Idroponica per l’acqua

Il mondo intero, indubitabilmente, si sta preoccupando per l’acqua.
Qualcuno lo fa, e sono molti, perché intravede possibilità di reddito, chi per pura coscienza ambientalista, chi perché non è soddisfatto delle caratteristiche di quella localmente distribuita e si costringe ad acquistarne e trasportarne per il proprio bisogno, e chi, soprattutto, perché non ne ha e mai ne ha avuta abbastanza.
In certe zone del mondo l’acqua è già terreno di scontro tra grandi aziende e popolazione, tra fazioni politiche avverse, fra intere etnie cronicamente minacciate dalla scarsità di questo prezioso elemento, fra freddi ed interessati uomini di governo, al soldo spesso di efficienti ed organizzatissimi mercanti odierni.
L’idroponica commerciale dovrà per forza crescere: difficile dire in che tempi, e con che risultati, ma dovrà diffondersi.
L’Italia è il Paese europeo più ricco del prezioso elemento, ma anch’essa si adeguerà, prima o poi: la richiesta di tecnici e specialisti, di fertilizzanti specifici, di sistemi commerciali chiavi in mano crescerà nel tempo, e non troverà impreparato chi ha scelto di operare commercialmente in questo campo.
Presto anche i nostri leader politici saranno costretti ad incentivare l’idroponica commerciale e tutte le tecniche che permettono il “risparmio d’acqua”.
Volendo essere cinici, e sorvolando sui delicatissimi aspetti umanitari ed etici che la scarsità d’acqua pone in evidenza, potremmo pensare che tutto ciò genererà un mercato gigantesco, e probabilmente una salutare rigenerazione di terreni da anni sottoposti a sfruttamento intensivo, impoveriti ed impossibilitati a riequilibrarsi naturalmente.
Più è grande l’appezzamento coltivato e più lontano probabilmente verrà venduto il prodotto; l’idroponica
commerciale può operare ovunque.
Siamo generalmente propensi ad immaginare l’idroponica commerciale come redditizia solo su grande scala: ci immaginiamo giganteschi impianti e tecnici in camice bianco seduti ad una remota consolle i comando, e fili, e sonde, e monitor.
Tutto vero, tutto reale, ma.. se fosse tutto sbagliato? Commercialmente sbagliato.
Perché l’idroponica commerciale è generalmente tarata su produzioni di una certa importanza? Forse semplicemente perché chi vuole inserire il proprio prodotto negli esistenti canali distributivi deve confrontarsi con aziende agricole tradizionali enormi, le quali si riferiscono alla grande distribuzione.
Il prodotto alimentare da idroponica è controllatissimo: può essere purissimo, dal punto di vista del contenuto dei tanto temuti metalli pesanti e dei pesticidi di sintesi, basta il volere di chi produce.
Ricordiamoci che sta esponenzialmente aumentando la coscienza dell’inquinamento intracellulare cui siamo giornalmente sottoposti e che molte persone hanno una reale necessità di alimentarsi con cibi puri per portare a buon fine terapie naturali di disintossicazione.
Ma se tutto ciò è vero, perché non vediamo sui banchi alimentari prodotti etichettati da “produzione idroponica”, accompagnati da informazioni esaurienti sulla natura, qualità e quantità di elementi che hanno costituito la loro dieta?
In questo caso certamente l’affanno dell’allineamento dei prezzi con quelli della Grande distribuzione organizzata (GDO) si attenuerebbe.
Vediamo addirittura la possibilità di mercati paralleli, di contenute dimensioni, dove gli “idrocoltivatori” professionali, non necessariamente dotati di giganteschi apparati (in realtà necessari soprattutto a chi compete sul prezzo e sul centesimo), offrono il loro prodotto etichettato ad una clientela esigente, in cerca di alimentari sicuri, magari prodotto in maniera sostenibile: pensiamo che, in presenza di sufficiente illuminazione solare in serra e dovendo solamente azionare le pompe e gli strumenti di misura, un sistema solare fotovoltaico di piccole dimensioni sarebbe sufficiente, unitamente ad una piccola quantità d’acqua, per portare avanti la produzione.

Anche gli amanti del biologico sarebbero soddisfatti: con i nuovi nutrimenti per la bioponica, le piccole idroaziende agricole potrebbero etichettare il prodotto come biologico, o meglio, bioponico, per la curiosità e l’affezione di una nuova clientela.
Famosi sono i pomodori idroponici olandesi, che si acquistano ovunque in Italia, per la loro cronica carenza di gusto; ma non cadiamo in inganno: se si vuole risparmiare ad oltranza lo si fa anche sugli elementi che compongono la soluzione nutritiva e sulla loro purezza e qualità.
Produrre commercialmente in idroponica, se si parla di piccole e specializzate produzioni, è relativamente semplice, e facile è l’approccio alla tecnica, anche da parte di un neofita; l’importante è non avere fretta.
Un periodo di sperimentazione hobbistica, può portare a produrre fragole dal sapore intenso e pulito: sarà allora che l’idrocoltivatore potrà iniziare a distribuire il suo prodotto dapprima agli amici, stupendoli ed intrigandoli, dopodiché potrà proporle al ristorante sotto casa.
La “scalabilità” degli impianti idroponici è totale: modularità ed espansione staranno alla base del modello di business del novello piccolo idro-imprenditore.
Squadra che vince si moltiplica, e conoscendo ogni segreto delle fragole in idroponica, sarà semplice aumentare la portata dei propri impianti.
Pensate che tutto ciò sia fantascienza? La redazione di Giardinaggio Indoor segue da vicino l’argomento, con testimonianze, notizie ed articoli a tutto il mondo dedicati a questo per ora limitato, ma a quanto pare in decisa crescita, idro-fenomeno.

Dì la tua!