L’arte della coltivazione in interni

di William Texier

Durante gli ultimi 20 anni, i progressi nella tecnica della coltivazione indoor sono stati talmente notevoli da elaborare i primi prototipi nati per impiego industriale per ottenere sistemi idroponici dal prezzo e dalle dimensioni contenuti, idonei anche al semplice appassionato che potrà tranquillamente utilizzarli sul balcone, sulla veranda, oppure in casa davanti ad una finestra o sotto una luce artificiale.
Se lo spazio a disposizione è molto, non manca l’offerta di sistemi da serra, per permettere un ricco , sano e abbondante raccolto, da distribuire tra amici e conoscenti o da rivendere.
E’ fatto noto che in idroponica la qualità del prodotto è superiore per sapore, resa, rapidità di sviluppo, sfruttamento delle potenzialità della pianta, e ovviamente offre la certezza di una pianta non trattata con sostanze pericolose per la salute.

Poiché questi sistemi hanno una grande scorta di acqua, si potrebbe pensare che le piante siano quasi autosufficienti, e che scegliendo questa tecnica di coltivazione si non sia necessario dedicare molto tempo alle nostre piantine, ma non è così: il loro metabolismo infatti è più veloce e richiede cure.
Le motivazioni che spingono verso l’idroponica non vanno cercate nella mancanza di tempo per badare all’orto tradizionale, ma nella ricerca di un risultato di qualità superiore.
In effetti, l’argomento è spesso fonte di una certa confusione, dovuta anche ad un certo uso disinvolto dei termini: per idro coltura, ad esempio, s’intende di solito un sistema passivo, che si avvale di accessori quali gocciolatori.
L’idroponica è una tecnica dinamica, che sfrutta l’uso di pompe per creare un ricircolo di soluzione nutritiva e di ossigeno.
Vediamo quali sono i sistemi più comuni, classificati approssimativamente in quattro categorie a seconda della tecnologia usata:

sistema con gocciolatore

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Sistemi a gocciolamento:

Partendo da una linea principale, piccoli tubi di plastica portano ad intervalli regolari, scanditi da un timer, l’elemento nutritivo ad ogni singola pianta.
Si tratta di un sistema sviluppato in lunghezza, composto da vassoi rettangolari contenenti lastre di substrato neutro, come la fibra di cocco, sulle quali sono adagiati cubi di rockwool in cui la pianta è radicata.
Un serbatoio posto nella parte inferiore convoglia l’acqua in eccesso e a seconda del sistema, la rimette in circolo o la espelle.
Questo tipo di sistema può essere anche molto piccolo, 30 x 55 cm, è versatile e semplice da utilizzare anche per un principiante, in quanto entro certi limiti il medium protegge le radici dagli sbalzi d temperatura e d’umidità, e dagli errori dell’operatore.
L’irrigazione è la parte più complessa: troppa acqua e le radici si decomporranno per mancanza di ossigeno, non abbastanza ed i sali si si

sistema a gocciolamento con satellite

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accumuleranno nel cubo di rockwool impedendo l’assorbimento dei nutrienti.
Esiste inoltre un problema ecologico: è necessario cambiare il medium ad ogni ciclo di coltivazione, producendo rifiuti non riciclabili; se per l’amatore è una piccola noia, diventa un fattore assai importante nei paesi con una massiccia produzione in serra, come l’Olanda, dove la lana di roccia è impiegata in quantità industriali sia nella coltivazione dei fiori che dell’orto frutta.

Ebb e flood

Il sistema è solitamente di forma quadrata, composto da un vassoio forato e da un serbatoio sottostante.
Ad intervalli regolari una pompa temporizzata riempie d’acqua fertilizzata il vassoio colmo di materiale di ancoraggio (lana di roccia o, meglio, argilla, meno incline alle infestazioni d’alghe e più ecologica), dal quale poi defluisce dagli appositi fori,

ebb and flood

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tornando nel serbatoio.
Un sistema alternativo prevede che il vassoio resti vuoto e che le piante siano direttamente inserite in appositi buchi.
Alzando e abbassando lentamente il livello dell’acqua si produce un’eccellente ossigenazione, fondamentale per la buona riuscita di una coltivazione idroponica, ma resta fondamentale una buona gestione idrica per evitare danni alla piante: nell’insieme si tratta di un sistema che può dare grandi soddisfazioni, ma non adatto ai principianti e che richiede un po’ di pratica per un risultato ottimale.

N.F.T (Nutrient Film Technique)

Sviluppato in Inghilterra da A. Cooper negli anni 60, si tratta dei primo vero sistema idroponico, semplice da assemblare con pezzi reperibili nei

nutrient film technique

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negozi di ferramenta.
L’elemento nutritivo è distribuito in forma di sottile pellicola d’acqua dal flusso costante grazie ad un semplice ma ingegnoso metodo: si tratta di una tavola leggermente inclinata, montata su una struttura metallica e ricoperta da un foglio di plastica, su cui vengono disposte le piantine nei cubi di rockwool.
La plastica è piegata e fissata in modo da formare una depressione centrale in cui l’acqua può scorrere, e sul fondo è presente una canaletta che convoglia il liquido irriguo nel serbatoio, da dove rientrerà in circolo.
Il sistema offre buona buona ossigenazione, ma in caso di guasto l’autonomia delle piante è di poche ore, ed è sconsigliato per coltivazioni di vegetali di grandi dimensioni per la scarsa possibilità di gestione di grosse masse radicali.

Ricircolo

Questa tecnologia è stata sviluppata simultaneamente in Israele e all’università del Davis,California, negli anni 70, ed è un metodo di coltivazione

aeroponica

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molto apprezzato e diffuso.
E’ un sistema a ricircolo, ecologico e senza sprechi, con un’alta autonomia.
Il movimento continuo della soluzione fertilizzante garantisce ossigenazione e evita ristagni nocivi nella zona radicale.
Questi sistemi sono costituiti da due secchi, incastrati l’uno nell’altro: quello superiore, da fondo bucherellato, contiene un medium d’ancoraggio, come l’argilla, mentre quello inferiore svolge la funzione di serbatoio.
Nella colonna d’irrigazione, che collega i due contenitori, viene pompato aria attraverso un ossigenatore: il livello dell’acqua sale e bagna l’argilla.
Poi, per effetto della gravità stessa, il liquido si convoglia verso il fondo forato e torna nel serbatoio, dove viene rimesso in circolo.
Questo tipo di “vasi attivi” sono ideali per singole piante, che possono svilupparvici per anni e raggiungere dimensioni impressionanti, ma hanno un’autonomia di pochi giorni se non vengono dotati di un serbatoio supplementare.
Per operare su più larga scala, ci si può orientare su unità modulari: si tratta di tubi, con fori in cui inserire cestelli forati colmi di argilla espansa per l’ancoraggio della piante, in cui scorre un flusso consistente ( della profondità di circa 8 cm) di soluzione nutriente.
L’acqua fertilizzata viene erogata in getti, che permettono la forte ossigenazione da cui deriva il termine aeroponica, e che garantiscono una crescita realmente impressionante.
Questo tipo di sistema, proposto in un’ampia varietà di misure ( da 2 x 1 metro a 30 x 7 metri), permette il riciclo di tutti i materiali impiegati,e un ottimale controllo diretto del flusso d’acqua ( con la pompa sempre accesa o spenta durante la notte).
Richiede tuttavia una certa attenzione per la temperatura del liquido, in cui le radici sono immerse totalmente, e un ambiente ben arieggiato.

QUALE SCEGLIERE?

Per una scelta ponderata, bisogna prendere in considerazione diversi fattori: lo spazio a disposizione, gli obbiettivi da raggiungere, i mezzi finanziari ed il tempo a disposizione per il progetto.
Come regola generale, migliore è il sistema e più veloce è la crescita, ma anche più impegnativa la manutenzione.
E’ da prevedere una spesa iniziale considerevole, ma che verrà in fretta ammortizzata dai risultati ottenuti.

Qualunque sia la scelta finale, ci sono alcune regole fondamentali a cui attenersi:

- ventilazione: la stanza in cui tenete le vostre piante deve essere arieggiata molto bene per eliminare l’eccesso di umidità e apportare CO2
-alcuni ventilatori saranno d’aiuto per eliminare le tasche d’aria calda e umida e il fusto delle piante più robusto.
-in caso di luci artificiali va ricordato che il loro raggio d’azione è piuttosto limitato , quindi andranno tenute il più possibile vicino alle piante, facendo però attenzione a non bruciarle.
la distanza consigliata varia a seconda del tipo di bulbo utilizzato.
può essere utile potare i rami più bassi che ricevono poca luce.
-in estate, se coltivate in uno spazio ristretto, può essere una buona idea accendere le luci di notte , approfittando del fresco.
-La soluzione nutriente deve essere mantenuta più fredda possibile per mantenere alta l’ossigenazione delle radici: la temperatura ideale è attorno ai 18 C°, e il ph deve avere un valore compreso tra 5.5 e 6.5 .
Il valore ideale dell’EC è tra 0.4 e 0.8 per le talee, 1.6 per le piantine giovani, 2.0 per lo stadio vegetativo, e tra 1. e 1.8 per lo stadio di fioritura o fruttificazione.
-La scelta dei nutrenti è molto importante: per definizione il medium deve essere neutro, quindi fertilizzanti costituiscono la sola fonte di nutrimento per la pianta.
deve essere completo e bilanciato, i sali devono essere puri per un migliore assorbimento, preferibilmente liquido perché non intasi le canaline.
leggete con attenzione le etichette e non esitate a fare qualche test comparativo personale che personale:la fertilizzazione è un fattore che influirà moltissimo sulla vostra coltivazione.

PER CONCLUDERE

Per più di 20 anni ho coltivato le mie piante in idroponica: pianto sempre alcuni esemplari in terra, per comparare gli sviluppi.
La differenza nei risultati non smette di stupirmi.
Solo poche specie non danno grandi soddisfazioni con questa tecnica: di solito si tratta di piante difficili da trapiantare e richiedono di essere seminate e germinate nello stesso posto dove cresceranno.
La qualità della produzione è l’obbiettivo principale del coltivatore domestico: purtroppo nessun fertilizzate specifico, che io sappia, è stato certificato come organico (anche se alcuni si fregiano di tale caratteristica).
Infatti, perché un nutrimento sia organico, deve essere prodotto da organismi viventi e poi reso disponibile per il sostentamento della pianta; in idroponica, questi organismi competono con le piante per l’ossigeno, prosperano e si sviluppano al punto di colonizzare il sistema e le radici impedendone le funzioni vitali.
Sono tuttavia in commercio prodotti ad alto valore nutritivo, con una resa pari o superiore ai migliori terricci.
In questi anni ho fatto il possibile per ottenere un tipo di coltivazione il più possibile biologica, per quanto un intrico di tubi di plastica non richiami alla mente qualcosa di vicino alla natura: non ho mai fatto ricorso ad antiparassitari ( o, ovviamente ai diserbanti), ricorrendo agli insetti predatori per ricreare un microcosmo biologicamente differenziato: si tratta di una sfida affascinante.
La coltivazione delle piante, nell’equilibrio tra tecnologia e rispetto della natura, dona grandi soddisfazioni e grandi risultati: spero possiate scoprirlo in prima persona.

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