Irrigazione nelle coltivazioni domestiche

di Christian Cantelli

Una corretta metodologia di irrigazione e fertilizzazione è uno dei segreti per il successo nelle coltivazioni domestiche; tuttavia spesso, soprattutto per i neofiti, è difficile sapere come e quando irrigare per ottenere risultati migliori.

Prima di tutto bisogna che sia chiaro il processo di nutrimento delle piante.
L’acqua ed i sali, con i nutrimenti della pianta, vengono assorbiti dalle radici per osmosi, salgono poi attraverso il fusto e raggiungono dapprima le foglie dove si fermano come in una specie di magazzino di stoccaggio; successivamente la linfa viene distribuita ai rami con i fiori/frutti.La linfa della pianta è come il sangue per gli esseri umani, essa attraversa il fusto e sale grazie al processo di evaporazione attraverso le foglie. Se la pianta sente un ambiente troppo umido o troppo secco può regolare l’apertura dei pori situati sulle foglie a seconda delle esigenze per aumentare o diminuire la suzione verso l’alto. Tramite l’apertura e la chiusura dei pori traspiranti situati sulle foglie la pianta regola la propria circolazione e la distribuzione della linfa nonché la velocità e la consistenza della sua distribuzione.

QUANDO

Per un grower è importante conoscere questi principi. All’accensione delle luci, quando saranno a pieno calore la mattina, la pianta aprirà i pori per consentire la massima evaporazione.
La linfa scorrerà verso l’alto e le radici avranno una suzione ottimale. In un sistema idroponico sarà dunque opportuno regolare l’irrigazione in corrispondenza di questo momento (sempre che non si disponga di un sistema a irrigazione continua) per fornire l’acqua ed i nutrimenti freschi proprio nel momento in cui servono.

Se le piante sono alloggiate in vaso con terriccio o cocco, sarà opportuno eseguire la prima irrigazione al momento dell’accensione delle luci o poco prima, per dare tempo al substrato di assorbire la soluzione irrigua.

Irrigare durante il ciclo di buio non sarà invece una buona idea in quanto l’evaporazione e di conseguenza la circolazione della linfa saranno molto ridotte; questo comporta nelle colture in vaso più tradizionali un ristagno della soluzione che potrebbe portare ad una salificazione degli elementi presenti nella stessa non permettendo conseguentemente all’apparato radicale di assorbirla perché troppo “densa”; similmente negli impianti idroponici (esclusi quelli ad irrigazione continua dove non avviene alcun ristagno e la soluzione irrigua è sempre in movimento) un’eccessiva irrigazione durante la fase di buio, quando le radici hanno una capacità di assorbimento molto ridotta, potrebbe portare ad una marcescenza delle radici stesse, con gravi conseguenze per la salute della pianta.

L’innaffiatura alle prime luci dell’alba quindi, o del suo corrispondente artificiale, cioè subito dopo l’accensione delle luci, garantirà un’eccezionale assorbimento dei nutrimenti e un’ottimale svolgimento del processo. Questo piccolo accorgimento può già produrre miglioramenti notevoli in una coltura domestica.

COME

Per quanto riguarda le coltivazioni in vaso, che richiedono un’irrigazione manuale, sarà opportuno preparare la soluzione irrigua aggiungendo uno alla volta i componenti all’acqua in un recipiente mescolando di volta in volta. La misurazione ed eventuale regolazione del PH dovranno essere compiuti dopo che ogni elemento è stato aggiunto in quanto alcune sostanze possono modificare il PH del liquido essi stessi.

I fertilizzanti liquidi devono essere sempre diluiti e mescolati all’acqua nelle dosi indicate.
L’uso prolungato di acqua distillata potrebbe provocare una carenza di calcio nelle piante e produrre fusto e rami deboli, senza struttura.
C’è da dire però che il cloro presente nell’acqua della maggior parte degli acquedotti presenta una percentuale di cloro potenzialmente dannosa per le piante che potrebbe provocare bruciature sul bordo delle foglie.

Per ovviare a tale inconveniente sarà opportuno lasciar riposare l’acqua del rubinetto per qualche ora per permettere al cloro di evaporare.

Per le coltivazioni idroponiche possiamo sia mescolare direttamente i nutrimenti nella cisterna con acqua distillata, che mettere acqua e nutrimenti già precedentemente mescolati.

Per la regolazione del PH sarà opportuno far “girare” il nostro impianto per qualche tempo, il necessario per far circolare l’interezza della soluzione almeno due o tre volte, prima di effettuare le misurazioni e le eventuali correzioni, dando al liquido il tempo di stabilizzarsi.

QUANTO

Irrigando piante in vaso sarà bene lasciare che un po’ di liquido goccioli giù fuori ad ogni innaffiatura facendo così ogni volta una sorta di piccolo risciacquo.

Non tutte le piante “bevono” la stessa quantità di acqua, ciò può dipendere da molteplici fattori.
Per sapere quando la nostra pianta è “sazia” basterà guardare sotto al vaso, fare scorrere via un poco di liquido e basta. Si possono usare sottovasi per compiere l’operazione d’innaffiatura ma non dovranno assolutamente restare sotto la pianta col risciacquo delle radici, poiché il liquido sarà denso e tenderà a salificare, se non a diventare ricettacolo per larve o insetti.

In pratica lasciare l’acqua nei sottovasi e lasciare che la pianta la riassorba corrisponde ad un volontario avvelenamento della stessa.

Negli impianti idroponici sarà sempre opportuno controllare di quanto sia sceso il livello del liquido nella cisterna di volta in volta, per controllare l’assorbimento del liquido irriguo da parte delle piante.

Se per qualche motivo noterete un rallentamento sarà bene controllare la densità dell’acqua ed il suo PH ed eventualmente cambiare tutto il liquido, in quanto la pianta potrebbe non essere al momento in grado di nutrirsi. Mantenere il livello del liquido nella cisterna stabile e sotto controllo è sempre una buona abitudine.

QUANTO SPESSO

In terra la regola d’oro è abbondare con l’irrigazione ed aspettare che la pianta abbia bevuto il più possibile prima di quella successiva: osservando la superficie del terriccio sarà semplice determinare se esso sia vicino ad essere asciutto.

Se lo è in superficie presto lo sarà anche in profondità ed è allora che si dovrà irrigare. Non esistono regole rigide, piante con un metabolismo accelerato a crescita veloce assorbiranno una maggiore quantità di liquido irriguo e di conseguenza nutrimenti, più una pianta beve più crescerà, ma sarà essa a stabilire di quanta acqua avrà bisogno, nostro compito sarà fornirle la quantità necessaria, né più né meno.

Per quanto riguarda i sistemi idroponici, alcuni di essi presentano un ciclo di irrigazione continua, come ad esempio i sistemi NFT o DWC che sono stati studiati per mantenere il liquido irriguo in costante movimento a contatto con le radici.

Per quei sistemi invece che prevedono una programmazione del ciclo di irrigazione, come ad esempio i sistemi EBB&FLOW ad alta e bassa marea varrà principalmente il concetto precedentemente enunciato della circolazione della linfa in conseguenza al ciclo di luce: quindi imposteremo il primo ciclo di irrigazione in corrispondenza dell’accendersi delle luci.

Per piante giovani o di piccole dimensioni non serviranno molte irrigazioni quotidiane ma sarà comunque consigliabile un altro ciclo subito dopo la metà del tempo di luce.

Con piante adulte e molto assetate potremo aumentare le irrigazioni anche fino a quattro o cinque al giorno, sempre nelle ore “diurne”, da effettuare ad intervalli regolari, mantenendo la prima in corrispondenza dell’accensione.
Se poi alla mattina noteremo che il substrato, che sia argilla espansa, lana di roccia o altri, è molto asciutto, magari per un’elevata temperatura ed evaporazione notturna, potremmo impostare una breve innaffiatura anche di notte, per evitare danni all’apparato radicale che potrebbe “seccarsi”.

IL RISCIACQUO

Una delle magie di un coltivatore esperto consiste nel metodo del risciacquo.

Quando si passa da una fase all’altra, da vegetativa a fioritura ad esempio, o alla fine del ciclo della pianta, alla maturazione, è sempre bene eseguire un risciacquo  per consentire alla pianta di consumare le sostanze residue depositate al suo interno e poi cominciare a cibarsi della nuova soluzione, oltre che pulire le radici da eventuali depositi o salificazioni.

In vaso, al passaggio da vegetativa a fioritura, si procederà in questo modo: se una pianta “beve” mediamente una certa quantità di liquido daremo almeno il triplo di sola acqua ad ogni irrigazione, facendo in modo che l’eccesso scivoli via da sotto al vaso: daremo solo acqua alla pianta per due o tre volte, facendo in modo che essa si pulisca anche all’interno. Cominceremo poi a somministrare la soluzione per la fioritura dopo questo periodo di “purificazione”.

Durante la fase finale di una pianta a ciclo breve questo processo servirà a purificare i fiori o i frutti da tutte le sostanze somministrate durante il ciclo vitale della pianta consentendo ad essa di esaurire le scorte, presenti nelle foglie, e di produrre una maturazione naturale e straordinaria.

Nei sistemi idroponici il risciacquo avverrà semplicemente sostituendo il liquido coi nutrimenti a semplice acqua per un certo periodo (due o tre giorni per il passaggio da vegetativa a fioritura e una settimana/dieci giorni durante la fase finale).

Come nota sul risciacquo c’è da aggiungere che esistono anche prodotti fatti apposta per la fase finale del ciclo di una pianta, che portano la stessa ad una migliore e più veloce maturazione, oltre ad avere il vantaggio di armonizzare e di sincronizzare il raccolto, se necessario.

Con questi accorgimenti si possono migliorare in modo anche inaspettato la qualità e la quantità del nostro raccolto, siano essi fiori o frutti.

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