L’ABC dell’idroponica

I vegetali nascono e crescono anche dove la terra manca oppure è incoltivabile, purché si fornisca loro una soluzione nutritiva bilanciata, con un pH (grado di acidità) adeguato alla tipologia di pianta.
Per provvedere alle funzioni di ancoraggio e di protezione della radici dalla luce vengono impiegati materiali inerti, come l’argilla, la lana di roccia o la perlite.

Attraverso un sistema di gocciolatori e canalette, l’acqua fertilizzata viene fatta circolare in maniera da eliminarne ogni spreco, e sebbene di al non addetto ai lavori questo possa sembrare un piccolo risparmio, si parla in realtà di erogazione idrica dimezzata.

Oltre a questo, è importante considerare il lato dell’igiene e della salute : il terreno, oltre ad offrire il nutrimento, ospita anche una complessa comunità di piccoli animali e microrganismi nocivi, i cosiddetti parassiti : nella coltivazione idroponica le radici sono separate dal terreno e dai parassiti presenti impedendo la loro proliferazione ai danni della coltura.
Le piante coltivate con questa tecnica si trovano perciò in un migliore stato sanitario senza dover ricorrere all’impiego di prodotti tossici.

Un’ altra importante considerazione importante riguarda il controllo sulla nutrizione delle piante.
Somministrando alle piante un nutrimento controllato si può ottimizzare il rapporto fra qualità e quantità: ogni elemento nutritivo ha specifici compiti all’interno della pianta.

Ad esempio, l’azoto è indispensabile per la crescita e influisce sulla quantità di prodotto che darà la pianta, il calcio permette al pomodoro di produrre frutti consistenti e meno “acquosi”, il magnesio e il potassio influiscono sulla sapidità del frutto, il potassio influisce sulla colorazione dei frutti e sul contenuto in zuccheri, eccetera.

Un eccesso di azoto rispetto ad altri elementi determina una notevole produzione ma di cattiva qualità, un eccesso di calcio sul potassio radici idroponicadetermina una colorazione sbiadita dei frutti, e così via.

Nella coltivazione tradizionale, con le piante nutrite attraverso il terreno, è molto difficile controllare nel dettaglio la fertilizzazione; il risultato produttivo dipende quindi dalle caratteristiche del terreno solo in parte corrette con la concimazione.

Nella coltura idroponica, invece, è possibile controllare e decidere con precisione cosa e quanto somministrare alle piante, guidando la produzione verso determinate caratteristiche merceologiche: si può pertanto decidere di puntare sulla qualità a scapito della quantità o viceversa, bilanciando in modo adeguato la formula usata nella preparazione della soluzione nutritiva.
Si può monitorare costantemente la quantità di fertilizzante presente nella soluzione ricorrendo alla misurazione dell’ EC (elettroconduttività).
Questo vale non solo nella produzione alimentare, come nel caso dei pomodori, ma anche nella produzione di piante e fiori.

Nonostante siano stati fatti tentativi con impianti all’aperto, la coltivazione fuori suolo reca vantaggi assai più apprezzabili in serra :in questo modo è possibile infatti sviluppare una completa indipendenza dal clima, dalle stagioni e dai repentini mutamenti meteorologici, attraverso pochi accorgimenti supplementari e l’attrezzatura idonea.

Si tratta innanzitutto di un’adeguata illuminazione con lampade specifiche (ai vapori di sodio o agli ioduri metallici), che simulino lo spettro solare: ne esistono di adatte sia per la fase sia della crescita, sia della fioritura/fruttazione.

L’utilizzo di riflettori permette di convogliare la luce e moltiplicarne l’intensità senza dispersioni, facendo sì che le piante crescano molto in fretta e particolarmente rigogliose: variando il numero delle ore luce/buio, si può simulare il cambio di stagione ed indurre quindi lo stadio successivo di sviluppo della pianta.

Le lampade emettono calore, influenzando un altro parametro fondamentale: la temperatura, che viene monitorata attentamente e corretta quando necessario, con l’ausilio di un termostato collegato all’impianto di climatizzazione.

Anche la ventilazione vene effettuata con cura: il ristagno influisce infatti negativamente sui vegetali, per cui la serra viene dotata di una ventola per il ricambio dell’aria ed per evitare l’accumulo di anidride carbonica, e di un ventilatore oscillante che simuli il vento, contribuendo così anche ad abbassare la temperatura, a rinforzare i fusti e a diminuire il tasso di umidità, rendendo più sano l’ambiente e inibendo lo sviluppo di muffe e marcescenze.

Dì la tua!