Organismi colonizzatori

di Christian Cantelli

PER ALCUNI venire a sapere che esistono batteri e funghi colonizzatori in vendita nei negozi di home-gardening specifici per la coltivazione idroponica può sembrare quantomeno bizzarro, vale la pena spendere fino ad un centinaio di euro per un barattolo di microbi viventi? E a che cosa servono?
Molte delle maggiori ditte produttrici dei nutrimenti hanno negli ultimi anni aggiunto al loro catalogo questo tipo di prodotti che, per quanto riguarda la tecnica di coltivazione idroponica, rappresentano una vera e propria rivoluzione.

I FUNGHI sono stati i primi, dato che si doveva trovare un freno ai funghi dannosi per la vegetazione come i famigerato pythium, capace di distruggere un intero raccolto in brevissimo tempo, o altri come il Fusarium o il Verticilliu, si pensò di introdurre nella rizosfera (la zona sottosuolo casa delle radici) un nemico naturale degli stessi, il trichoderma.
Prima di questa piccola rivoluzione davanti allo sconforto provocato dal vedere una bella pianta attaccata dal pythium, con le radici marroni e marcescenti non rimaneva altro da fare che rassegnarsi.
Usare fungicidi infatti è assolutamente sconsigliato per colture che prevedono l’uso da parte dell’uomo. Mentre il trattamento con raggi UV non risulterebbe molto pratico in ambito domestico.

I TRICHODERMA sono una specie di funghi colonizzatori che nelle sue varietà (ricordiamo i T. harzianum, T. viride, T. koningii, T. hamatum) hanno uno straordinario effetto sullo sviluppo delle radici e sulla salute generale delle piante. I funghi colonizzatori infatti formano un bio-scudo attorno alla massa radicale ma senza entrare in conflitto con le piante per il nutrimento. Anzi ne favoriscono lo sviluppo grazie ad una stupefacente simbiosi impedendo il marcire delle radici e il proliferare di agenti patogeni dannosi impedendogli di nutrirsi (in quanto in competizione diretta coi “nostri” funghi). I funghi producono vari effetti a vari livelli, è stato tra l’altro dimostrato che le piante in simbiosi con certe varietà di trichoderma assorbono fino al 40% in meno di azoto (elemento che se assorbito in quantità eccessive può provocare gravi danni a tutta la pianta).

ALTRO “LAVORO” da non sottovalutare è la digestione e sintetizzazione dei microelementi presenti nella rizosfera, i funghi in pratica rendono disponibili per la piante la quasi totalità dei microelementi scomponendo i nutrienti complessi in elementi semplici assimilabili dall’apparato radicale delle piante.
Il trichoderma e gli altri funghi benefici possono essere inoltre spruzzati sulla pianta sotto forma di spray fogliare in sospensione per fermare il formarsi di muffe e l’attacco di altri funghi e batteri nocivi come i Rhizoctania solani, Fusarium, Sclerotium rolfsii, Sclerotinia homoeocarpa e naturalmente il Pythium.

AI GIORNI NOSTRI i prodotti sul mercato disponibili sono solitamente un mix di funghi benefici comprendenti alcune varietà di trichoderma con diverse specializzazioni ed altri funghi simbiotici.
É un’ottima idea, dati i numerosi benefici, investire una piccola quantità di denaro per l’acquisto di una bustina di funghi colonizzatori da immettere nella nostra coltivazione idroponica.

I BATTERI invece sono arrivati molto, molto prima. Sin dagli albori della civiltà l’uomo ha imparato ad usare gli escrementi di animale per concimare le sue colture. Gli escrementi, oltre a contenere sostanze e nutrienti contengono soprattutto milioni di batteri che li decompongono e li rendono disponibili per le piante.

LE COLONIE di batteri non dannosi per l’uomo o le piante sono usate con lo stesso principio con cui sono usati i funghi: se esiste una colonia non può formarsene un’altra che sia in competizione con la stessa, quindi colonizzare con batteri benefici impedisce prima di tutto che si insedino colonie di batteri dannosi. Nella medicina indiana dell’ayurveda, dalla tradizione millenaria, vengono usate cure a base di escrementi freschi che, grazie ai batteri in essi contenuti, combattono infezioni e malattie. É un tipo di rimedio antichissimo, probabilmente quanto l’uomo stesso.

I BATTERI introdotti nella rizosfera si nutrono del materiale di scarto prodotto dalla pianta dopo il processo fotosintetico, si stabiliscono quindi attorno alle radici per ricevere il loro cibo e difenderne la fonte da eventuali concorrenti.
Alcune specie di batteri sono in grado di sintetizzare e solubilizzare vari minerali tra cui anche il fosforo, un elemento importantissimo per la salute delle piante. Altri batteri sono in grado di produrre ormoni naturali per la crescita delle piante, altri sono in grado di sintetizzare l’azoto e via dicendo. Una colonia di varie specie di batteri con diverse specializzazioni bene bilanciata e mirata può compiere vere meraviglie nella vostra rizosfera.

IL BIO-SCUDO batterico è inoltre totalmente compatibile con il bio-scudo di funghi eventualmente introdotti nella rizosfera, un corretto mix di microorganismi produce una situazione ideale per l’apparato radicale: è stato ampiamente dimostrato che l’uso congiunto di funghi e batteri può aumentare fino al 90% in più la massa radicale; più radici = più fiori e frutti, l’equazione magica.
Inoltre una pianta sottoposta a questa colonizzazione combinata e mirata crescerà molto più velocemente, si ammalerà di meno e avrà un metabolismo molto migliore, assorbendo fino al doppio di acqua e nutrienti rispetto alla media.

QUESTO TIPO di trattamento rende la pianta adatta per la coltivazione idroponica diminuendo drasticamente i rischi di problemi strettamente legati proprio a questa tecnica di coltura, ne rafforza le difese e ne ottimizza il metabolismo. Ancora una volta è la natura ad aiutare se stessa, la dove l’uomo usa la scienza per studiarne i meravigliosi processi e trarne i suoi vantaggi con meravigliosi fiori e frutti.

Fonte scientifica:
G. E. Harman,
Cornell University, ( http://www.nysaes.cornell.edu/) Geneva, NY

Dì la tua!