Pomodori idroponici fra i banchi di scuola

Quando si parla di Idroponica, magari con qualche “addetto ai lavori”, viene spesso ricordato come si tratti di una tecnica ancora poco sfruttata, soprattutto in Italia, e di quanto sarebbe utile una valorizzazione delle risorse offerte da un sistema tanto efficiente di produzione.

Il primo passo verso un corretto approccio al concetto di fuori suolo è la diffusione di una cultura di base, magari coniugata all’esperienza diretta: così si può comprendere in maniera semplice, naturale ed intuitiva il funzionamento di sistemi che possono sembrare ostici sulla carta ma che si basano su semplici meccanismi e leggi fisiche ben note.

E quale luogo al mondo è più indicato di una scuola, per divulgare informazione?

L’Idroponica diventa dunque materia di studio alla Scuola associata di Villacidro dell’Istituto Professionale Statale per l’agricoltura e l’ambiente “Cettolini” di Cagliari, situata a circa nove km dall’abitato, all’interno di un’azienda agraria interessata da diverse attività a fini economici e didattici (cerealicoltura, olivicoltura, serricoltura, frutticoltura, vivaismo, forestazione, giardinaggio).

Qui si producono pomodori da mensa coltivati fuori suolo, sotto gli occhi degli studenti che occasionalmente collaborano con alcune esercitazioni durante le fasi di trapianto e predisposizione dei sostegni, o con esercitazioni di ecologia applicata.

Il Direttore dell’Istituto, Giancarlo Dessì, docente di materie professionali di indirizzo agro-ambientale e agro-industriale illustra perfettamente il progetto:

“Il modulo ovest della serra è impiegato per la coltivazione idroponica (o fuori suolo) del pomodoro da mensa. Con questo termine si indica una tecnica agronomica che esclude il contatto delle radici con il terreno.

E’ noto a tutti che il terreno ha il compito di nutrire le piante, fornendo l’acqua e i sali minerali attraverso l’assorbimento radicale. Questa funzione può essere però surrogata da tecniche artificiali chiamate secondo la tipologia idroponia e aeroponia.

Nell’idroponia, la più diffusa, la funzione trofica del terreno è sostituita dall’impiego di una soluzione nutritiva liquida: le piante hanno le radici immerse in una soluzione liquida di sali minerali e non hanno alcun contatto con il suolo. Nella tecnica da noi adottata si utilizzano dei sacchi di protezione al cui interno è presente un substrato che surroga la funzione di ancoraggio svolta dal terreno. Il substrato è formato da un materiale inerte che serve semplicemente a proteggere le radici impedendone l’esposizione alla luce. Come materiale impieghiamo secondo le annate la lana di roccia, un materiale prodotto in Danimarca, comunemente chiamato con il nome commerciale di Grodan, oppure la pomice frantumata, un materiale tecnicamente meno adeguato ma più economico.

Un impianto di fertirrigazione invia in ogni sacco, più volte al giorno, una soluzione nutritiva contenente sali di potassio, fosforo, azoto, calcio, magnesio, zolfo e microelementi oltre all’acqua utilizzata come veicolo. La soluzione è erogata all’interno di ogni sacco per mezzo di gocciolatori. L’eccesso viene smaltito da un sistema di canalette che convoglia l’acqua di deflusso in un avvallamento. L’erogazione non è continua perciò l’acqua che defluisce è un quantitativo minimo che si perde per gran parte per evaporazione.

Scopi della tecnica idroponica

Gli scopi di questa tecnica sono essenzialmente due.

Fitosanitario ed ecologico.

Il terreno, oltre ad offrire il nutrimento alle piante, ospita anche una complessa comunità di piccoli animali, per lo più invertebrati (insetti, molluschi, nematodi e altri vermi, eccetera), e soprattutto microrganismi (funghi, batteri, attinomiceti, alghe). Molti di questi organismi svolgono ruoli fondamentali nel complesso gioco di interazioni biologiche che formano l’ecosistema suolo, ma la comunità comprende anche organismi nocivi alle piante, i cosiddetti parassiti.

In condizioni naturali il ruolo degli organismi dannosi alle piante (fitofagi e parassiti) è strettamente ecologico e il danno fa parte in realtà del complesso gioco di scambi che regolano il ciclo della materia e dell’energia in un ecosistema. Nelle condizioni tipiche delle colture agrarie, l’ecosistema naturale è stravolto e la comunità ospitata dal terreno si semplifica notevolmente. In queste condizioni prendono facilmente il sopravvento gli organismi dannosi che tendono ad accumularsi quando nel terreno si ripete sempre la coltivazione di una stessa specie. Ad esempio, coltivando il pomodoro sempre sullo stesso terreno, nel giro di un solo anno il suolo si arricchisce di pericolosi parassiti soprattutto funghi e nematodi.

Per evitare l’accumulo di questi parassiti, ogni anno si deve cambiare coltura, ma questo si fa in genere solo in pieno campo. In serra, nella maggior parte dei casi, si ripete la stessa coltura ogni anno perciò si deve procedere alla disinfestazione del terreno, che si effettua utilizzando metodi fisici come l’iniezione di vapore o la solarizzazione (riscaldamento effettuato sfruttando l’effetto serra) oppure con metodi chimici che prevedono l’impiego di gas altamente tossici o di sostanze solide che nel terreno si trasformano in gas.

La coltivazione idroponica separa le radici dal terreno e dai parassiti presenti impedendo la loro proliferazione ai danni della coltura. Le piante coltivate con questa tecnica si trovano perciò in un migliore stato sanitario senza dover ricorrere all’impiego di prodotti tossici che le difendano dai nemici presenti nel terreno.

Controllo della nutrizione.

Il secondo importante scopo della tecnica idroponica è quello di avere un miglior controllo sulla nutrizione minerale delle piante. Somministrando alle piante una dieta controllata si può ottimizzare il rapporto fra qualità e quantità: ogni elemento nutritivo ha specifici compiti all’interno della pianta. Ad esempio, l’azoto è indispensabile per la crescita e influisce sulla quantità di prodotto che darà la pianta, il calcio permette al pomodoro di produrre frutti consistenti e meno “acquosi”, il magnesio e il potassio influiscono sulla sapidità del frutto, il potassio influisce sulla colorazione dei frutti e sul contenuto in zuccheri, eccetera. Un eccesso di azoto rispetto ad altri elementi determina una notevole produzione ma di cattiva qualità, un eccesso di calcio sul potassio determina una colorazione sbiadita dei frutti, e così via.

In condizioni normali, con le piante nutrite attraverso il terreno, è molto difficile controllare la dieta delle piante e il risultato produttivo dipende essenzialmente dalle caratteristiche del terreno solo in parte corrette con la concimazione. Nella coltura idroponica, invece, è possibile controllare e decidere con precisione cosa e quanto somministrare alle piante, guidando la produzione verso determinate caratteristiche merceologiche: si può pertanto decidere di puntare sulla qualità a scapito della quantità o viceversa, bilanciando in modo adeguato la formula usata nella preparazione della soluzione nutritiva.

In definitiva le piante coltivate con l’idroponica sono più sane, più rigogliose, producono di più e offrono una produzione migliore dal punto di vista qualitativo.

Scheda tecnica

  1. Impianto: in genere a cavallo dei mesi di ottobre e novembre, con piantine acquistate. Negli ultimi anni le piantine sono state fornite gratuitamente dalla ditta Mascia Salvatore di Villacidro

  2. Ancoraggio e sostegno: con fili di nylon sostenuti da cavi aerei

  3. Fertilizzazione: impiego di due soluzioni nutritive preparate periodicamente con sali e acidi idrosolubili (nitrato di calcio, nitrato di potassio, acido ortofosforico, carbonato di ammonio, solfato di magnesio, soluzione di oligoelementi, sequestrene)

  4. Parametri di controllo: conducibilità elettrica 2,8 mS/cm, pH 5,6

  5. Fertirrigazione: variabile secondo la stagione e la fase fenologica, ma in media 4-5 erogazioni al giorno di 2-3 minuti con intervalli di 3 ore

  6. Riscaldamento: termoventilatore con aria riscaldata da un bruciatore a gasolio

  7. Ciclo produttivo: raccolte scalari a partire da gennaio-febbraio fino a giugno inoltrato

  8. Cure colturali: controllo e adattamento dei sostegni, impollinazione con fitoregolatori, rimozione delle femminelle, eventuali trattamenti contro la botrite (massimo due interventi a stagione)

  9. Avversità: in genere botrite e aleurodidi. La botrite è generalmente controllata con uno o due trattamenti nel corso della primavera. Gli aleurodidi sono controllati con la lotta biologica e integrata grazie alla collaborazione e all’assistenza del Dott. Nannini del CRAS di Ussana, mediante lancio di Miridi predatori nel periodo invernale e di Encarsia formosa nel periodo primaverile. Nello scorso anno il controllo primaverile è stato effettuato con un trattamento chimico a causa della forte infestazione e del mancato lancio del parassitoide. Occasionalmente possono esserci infestazioni di ragnetto rosso, controllato con un trattamento acaricida

  10. Utilizzazione: vendita al dettaglio. Gran parte della produzione è assorbita con la vendita al personale della scuola e alle famiglie degli studenti”

Tutte le informazioni sulla Scuola associata di Villacidro dell’Istituto Professionale Statale per l’agricoltura e l’ambiente “Cettolini” di Cagliari sono reperibili sul sito, da cui è stato tratto il materiale riportato in questo articolo, http://ipsavillacidro.cettolini.it.

Si ringrazia il Direttore della Scuola Giancarlo Dessì per la disponibilità.

4 Comments on this Post

  1. salve io sto provando questa nuova tecnica di coltivazione
    le piante vanno bene
    solo che fiori c’è ne sono pochi e pomodori ancora non ne sono nati!!! cosa sto sbagliando …

  2. ciao,
    difficile da dire senza sapere nulla della tua coltivazione, ma potresti avere ecceduto con l’azoto. Tuttavia se utilizzi un fertilizzante specifico per idroponica nelle quantità indicate in etichetta difficilmente puoi sbagliare.
    Un fattore potrebbe essere la temperatura: quella ottimale è tra i 20 e i 26 gradi.

  3. la temperatura altra non permette la formazione dei pomodori!!!! io cmq sto usando il peter scott 20 20 20 con un pò di aggiunta di fosforo e potazzio per arrivare a 4000 di ec la potatuna non fatt ha potuto causare qualcosa???

  4. Non conosco il prodotto, ma non credo che il problema sia dovuto alla mancanza di potature.

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