espansione. Da alcuni anni anche in Italia è cresciuto l’interesse verso questi sistemi di coltivazione. La superficie delle colture idroponiche di 40-50 ettari nel 1990, è andata rapidamente aumentando. Attualmente si stimano circa 400 ettari: le zone più importanti sono in Veneto e in Trentino per la fragola, in Sicilia ed in Sardegna per il pomodoro, in Toscana, Liguria, Lazio e Campania per la gerbera e la rosa.
Coltivazioni Aeroponiche

L’aeroponia è una tecnica di coltivazione avanzatissima, con elevate rese produttive. Le piante sono poste su appositi pannelli forati destinati solamente a sorreggere la pianta. Lo sviluppo e la crescita avvengono in tubi di plastica attraverso i quali passano le soluzioni nutritive: le radici delle piante sono esposte all’aria e non hanno alcun tipo di contatto con substrati, naturali o artificiali.
Il tempo di crescita della pianta, indipendente dalle stagioni (ciclo continuo), è lo stesso delle coltivazioni tradizionali in terra, però senza interruzioni (nessun periodo di riposo).
Contrariamente a quanto avviene per l’idroponica, la coltivazione aeroponica permette di utilizzare l’intero volume della serra e di modificare i parametri della soluzione nutritiva in modo da ottenere i migliori risultati colturali.

Attualmente l’aeroponia è relativamente diffusa in Australia, in Canada e in alcune regioni/aree degli Stati Uniti mentre nei paesi europei trova scarsissima adesione. Presenta un elevato grado di innovazione e si presta alla soluzione di singoli problemi. E’ di conseguenza assente un riferimento omogeneo capace di standardizzare i risultati ottenuti e di trasferirli in un sistema produttivo su larga scala e accessibile anche a persone di formazione media.

Le potenzialità sono, tuttavia, molto elevate. Le sue migliori applicazioni, anche in un’ottica di soluzione di problemi gravissimi quali quelli della malnutrizione, possono essere individuare nell’aumento della produzione agricola in territori rocciosi o semidesertici. A tal proposito la FAO (Food and Agricolture Organization) ha promosso alcune importanti iniziative al fine di esportare tale tecnica nei Paesi in Via di Sviluppo, soprattutto in quelli in cui l’acqua è una risorsa molto scarsa. L’Organizzazione privilegia, infatti, lo sviluppo rurale e l’agricoltura, individuando strategie a lungo termine capaci di garantire la sicurezza alimentare, conservando le risorse naturali. Per il raggiungimento di tale obiettivo, tuttavia, numerosi ostacoli devono essere ancora rimossi e la tecnica rimane a titolo sperimentale. Tra i principali ostacoli si annoverano:

-L’elevato costo degli impianti e l’alto fabbisogno energetico, non compensati dalle alte rese;
-I problemi di competizione luminosa tra le piante nei sistemi che cercano di ridurre al massimo lo spreco di superficie coltivabile;

-Lo scarso adattamento degli impianti e delle soluzioni nutritive in relazione alle esigenze delle diverse specie orticole e floricole coltivabili;
-La gestione e il controllo computerizzato della produzione difficilmente utilizzabili dall’operatore agricolo di media professionalità.

Attualmente in Italia la coltivazione aeroponica viene pratica sulle seguenti varietà vegetali:
pomodoro, peperone, melanzana, zucchina, cetriolo, lattuga, radicchio, cavolfiore, broccolo, basilico, salvia, melone, fragola per le orticole; garofano, rosa, crisantemo, iris, tulipano, narciso, gladiolo, fresia, gerbera per le floricole.

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