Substrati: la lana di roccia

Uno dei più diffusi medium per la coltivazione fuori suolo è senza dubbio la lana di roccia: fabbricata sciogliendo alla temperatura di 1600 gradi basalto, calcare e coke in uno speciale forno, viene messa in commercio nei più svariati formati.

Sebbene si sia affacciato relativamente di recente sul mondo del giardinaggio, il rockwool esiste in natura da secoli nelle zone con attività vulcanica, laddove il magma venga spazzato da forti venti creando così lunghe e sottili fibre; bisognerà però attendere il 1865 perché l’uomo decida di produrne in fabbrica per utilizzarlo come isolante nell’edilizia.

Passerà un altro centinaio d’anni prima che, in Danimarca, si pensi all’utilizzo della lana minerale nell’orticultura commerciale su larga scala: da quel momento la diffusione è stata inarrestabile, raggiungendo in breve il Giappone, dove viene impiegata per la coltivazione del riso, gli Stati Uniti e il Canada.

Per comprendere a pieno le qualità di questo substrato è importante capire come viene prodotto: le rocce fuse vengono messe in un contenitore cilindrico rotante e vengono addizionate con una resina a base di fenolo affinché l’idrossido di potassio e altri elementi non si separino.
A questo punto l’amalgama viene disteso e pressato in lastre, con una particolare attenzione alla forza esercitata, che ne determinerà la densità.

Le lastre sono leggere e facili da maneggiare, e vengono sagomate in varie forme, principalmente “slabs”, cubi per il taleaggio e la germinazione di varie dimensioni, e fiocchi di granulometria assortita utilizzabili come ammendante.

La direzione delle fibre è importante: le fibre verticali sono più facili da riutilizzare, sono più drenanti, ideali per guidare correttamente le giovani radici.
La lunghezza e la densità delle fibre nel prodotto finale  data dalla velocità di rotazione durante la lavorazione e dalla forza esercitata dalla pressa, dalla composizione delle rocce, e dalla temperatura di fusione.

La lana di roccia è un materiale reso sterile proprio dall’alta temperatura necessaria alla sua fabbricazione, e questo ha favorito moltissimo la sua diffusione.

Naturalmente questo materiale versatile viene ancora largamente utilizzato anche in edilizia, ma si tratta di un prodotto differente da quello concepito per l’orticultura: quest’ultimo infatti ha una differente densità, e reagisce diversamente all’acqua, inoltre è assolutamente inerte e non interagisce in alcun modo con i nutrienti.
E’ davvero molto importante utilizzare il rockwool per giardinaggio, anche se il costo può essere più elevato, e non ripiegare mai su quello isolante per costruzioni, prodotto spesso con materiali di scarto, saturo di metalli (rame e ferro soprattutto) e con una composizione tale da inibire la corretta aerazione delle radici e alterare il valore del pH.

Sebbene ricca d’indiscutibili pregi, la lana di roccia presenta anche qualche difetto.
Se lasciata esposta se ricopre in fretta di alghe, ed è sensibile alle infestazioni di funghi: è sempre bene ricoprire il rockwool con uno strato di argilla espansa, o di plastica nera, o comunque di materiale opaco adatto a proteggerne la superficie dalla luce.
Inoltre, maneggiare il rockwool asciutto può essere pericoloso ed è necessario indossare una mascherina, guanti e abiti coprenti, per non rischiare il contatto con le fibre minerali.

Infine, la nota più dolente: lo smaltimento.
Sebbene possa essere riutilizzata più volte (previo lavaggio e disinfezione tra un ciclo e l’altro) arriva il momento di buttare la lana di roccia che, purtroppo, è un materiale non biodegradabile.
In Svizzera e in Olanda, dove il consumo di questo materiale nelle serre è altissimo, è stato predisposto per legge uno smaltimento controllato, con ritiro e stoccaggio eseguiti dal personale di ditte specializzate.
E’ allo studio il riuso in termini di riciclaggio nei cementifici, sicuramente più fruttuoso del semplice trasporto nella discarica inerti.

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